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White Lion

Come siete riusciti a lavorare all'estero? - Problema linguistico.

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6 ore fa, Aldus ha scritto:

Ciao,

Ho lavorato all'ONU (UNDP / New York) per 3 anni, poi passato in Commissione EU (Bruxelles)  dove tutt'ora lavoro. 

Nel mio caso, ho sempre avuto l'offerta di lavoro prima, tramite agenti o portali vari del settore, e la scelta è stata effettuata a posteriori.

Tu fai però un lavoro molto specialistico, per cui penso sia impensabile andare "prima" in loco e "poi" cercare la posizione giusta, senza avere una sostenibilità minima di un anno ( =15.000 euro circa ).

Se, come dici, per te sono importanti lo stile di vita e la cultura del posto in cui intendi trasferirti, vacci prima in vacanza (sufficientemente lunga), magari nelle circostanze peggiori possibili (es. Agosto con la pioggia e 10° a Bruxelles) per esser pronto a tutto.

Alcune osservazioni...

Il tuo inglese non deve essere un B2, ma un inglese perfetto e disinvolto, sia nello scritto che nel parlato, che funzioni da pass-partout per qualsiasi paese del mondo tu intenda visitare. 

Fatti un curriculum onesto, e inizia a registrarti alle diverse agenzie del lavoro internazionali, oltre che (ovviamente) su LinkedIn e portali equivalenti (indeed, monster, etc.).

Tieni d'occhio anche il portale lavoro delle nazioni unite: www.unjobs.org, anche per possibilità di lavoro interinale a breve termine. 

Non sottovalutare paesi vicini: Francia, Spagna, Svizzera, ma anche Belgio e Paesi Bassi in genere (vedi Solvay...).

L'esperienza internazionale è fondamentale per la propria crescita personale e professionale, fai bene a ricercarla, e non te ne pentirai mai. Solo, non pensare di andartene in vacanza, perché fuori dall'Italia si lavora duro! 

In bocca al lupo

Ottimo intervento.

Credo che la maggior parte delle persone valuta il Paese e poi le possibilità lavorative. In altre parole, fa discorsi del tipo "scelgo un Paese, poi trovo il lavoro", ed è una impostazione per nulla razionale, buona forse per scegliersi le vacanze. Sulla base di questo criterio, migliaia di italiani si spingono in Inghilterra, e in molti casi mal sfruttano capacità, titoli di studio e talento, perchè valutano l'Inghilterra (Londra) come l'unico posto sul pianeta.

Invece la ricerca del lavoro, o di ulteriori opportunità lavorative alla posizione corrente, ha un processo inverno: cerco posizioni lavorative nelle quali posso crescere o migliorare di salario o professionalità, al contempo valuto dove queste geograficamente mi portano. Questo discorso a mio giudizio è valido specie per noi più giovani che dobbiamo muoverci e cogliere nuove opportunità.

Sul discorso linguistico, secondo me con un B2 ci sopravvivi anche in ambienti buoni, ma in quei lavoro ad esempio dove non ti viene richiesta costantemente interazioni col pubblico o con clienti, che potresti gestire anche dal terminale o talvolta essendo anche loro stranieri non hanno un livello d'inglese native. Quando sono arrivato in Inghilterra, ora però l'ho mollata da 1 mese e mezzo in quanto trasferito in Germ, non ero una cima ma ci stavo dentro e la mia figura è di ingegnere gestionale. Il punto è che non puoi sopravvivere al luogo perchè diventi depotenziato. Mia esperienza che ho dovuto lavorarci su duro.

Sulla ricerca del lavoro, io credo molto nel network, se sei capace di costruire un piccolo network anche di persone che si limitano a consigliarti e darti suggerimenti, acceleri i tempi. Altresi', all'estero funziona molto la classica application-domandina sul sito aziendale, se riesci ad avere uno sponsor è altamente apprezzato. Lo sponsor non è una raccomandazione ma una persona che garantisce che tu abbia una qualche qualità per entrare in quella azienda.

In ultimo, all'estero si, tendenzialmente la produttività è più alta, più che il lavorar duro. IMHO. Ritengo ci sia una migliore ottimizzazione del tempo, mentre in Italia, IMHO, sono le 3/4 pause caffè che ti fanno terminare alle 20 o alle 21.00, perchè cerchi una persona o attendi una mail e la gente te la spedisce alle 19.30. 

 

 

 

 

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