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earendilxxx
Inviato

l'uomo di cui parla avia, è l'uomo che ha soggiogato le 12 aberrazioni, i 12 proiettili che nel film di matrix(la scena finale) cercano di raggiungere Neo, ma lui dice : "No!", e osservandoli, li ferma.

Per la cronaca le 12 aberrazioni sono queste:

  1. - Ego
  2. - Separazione
  3. - Dualità
  4. - Giudizio
  5. - Colpa
  6. - Attacco/Difesa
  7. - Paura/morte
  8. - Croce/sofferenza
  9. - Salvatore/maestro
  10. - Buonismo/ aiuto
  11. - Malattia/guarigione
  12. - Spazio/Tempo
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^'V'^
Inviato

l'uomo di cui parla avia, è l'uomo che ha soggiogato le 12 aberrazioni, i 12 proiettili che nel film di matrix(la scena finale) cercano di raggiungere Neo, ma lui dice : "No!", e osservandoli, li ferma.

Per la cronaca le 12 aberrazioni sono queste:

  1. - Ego
  2. - Separazione
  3. - Dualità
  4. - Giudizio
  5. - Colpa
  6. - Attacco/Difesa
  7. - Paura/morte
  8. - Croce/sofferenza
  9. - Salvatore/maestro
  10. - Buonismo/ aiuto
  11. - Malattia/guarigione
  12. - Spazio/Tempo

Gesù ai 12: Dove io vado, voi non potete venire.

Giovanni, 8,21

Old Norse Wolf
Inviato (modificato)

Senza voler vedere la rivelazione in chiave moderna nell'antico libro dei morti (ritengo sia una forzatura):

la civiltà agricola conosce il concetto di sacrificio. Pianta per raccogliere, e mentre pianta soffre, ma sa che dovrà farlo per mangiare domani.

Allo stesso modo, se vedo una bella donna, il mio istinto potrebbe essere provare a prendermela, non certo provare game o altro.

Ma così come so che senza piantare, morirò a breve, così so che provare a scoparmela lì per lì probabilmente servirà giusto a farmi ammazzare dal suo attuale uomo, o da suo padre, o rinchiudere come maniaco, giustamente.

Questo per spiegare che il beato selvaggio, ebbro di sangue e vino, senza preoccupazioni e libero dalla paura, è un animale, non un uomo.

Noi, ahimè, viviamo anche nel futuro. Siamo in grado di lasciare in qui ed ora a vantaggio del futuro prossimo o remoto.

E per quanto questo sicuramente possa portare a esagerazioni, è anche quello che è evoluzionisticamente conveniente.

Quelli che chiamate zombi, che vivono nel terrore del futuro, non sono molto diversi da noi.

Cambia il quanto - quanto vivi nel presente, quanto nel futuro.

Allo stesso modo, alcune sensazioni sono solo possibili nel futuro o con una coscienza continuata.

La coscienza della propria crescita.

La realizzazione spirituale di avere scopato QUELLA donna, e quella in particolare, che per VOI ha una valore estremo e oggettivo.

Guardarsi indietro e vedere i propri progressi, le proprie sfide, se stessi, nel tempo.

Attenzione a non idealizzare troppo il qui ed ora, le verità "biologiche" e quanto altro.

Modificato da Old Norse Wolf
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Aldus
Inviato (modificato)
Il corpo maschile è progettato per provare disagio dopo un certo numero di rapporti con la stessa, poiché sono investimenti energetici sfavorevoli ai fini della riproduzione, ovvero quelle calorie e sostanze investite per ingravidarla avrebbero più ritorno d'investimento se spese altrove.

L'essere umano è stato dotato di fantasia e immaginazione, per cui può permettersi persino di avere rapporti con sé stesso (masturbazione) immaginando ("a supporto") questa e quella cosa.

A livello di investimento energetico, è uno spreco, forse, o sicuramente. Si proietta e ci si identifica con qualcosa che di fatto non esiste. Spesso, pensieri altamente anti-erotici.

Secondo me è qui l'incapacità del "qui e adesso", che insieme a tutti gli altri errori rappresentativi (complessi edipici e via dicendo) sicuramente nuoce alla buona sessualità.

Siamo troppo saturi di passato e di futuro, frantumati in piccoli pezzi dispersi in dimensioni lontane e disconnesse tra loro.

Si deve far presente però che la filosofia del "qui e adesso" applicata alla lettera porta ad arrivare alla vecchiaia e alla fine della vita magari in ottima salute, fisica e mentale, ma senza aver lasciato nulla, combinato nulla.

Questo (a livello molto "macro") è secondo me altrettanto deleterio per l'essere umano, che - è vero - come gli animali è in grado di riprodursi con il proprio seme, ma (e questo è ben più interessante) è in grado di inseminare i propri simili con il proprio pensiero e la propria opera.

Possiamo vivere benissimo come margherite sotto il sole e saremo più felici della maggior parte degli altri umani... Perché non riuscire a godersi le cose belle della vita è un vero dramma.

Ma trovo altrettanto preoccupante il non riuscire a provare piacere facendo l'amore più volte con la stessa persona, come se un essere umano fosse un ente statico sempre uguale a sé stesso, come se non esistesse evoluzione, trasformazione.

Poiché siamo in vena di citazioni bibliche, secondo il Vecchio Testamento, le componenti divine dell'essere umano sono due: JAHVEH (immanenza - qui e adesso) e ELOHIM (trascendenza - futuro pensato).

Io sono Jahveh, io vi toglierò di sotto ai duri pesi degli Egiziani [...] e vi condurrò nella TERRA

(Esodo 6,6-9)

Modificato da Aldus
^'V'^
Inviato (modificato)

Senza voler vedere la rivelazione in chiave moderna nell'antico libro dei morti (ritengo sia una forzatura):

Nessuna chiave moderna, per approfondimenti, fonti e riferimenti storici si veda "Storia delle dottrine esoteriche - Jean Marquès Rivière", il primo capitolo.

la civiltà agricola conosce il concetto di sacrificio. Pianta per raccogliere, e mentre pianta soffre, ma sa che dovrà farlo per mangiare domani.

Pianto oggi per raccogliere domani. Certo. Perché conosco le forze che agiscono sul seme e le lascio agire preoccupandomi del presente, nel quale devo arare, disossare, creare canaline di scolo, seminare, irrigare ecc.

Come agricoltore non sto metà del tempo perso nei rimugini sul passato e l'altra metà perso nel terrore del futuro e nelle seghe mentali.

Ovvio che le azioni del presente sono funzione del futuro, ma non vivo con la testa persa nel momento della raccolta.

Allo stesso modo, se vedo una bella donna, il mio istinto potrebbe essere provare a prendermela, non certo provare game o altro.

Ma così come so che senza piantare, morirò a breve, così so che provare a scoparmela lì per lì probabilmente servirà giusto a farmi ammazzare dal suo attuale uomo, o da suo padre, o rinchiudere come maniaco, giustamente.

Questo per spiegare che il beato selvaggio, ebbro di sangue e vino, senza preoccupazioni e libero dalla paura, è un animale, non un uomo.

Lo capisco bene che 400 anni di demonizzazione degli istinti hanno creato queste mitologie Hobbesiane e Rousseauiane sul cattivo o buon selvaggio, che la sezione culturale tra calcolo logico ed emozioni ha creato questo mito degli istinti come qualcosa di deprecabile e da frenare come San Giorgio.

C'è questo luogo comune secondo cui per istinto prenderei una donna sul posto e per ragione calcolo modi più appropriati.

Il problema è che in specie a sopravvivenza sociale come la nostra gli istinti si esplicano nella loro dimensione sociale, comprendendo la vergogna, il senso di colpa, la ricerca di modi socialmente accettati per raggiungere gli oggetti meta. E non è questa una "vittoria della ragione sopra gli istinti bestiali", ma semplicemente il tipo di istinto delle specie a sopravvivenza sociale.

Ed è istintivo, per noi, e non solo per noi, usare la neocorteccia per calcolare probabilità di successo in base agli scenari sociali in risposta ai nostri comportamenti, sempre finalizzati al raggiungimento, diretto o indiretto, di Oggetti Meta.

Il selvaggio non è privo di paura, essa è una risposta adattativa importante che produce reazioni appropriate in caso di pericolo. Egli non è libero dalla preoccupazione, poiché può calcolare il futuro ne vede le possibili implicazioni negative, e allora è spronato a fare qualcosa nel presente per tenere la rotta della stella polare del futuro immaginato.

Il fare qualcosa in quella direzione, tuttavia, è funzionale ad abbassare lo stress e porta alla centratura nel presente.

L'uomo moderno, al contrario, si trova afflitto da problemi che non hanno una soluzione lineare o immediata, per le quali adrenalina e cortisolo sarebbero ideali.

Ricevere una cartella di equitalia e dover pagare le rate della macchina avendo perso il lavoro, sono situazioni che portano ad un lungo, logorante equilibrio sballato di ormoni, lo stress è funzionale alla sopravvivenza e porta a vivere con grinta, ma lo stress prolungato e reagente a probelmi astratti, che non si possono rifuggire o combattere, porta a situazioni di forte squilibrio biochimico, del sistema immunitario, del rapporto catabolismo/anabolismo muscolare, delle capacità di apprendimento,

L'essere umano è stato dotato di fantasia e immaginazione, per cui può permettersi persino di avere rapporti con sé stesso (masturbazione) immaginando ("a supporto") questa e quella cosa.

A livello di investimento energetico, è uno spreco, forse, o sicuramente. Si proietta e ci si identifica con qualcosa che di fatto non esiste. Spesso, pensieri altamente anti-erotici.

Secondo me è qui l'incapacità del "qui e adesso", che insieme a tutti gli altri errori rappresentativi (complessi edipici e via dicendo) sicuramente nuoce alla buona sessualità.

Siamo troppo saturi di passato e di futuro, frantumati in piccoli pezzi dispersi in dimensioni lontane e disconnesse tra loro.

Si deve far presente però che la filosofia del "qui e adesso" applicata alla lettera porta ad arrivare alla vecchiaia e alla fine della vita magari in ottima salute, fisica e mentale, ma senza aver lasciato nulla, combinato nulla.

Questo (a livello molto "macro") è secondo me altrettanto deleterio per l'essere umano, che - è vero - come gli animali è in grado di riprodursi con il proprio seme, ma (e questo è ben più interessante) è in grado di inseminare i propri simili con il proprio pensiero e la propria opera.

Possiamo vivere benissimo come margherite sotto il sole e saremo più felici della maggior parte degli altri umani... Perché non riuscire a godersi le cose belle della vita è un vero dramma.

Ma trovo altrettanto preoccupante il non riuscire a provare piacere facendo l'amore più volte con la stessa persona, come se un essere umano fosse un ente statico sempre uguale a sé stesso, come se non esistesse evoluzione, trasformazione.

Poiché siamo in vena di citazioni bibliche, secondo il Vecchio Testamento, le componenti divine dell'essere umano sono due: JAHVEH (immanenza - qui e adesso) e ELOHIM (trascendenza - futuro pensato).

Io sono Jahveh, io vi toglierò di sotto ai duri pesi degli Egiziani [...] e vi condurrò nella TERRA

(Esodo 6,6-9)

Speravo di poter approfondire le mie derivazioni partite dalla Quarta Via di Gurdjeff in futuro, poiché richiedono tante premesse e conoscenze da non poter essere spiegate, quanto mai lo si potesse fare con parole, in un solo post.

Per ora, siccome probabilmente hai capito dove più o meno voglio andare a parare, diciamo, forse un po' cripticamente purtroppo, che:

- Certo, che il campo di probabilità che chiamiamo futuro esiste e va tenuto come faro orientativo, per nuotare nelle onde del qui ed ora.

- L'attenzione al futuro manda in pilota automatico e inconscio l'attenzione al presente e alle sensazioni, portando ad un pensiero a pacchetti e non a flusso informativo processato in tempo reale, il che, come ben mostrato nel film "La tua vita con un Click", porta in realtà ad un futuro ben lontano da quello sperato. Al contempo, l'attenzione totalmente presente, (di fatto impossibile anche per un monaco) porta ad un pilota automatico inconscio sul futuro, che è come navigare a seconda del vento senza avere una direzione, e "nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa dove Vuole andare".

- Se ci addentriamo un attimo nella fisica, vediamo che la trama di spazio e tempo è intimamente intrecciata, e che solo per una nostra comodità percettiva possiamo vedere il tempo come una linea ed il futuro come altro da adesso. Ma c'è un entanglement, tra la coscienza nel presente e quella nel campo delle probabilità del futuro immaginato, esse sono simultanee. Dopotutto anche per Buddha la simultaneità di causa ed effetto è un dato di fatto.

Il che significa che se lascio cadere una palla da tennis adesso, lei non toccherà terra nel futuro, ma la ha già toccata nel momento in cui l'ho lasciata, perché data la legge fissa di gravità, non potrà fare altro.

Sperando di non essere troppo criptico, ma anche di non essere frainteso, vorrei portare il lettore a comprendere che quando parlo di presenza nel qui ed ora, mi riferisco anche al campo delle probabilità future, che di fatto sono qui ed ora.

Non mi riferisco a fare la cicala in luogo della formica.

Non mi riferisco alla pratica di lavaggio del cervello che denominiamo Buddhismo Chan o Zen, in cui provo ad eliminare la mente pensante per vivere solo nelle sensazioni.

Mi riferisco ad uno sdoppiamento dell'attenzione conscia come esercizio di volontà pura ed assoluta, togliendo potere ai processi automatici e basati su precedenti risposte o informazioni, pregiudizi e stereotipi.

So che tu, Aldus, hai capito, chiedo scusa al lettore che avesse bagagli culturali diversi e mi impegno a creare in futuro una guida passo passo alla comprensione che, di fatto, oggi sappiamo che l'etere esiste, nonostante per cento anni un esperimento sbagliato nelle premesse lo avesse escluso.

E questo cambia un sacco di cose nella percezione di qui ed ora.

Che ora significa simultaneità di ogni luogo e tempo.

Modificato da ^'V'^
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Old Norse Wolf
Inviato

Non mi trovo d'accordo con alcune premesse.

La vergogna, in primis, non è un istinto ma un costrutto culturale.

Non c'entrano Hobbes e Voltaire, nè i concetti di buono e cattivo.

Semmai, in "natura" lo stupro è la regola in molti mammiferi, non l'eccezione. Ovviamente è socialmente e personalmente inaccettabile negli umani. E' la regola che il leone divori i cuccioli del vecchio alpha e poi monti le madri. E' la regola che i delfini uccidano i cuccioli degli altri, per ragioni simili. Tutti questi sono istinti, e sono funzionali al DNA.

Questi sono istinti. La vergogna invece è qualcosa di strettamente cerebale - culturale, un meme, non un gene.

Per seguire, tu pianti perchè sai che ricaverai. Bene. Quello che vive di seghe mentali è solo uno che vivi nel futuro più di te. Una questione di quanto, non di come, lo spiegavoo prima. Ovviamente il suo caso è patologico - ma non è che tu ti sia liberato di qualcosa.

Sei solo una strategia diversa. Chi vince? Questo si sa a fine partita. Per ora, vista la preponderanza numerica dei segamentalisti, a livello di soma vinceremo noi nel qui-ed-ora, a livello di seme, sembrano vincere loro.

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earendilxxx
Inviato

vince sempre quello che se la gode di più :)

^'V'^
Inviato

Non mi trovo d'accordo con alcune premesse.

La vergogna, in primis, non è un istinto ma un costrutto culturale.

Non c'entrano Hobbes e Voltaire, nè i concetti di buono e cattivo.

E' un'emozione sociale, o anche detta Emozione cognitiva superiore, sono tipi di emozioni come il senso di colpa, l'imbarazzo, l'orgoglio, che hanno una base genetica (Battacchi 2002), si iniziano a sviluppare dopo il primo anno di vita (Anolli 2002) e sono funzionali alla sopravvivenza in gruppo.

La loro parte memetica non è l'emozione stessa, ma lo stimolo innescante la risposta emotiva.

La risposta emotiva è istintiva, geneticamente calibrata e programmata, al fine della migliore interazione sociale che in specie sociali come la nostra significa sopravvivenza e riproduzione più probabili.

Quello che cambia ed è appreso, che è un costrutto culturale, è la serie di stimoli innescanti la vergogna, ad esempio in Giappone c'è da vergognarsi tantissimo se si starnutisce in classe, mentre è ben tollerato il rutto.

I comportamenti che sono più o meno accettati nel gruppo sociale di appartenenza delineano le cose da poter fare o non fare per evitare l'esclusione o la perdita di status, questi comportamenti sono memi, la vergogna che innescano è geni.

Semmai, in "natura" lo stupro è la regola in molti mammiferi, non l'eccezione. Ovviamente è socialmente e personalmente inaccettabile negli umani. E' la regola che il leone divori i cuccioli del vecchio alpha e poi monti le madri. E' la regola che i delfini uccidano i cuccioli degli altri, per ragioni simili. Tutti questi sono istinti, e sono funzionali al DNA.

Questi sono istinti. La vergogna invece è qualcosa di strettamente cerebale - culturale, un meme, non un gene.

L'istinto è uno, la sopravvivenza della specie, che si dirama in sopravvivenza e riproduzione e questi si sottodiramano in tante risposte adattive istintive e preprogrammate, come ad esempio la capacità di sentire con una mano se il ramo di un albero ci può reggere, caratteristica che specie di derivazione non arboricola non hanno.

Nelle specie sociali, e non siamo certo l'unica, esistono diramazioni istintive che portano alla generosità coi membri dell'in group, al senso di colpa verso i membri dell'in group, e mille altre risposte che si sono evolute per garantire la miglior sopravvivenza del gruppo, che nella nostra specie è garanzia della nostra, sopravvivenza e riproduzione.

Il fatto che la faina, animale solitario, non usi i medesimi meccanismi non è perché lei è una bestia e noi siamo puro spirito, ma perché non sono funzionali alla sua sopravvivenza e riproduzione.

La leonessa quando incontra un leone più alpha di quello che l'ha ingravidata uccide i propri cuccioli per tornare in calore e farsi ingravidare.

Certo.

Essa però non incontra ostracismo nel farlo, per cui è una strategia funzionale.

Come abbiamo visto, però, dal primo anno apprendiamo quali sono i comportamenti che nel nostro sistema sociale comportano la disapprovazione e l'abbandono, quando non la repressione attiva.

Questo calibra le nostre istintuali risposte emotive alla vita di gruppo su quei comportamenti, che nella nostra latitudine e tempo escludono la possibilità di stuprare o uccidere i figli di un altro maschio, pratica molto in voga invece nelle vecchie popolazioni matrilineari del sud america, umani quanto noi ma con altri memi.

Per farla breve, se nel mio gruppo è tabù uccidere i bambini, proverò istintiva vergogna e senso di colpa nel farlo, se è motivo di successo sociale e vanto stuprare, proverò sollievo e senso di accettazione nel prendere una donna.

La vergogna, istintiva, è sempre la stessa, ma Antonio che nel 2014 fa sesso con un uomo essendo sposato ad una donna, proverà quella vergogna nell'essere scoperto.

Il suo progenitore dell'antica roma, sposato ad una donna, faceva sesso coi ragazzetti davanti agli amici che facevano altrettanto, e si vergognava per altre cose che oggi magari non sarebbero motivo di vergogna.

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Old Norse Wolf
Inviato

Il potenziale per la vergogna è genetico.

La vergogna in sè è un costrutto sociale, una reazione agli input negativi di chi si ha attorno veicolata lungo gli standard della società di appartenenza. Il sentimento in sè cambia, in valenza e in intensità, a seconda della società che l'ha costruito.

Non è questione di spirito - non stai parlando con uno di quelli che fanno kundalini.

Rinnego il concetto di istinto sociale superiore inteso in questo modo, però. Stai prendendo troppo della sfera razionale (intesa come problem solving). Io intendo, per istinto, solo ciò che è reazione, non astrazione nè pianificazione a lungo termine. Entrambi elementi necessari nel momento in cui rinneghi la gratificazione istantanea, o in cui esci dagli schemi programmati, come quelli del ragno che tesse la tela.

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