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Amon

Dizionario Erotico (Massimo Fini)

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Vi segnalo questo meraviglioso libro del giornalista Massimo Fini. Molti di voi lo conosceranno già. Per chi non ce l'avesse, direi che è un'ottimo spunto per la vostra prossima lettura. Tutti qui in mezzo dovrebbero averlo letto (è anche un gran manuale di seduzione, a ben pensarci).

Offre stimoli a riflessioni a 360° sul mondo dell'erotismo, ma anche delle dinamiche uomo/donna, a livello anche filosofico, storico, biologico. L'ho trovata molto profonda come lettura. L'ho appena finito di rileggere per la terza o quarta volta. E poi Fini ha uno stile a dir poco esaltante.

Non appena ho tempo posto alcuni passaggi particolarmente significativi.

Tra l'altro tempo fa era stato aperto un trhead interessante sul 'fica power' (il potere che hanno le donne, per il solo fatto di avere la figa) ispirato proprio a questo libro.

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Il libro è un vero e proprio dizionario che contiene un centocinquanta voci sul mondo erotico-sentimentale. Comincio a elencare alcuni brevi passaggi.

Atto sessuale: per l'uomo la donna è un soggetto erotico non perché ha un sesso in quanto tale, ma perché attraverso la sua sessualità la può ricondurre allo stato animale, destituendola quindi come donna, come persona, come individuo sociale. (nd Amon: questo è il concetto chiave del libro - il degradarla da donna a femmina attraverso le pratiche sessuali, dominandola, è esattamente la nascita dell'idea dell'eros nella mente maschile).

L'atto sessuale interessa quindi molto più a lei che a lui. E se col gioco intellettuale dell'erotismo l'uomo cerca un piacere diverso da quello fisico è proprio perché il piacere che gli procura l'amplesso è limitato se non addirittura deludente. Vinta e umiliata nel gioco, come donna, lei risorge inesorabilmente nell'atto sessuale, come femmina. E' l'araba fenice. E' indistruttibile.

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Tempo permettendo - e se il forum apprezza - cercherò di inserire alcune voci (o parti di esse) per ogni lettera del dizionario erotico. Alcune sono vere e proprie considerazioni psicologiche e filosofiche; altre, come le seguenti, hanno carattere di maggiore ilarità (da cui comunque sorgono non poche riflessioni).

Banca: basta osservare una donnaallo sportello di una banca, vedere come si stirino le sue labbra e divengano sottili, come si induriscano i lineamenti e i gesti, come si muovano avide le mani, con quale puntigliosità controlli le operazioni, per capire le balle che, angelicandola,ci ha raccontato il Romanticismo.

Bizze: la bizzosità della donna non è solo un aspetto della sua capricciosità, una sottolineatura infantile di chi infantile non è, un modo per attrarre l'attenzione quando si sente trascurata e un elemento del suo fascino. E' radicata profondamente nella sua psicologia e nella sua fisiologia. [...] Un banale inconveniente la irrita quanto un ostacolo grave, la sfumatura di un rimprovero più di uno schiaffo. Il suo sistema nervoso è perennemente mestruato. C'è in lei qualcosa della natura del cavallo purosangue, che inalbera alla minima ombra, ma senza la sua nobiltà. [...]

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Ambiguità femminile:

L'uomo è diretto, la donna trasversale. L'uomo è lineare, la donna serpentina. Per l'uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l'arabesco. L'uomo è razionale, la donna no. L'uomo approccia la realtà con l'attitudine del cronista, la donna con quella del romanziere: sfuma, allude, sottende. Nella donna, come nel romanzo, il non detto è più importante del detto.

Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. E l'eterno femminino. L'ambiguità costituisce la fonte inesauribile del suo fascino ma anche il principale motivo della perenne e irrimediabile incomprensione fra i sessi. Al confronto con la femmina il maschio è un bambinone elementare («Ricordati che in ogni uomo c'è un bambino che vuole giocare» dice Nietzsche) che lei, a parità di condizioni, si fa su come vuole. A meno che non sia veramente innamorata. Perché la donna è un essere totale, capace quindi anche di una dedizione totale. In questo caso il suo masochismo sessuale, in genere compensato ad abundantiam dalla sua vitalità naturale, diventa masochismo tout court e lei può davvero farsi vittima senza difese e fino alle estreme conseguenze. La storia di Adele Hugo, la figlia dello scrittore, così splendidamente raccontata da Truffaut, è un paradigma di questa capacità di annichilimento. Solo le donne sanno sacrificare con naturalezza, quasi con noncuranza, la vita per il proprio uomo (Claretta Petacci ed Eva Braun ne sono due famosi esempi storici). Anche l'uomo può sacrificare la vita per l'amata e persino per un estraneo (questo la donna non lo farebbe mai, è troppo contrario ai suoi istinti vitali), ma lo fa, quando lo fa, per mantenere un certo concetto di sé, per orgoglio, per dovere sociale («prima le donne e i bambini») e ha bisogno quindi di un atto di volizione, di un atto eroico. Obbedisce a una regola, a un imperativo morale. La donna lo fa per istinto. Per l'uomo è molto più difficile, è un atto di coraggio, se il vero coraggio non è la temerarietà o l'incoscienza ma la capacità di superare, con la volontà, la paura.

Di fronte alla morte, come al dolore, l'uomo è infatti, in partenza, molto più vile della donna, perché ne ha più paura. Per il maschio la morte è precipitare nello spaventoso Nulla da cui è venuto, per la donna è ricongiungersi alla Terra, a Gea, alla Grande Madre, a se stessa. Questa capacità di dedizione totale al proprio uomo che appartiene, in certe occasioni, alla donna non va confusa con la generosità. E una forma di masochismo sublimato nell'amore. Ma nella quotidianità e nella normalità la donna è tutt'altro che generosa. È, al contrario, gretta, micragnosa, meschina, piccina, attentissima al "do ut des". L'uomo vive nell'astrazione, la donna nella concretezza. Ciò non significa però che conosca il principio di realtà. Segue semplicemente i propri istinti. Per cui può capitare che, come una falena impazzita, vada a sbattere contro il vetro della finestra e si estenui nel cercare di sormontare o di aggirare l'ostacolo impossibile. Ma la sua forza è tale che può persino riuscire, violando tutte le leggi della razionalità, ad abbatterlo.

Che questa sia un'epoca femminea, o quantomeno unisex, lo dice anche il fatto che l'uomo ha perso le proprie caratteristiche di linearità, di dirittura, di franchezza, di lealtà e quindi di virilità. E diventato ambiguo come una donna. Parla con lingua biforcuta, raggira, tende trappole e tranelli. Non rispetta più le regole, la norma, non conosce o non riconosce più la logica, il principio di non contraddizione, ha perso il senso del diritto e della giustizia (cui la donna è refrattaria, per lei non esiste regola che possa avere valore superiore ai propri istinti vitali). L'uomo sta cioè abbandonando il mondo artefatto che lui stesso si era costruito, senza per questo poter ritrovare quello naturale. Siamo di fronte a uomini femminilizzati e a donne maschilizzate, che dall'uno e dall'altro sesso hanno preso solo il peggio. Siamo diventati tutti degli omosessuali."

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NO:

All'inizio la donna dice no. Ma è una negazione bifida, che può significare no quanto sì. E l'eterno rompicapo maschile: Ci sta o non ci sta? La dà o non la dà? Dopo che il no iniziale è diventato sì non è finita. Il corpo di una donna è pieno di no. Ma questi sono meno tormentosi perché si tramutano quasi sempre in sì. Che una donna sia capace di darsi con tutta se stessa, emotivamente e fisicamente, non è un luogo comune o una frase fatta. E’ la verità.

C'è però un no della donna terribile e irrevocabile, un no per sempre. È il no che chiude la relazione. E non importa se è stata lei a lasciare o se è stata lasciata, parlo del no interiore con cui una donna, si trovi nell'una o nell'altra situazione, decide che per lei una storia è finita. Per quanto sia stata coinvolta, la donna, essere vitale, e capace di dare un taglio netto al passato, di rimuoverlo come non ci fosse mai stato, per guardare esclusivamente al futuro, «Domani è un altro giorno» può dirlo solo Rossella O'Hara, cioè una donna. La donna non ha memoria, o non vuole averla, dimentica, ha persino una scarsa attitudine per la storia perché sente il passato come un appesantimento, un impiccio, un fardello (è la tesi di Nietzsche, natura intuitiva, femminile, in quello straordinario saggio intitolato "Sull'utilità e il danno della storia per la vita"). Per lo stesso motivo la donna è terribilmente analitica, ma incapace, in genere, di sintesi, perché la sintesi vuole uno sguardo dall'alto che comprenda non solo ciò che è ma anche ciò che è stato. L'uomo, creatura molto più fragile, fuco malinconico con lo sguardo perennemente rivolto verso una mitica Età dell'oro, è incapace di questi tagli radicali. Anche quando è stato lui a lasciare il suo no quasi mai è veramente definitivo. Non ama i distacchi irrevocabili e, in fondo, vorrebbe sempre accanto a sé tutte le donne che hanno contato qualcosa nella sua vita.

Nonostante sia un gran millantatore di avventure inesistenti l'uomo conserva invece, curiosamente, un certo rispetto e pudore, anche postumi, per la privacy delle proprie donne (sono le ex mogli semmai che spifferano tutto sul comportamento sessuale dei mariti, soprattutto se famosi). Ma questo atteggiamento di indifferenza verso ciò che c’è stato, che amareggia, umilia ed esaspera l'uomo, è perfettamente naturale nella donna. C'è stato un giorno in cui, dopo tanti sì, ha detto no, il suo terribile no. E ora si è semplicemente dimenticata. Non lo fa per cattiveria, è strutturata così. Invidiabile anche per questo.

[Da un post di Tizzone che citava questi ultimi due passaggi (interessantissimi)]

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complimenti, continua!!!

me lo regalò un amico anni fa. una lettura consigliatissima e particolare.

da rileggere.....

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Mi fa piacere che apprezziate. Riporto qualcosa aprendo il libro a caso.

Lacrime (femminili): Irresistibili. Disarmanti. Eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d'inganno e di ricatto che la donna utilizza a piene mani, se si può dir così, sfruttando la propria emotività, che con fragilità fa solo rima. Insincere anche quando sono autentiche. Bisognerebbe estrarre la pistola al primo singhiozzo. Invece ci si arrende senza condizioni.

Triangolo (del pube): gli antropologi sostengono che Madre Natura ha messo i peli lì per nascondere il sesso femminile e in qualche modo difenderlo. Non si è mai sentita sciocchezza più grossa. Il famoso triangolo, oggetto di perenne turbamento maschile, è un segnale, un cartello, un obiettivo, un targhet che vuol solo essere colpito.

P.s. Su queste voci brevi si può forse intravedere una leggere vena maschilista. Su quelle più lunghe, diversamente, Fini si esprime in maniera più completa eliminando il rischio d'esser travisato. Ma mi ci andrebbe anche più tempo per ricopiarle... cosa che purtroppo non ho quasi mai.

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Mi fa piacere che apprezziate. Riporto qualcosa aprendo il libro a caso.

Lacrime (femminili): Irresistibili. Disarmanti. Eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d'inganno e di ricatto che la donna utilizza a piene mani, se si può dir così, sfruttando la propria emotività, che con fragilità fa solo rima. Insincere anche quando sono autentiche. Bisognerebbe estrarre la pistola al primo singhiozzo. Invece ci si arrende senza condizioni.

Triangolo (del pube): gli antropologi sostengono che Madre Natura ha messo i peli lì per nascondere il sesso femminile e in qualche modo difenderlo. Non si è mai sentita sciocchezza più grossa. Il famoso triangolo, oggetto di perenne turbamento maschile, è un segnale, un cartello, un obiettivo, un targhet che vuol solo essere colpito.

P.s. Su queste voci brevi si può forse intravedere una leggere vena maschilista. Su quelle più lunghe, diversamente, Fini si esprime in maniera più completa eliminando il rischio d'esser travisato. Ma mi ci andrebbe anche più tempo per ricopiarle... cosa che purtroppo non ho quasi mai.

epica.

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