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DarkAdrenaline
Inviato

Grazie per le vostre risposte tutte costruttive per me.

In effetti mi sono comportata così, ovvero dove non mi piaceva o non mi sentivo apprezzata al posto di lamentarmi me ne sono andata e ho cercato altro.

E adesso ho aperto una mia attività perché so quello che voglio e voglio gestirmi e lavorare come dico io, ma serve tempo per avviare un'attività propria.

Non volevo nemmeno essere una delle tante persone che denigrano l'Italia perché non è cosi. Ma dopo8 anni di lavoro e quasi a 30 anni e dopo tante esperienze di questo tipo ci sono dei momenti di scazzo dove pensi che tu hai sbagliato tutto e potevi seguire una strada più facile o fare due sorrisetti e ottenere tutto.

Comunque grazie a tutti per aver condiviso con me le vostre opinioni :)

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vanhalen
Inviato

Grazie per le vostre risposte tutte costruttive per me.

In effetti mi sono comportata così, ovvero dove non mi piaceva o non mi sentivo apprezzata al posto di lamentarmi me ne sono andata e ho cercato altro.

E adesso ho aperto una mia attività perché so quello che voglio e voglio gestirmi e lavorare come dico io, ma serve tempo per avviare un'attività propria.

Non volevo nemmeno essere una delle tante persone che denigrano l'Italia perché non è cosi. Ma dopo8 anni di lavoro e quasi a 30 anni e dopo tante esperienze di questo tipo ci sono dei momenti di scazzo dove pensi che tu hai sbagliato tutto e potevi seguire una strada più facile o fare due sorrisetti e ottenere tutto.

Comunque grazie a tutti per aver condiviso con me le vostre opinioni :)

mi auguro che tu abbia già pensato a far in modo che la tua attività vada da sola dopo un po di tempo nel senso che sia automatizzabile ... senno siamo di nuovo a capo

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Leopold
Inviato (modificato)

Penso che per un capo ufficio, che ha la responsabilità su quanto "prodotto" dal suo ufficio, non ci sia incubo peggiore di avere dei subordinati che commettono errori dei quali lui dovrà rendere conto a qualcuno. Difficilmente questo può essere bilanciato da una scopata. Altro discorso è quando c'è magari la donna affascinante, e allo stesso tempo competente, che viene preferita ad una persona altrettanto competente; questo non è raro e ci può anche stare.

Modificato da Leopold
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Vincent
Inviato

Non leggo niente, e lancio la solita provocazione che lancio contro gli Italiani che parlano di meritocrazia mancata.


meritocrazìa s. f. [dall’ingl. meritocracy, comp. del lat. meritum «merito» e -cracy «-crazia»]. – Concezione della società in base alla quale le responsabilità direttive, e spec. le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai più meritevoli, ossia a coloro che mostrano di possedere in maggior misura intelligenza e capacità naturali, oltreché di impegnarsi nello studio e nel lavoro.


Dalla descrizione, si capisce estremamente bene che il gruppo di persone che possiede questo genere di caratteristiche e' un gruppo estremamente limitato, una minoranza, un insieme estremamente ESCLUSIVO di persone.
Questo e' solitamente accettato da gran parte delle persone, pare che sia una terminologia compresa dai piu', ma stranamente una percentuale estremamente alta di persone con profili anonimi nel mondo dello studio/lavoro, con fallimenti alle spalle o che per qualsiasi altro motivo non ce l'hanno fatta o non ce la stanno facendo, si attaccano a questa concezione e ne stravolgono il significato.

Per la signorina: all'Estero Meritocrazia significa che, pochi, ce la fanno.
Perche' sono piu' bravi, perche' parlano bene, perche' sanno coniugare diverse conoscenze, perche' parlano piu' lingue, perche' han lavorato ad X o Y o per qualsiasi altro insieme di motivi che li rende parte di una immaginaria elite, un gruppo ristretto di persone la cui brillantezza (che poi puo' variare di forma in forma in base al tipo di business0 fornisce valore aggiunto a chi li assume.

In Italia ci si lamenta della Meritocrazia perche', a livello numerico, pochi ce la fanno.
Un gruppo estremamente folto di persone che grida "Non e' giusto, come mai sono sempre 2/3 persone quelle che ce la fanno" sta semplicemente gridando contro la definizione di Meritocrazia stessa, in una sorta di rompicapo che e' poi difficile da comprendere e realizzare.

Ma io sono un Logico, amo la Logica, e allora ti domando.
Se a Tokyo pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Hong Kong pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Sydney pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Berlino pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Milano pochi ce la fanno, la gente di che e' sbagliato.


Si sta parlando della stessa concezione, della stessa terminologia e dello stesso rate inclusivo/esclusivo di personaggi, appunto, inclusi o esclusi da un determinato gruppo.
Ma in che paese si ha ragione?

In piu', vorrei farti notare un'altra discrepanza tra la tua Italiana idea di conoscere tizio e caio, la quella di questo fantomatico Estero (ma Estero che cosa e' poi? Estero e' la Bosnia, ma e' anche Singapore.)
Nella mia azienda ho fatto assumere due AMICI, che NON sono passati da una scrematura generale dell'HR, NON hanno fatto alcuni round di interviews in quanto raccomandati da me, e sono stati assunti.
Il risultato e' stato un doppio contratto da Consulenti a tempo indeterminato per una famosa azienda IT Americana, e circa 6,000 euro per me come Bonus.
Il bonus fa parte dei benefici dell'Azienda: REFER A FRIEND AND GET A 3500USD OF HIRING BONUS.

Ora ti chiedo: come puoi inserirti in una nazione dove vieni assunta se sei amica di Tizio e Caio, ma la tua idea di lealta' e' che sia sbagliato essere assunti in quanto amici di Tizio e Caio.

Apro questo post anche per avere informazioni riguardo la situazione oltre l'Italia, perchè sto prendendo seriamente in considerazione l'idea di trasferirmi all'estero, e anzi se qualcuno potrà darmi delle dritte ne sarei felice.

Richiesta ai limiti dell'assurdo.
Come dico sopra, dove vuoi andare? In Bosnia o a Singapore?

Ti posso dire una cosa - All'Estero per te sara' molto difficile perche' ti scontrerai contro i mostro con cui stai combattendo ora.
Con la differenza che qua non sono considerati tali, e quindi ti trasformerai in una versione femminile di Don Chischiotte che combatte contro i mulini a vento.

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Vincent
Inviato

Se a Tokyo pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Hong Kong pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Sydney pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Berlino pochi ce la fanno, la gente di che e' giusto, perche' la Meritocrazia fa si che determinate carriere siano accessibili solo a chi si e' sbattuto.
Se a Milano pochi ce la fanno, la gente di che e' sbagliato.

Ovviamente intendevo DICE CHE.. :)

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martina
Inviato

Per svariati anni sono stata guardata per storto da colleghe e colleghi.

Giravano ipotesi sul perché il capo mi avesse promosso, sul perché mi avesse concesso aumenti di stipendio, ecc.

Le ipotesi ovviamente erano le stesse che ipotizza l autrice del 3d, cioè che ero andata a letto col capo o cose simili. E posso dire di aver vissuto lunghi periodi di emarginazione.

In termini di preparazione ero al pari degli altri, ma la differenza (solo ai miei occhi palese) fra me e i miei colleghi era sull'approccio alle responsabilità. Per me erano opportunità (e mi hanno spinta a prepararmi di più per essere all'altezza), per gli altri erano solo motivo di lamentela e di rotture di scatole, proprio perché implicavano più studio.

I meriti non si misurano solo sulla quantità delle nozioni, ma anche in termini di qualità personali e caratteriali funzionali all'organizzazione.

  • Mi piace! 1
DarkAdrenaline
Inviato

Infatti continuo a dire che non sto parlando solo della quantità di cose che sai, sto parlando di gente meritevole, preparata, carismatica, che sa relazionarsi con la gente.

Certo che se uno sa tutta l'enciclopedia treccani a memoria e poi non sa manco dire "ciao" a una persona , non è meritevole.

Io mi riferivo all'evento in cui capita che gente che non sa manco distinguere fra ha ed a viene premiata.

le volte che sono state premiate persone in maniera giusta io l'ho sempre ammesso e sono sempre stata contenta per loro.

Vincent
Inviato
Infatti continuo a dire che non sto parlando solo della quantità di cose che sai, sto parlando di gente meritevole, preparata, carismatica, che sa relazionarsi con la gente.

Solamente una piccolissima percentuale dei professionisti racchiude in se le suddette qualita'.

Il fatto che tu, cosi' come molti altri (tra cui me), PROBABILMENTE non ne faccia parte, non e' motivo di polemica ma motivo di normalita'.

Hitomi Tanaka e' una giapponese che pesa 45kg, non ha un filo di cellulite, e ha una settima/ottava di seno.

Bell'esempio di ragazza, ma non penso che altre giapponesi si lamentino di tutto cio' - e' normale che non abbiano un fisico del genere e probabilmente solo altre 2-3 giapponesi condividono tali qualita', chiamiamole cosi'.

Io mi riferivo all'evento in cui capita che gente che non sa manco distinguere fra ha ed a viene premiata.

Specialmente nel privato - succede molte meno volte di quante uno possa credere.

Ovviamente sui giornali vanno gli episodi che fanno scalpore, non quelli che non creano nulla.

  • 2 settimane dopo...
trout_man
Inviato (modificato)

Bravo Vincent... hai tirato fuori un concetto interessante di cui quasi mai si parla.

In Italia si straparla di meritocrazia al pari delle altre parole vuote che girano e rigirano nel c.d "dibattito pubblico" (ossia negli articoli autoreferenziali della stampa più paludata). E' una parola al pari di "crescita", "riforme", "austerità", "migrante", "integrazione" e quant altro. Tutte parole svuotate di contenuto e rese positive per tutti: vale a dire dei significanti privi di significato al quale ognuno dà il senso che vuole e il senso che gli piace.

Meritocrazia come detto da Vincent significa etimologicamente "far comandare a chi merita" o in senso più ampio "far andare avanti chi merita". Il fatto che se qualcuno va avanti c è qualcuno che deve per forza andare indietro in Italia è purtroppo sconosciuto anche tra le nostre generazioni. O siamo tutti bravi o niente... Tutti contro i "raccomandanti", i "nullafacenti" e così via.. pero' guai a parlare di test di valutazione agli insegnanti, guai a parlare di demansionamento, guai a parlare di ritarare le pensioni.

Insomma tutto bene a parole, purchè non si tocchi "la base comune". Allo si faccia una scelta di campo e si dica chiaro: a noi non importa un cazz della meritocrazia (è un punto di vista, esistono paesi socialisti e ideologie socialiste che ben si addicono a questi concetti...)

PS: altro punto importante IMHO è definire il concetto di "merito". Come dice Van Halen... beh merito si sposa con produttività ed efficienza, come dice Martina merito si sposa con responsabilità e soft skill. L'avere due lauree 110L, rimanere in ufficio fino alle 22 tutte le sere, farsi 20 master all'anno, dire sempre sì ai capi, beh... non deve essere la VIA per il successo, è solo stakanovismo unico a leccaculismo. Si giudichino i risultati e le abilità individuali e non la mole di lavoro e la presunta "cultura" per titoli ed esami (non rosico eh, anch io ho il mio bel 110L, ma già dopo i primi mesi di lavoro ho imparato a tenerlo buono giusto per abbellire il CV e niente più)

Modificato da trout_man
  • Mi piace! 1
DarkAdrenaline
Inviato

Potete scrivere il pezzo esatto dove io ho scritto che chi prende 110 e lode deve essere premiato?

La laurea per me è un pezzo di carta, né più né meno.

Ho parlato di università perché ovviamente nel mio lavoro le conoscenze le devi avere, le devi acquisire in qualche modo: dove si acquisiscono? All'università, luogo in cui ci sono tante cose che non vanno, ma che serve per ottenere quel famigerato pezzo di carta.

Continuo a ribadire che parlo di gente che meriterebbe di andare avanti e che non ci va perché non ha le conoscenze adatte.

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