alfred [Partecipante] 752 Inviato 25 Maggio 2012 Inviato 25 Maggio 2012 (modificato) Se nel gruppo ormai si sono sedimentate delle posizioni che vi vedono soccombenti è difficile diventare "meno trasparenti" da un giorno all'altro. Qualche anno fa per esempio c'era in un gruppo che frequentavo un alpha che rispondeva esattamente a tutti i punti delle famose liste americane. Un orso insomma... Non che me importasse molto di ottenere la sua approvazione ma comunque notavo che a ogni frase che io dicevo, lui o non prestava attenzione o cambiava discorso o si limitava a dire qualche "sì sì" senza manco avermi ascoltato. Nello stesso periodo cominciai a frequentare altri gruppi in cui, vuoi perchè impostai i rapporti in maniera diversa dall'inizio o vuoi perchè non c'era un buzzurro come quello, ero assolutamente inserito in ogni dinamica interna. Ebbene, l'abitudine a rapportarmi con gli altri componenti di quel gruppo in una maniera ben più aperta e spontanea aveva portato a modificare il mio atteggiamento in ogni contesto sociale. Quando infatti uscii di nuovo insieme al gruppo dell'alpha si ripresentò di nuovo la stessa situazione: dissi una frase e l'alpha come al solito faceva finta di niente. Visto che ormai le esperienze maturate al di fuori di quel gruppo mi avevano portato a concludere che ogni cosa che dicevo era naturale che meritasse attenzione, non ci pensai 2 volte a ripetere quella frase un paio di volte a voce sempre più alta. L'alpha continuò il suo giochetto da stronzo al che io gli dissi con il sorriso sule labbra "Guarda tu sto pezzo di merda che fa finta di non sentirmi". Finalmente si svegliò e si mise a ridere pure lui e gli dissi qualcosa tipo " ah adesso mi hai sentito!". Questa cosa avvenne in una maniera naturale grazie all'esperienza maturata nell'altro gruppo. Probabilmente se invece fossi stato una settimana a pensare a quella scenetta non l'avrei "recitata" in maniera tanto convincente. Mi uscì spontaneamente perchè stavo acquisendo maggiore sicurezza e questa cosa si percepiva. Quindi il mio consiglio è di creare dal principio dei nuovi gruppi e partire subito con il piede giusto impostando i rapporti in maniera correta e coerente con voi stessi. Se in qualche gruppo apparite invisibili è perchè lo siete stati per troppo tempo, avete lasciato agli altri la possibilità di oscurarvi e solo nuove esperienze radicali potranno condurvi a uello stato mentale di sicurezza tale da rendervi, se non superiori, almeno alla pari degli altri.. Modificato 25 Maggio 2012 da alfred purple pill ha reagito a questo 1
Tolomeo [Partecipante] 725 Inviato 25 Maggio 2012 Inviato 25 Maggio 2012 È un ottimo input, lo tengo presente. Pensandoci bene vengo percepito molto diversamente a seconda dei gruppi che frequento. In alcuni quasi non esisto, in altri quasi pendono dalle mie labbra (pur non dandomi molta fiducia). Immagino che anche frequentare sempre le stesse persone sia poco salutare. Dave Panzer ha reagito a questo 1
JhonnyMorgan [Lurker] 7 Inviato 4 Giugno 2012 Inviato 4 Giugno 2012 Devo ammettere che in molte cose che avete detto posso ritrovarmici (quasi) completamente. (Ahime ) Sviluppare una personalità che argini l'insicurezza è cosa non da poco, e tantomeno si ottiene da un giorno all'altro. Personalmente, penso di potermi ritenere insicuro in molte occasioni, pur non essendolo mai stato in passato (o comunque in forma decisamente lieve, senza che influenzasse i rapporti che avevo con gli altri). L'insicurezza è ciò che ti porta a svolgere un ruolo passivo in un gruppo, come ha detto Tolomeo, e a non essere mai compiaciuto di te stesso. Esistono migliaia e migliaia di lenitivi da adottare per alleviare la situazione, ma se l'intento è quello di cambiare radicalmente allora il gioco diventa sicuramente più difficile! Non credo a coloro che ritengono il migliorarsi alla base cosa impossibile da attuare se nel nostro substrato emotivo sono avvenute esperienze negative (nel caso di aiace l'esperienza di educazione dei genitori, nel mio caso diverse relazioni di amicizia finite nel nulla senza che riuscissi a darmi una valida spiegazione). Eppure, come ho già detto in altre discussioni, l'importante non è tanto scovarne la causa, quanto pensare e credere fermamente che - qualunque sia la situazione in cui ci si trovi - si possa migliorare poco a poco e cambiare la propria predisposizione mentale. Nella mia vita posso contare alcune amicizie, per me molto importanti, che mi hanno in qualche modo segnato. Il tutto, misto a una particolare sensibilità e all'inesperienza dell'età che avevo quando avvennero alcune situazioni sgradevoli, ha creato in me un crescente senso di inadeguatezza e di disillusione. Di solito, però, si può cadere in errore pensando che sia solo il contesto a cambiarci e a farci vivere determinate esperienze. Quel che voglio dire è che, molto spesso, uno stesso avvenimento colpisce due persone in maniera diversa, creando diversi effetti. Io penso di aver messo, in queste esperienze, molto di "mio" in termini di emotività, risentimento, astio e permalosità. Non di meno riconosco la gravità di altre situazioni in cui, a prescindere da personali reazioni, qualcosa di grave, effettivamente, era avvenuto. Per quanto mi riguarda, è inutile cercare risposte dall'esterno se prima non si acquisisce un sano spirito di iniziativa con se stessi. Ciò vuol dire cercare - e TROVARE - quella giusta spinta emotiva che sia slegata dal contesto e dagli eventi e che risieda soltanto dentro se stessi. Quella vocina, insomma, che ci sussurri ogni tanto che possiamo farcela e possiamo migliorare, anche a dispetto del contesto in cui ci troviamo. Fra poco sarò all'università, molto probabilmente (99%) al di fuori della mia città benché la facoltà che ho intenzione di intraprendere sia altrettanto buona qui. Penso di voler mettermi alla prova, di voler cambiare alcune cose di me che non mi piacciono (a partire dall'impulsività e dalla permalosità). Ma tutto ciò diventa impossibile se comincio a pensare: "Io cambio in relazione al contesto in cui mi trovo ! Il cambiamento al di fuori di noi avviene se e solo se si è disposti a cambiare se stessi. Il contesto può essere d'aiuto, sì, ma senza una reale spinta interiore si fa davvero poca strada. Infatti ritengo la "Volontà", diversamente da quanto afferma Schopenhauer, cosa molto positiva e, se ben salda e mirata verso obbiettivi sani e non controproducenti, in grado di regalarci le migliori esperienze nell'arco dell'esistenza. Provare per credere Aiace (ma mi riferisco a tutti in generale), cerca di essere fiducioso, se non in te stesso - dato il periodo un po' incerto - almeno nel fatto che le cose, prima o poi, cambiano se si è muniti di spirito di iniziativa e di forza di volontà. Perché - vedete - chiunque voglia cambiarsi è dotato di una minima forza di volontà. Se questa non ti sembra essere adeguata allo sforzo che vuoi intraprendere, devi cercare di amplificarla rendendoti conto di come la tua vita cambierebbe in meglio se riuscissi a raggiungere le mete da te prefissate. Il semplice vederti in una luce diversa, più positiva e realizzata, ti fornirà il carburante necessario per andare avanti nella tua crescita personale. Raggiungendo ottimi risultati in futuro, sia esso prossimo oppure no. Ma non importa perché, per come la penso io, bisognerebbe dedicarsi alla propria crescita spirituale sempre, aggiungendo ogni giorno qualcosa in più alla nostra vita. Infine, non ti parla uno psicologo, nè un coach, nè altro ancora, ma soltanto un ragazzo che, come molti - io credo -, aspira ad automigliorarsi nel tempo, lasciandosi guidare da quel flusso energico e vitale che deriva dalla piena acquisizione di una sana e forte consapevolezza di sè. lovedrop22 e aiace08 ha reagito a questo 2
aiace08 [Partecipante] 49 Inviato 4 Giugno 2012 Autore Inviato 4 Giugno 2012 (modificato) Mi lusinga tutta questa partecipazione. In effetti, più che personale, credo si tratti di un problema che tocca la sfera di tutti o quasi. Parlarne può aiutare senz'altro. In genere si inizia con una lunga serie di affermazioni di principio, credenze, forme di autoconvincimento o autoipnosi per uscire da un problema che purtroppo è ben radicato in noi, e necessita di un lavoro più approfondito. Mi sento di dirvi che sto meglio rispetto al giorno in cui ho aperto il topic, sebbene non manchi qualche breve intervallo di tempo in caduta libera, ma che sto imparando a monitorare. Di buono c'è che qualche miglioramento l'ho fatto e i risultati si sono visti. Non ho il tempo né la voglia di rispondere punto su punto a ciò che avete scritto, e che comunque serve a tutti noi per rendere accesa la discussione. Per quello che qui può interessare, ci sono alcuni aspetti che ritengo opportuno segnalare. Chiamatele pure "pillole di saggezza" se vi è più familiare e, in qualche modo possa spingervi a migliorare, seguendo in parte la mia esperienza. Ho letto qualche libro di PNL ultimamente, mi è capitato di consultare anche le fonti che mi avete consigliato, da Paul Mc kenna all'approfondimento sul toxic shame. Non mi sono perso nella lettura. Ho anche sperimentato, moltissimo. Ho adottato per la prima volta un approccio estremamente empirico al problema, cercando di capire l'origine di certi miei comportamenti che mi portavano a sprofondare negli abissi della solitudine e disperazione. Per farlo ho dovuto forzare un po' la mano e viverli il più intensamente possibile, mantenendo tuttavia quel barlume di sana lucidità che mi permettesse di capire cosa stava accadendo nella mia testa. Ho cercato di conoscere le cause, gli elementi che alimentavano questo stato d'animo e i comportamenti che puntualmente ponevo in essere, a volte perfino inconsciamente..anzi..è più esatto parlare di comportamenti automatici. arrivo rapidamente al punto.... EMOTIVITA' 1. La nostra emotività è un bene prezioso, straordinario, che può portarci talvolta a realizzare cose inimmaginabili se solo riuscissimo a farne buon uso. Il fatto è che il più delle volte le esperienze negative, la carenza di stimoli, le persone che abbiamo intorno ci portano a nasconderla se non addirittura a soffocarla. Alcuni poi ritengono sia giusto nasconderla, salvo poi recuperarla attraverso l'uso di alcolici e di stupefacenti. Un'assurdità! è come se all'improvviso decidessi di acquistare a caro prezzo un prodotto assolutamente gratuito, a disposizione di tutti. Ebbene questa emotività ha bisogno di essere coltivata...sempre! Non farlo significa accumulare qualcosa dentro, che alla lunga diventa pericoloso e si ritorce contro di noi. E' come un debito con voi stessi, che dovreste imparare a saldare ogni giorno, in piccole rate anziché aspettare il sabato sera, quando siete troppo carichi e nel frattempo quello che di buono ci poteva essere dentro di voi si è tramutato in veleno, fatto di aspettative, forme d'ansia, impazienza ecc. A volte l'INSICUREZZA stessa è frutto di un'insoddisfazione giunta ad uno stadio avanzato, che trae le sue origini non già da questo o quel determinato risultato negativo che abbiamo conseguito, ma da un'esistenza povera di emozioni. Provate a rendervene conto. Non sono i risultati in sé a farvi male, ma il fatto che su di essi riponevate la speranza di una soddisfazione che fosse in grado temporaneamente di appagare il vostro bisogno di emozioni. Proviamo a fare un ESEMPIO a rovescio: pensate ad un ragazzo frustrato a cui non va bene niente e che riesce all'improvviso a superare un esame difficile all'università o a trovare finalmente un lavoro o, perché no, una ragazza. Si sentirà momentaneamente appagato e all'improvviso riacquisterà un'insolita SICUREZZA nei propri mezzi. Cambierà il suo modo di vedere la realtà, di agire; le ombre del passato tendenzialmente scompariranno nel breve periodo e lo vedrete recitare frasi del tipo "mi sento rinato" e magari penserà di dover attribuire il tutto ad un singolo episodio, ad una persona in particolare, a questo o quell'altro. Ma se solo avesse soddisfatto in modo giornaliero questo bisogno di emotività, evitando di sguazzare nella m..per intere settimane o mesi, a lacerarsi, autoflagellarsi nel modo più duro e a volte insensato, probabilmente quel singolo episodio l'avrebbe visto in un'ottica diversa, lo avrebbe gestito meglio, in modo consapevole... ...e invece.... appagato dal risultato, metterà da parte il vero messaggio che stava dietro quell'episodio (e cioè: impegna la tua emotività in ciò che fai e starai bene come in questo momento) e piano piano inizierà a perdere quanto di buono stava costruendo, fino addirittura a ritenersi immeritevole di tutto questo...così, ad esempio, alla ragazza che ha trovato confiderà le sue insicurezze, i suoi turbamenti....inconsciamente tornerà a sentirsi non meritevole (perfino di stare insieme a lei) o non all'altezza della situazione e piano piano tornerà ad essere l'idiota dei vecchi tempi..plagiato da se stesso, dalle sue paure e, certamente, da qualche circostanza sfavorevole che però avrà un peso notevole in negativo, in quanto non compensata da una buona dose di emozioni raccolte in altre sedi, in altri contesti. E piano piano tornerete a parlare di insicurezza, a scaricare la colpa sugli altri, a piangervi addosso e, nella peggiore delle ipotesi, ad avvicinarvi a chi sta peggio di voi, non tanto nell'ottica del mal comune mezzo gaudio, quanto nella speranza di sentirvi utili per qualcosa o di non essere gli ultimi della classe. La prossima volta toccherò un altro tema che si avvicina all'insicurezza. L'emotività è infatti solo una delle tante cause (ma forse la più importante, in quanto la più trascurata) che ci portano a maturare quel senso di inadeguatezza, insoddisfazione perenne. La prossima volta vi spiegherò cosa ho invece capito (non solo a livello intellettivo, ma anche empirico) dei modelli comportamentali che acquisiamo - a volte senza rendercene conto - dagli altri e, in particolare, dalle persone che più disprezziamo. per intanto, gradirei qualche commento a questo post... Non poteva mancare una citazione molto carina su questo tema. dal film "Coach Carter" "La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati. La nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura. È la nostra luce, non la nostra oscurità che più ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo, non c'è nulla di illuminante nel rinchiudersi in sè stessi così che le persone intorno a noi si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c'è dentro di noi, non è solo in alcuni di noi è in tutti noi. Se noi lasciamo la nostra luce splendere inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso. Appena ci liberiamo dalla nostra paura la nostra presenza automaticamente libera gli altri". http://www.youtube.com/watch?v=sIBX5jz9rCU&feature=related Modificato 4 Giugno 2012 da aiace08 lovedrop22 ha reagito a questo 1
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