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Inviato
3 ore fa, TADsince1995 ha scritto:

So di cosa parli. Io ci sto ancora lottando, ogni giorno.

Si può fare.

Benvenuto!

Grazie 1000 per il tuo benvenuto!

Non che adesso sia tutto semplice e in discesa per il sottoscritto, anzi, ma perlomeno le cose più agghiaccianti credo di essermele lasciate definitivamente alle spalle.

In passato ho fatto tantissime cazzate. Alcune davvero belle grosse. Cose che possono distruggere la vita di una persona per sempre. Dire che ho fatto disperare i miei genitori (e non solo...) è un banale eufemismo.

Mi sono, di frequente, chiesto come abbia fatto a "salvarmi" da me stesso. Fino a qualche anno fa le risposte (scontate) che mi davo erano, all'incirca, queste: la mia famiglia, il contesto sociale, gli amici e un pizzico di culo.

In parte sì... ma anche no.

Poi un bel giorno, all'improvviso, ebbi l'illuminazione. Senza starla a tirare troppo per le lunghe, mi capitò di osservare un paio di persone - che conosco piuttosto bene - in situazioni nelle quali avevano torto marcio.

...Cioè col loro comportamento non solo si stavano mettendo nei guai essi stessi, ma stavano facendo del MALE e cagionando un danno anche ad altre persone incolpevoli le quali, giustamente, si erano incazzate abbestia.

Ciò che mi stupì fu la totale mancanza di consapevolezza, riguardo le reali implicazioni negative, di ciò che i 2 tizi avevano appena perpetrato, a danno di poveri innocenti che non c'entravano una mazza.

...Mancanza di consapevolezza la quale si accompagnava, addirittura, a una sicumera incrollabile circa la "giustezza" del proprio modo di agire.

Mi feci un esame di coscienza: ma io, quando ho fatto del male agli altri, avevo questo stato d'animo? Inoltre: ero davvero in grado di mantenere, addirittura, questo grado di estrema sicurezza in me stesso?

La risposta che mi diedi fu questa: no.

E poi, riflettendoci meglio, ho anche capito perché mi sono salvato da me stesso: ogni volta che ho fatto del male, ogni volta che avevo torto marcio... sentivo di avere la coscienza SPORCA.

Per quanto mi sforzassi di trovare una qualche sorta di giustificazione, per quanto cercassi di dire a me stesso che chiunque in quella situazione avrebbe fatto la stessa cosa... in ogni caso non potevo fare a meno di sentirmi una merda.

Ecco: sentirmi una merda mi ha salvato dal diventarlo veramente.

Tod
Inviato

Benvenuto e... grazie.

In tre post mi hai dato uno spunto di lettura - Theodore Kaczynski, che leggerò e che auspico abbia lo stesso effetto induttivo anche sul mio spirito - uno artistico e uno di psicologia comportamentale.

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Makk
Inviato

"Sehnsucht"

E io che pensavo che il romanticismo fosse finito a metà Ottocento.

Ma sei più un Manzoni o uno Schlegel?

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Inviato
15 ore fa, Tod ha scritto:

Benvenuto e... grazie.

In tre post mi hai dato uno spunto di lettura - Theodore Kaczynski, che leggerò e che auspico abbia lo stesso effetto induttivo anche sul mio spirito - uno artistico e uno di psicologia comportamentale.

Grazie 1000 per il benvenuto. Mi fa piacere sapere di averti dato alcuni spunti da approfondire.

Inviato
11 ore fa, Makk ha scritto:

"Sehnsucht"

E io che pensavo che il romanticismo fosse finito a metà Ottocento.

Ma sei più un Manzoni o uno Schlegel?

Di Manzoni apprezzai moltissimo la magistrale caratterizzazione psicologica di determinati personaggi. Tuttavia, al di là di questo, direi il falso se ti dicessi che lo adoro.

Di Schlegel riconosco di certo la grande importanza storica per la nascita del romanticismo, ma ammetto di non averlo mai approfondito più di tanto.

Se ti dovessi citare un paio di nomi che incarnano alla perfezione lo spirito romantico, per quello che è il mio sentire, allora ti direi: Wagner e Friedrich

Ciò detto, al di là di quelle che possono essere le definizioni accademiche, personalmente per Sehnsucht mi riferisco al mio sentirmi eternamente inquieto e alla continua ricerca di nuovi lidi e territori da esplorare e colonizzare. Il che non significa che io sia infelice o insoddisfatto della mia esistenza, anzi.

È che non riuscirei mai e poi mai a sentirmi appagato da "sistemato". E ora NON mi riferisco solo in termini sentimentali/relazionali con l'altro sesso. Il "sistemarmi" lo percepisco come un limite statico, una sorta di tirare i remi in barca, che, nel medio/lungo periodo, finirebbe solo per creare ristagno emotivo, noia e insoddisfazione.

Volendo citare un vecchio e poco conosciuto proverbio: "Quando sei verde cresci, quando sei maturo marcisci."

Oggi, purtroppo, il termine "romanticismo" è stato degradato e viene usato a sproposito quasi solo per riferirsi a comportamenti/atteggiamenti penosamente mielosi, sdolcinati, da zerbini e da froci.

Ragion per cui, soprattutto in ambito seduttivo, c'è la tendenza a dire che l'uomo dovrebbe mostarsi sempre alpha (termine questo che si presta a 1000 e più fraintendimenti), freddo, imperturbabile, in perfetto controllo delle proprie emozioni... e GUAI a mostrare a lei, specie i primissimi tempi, qualsivoglia tipo di comportamento "romantico".

...Il che, lasciamelo dire, è assolutamente AGGHIACCIANTE!

Io sono un romantico viscerale e l'essere tale è stato (ed è), per me, un valore aggiunto di STRAORDINARIA EFFICACIA in ambito seduttivo/relazionale. E ora non sto parlando solo di relazioni a lungo termine, ma anche di brevissimi flirt durati soltanto una manciata di giorni.

Magari, quando avrò un po' più di tempo, mi piacerebbe dedicare un vero e proprio post molto approfondito sul rapporto romanticismo-seduzione...

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Inviato
3 minuti fa, > Mark < ha scritto:

Di Manzoni apprezzai moltissimo la magistrale caratterizzazione psicologica di determinati personaggi. Tuttavia, al di là di questo, direi il falso se ti dicessi che lo adoro.

Di Schlegel riconosco di certo la grande importanza storica per la nascita del romanticismo, ma ammetto di non averlo mai approfondito più di tanto.

Se ti dovessi citare un paio di nomi che incarnano alla perfezione lo spirito romantico, per quello che è il mio sentire, allora ti direi: Wagner e Friedrich

Ciò detto, al di là di quelle che possono essere le definizioni accademiche, personalmente per Sehnsucht mi riferisco al mio sentirmi eternamente inquieto e alla continua ricerca di nuovi lidi e territori da esplorare e colonizzare. Il che non significa che io sia infelice o insoddisfatto della mia esistenza, anzi.

È che non riuscirei mai e poi mai a sentirmi appagato da "sistemato". E ora NON mi riferisco solo in termini sentimentali/relazionali con l'altro sesso. Il "sistemarmi" lo percepisco come un limite statico, una sorta di tirare i remi in barca, che, nel medio/lungo periodo, finirebbe solo per creare ristagno emotivo, noia e insoddisfazione.

Volendo citare un vecchio e poco conosciuto proverbio: "Quando sei verde cresci, quando sei maturo marcisci."

Oggi, purtroppo, il termine "romanticismo" è stato degradato e viene usato a sproposito quasi solo per riferirsi a comportamenti/atteggiamenti penosamente mielosi, sdolcinati, da zerbini e da froci.

Ragion per cui, soprattutto in ambito seduttivo, c'è la tendenza a dire che l'uomo dovrebbe mostarsi sempre alpha (termine questo che si presta a 1000 e più fraintendimenti), freddo, imperturbabile, in perfetto controllo delle proprie emozioni... e GUAI a mostrare a lei, specie i primissimi tempi, qualsivoglia tipo di comportamento "romantico".

...Il che, lasciamelo dire, è assolutamente AGGHIACCIANTE!

Io sono un romantico viscerale e l'essere tale è stato (ed è), per me, un valore aggiunto di STRAORDINARIA EFFICACIA in ambito seduttivo/relazionale. E ora non sto parlando solo di relazioni a lungo termine, ma anche di brevissimi flirt durati soltanto una manciata di giorni.

Magari, quando avrò un po' più di tempo, mi piacerebbe dedicare un vero e proprio post molto approfondito sul rapporto romanticismo-seduzione...

Sturm und drang e romanticismo, che è tutto fuorché stasi e appiattimento delle emozioni

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Ambasciatore
Inviato (modificato)

Benvenuto da uno che ha iniziato a scrivere qua sopra da poco.

Chiedo venia se in un altro 3d del forum sono stato un pò scortese nell'intervenire a gamba tesa su una cosa che avevi scritto. In realtà è una sorta di reazione di "fastidio" associato alla sensazione che persone di sicura intelligenza come te non riescano a fare l'ultimo passo, smetterla di giudicare gli altri secondo i propri principi. Naturalmente finiamo per farlo tutti, anche chi sulla propria amoralità ci riflette da 20 anni.

L'dea che mi sono fatto è che più che essere amorale tu abbia semplicemente una morale diversa dagli altri, fatta di lealtà, coerenza, "non voler essere una merda".

Chiedo scusa per l'invasione.

Modificato da Ambasciatore
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senza nome
Inviato
14 minuti fa, Ambasciatore ha scritto:

Benvenuto da uno che ha iniziato a scrivere qua sopra da poco.

Chiedo venia se in un altro 3d del forum sono stato un pò scortese nell'intervenire a gamba tesa su una cosa che avevi scritto. In realtà è una sorta di reazione di "fastidio" associato alla sensazione che persone di sicura intelligenza come te non riescano a fare l'ultimo passo, smetterla di giudicare gli altri secondo i propri principi. Naturalmente finiamo per farlo tutti, anche chi sulla propria amoralità ci riflette da 20 anni.

L'dea che mi sono fatto è che più che essere amorale tu abbia semplicemente una morale diversa dagli altri, fatta di lealtà, coerenza, "non voler essere una merda".

Chiedo scusa per l'invasione.

Amorale come principio di senza morale, in senso assoluto, non esiste, poiché un principio primo- voglia anche essere il piacere o seguire se stessi-ogni persona deve metterlo come pietra miliare e ultima,pena la follia e/o incompleto stato di non movimento o forse(con moltissime mie riserve)il divenir divino.

L'amorale,come enunciata da mark,assomiglia molto alla non morale predicata secoli orsono,su cui si basano le credenze vampiriche,cioè come diversa morale rispetto alla coeva morale predominate,divenendo cosi, agli occhi di molti, amoralità.

Ambasciatore
Inviato
Adesso, senza nome ha scritto:

Amorale come principio di senza morale, in senso assoluto, non esiste, poiché un principio primo- voglia anche essere il piacere o seguire se stessi-ogni persona deve metterlo come pietra miliare e ultima,pena la follia e/o incompleto stato di non movimento o forse(con moltissime mie riserve)il divenir divino.

L'amorale,come enunciata da mark,assomiglia molto alla non morale predicata secoli orsono,su cui si basano le credenze vampiriche,cioè come diversa morale rispetto alla coeva morale predominate,divenendo cosi, agli occhi di molti, amoralità.

Esiste una differenza tra seguire e rispettare un valore a cui si attribuisce "validità", e l'agire scegliendone uno nella consapevolezza che non vale niente, che lo hai scelto a caso e che rispettarlo o meno non ha valore positivo nè negativo.

Non ho capito il riferimento al divenir divino.

Con questo la smetto di insozzare la presentazione :12_slight_smile:

Inviato
Il 17/11/2017 alle 12:20 , Ambasciatore ha scritto:

Benvenuto da uno che ha iniziato a scrivere qua sopra da poco.

Chiedo venia se in un altro 3d del forum sono stato un pò scortese nell'intervenire a gamba tesa su una cosa che avevi scritto. In realtà è una sorta di reazione di "fastidio" associato alla sensazione che persone di sicura intelligenza come te non riescano a fare l'ultimo passo, smetterla di giudicare gli altri secondo i propri principi. Naturalmente finiamo per farlo tutti, anche chi sulla propria amoralità ci riflette da 20 anni.

L'dea che mi sono fatto è che più che essere amorale tu abbia semplicemente una morale diversa dagli altri, fatta di lealtà, coerenza, "non voler essere una merda".

Chiedo scusa per l'invasione.

Ti ringrazio molto per il tuo benvenuto e anche per il "di sicura intelligenza". Non ti considero affatto scortese per il tuo intervento nell'altro mio post, anzi. Hai semplicemente espresso una tua sacrosanta opinione, dandomi così modo di chiarificare e specificare meglio - anche a me stesso - il mio punto di vista su una determinata questione.

Ammeto che, più spesso di quanto vorrei, ancora adesso mi pizzico, a volte, ad avere atteggiamenti morali. Come, ad esempio, questi qui di seguito:

  • Quando dico cose che non penso realmente, solo per piacere a qualcuno.
  • Rattristarmi se una persona, di cui ho stima, manifesta un'opinione contraria alla mia.
  • Quando do del presuntuoso a qualcuno.
  • Provare rabbbia, per più di qualche minuto, se una donna delude le mie aspettative.
  • Non essere capace di dire di no, per timore che l'altro si risenta.
  • Eccetera...

La morale ha SEMPRE a che fare con un "dover essere", il quale, in realtà, viene postulato unicamente nelle nostre menti... nei nostri pensieri... e quest'ultimi, quando usati in maniera disfunzionale, rappresentano la peggiore e più TOSSICA materia di scarto che possiamo produrre.

Anni fa incontrai una donna che, per molti versi, rappresentava l'ANTITESI di ciò che, a livello ideale nella mia mente, doveva essere una donna... e me ne innamorai perdutamente. Lei mi ricambiò, in modo sincero e spontaneo. Tuttavia finii per avvelenarmi perché, troppo spesso, interpretai alcuni suoi comportamenti come una "evidente" mancanza di rispetto e/o di amore nei miei confronti.

Passai un anno tremendo. Uno dei più sofferti della mia vita. Spesso mancava l'appetito. Non avevo motivazioni per alzarmi la mattina dal letto.

Avevo persino difficoltà a lavorare... mancava la concentrazione... mancavano le energie... o meglio essere c'erano, ma si trasfiguravano in un vulcano incandescente in piena che mi stava sommergendo!

In alcuni giorni, addirittura, percepivo come un plumbeo e opprimente senso di morte, che mi schiacciava inesorabilmente alla superficie del suolo terrestre.

Finii per odiarla visceralmente, nonostante non mi avesse MAI fatto nulla di che.

...Poi, alla fine, quasi per un miracolo, guarii.

Cosa era succeso?

Molto semplicemente: mi arresi.

Smisi di  voler avere ragione. Smisi di cercare, per me stesso, delle patetiche giustificazioni MORALI.

...Riconobbi che lei era solo uno specchio, che mi aveva mostrato le mie MISERIE di cui mi vergognavo profondamente, senza però volerlo mai ammettere a me stesso.

È stata una delle esperienze più significative e SACRE della mia vita.

Non so se, come tu dici, io abbia davvero una morale diversa dagli altri. Cerco semplicemente di non pensarci. Di non essere questo o quello... ma solo di ABBANDONARMI.

L'abbandono... chi ha espresso, in modo mirabile, questo concetto fu quel genio assoluto di Carmelo Bene:


O anche, volendo citare un altro grandissimo, Maestro Eckhart: "Tutto sarebbe donato a chi rinunciasse a se stesso assolutamente, anche per un solo istante."

Per quanto riguarda il discorso di lealtà e coerenza, non mi interessano. Non sto dicendo che "disapprovo", dico solo che non mi interessano.

...Se mi dessi questi valori, o anche altri, come punti ri riferimento, farei soltanto la fine delle onde citate da Cioran: "Se le onde si mettessero a riflettere, crederebbero di avanzare, di avere uno scopo, di progredire, di lavorare per il bene del Mare, e finirebbero per elaborare una filosofia sciocca quanto il loro zelo."

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