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black mamba
Inviato
1 minuto fa, Winstonblu ha scritto:

Le mie esigenze non sempre devono venire prima di quelle altrui, anzi. E paradossalmente, sempre secondo me, questa cosa del mettersi un po' da parte riescono a farla meglio proprio coloro che sono più centrati, più completi, perché non hanno bisogno di ribadire attraverso tiri alla fune psicologici chi è il più forte, ammesso che esista un più forte.

Credo che il succo sia qui. Quando sai chi sei e cosa vali non ti servi dell'altro per dimostrarlo. E anche un passo indietro, qualche volta, non è una tragedia o un complotto, ma semplicemente uno spostare il peso sulla bilancia della relazione che stava cominciando a pendere -un po' troppo- dalla tua parte

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OldPlayer
Inviato
2 ore fa, Kain ha scritto:

Pero' vedi @OldPlayer, cosi diventi parte del problema.

Non puoi parlare di essere innamorato al 100%, mettendolo al top della scala desiderabile, quando in quello stato sei distruttivo per tutti. Soprattutto per te stesso.

Quando passi le giornate ad ululare alla luna

A contare i petali dei fiori.

A fare qualsiasi cosa ti venga chiesta di fare.

A lasciare lavori con prospettiva ( a vantaggio di entrambi)

A deperirti fisicamente

A non pensare a niente.

 

Quello non è il 100%

Quella è una degenerazione tossica da cui devi fuggire.

Perche quando sei cosi non potrai mai fare del bene ne a te né a lei.

 

Lasciamo questa visione del 100% alle riviste online che devono attirare click.

 

Il mio 100%, ad esempio, è quando "il pensiero di lei"  diventa un additivo per farmi fare meglio nella vita.

Per fare piu' cose. Magari col sorriso.

Per creare visioni condivise.

Cose da fare.

E farle.

 

Non per stare 24 ora al giorno ad accarezzare una foto.

Con le forze neanche per farsi una sega.

 

E purtroppo è avvilente che venga visto questo come simbolo dell'essere ""VERAMENTE INNAMORATO".

 

 

Kain purtroppo nelle coppie c'è sempre uno che è più innamorato dell'altro.....e questo porta chi è più amato ad approfittarsene. ....fortunatamente, almeno per quello che vedo, più passano gli anni e meno possibilità hai di innamorarti. 

Come giustamente ricordava qualcuno di voi occorre comunque stare con qualcuno con cui ci sia chimica.

Secondo me se c'è un po di chimica, indipendenza e qualche obiettivo comune, allora può durare.

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F-Knight
Inviato

Cari,

grazie mille per il vostro contributo al dibattito. Per rendere tutto meno astratto vi racconterò la storia di una persona che mi sta davvero a cuore e che sta proprio ora vivendo i dubbi relativi alla sopravvivenza di una LTR in bilico e si sta interrogando su quali cure possano essere somministrate al paziente malato.

La storia:

Lui di qualche anno più grande di lei (lei 30) si conoscono a lavoro. Dapprima si odiano, due galli nello stesso pollaio. Entrambi caratterialmente forti, entrambi provenienti da un passato piuttosto difficile; lei abbandonata dal padre che poi ritorna in età adulta, con una madre che non la considera in favore del fratello 10 anni più grande e molto meno meritevole, impara presto a non apparire mai debole o bisognosa e a diventare il maschio di casa; lui ha subito un'infanzia fatta di emarginazione, derisione e solitudine, col tempo ha sviluppato una corazza adamantina (all'esterno) e un carattere da leader, ma dentro di sé non sa volersi bene, non riconosce le proprie qualità e ha paura, troppa paura, di provare ancora solitudine.

Inizia un progetto di lavoro insieme, ci vuole poco, davvero poco che scocchi la scintilla. Mentalmente i due si trovano immediatamente, fatti della stessa pasta, si capiscono come mai nessuno prima. Lei convive, da anni. Resiste resiste ma poi cede. Inizia una storia complessa, sofferta, ma autenticamente appassionata. Il sesso più bello che entrambi abbiano mai fatto: la connessione, l'indole e la testa sono troppo simili con in più lui naturale dominante e lei naturale submissive, a letto. Match perfetto. Il sesso, il dialogo, gli interessi tutto li travolge. Si innamorano, di quell'amore viscerale che cela sempre un po' di odio, un po' di non detto, un po' di paura.

Lei stenta a lasciare il suo compagno, con cui sta bene, si sente tranquilla, si sente in equilibrio, mentre con lui litiga tanto, troppo, a causa dei loro caratteri forti  e dei pregiudizi che ciascuno ha nei confronti dell'altro (lei sa che lui è stato  libertino in passato e rivede in lui la  figura paterna abbandonante; lui teme la grande autonomia di lei, non si sente al centro del suo mondo e non riesce ad accettarlo). Lui insiste ma quando non ottiene ciò che vuole molla la presa e va con un'altra.

Ci esce per un po', ci sta bene, è carina, ma lei non regge il confronto tanto che a lui manco si alza. Lei (la protagonista del racconto) scopre il tutto, va fuori di testa, si spoglia del suo ego e della sua corazza e si dichiara pronta a lasciare il tipo. Lui tentenna, vuole che lei paghi per un po' la sofferenza che lui ha provato nel vedere lei restare  per tanti mesi col fidanzato mentre lui stava uno schifo. L'estate scorsa lui molla quell'altra e si riavvicinano. Dopo l'estate lei molla il tipo, ma dichiara subito che non vuole correre, che la cosa  migliore  sarebbe staccarsi per un po' per resettare, ma non lo farà perché ha paura di perderlo.

Lui accetta. Inizia un rapporto fatto di innumerevoli litigi per gelosia (di lei che non gli aveva perdonato che fosse andato con un altro senza dirglielo) e per incomprensioni. Ma fatto anche di momenti splendidi di grande condivisione. Ma il rapporto, in senso assoluto, non funziona. Lei fatica troppo a lasciarsi andare e ad accettare un nuovo uomo nella sua vita; non si fida di lui. Non vuole mai dormire a casa di lui. Non lo fa mai entrare nella casa che condivideva con l'ormai ex, quando litigano trasuda rancore perché lui  le aveva fatto perdere un uomo buono con cui stare in equilibrio. Anche lui è esaurito e la sente distante. Comincia ad avere sospetti, poi confermati, che ad un certo momento lei avesse ripreso a vedersi con l'ex. Ad un certo punto lei va da lui e glielo confessa fra le lacrime. Stava troppo male con lui e il porto sicuro le era sembrato un rifugio meraviglioso. Lui aveva già le prove del fatto che si fossero visti.

Resta lucido, si mette nei panni di lei e dopo aver smaltito la rabbia, le dice che ciò che lei aveva fatto era umano anche se sbagliato. Lei si rende conto dell'errore, chiede perdono pronta a chiudere nuovamente con l'ex e lui accetta. Riprendono per alcuni mesi, in modo molto più sereno, ma  il verme del sospetto e della sfiducia si è insinuato in lui e lo rende insicuro ed un po' paranoico. Inizia la fase del declino. Lui ha paura di perderla, paura che lei non ci tenga abbastanza, che possa di nuovo tornare dall'ex o peggio, con uno nuovo. Pressa per vederla di più, chiede rassicurazioni e conferme, si dimostra insicuro.

E in quel delicato tiro alla fune che è il rapporto amoroso, più lei si allontana e più lui cerca di colmare la distanza dando proprio quelle conferme e rassicurazioni che vorrebbe tanto ricevere. Si inzerbinisce e lei presto si scoccia: in fondo, pensò lei non era l'uomo forte e Alpha di cui si era innamorata, ma una mammoletta bisognosa, senza capire che lui stava semplicemente agendo in preda alla paura.

Si parlano chiaro una sera, lei dice che cosi non va, lui riprende per un attimo lucidità e ammette che no, così non può andare, è meglio chiudere. Lei sotto shock acconsente. Passano poche ore lei si fa sentire, di colpo sembra di nuovo coinvolta, innamorata, appassionata come all'inizio. Non vuole perderlo, dice lei, ha troppa paura della devastazione che la fine di quella "sgorbia storia" potrebbe crearle. Chiede di tramutare quella fine-fine in una pausa. Lui acconsente. Sta malissimo, ma si sente anche un po' liberato. Si sentono poco nei giorni a seguire, entrambi razionalizzano, ricaricano le batterie, resettano il core. Si rivedono e decidono di continuare, di imparare a mediare, di venirsi di più incontro.

I mesi passano e siamo ad oggi. Il rapporto migliora indubbiamente; lei continua tuttavia a non voler dormire da lui, a mantenere molta autonomia e lui continua ad essere piuttosto geloso anche se si fa molto di più i cazzi suoi, ricordando, finalmente, che tipo di uomo era prima che lei arrivasse nella sua vita. Programmano due settimane di vacanza insieme. La terza settimana che hanno a disposizione lei vuole poterla fare con i suoi amici fraterni "sono abituata così" dice "loro (una ragazza e un ragazzo gay dichiarato) sono la mia famiglia e ogni estate passiamo una settimana  insieme". Lui accetta, stranito più che altro perché mai una donna gli aveva concesso una settimana di libertà. Concordano che la settimana ognun per sé coincida, a livello temporale, per entrambi; poi il "fattaccio": senza dire nulla a lui lei si organizza con gli amici che, non essendo disponibili per la settimana inizialmente concordata, chiedono di anticipare. Lei accetta  e solo dopo aver preso i biglietti lo dice a lui. Lui resta di sale. La sua donna l'aveva lasciato totalmente fuori dal processo decisionale, non gli era mai successo. Dice che avrebbe preferito essere informato prima anche perché ora le settimane di lontananza fra loro sarebbero state due e non una. E qui il crac: "se per te restare lontani due settimane è un problema" dice lei "per me non lo è, abbiamo due modi diversi di intendere la coppia".

Lui ci resta di merda mi chiama, non sa che fare, pensa che a lei non freghi un cazzo. Io sono in difficoltà perché potrebbe essere così, è vero, ma potrebbe anche essere che semplicemente lei non sia una donna dipendente e needy ma sia davvero una persona autonoma in buona fede. Lui sente di nuovo che  il controllo, già poco, gli sfugge dalle mani. Non sa cosa fare per riportare equilibrio. Ora lei è via con quegli amici. Si sentono tutti i giorni: lei gli scrive, manda foto, lo chiama ma lui mi dice "F, non è dolce. Non un mi manchi, ti penso o altro. Racconta quello che fa e basta". Io non so cosa dirgli. Non capisco se lei non è coinvolta abbastanza o è semplicemente il suo modo di fare, più "maschile" della media. Eppure prima di partire lei gli ha detto che lo ama. Boh

Non so  cosa consigliargli perché non capisco se, ora che sono nella fase due della tripartizione delle relazioni del mio post inziale, lui sia ancora in tempo per ripristinare un equilibrio (e se sì come fare) o se sia troppo tardi. In fondo lei semplicemente non lo mette al centro del suo mondo come lui era abituato ma non sta facendo, a voler essere onesti ed imparziali, nulla di male . Non so quindi che diamine consigliargli.

Voi che ne dite?  

PapuPetagna
Inviato

Dico che questi due non sono fatti per stare insieme. Troppi tira e molla, troppa precarietà. Se non riescono a remare dalla stessa parte nemmeno nella scelta delle vacanze, che progetto di coppia possono portare avanti insieme?

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OldPlayer
Inviato

Secondo me il tuo amico dovrebbe tornare il predatore che era prima sia per riavvicinare lei sia per crearsi le alternative. 

Due tipi così è già tanto se arrivano a 2/3 anni

Canadair
Inviato

Knight, sei tu il tuo amico ?

Se così fosse cambia tutto e cambia la percezione della situazione. Compreso che tu la abbia riportata in terza persona

Se non fossi tu, allora ne riparliamo

F-Knight
Inviato
17 minutes ago, Canadair said:

Knight, sei tu il tuo amico ?

Se così fosse cambia tutto e cambia la percezione della situazione. Compreso che tu la abbia riportata in terza persona

Se non fossi tu, allora ne riparliamo

Canadair,

no, se fosse un problema mio ne parlerei senza problemi in prima persona, figurati, mi sono già sputtanato più volte su IS. Si tratta di un mio carissimo amico

Winstonblu
Inviato

Posso essere pragmatica? Consiglia il tuo amico di ripensarci a settembre, questo non è il periodo giusto per riflettere sulle relazioni...;)

Si godano i giorni che passeranno insieme, quelli che passeranno con gli amici, per poi ritrovarsi con le castagne più contenti e rilassati. 

Premesso che, secondo me, lei a lui ci tiene, io un po' la capisco, poco empatica, "il processo decisionale è mio e me lo gestisco io", abituata a farsi i cazzi suoi....

Ecco, se dovessi parlare con lei le direi che tutto questo è giustissimo, ma che poi prima o poi arriverà un momento in cui lei stessa, perché da quello che dici non mi sembra una scema, capirà che per far funzionare bene gli ingranaggi e i meccanismi della relazione ci sono degli accorgimenti da rispettare.

Uno di questi appunto è comprendere l'altro nel proprio processo decisionale, ma non è una cosa che una impara in un giorno se non ci è abituata. Perché è faticoso, perché a volte implica discussioni che non si hanno voglia di fare, perché significa mettersi in discussione praticamente sempre.

Il secondo è quello che dicevo prima, riuscire quando è il caso ad anteporre le esigenze del suo uomo alle sue. Ma anche qui, stesso discorso di sopra. 

Ma aldilà di quelli che sono i punti di arrivo di queste riflessioni, che per lei possono ovviamente essere molto diversi dai miei, ci deve essere la volontà da parte sua di riflettere su queste cose, di iniziarla questa riflessione. Andare oltre alla monolitica affermazione "la mia visione della coppia è questa" o "io sono così", ed essere disposti ad ascoltare anche quella dell'altro. 

E se fatta bene, con la giusta modalità di comunicazione (ossia al di fuori di eventuali liti, senza la pressione del ti voglio imporre a tutti i costi il mio modo di vedere le cose) è una bellissima riflessione da fare in due, con calma, nel tempo.

Dovrebbero parlare di più i tuoi amici, parlare nel senso di confrontarsi, e secondo me il tuo amico non deve aver paura di sembrare bisognoso a dire che la pensa in modo diverso su determinate cose, che vuole dalla relazione determinate cose e non altre, non si è bisognosi a dire che la si pensa diversamente. Si diventa bisognosi quando si mettono in atto ricatti emotivi per condizionare le scelte dell'altro. Ma non mi sembra che il tuo amico lo stia facendo. 

Non credo di esserti stata molto d'aiuto, anche perché nel pratico non so cosa potrebbe fare il tuo amico di diverso da quello che sta facendo, ma per quello ci sono gli uomini qui che sapranno consigliare sicuramente meglio di me.

 

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Kain
Inviato

Io comprendo l'autonomia del processo decisionale e tutte quello belle cose li. Sacrosante.

Ma se prima torni con l'ex (e già li saresti da sopprimere. Sia per Lui che per l'ex)  ...  e poi, fatti i piani per le vacanze, cambi tutto e fai quello che vuoi alla faccia degli altri e metti solo di fronte al fatto compiuto... quello non è processo decisionale autonomo.

Quello è che vuoi farti gli affari tuoi e non te ne frega niente di nessuno fuori da te.

L'autonomia è una bella cosa. 

Ma non puo' esimersi dal rispetto per l'altro/a.

E' come dire che "non sono abituata a rispettare le altre persone. Sorry ...."

Lei potrà sempre fare quello che vuole. Ci mancherebbe.

Ma deve dare la possibilità agli altri di fare lo stesso.

Il suo processo non puo' influire coercitivamente su quello di un'altra persona.

 

Se fosse per me, in autunno ci si rilassa da sola con le castagne.

Non ti dico facendoci cosa  ...

Con affetto ... 🤗

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