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PURPLE BLACK
Inviato
2 ore fa, purple pill ha scritto:

 

Cara quasi omonima Purple.  

le persone che in questo forum vengono chiamate psycho (che è un termine fuorviante che non significa niente, e che spesso viene usato come marchio d'infamia per ragazze che, sentita puzza di bamboccio, saggiamente se la danno a gambe) rientrano più o meno tutte nei criteri diagnostici dei cosiddetti disturbi "cluster b".

Ora, due di questi disturbi, cioè il narcisistico e l'antisociale - entrambi piuttosto vicini alla psicopatia tout court -  si caratterizzano per la quasi totale assenza d'empatia, e quindi per l'incapacità di riconoscere la genuinità delle emozioni altrui e di sperimentarne di proprie complesse (ad es. la gioia o la tristezza per qualcosa che sia successo a qualcuno. Sono invece capacissimi di provare rabbia o invidia, che in effetti pervade quasi tutta la loro vita) 

Questo succede perché la capacità d'emozionarsi di queste persone - e quindi di provare autenticamente gioia, affetto, preoccupazione, tristezza, soprattutto per gli altri - è stata letteralmente prosciugata (dai genitori, dalle circostanze, dalla vita ecc.) 

come si traduce questo nella realtà? semplificando molto: non è che le emozioni queste persone non le manifestino. E' che molto presto imparano a farlo per imitazione. Ad esempio: sanno che ai funerali bisogna intristirsi, e quindi mettono su la faccia triste e magari qualcuno abbozza pure un pianto. E si convincono sia quella la tristezza.  

Si dice infatti che uno dei modi in cui quasi tutti riescono a sgamare istintivamente un narcisista è percependo una sorta di "vuoto" che queste persone emanano nelle situazioni emotive. Se le emozioni di una persona si riducono quasi sempre a un fatto formale, è facile che alla fine sia il partner ad accorgersene. 

 ora, posto che superati i 30  tutti quanti ci ritroviamo a riflettere e fare bilanci, quello che succede è che man mano che si invecchia questi disturbi tendono ad avere una qualche remissione; e nel frattempo molto spesso può verificarsi l'insorgere di depressioni più o meno lievi o pesanti. E paradossalmente è proprio a quel punto che qualcuno può iniziare a rendersi conto (spesso solo in una piccola e remota frazione della coscienza) di avere qualcosa che non va. Ed ecco che, ogni volta che si rimane soli un po' troppo a lungo, cominciano a spuntare queste domande scomode tipo "ma perché non me ne frega mai davvero un cazzo di quello che succede agli altri?"; "perché non mi sento mai davvero triste quando qualcuno se ne va,  e ogni volta devo ridurmi a fingere?"

 

Ora, quello che accomuna narcisisti e sociopatici, è  che per la maggior parte della vita sono assolutamente impermeabili alla coscienza di sé, e quindi a riconoscere di essere portatori di un disturbo e di essere stati causa di sofferenza per tot persone. Con le crisi di mezza età, questa coscienza può ripresentarsi (quasi sempre in maniera molto superficiale e inconcludente) ma spesso questo capita soltanto quando la vita presenta conti salati (solitudini, mancanza di obiettivi, assenza di affetti duraturi)

 

Se nel mio post di ieri ho voluto portate l'attenzione sulle emozioni è perché, per quanto a volte possano essere una merda, restano comunque il sale della vita. E se si vive una vita da analfabeti emotivi, magari ci si risparmiano un sacco di pianti e rotture di coglioni, ma poi capita che a 45-50 anni cominci a farsi strada l'angoscia d'esser stati attori in una farsa. 

 

ora, tu mi chiedi se sei una psicopatica. Non lo so, non potrei saperlo in ogni caso. 

Però ricordo tempo fa di averti visto chiedere consigli riguardo a tuo marito, che stava male per questioni vostre, e a me la tua preoccupazione nei suoi confronti sembrava genuina. Ed era quel genere di preoccupazione che di solito a una narci-sociopat è preclusa, perlomeno a quei livelli. 

Però ripeto, non lo so. Soltanto uno specialista potrebbe dirtelo con certezza, e anche a lui servirebbe tempo per capirlo (dopodiché, in alcuni casi, ad esempio quello di un analista un po' cialtrone, andrebbe in crisi e cercherebbe di scaricarti senza dirti nulla). 

ma comunque non credo

Ti ringrazio per il chiarimento.

No, direi che non è esattamente il mio caso.

Io provo emozioni. Alle volte meno “forti” e sentite di altre persone, forse. Quello che mi risulta molto difficile è esternare i sentimenti.

Sofferenza, rabbia, amarezza, gelosia, ma anche gioia e gratitudine sono cose che mi imbarazza far vedere che provo.

Non voglio farli vedere perché sono nervi scoperti sui quali posso venire attaccata.

Ma ora, complice come hai detto tu, l’età. Sento il peso della solitudine che, questo tipo di atteggiamento mi ha procurato.

Il mio distacco dal emotività era presa come un disinteresse alle persone.

Quello che mi fa un po’ paura e che ora ho imparato a manifestare la rabbia e il dolore. La gioia e l’affetto, soprattutto l’affetto, restano intrappolati dentro ragnatele, in maggior ragione con le persone che più mi stanno vicine.

Sento che questo mi allontanerà ancora di più dal instaurare una vita sociale come la vorrei.

Tisana
Inviato
21 ore fa, PURPLE BLACK ha scritto:

Forse ho capito male io. Pensavo proprio a quel tipo di donna lì.... 

La femme fatale però potrebbe in una qualche maniera aderire allo stereotipo della psycho. Deve essere potente e crudele, ma sopratutto figa. La femme fatale è una tentatrice sensuale,  il fatto che sia psycho va bene, alla fine deve distruggere la psiche degli uomini.

Anna Achmatova ha scritto molto di femme fatale. Come dipinti direi che Tamara Lempicka va bene per ispirarsi. 

Poi c'è La Belle Dame sans Merci di Keats, una ballata in cui la dama inviluppa gli uomini nella sua rete e li annienta rendendoli pallidi. 
Ci sono  le Vampire di Baudelaire, Cleopatra di Gauthier, che ammazza gli uomini dopo averli chiavati. Loro sono belle ed affascinanti, esprimono l'archetipo dell'amore carnale. 

Poi c'è la famosa principessa Salomè, che è una ammaliatrice, ma anche lei è una donna fatale. 

Fosca l'ho già citata prima, in quel caso la femme fatale è una malata debosciata. 

Per trarre una generalizzazione direi che la femme fatale è una che riesce a far cadere i maschi e a farli cedere per rovinarli. Non dico che debba essere necessariamente bella over 7, ma almeno dev'essere attraente ed affascinante. Una donna che fa finta di essere una femme fatale fa solamente ridere, specialmente se non è figa. 

Nella contemporaneità invece le femme fatale di riferimento sono quelle tipo Eva Green, oppure Trinity di Matrix. Anche Catherine Tramell, la tizia di basic instinct va bene, è figa e ha cultura e fascino, una donna tosta insomma. 

 

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