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Imparare l'ottimismo


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L'OTTIMISMO

Negli ultimi anni la ricerca in ambito psicologico si è sempre più interessata allo studio delle condizioni e dei processi che contribuiscono allo stato ottimale del funzionamento degli individui e dei gruppi. In quest’ottica, grande attenzione è stata dedicata al costrutto dell’ottimismo. Con il termine ottimismo si è soliti indicare l’atteggiamento di chi considera principalmente i lati positivi della realtà; si identifica un modo di pensare, di sentire e di vivere, caratterizzato dal prevalere della positività sulla negatività, dalla tendenza ad avere delle aspettative di speranza nei confronti del futuro.

Numerose ricerche hanno dimostrato l’influenza dell’ottimismo sul benessere fisico e psicologico degli individui. L’ottimismo sembra avere effetto sulle funzioni immunologiche e sui processi biochimici, rendendo l’organismo più resistente alle malattie.

Gli individui che sperimentano stati emotivi maggiormente positivi hanno un maggior numero di linfociti T e di NK, cellule che mediano l’immunità per le infezioni virali e alcuni tipi di cancro (Segerstrom, Taylor, Kemeny & Fahey, 1998).

L’ottimismo, inoltre, costituisce uno dei fattori più rilevanti per la regolazione e il contenimento dello stress; risulta essere correlato positivamente con l’utilizzo di strategie di coping focalizzate sul problema, soprattutto tra i soggetti che percepiscono lo stress come controllabile; è associato positivamente con l’uso di reinterpretazioni positive e con la tendenza a essere realisti, mentre correla negativamente con l’uso del diniego e le strategie di evitamento dai problemi.

Sono numerosi in letteratura gli studiosi che hanno elaborato modelli esplicativi dell’ottimismo. Tra questi un ruolo rilevante meritano gli studi condotti da Martin Seligman, che introduce il modello dell'ottimismo attribuzionale (1979).

Le ricerche di Seligman partono proprio dal versante opposto dell’ottimismo, da studi sulla depressione e sull’impotenza appresa: egli mostrò come individui che si distinguevano per una valutazione degli eventi come incontrollabili, sentendosi in loro balia, diventavano passivi, rassegnati, ansiosi e depressi.

Ciò portò l’autore a ritenere che lo stile cognitivo utilizzato dagli individui per spiegare gli eventi negativi e per organizzare la propria esperienza fosse l’elemento in grado di discriminare le persone ottimiste dalle persone pessimiste.

GLI STILI ESPLICATIVI

Ciascun individuo utilizza uno specifico stile esplicativo per interpretare gli eventi quotidiani della propria vita, che risulta fondamentale per orientare il proprio stato d’animo verso l’ottimismo o il pessimismo.

Secondo Martin Seligman, le dimensioni cruciali che contraddistinguono lo stile esplicativo degli individui sono:

1) La permanenza: si riferisce a quanto le cause di un evento negativo o positivo sono ritenute permanenti o transitorie. Pensare a un evento negativo in termini di elementi costanti, di “sempre” e “mai” identifica uno stile esplicativo pessimistico, mentre pensarci in termini di “talvolta”, “ultimamente”, attribuendo delle cause transitorie, contraddistingue uno stile esplicativo ottimistico. Lo stile esplicativo ottimistico degli eventi positivi è esattamente l’opposto dello stile esplicativo ottimistico degli eventi negativi.

2) La pervasività: si riferisce a quanto le persone danno spiegazioni universali ai propri fallimenti, estendendone le conseguenze negative a tutti gli ambiti della propria vita o, viceversa, danno delle spiegazioni specifiche a quanto di negativo gli accade, mantenendo un funzionamento adeguato negli ambiti di vita in cui non si è sperimentato fallimento. La dimensione della pervasività determina se l’impotenza dilaga su altri ambiti o è limitata a quello in cui l’individuo sta vivendo una difficoltà;

3) La personalizzazione: si riferisce a quanto le cause di un evento siano attribuite a se stessi o ad altre persone o fattori ambientali. Rispetto a queste dimensioni gli ottimisti e i pessimisti si collocano su posizioni diametralmente opposte.

INCREMENTARE L'OTTIMISMO

A seconda del proprio stile esplicativo è possibile riconoscere se si tende all’ottimismo o al pessimismo e si può eventualmente cercare di cambiarlo. Seligman (2005) suggerisce un metodo estremamente concreto che permette di costruire e incrementare il livello di ottimismo individuale, che consiste nel riconoscere e discutere i pensieri pessimistici, attraverso un modello denominato “ABCDE” (Adversity-Belief-Consequences-Disputation-Energization).

Attraverso la messa in discussione delle convinzioni, sviluppate in seguito a una determinata avversità, è possibile cambiare il proprio modo di reagire. Ciò avviene attraverso due passaggi fondamentali: in primo luogo la presa di consapevolezza circa il fatto che le convinzioni, in quanto profondamente influenzate dagli stili esplicativi, possono essere messe in discussione; il successivo passaggio è apprendere come metterle in discussione.

Secondo il modello appena esposto, sono quattro i modi per rendere efficaci le nostre discussioni:

Prove: per mettere in discussione una convinzione negativa è necessario dimostrare che essa è errata.

Alternative: passare in rassegna tutte le possibili concause, concentrandosi su quelle che è possibile cambiare, che sono specifiche e non personali.

Implicazioni: anche se la convinzione è fondata, provare a chiedersi quali sono le sue implicazioni.

Utilità: in caso di situazione negativa, chiedersi quale utilità potrà venire dal soffermarsi su un pensiero negativo rispetto a impegnarsi per modificare il modificabile.

Per saperne di piu:

Martin Seligman; Imparare l'ottimismo, Giunti editore

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Premessa

“Imparare l’ottimismo” è un titolo che apparentemente potrebbe sembrare tanto futile quanto ambizioso, se non fosse per la fama dell’autore si rischierebbe di confonderlo con i tanti manuali sull’arte di vivere bene, lavorare poco e uscire prima dall’ufficio. Invece il libro di Martin Seligman, pubblicato la prima volta nel 1990, rivela un contenuto scientificamente confermato da oltre 25 anni di ricerche e consente una efficace applicabilità pratica anche grazie al supporto dei numerosi esempi ed esercizi da svolgere. Il sottotitolo: “Come cambiare la vita cambiando il pensiero”, lascia immaginare facilmente la metodologia utilizzata.

L’autore e la sua recente attività

Martin Seligman, professore all’University of Pennsylvania, dall’uscita del libro ad oggi ha continuato a lavorare sull’ottimismo e l’anno scorso ha aperto su internet il portale www.reflectivehappiness.com, grazie al quale fornisce un servizio a oltre 10.000 utenti che ricevono ogni mese istruzioni per una serie di esercizi studiati appositamente per aiutarli ad apprezzare se stessi, a evitare di ripetere ossessivamente pensieri negativi e, conseguentemente, a scacciare la depressione. Il professor Seligman sostiene di aver creato questo servizio dopo che le evidenze di 40 anni di studi nel settore lo hanno persuaso che esercitarsi regolarmente nei pensieri positivi può effettivamente alleviare la depressione, anche quella in forma grave. Confrontando i miglioramenti dei pazienti impegnati quotidianamente in esercizi di questo tipo e dei pazienti sottoposti a terapia farmaceutica a base di antidepressivi, Seligman afferma di essere rimasto sbalordito dal fatto che i primi stavano significativamente meglio, dopo un anno di terapia di “pensiero positivo” erano il 64 % i pazienti che non erano più depressi rispetto all’ 8 % del gruppo che aveva ricevuto le classiche cure farmacologiche. [gen 2006].

Il libro e la ricerca

L’autore inizia questo saggio presentando i due modi opposti di guardare alla vita, quello pessimista e quello ottimista, come esempio descrive l’episodio avvenuto durante un weekend ad una coppia di sposi con una figlia neonata. Il padre giocando con la bambina si rende conto che la piccola non reagisce ai rumori e quindi si preoccupa che sia sorda, la moglie invece è tranquilla e dice che la bambina è troppo piccola per poter trarre queste conclusioni così disastrose, quindi tranquillizza il marito proponendo che il lunedì mattina avrebbero telefonato al pediatra. Nonostante ciò il marito trascorre il weekend in totale apprensione, non riesce a far nulla e pensa sempre al peggio, immaginando le difficoltà che sua figlia avrebbe vissuto se fosse stata sorda, crescendo la bambina non sarebbe stata in grado di imparare a parlare e sicuramente avrebbe avuto una vita difficile. Oltre a questi pensieri catastrofici comincia ad avere grossi sensi di colpa ricordando che anche suo nonno era sordo e che quindi se ora sua figlia è sorda è per colpa sua, invece la moglie guarda con più fiducia al futuro e riesce a gestire la situazione contingente senza deprimersi. La sua fiducia verrà premiata in quanto i test che farà il pediatra risulteranno rassicuranti. Nonostante ciò il marito non sarà del tutto tranquillo fino a quando una settimana dopo non sarà la bambina stessa a risolvere il problema trasalendo al rumore causato dal passaggio di un autocarro, soltanto allora si riprenderà da questo stato di prostrazione. Tutto ciò evidenzia quanta sofferenza in più possa vivere una persona pessimista rispetto ad una ottimista.

Ricerche sull’impotenza appresa

Le ricerche di Seligman partono dal versante opposto all’ottimismo, ovvero dallo studio sulla depressione, a tale riguardo esperienze fondamentali risultano essere quelle sull'impotenza appresa. Tale argomento è stato studiato tramite esperimenti realizzati in laboratorio con dei cani. La disposizione sperimentale è, in breve, la seguente: si sottopone un primo cane a una serie di scosse evitabili, un secondo a una serie di scosse identiche, ma impossibili da sfuggire, e infine un terzo cane viene utilizzato per controllo e non lo si sottopone ad alcuna scossa, successivamente si utilizza una gabbia con una bassa barriera, all'interno della gabbia si possono somministrare delle scosse evitabili, nel senso che il cane può sfuggire dalla gabbia saltando la bassa barriera che delimita il box e così evitare la scosse. Si fa entrare il primo cane, che ha precedentemente imparato a controllare le scosse, questo sottoposto alle scosse reagisce saltando la barriera, anche il terzo cane, quello che precedentemente non ha subito alcuna scossa, reagisce allo stesso modo. Infine si fa entrare il secondo cane, quello che ha precedentemente fatto esperienza dell'inefficacia delle sue reazioni, questo sottoposto alle scosse non fa alcun tentativo di reagire, nonostante possa facilmente vedere la bassa barriera che lo separa dalla zona libera da elettricità, non fa alcun tentativo di scappare e miseramente si arrende, rimanendo sdraiato e subendo passivamente le scosse nel box. In tal modo non riuscirà mai a scoprire che le scariche elettriche si sarebbero potute evitare semplicemente saltando la barriera. La conclusione che scaturisce da questi esperimenti è che negli animali solamente gli eventi per i quali non c'è possibilità di fuga causano sottomissione, essi apprendono la fallacia delle loro azioni a fronte delle scosse e, anche in seguito, rinunciano a reagire. Nei due gruppi di cani sottoposti alle stesse scariche elettriche solo quelli che con una precedente esperienza hanno “appreso l’impotenza” rimangono passivi subendo le scosse, mentre reagiscono e riescono ad uscire dalla gabbia gli altri, sia quelli che hanno imparato ad evitare le scosse sia quelli che non hanno avuto alcuna precedente esperienza. La conclusione dell’autore è che come si riesce ad “apprendere l'impotenza” così deve essere possibile “imparare l'ottimismo”.

Stili esplicativi: Come pensi così stai

Gli stili esplicativi che ognuno di noi applica nell’interpretare gli eventi quotidiani della nostra vita sono fondamentali per orientare il nostro stato d’animo verso l’ottimismo o il pessimismo. Ecco una breve sintesi delle tre principali dimensioni del problema:

• Temporaneità/Permanenza.

• Pervasività.

• Personalizzazione.

Rispetto a queste tre dimensioni gli ottimisti e i pessimisti si collocano su posizioni diametralmente opposte.

Non sempre l’ottimismo è positivo

L’autore sottolinea che anche il pessimismo ha una sua ragion d’essere, in quanto il pessimista moderato ha una visione più realistica che in certe situazioni è più funzionale, per questo motivo non sempre l’ottimismo è consigliabile, come ad esempio nei settori della sicurezza, dell’ingegneria, della qualità ecc..

E’ opportuno di volta in volta fare una scelta consapevole sul grado di ottimismo utile per affrontare una certa situazione, non è funzionale essere sempre totalmente ottimisti e non lo è neppure essere sempre totalmente pessimisti. In un circuito affinché vi sia passaggio di corrente è necessario che siano presenti sia il polo positivo che quello negativo, occorre scegliere un compromesso tra i due poli in modo flessibile e in funzione del problema da risolvere.

Applicazioni pratiche

Il testo presenta una vasta casistica dei settori in cui l’ottimismo è applicabile con successo, le aree di applicazione sono tantissime, si cita ad esempio:

• il lavoro,

• la scuola,

• la politica,

• lo sport,

• la salute.

Tutte le aree descritte sono corredate da sperimentazioni che presentano risultati quanto meno sorprendenti.

Conclusioni: l’ottimismo flessibile

Seligman è convinto che l’odierno dilagare della depressione sia legato al maggiore orientamento della società verso l’individualismo esasperato rispetto alla condivisione. Il persistere in questo stato di sofferenza può portare ad effetti opposti, ovvero al totale abbandono dell’individualismo e del “sé massimo”, comprese le conquiste ad esso legate, per un ritorno al “sé minimo”. Nel XX secolo vi sono stati molti esempi di società che hanno fatto queste terribili rinunce per cercare di risolvere i propri mali, e oggi il desiderio ardente di religioni fondamentaliste sembra seguire questa ipotesi. Per risolvere questo dilemma Seligman propone di utilizzare il “sé massimo” per investire di meno su noi stessi e di più sui valori comuni, al fine di esercitarci in quello che lui chiama “jogging morale”, e propone delle attività socialmente benemerite da svolgere come esercizio antidepressivo, sottolineando che il vantaggio di tali azioni è soprattutto per se stessi. L’altra chance è quella dell’ottimismo appreso che se ben applicato sfocia in un equilibrato e consapevole ottimismo flessibile.

Lucio Pisapia

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