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Vincent
Inviato

Leggere Vincent, e più di recente Patrizio, mi rimette di buonumore: se ci sono ventenni così, c'è speranza.

Le vostre analisi sono corrette... vorrei solo aggiungere che la scelta estera non deve essere dovuta come fuga dall'Italia, perchè vi accorgereste presto che le stesse dinamiche sono ovunque nel mondo occidentale. Ovunque andate, scoprite dopo un paio d'anni che la torta se la sono già pappata gli altri e a voi restano tagli e debiti altrui.

La scelta di aprirsi all'estero significa però aumentare enormemente le possibilità di scelta e le occasioni: nonostante il trend pessimo, che durerà almeno 50 anni, ci sono sempre delle sacche di occasioni. Ma queste occasioni, estremamente tagliate e personalizzate, magari non sono a Milano o Londra ma in un paesino della campagna estone.

In altre parole, per avere successo occorre trovare un posto in cui abbiano bisogno ESATTAMENTE di quello che siamo, e per questo occorre che il proprio mercato potenziale sia il mondo intero, perchè la probabilità di trovare questo sottocasa è sostanzialmente nulla.

A mio parere non esiste scelta estera.

Ma specializzazione del profilo.

Io non sono andato a Bratislava per scappare, ma sono andato a Bratislava perche`, da semplice tecnico di computer stile UniEuro, diventavo un consulente per una grossa compagnia e mi danno la possibilita` di lavorare in ambienti enormi, con tecnologie difficili da vedere altrove e blablabla.

Se non fosse stato Bratislava ma Togliatti o Kiev, sarei andato comunque.

Tra 3/4 anni massimo, penso che avro` raggiunto il limite qui, e andro` alla ricerca della futura crescita e specializzazione.

Jumpy
Inviato (modificato)

Ti racconto un paradosso apparente... sai dove ho avuto in vita mia il tenore di vita più alto? A Roma...

Ero infatti in un progetto in cui per vari motivi ero indispensabile, quindi mi mandarono li in trasferta per 18 mesi. Stipendio normale, ma appartamento pagato a villa Pamphili e auto a noleggio con cui arrivavo al lavoro in 10 minuti.

Condizioni che la maggior parte degli attuali vecchi ha sempre dato per scontato, e che noi possiamo avere SOLO in caso di perfetta compatibilità tra quelloche offriamo e quello che viene cercato. Un equilibrio peraltro instabile.

E' la situazione che ho vissuto io negli anni passati nella ricerca: il mio profilo calzava perfettamente per il ruolo e per il settore, per cui incarichi di missione in giro per l'Italia e $oldi.

Il punto è che in Italia profili iperspecializzati ed esperienza appena fuori dai rispettivi settori, non servono a nulla e c'è una profonda frattura tra la ricerca tecnologia e le realtà aziendale.

Infatti, mentre nella ricerca il "dottorone" più ricoprire posizioni di rilievo ma resta penalizzato dai continui tagli, in gran parte delle aziende vengono cercati più che altro "faccendieri", al limite neanche laureati, purché giovanissimi e con poche pretese da strizzare come spugne per un tozzo di pane e buttar fuori appena alzano la testa (leggi: aziende ad elevato turn over).

Aggiungendo, poi, che gran parte delle aziende industriali ed uffici (anche di un certo rilievo) hanno tecnologie vecchie anche di 20 anni si capisce meglio che, essere iperspecializzati, in Italia potrebbe esser addirittura controproducente.

Cioè,per molti giovani,non è più la storia fra dove è meglio o peggio,ma dove c'è un minimo di standard di vita occidentale e la parvenza di classe media oppure la "Bamboccione way"....

Uno dei motivi per cui, almeno per ora, resto al Sud.

Il costo della vita è ancora relativamente basso rispetto alle grandi città del centro Nord e, dandomi da fare su più fronti (anche per la mia rete sociale piuttosto fitta), riesco ad avere guadagni tali da mantenere un buon tenore di vita, vivendo da solo, a casa mia.

Ho amici e conoscenti, che a 45 anni ed oltre vivono in grandi città in affitto con coinquilini (come studentelli dell'università), perché col loro stipendio da impiegato, al centro di Roma o di Milano, se non risparmiano su tutto, non reggerebbero una settimana.

Se devo spostarmi poi, preferisco farlo andando proprio via dall'Italia., magari verso una grande capitale europea (o nelle sue vicinanze).

Modificato da Jumpy
Vincent
Inviato

Premessa: Non è una provocazione la mia!

Ma la vostra ambizione più grande è un lavoro da dipendente?

Alla mia età, le esperienze lavorative le conto sulle dite delle mani quindi fate conto che non posso avere una visione chiara come la vostra sul mondo del lavoro, proprio per questo ho fatto questa domanda.

Perchè nessuno mette in mezzo per lo meno "l'idea" di essere un lavoratore indipendente?

L`ambizione piu` grande, pelromeno mia, e` la continua crescita e specializzazione professionale, che vada di pari passo con una remunerazione economica secondo le mie aspettative. (Con equilibrio vita/lavoro soddisfacente).

Il fatto che questo venga poi realizzato tramite un lavoro dipendente o la creazione di una occupazione indipendente, quindi di impresa, non mi interessa.

Va pero` precisato che fare impresa e` al momento molto complicato.

Se tutto va bene, con il fallimento a iosa dei finti imprenditori Italiani, dovrebbe divenire piu` facile, entro una decina d`anni, fare impresa veramente.

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Gianluca-20
Inviato

Va pero` precisato che fare impresa e` al momento molto complicato.

Se tutto va bene, con il fallimento a iosa dei finti imprenditori Italiani, dovrebbe divenire piu` facile, entro una decina d`anni, fare impresa veramente.

Ti posso chiedere di approfondire questo pezzo?

Vincent
Inviato

Ti posso chiedere di approfondire questo pezzo?

Domani parto per il Kazakhistan e stasera purtroppo sono in ufficio tutta notte.

Se riesco provo ad approfondire dopo, altrimenti cerco di farlo quando torno, sto solo una settimana.

  • Mi piace! 1
Vincent
Inviato

Cerchero` di mantenere una linea semplice, in quanto, come ti ho detto, mi trovo in ufficio e sono stanco che ho dovuto prepare tutto per le mie vacanze.

Fare impresa in Italia e` sempre stato molto complicato.

Anche solo la partenza, e` sempre stata difficile per via della burocrazia e per via di costi relativamente alti.

Questo lo si sa da anni, e lo appuriamo come dato di fatto, anche se non e` sempre vero.

In ogni caso, non e` importante ai fini del discorso.

La cosa importante e` la figura dell`Industriale medio.

L`Industriale Medio, sa che per fare bella figura ad un incontro, potra` prendersi una giacca blu da boggi con una bella camicia bianca su misura sotto.

Sa anche che la mini cooper e` una buona auto per la moglie che deve andare a farsi vedere di fronte al piazzale della Scuola.

Il problema e` che NON SA E NON CONOSCE LA PAROLA CRESCITA.

Con crescita intendo principalmente due concetti: la crescita aziendale (dipendenti, fatturato, utili) e l`innovazione tecnologica.

Per la seconda, c`e` poco da dire.

L`imprenditore italiano medio NON INNOVA E FA DI TUTTO PER NON INNOVARE.

Negli anni 90 chiunque proponeva soluzioni aziendali automatizzate, veniva deriso e visto come un visionario, un`idiota, una persona inutile, un rifiuto della societa` che non capiva niente perche` LE COSE SI SONO SEMPRE FATTE COSI`.

Anzi, l`imprenditore italiano cerca sempre di ridurre infrastrutture e tecnologie in modo di poter avere lo stesso guadagno realizzato con mezzi inferiori.

Bene, si sono visti, intanto, i risultati di 10 anni di arretratezza verso un qualsiasi concorrente europeo.

Con crescita aziendale, intendo che, il frutto delle "lamentazioni" continue degli imprenditori Italiani, non e`assolutamente quello di avere, per esempio, una riduzione di tasse per far si che il risparmio possa venir inserito nell`azienda, sotto forma di investimento, ma se ottenesse una riduzione delle tasse, non andrebbero ad investire il risparmio in nessun modo, e il fatturato rimarrebbe identico, solamente con meno risorse in uso.

In piu`, le aziende medie Italiane hanno una produtivvita` bassissima, e, grazie ad accordi di Cartello, sia tra loro, che tra Confindustria, governo, X, y e Z, si sta cercando di limitare il piu` possibile l`ingresso di aziende straniere, che hanno una produttivita` maggiore e sono capace di innovare.

Cosa significa questo?

Che quando TELECOM ha perso il monopolio, e sono entrate in campo Wind e Vodafone, essa si e` ritrovata con il 70% in meno del mercato.

Che quando e` arrivato McDonalds, N ristoranti italiani tradizionali e buonissimi e blablablablabla hanno chiuso.

Che per questo stesso motivo, Lavazza/Vergnano/Caffe`XYZ faranno di tutto per non far entrare Starbucks.

Togliendo queste cose dette ora, che potrebbero, ognuna, venir analizzate in altra sede e con discussioni a modo, c`e` anche un`altra grave malattia che colpisce le imprese italiane.

Si chiama Testardaggine o Accanimento.

Vengono tenute in piedi aziende CHE NON FANNO UTILI perche` l`azienda pare sia un diritto, mentre il lavoro dipendente e` una punizione.

BENE SIGNORI, L`AZIENDA NON E` UN DIRITTO.

IN CINA, IN GIAPPONE, A SINGAPORE, A XYZLANDIA SE LA VOSTRA AZIENDA NON PRODUCE UTILI, CHIUDETE.

Se un imprenditore e` un vero imprenditore, allora e` fedele al mercato.

Se NON FAI UTILI, significa che mercato non ne hai.

Se invece non li fai nonostante 150,000 clienti annui, significa che sei incapace a gestire.

In tutti e due i casi: L`AZIENDA CHIUDE.

In Italia invece l`azienda deve rimanere aperta.

Devono essere varati salvataggi, prestiti, fidi e compagnia.

Il debito aziendale deve esistere SOLAMENTE in fase di startup (e puo` comunque essere evitato), ma poi deve scomparire.

Puo` esistere in casi straordinari o di massicci investimenti volti ad incrementare la produttivita` aziendale.

CHIEDERE UN FIDO PER TENERE APERTA UNA AZIENDA IN MODO DA COPRIRE I DEBITI CON UN NUOVO DEBITO, O ANCORA PEGGIO PER COMPRARE LA BORSA ALLA MOGLIE ZOCCOLA, E` UNA DELLE CAUSE PRINCIPALI DEL FALLIMENTO DELLA PICCOLA MEDIA IMPRESA ITALIANA.

Chiunque non creda alle mia parole, non e` mai stato nel Nord-Est probabilmente.

Comunque, tutto cio e` complesso e forse difficile da trattare a quest`ora, in ufficio.

Ma ritengo che con la chiusura di tante ,spero tantissime, di queste imprese e con l`arrivo, spero, di aziende straniere e concorrenti a prendere i loro posti, si ripulisca un po` l`ecosistema.

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Vincent
Inviato

è ora che ti dai una svegliata. Non hai studiato, quindi comunque resti un perdente. Ma non deve essere una scusa!

Vai a fare il manovale in fabbrica, alza il culo smidollato!

Messaggio stupido, sinceramente.

Vincent
Inviato (modificato)

è ora che ti dai una svegliata. Non hai studiato, quindi comunque resti un perdente. Ma non deve essere una scusa!

Vai a fare il manovale in fabbrica, alza il culo smidollato!

Perche` la parte in grassetto e` falsa.

Perche` ci si puo` specializzare anche facendo lavori manuali, come operaio o barista, e ottenere grandi soddisfazioni praticando e studiando e specializzandosi in quei campi, dove magari non prenderai una laurea, ma non sarai un perdente.

E` un perdente, a mio parere, chi non studia, non si specializza, non si sviluppa e poi piange perche` vorrebbe lavorare al NASDAQ.

E penso che il tuo intento fosse solo di "offendere", a giudicare dagli altri post.

Modificato da Vincent
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Ste898
Inviato

chi non ha istruzione è uno sfigato nella nostra società, un perdente, uno scarto sociale. E' giusto che quindi stia in fabbrica a lavorare, ognuno al suo posto.

dillo a Ingvar Kamprad o a tanti altri personaggi di successo! :D

una laurea è utile solo per acculturarsi purtroppo, oggigiorno intendo.

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