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asbunti
Inviato (modificato)
17 minuti fa, Manuelaaa89 ha scritto:

Sono uscita con un altro

Questa è un'ottima cosa che stai facendo per TE.

 

Cita

Un po’ , ancora , me la sento di fregare ma mi sono accorta che mi stavo uccidendo con le mie stesse mani 

Fai bene e te lo meriti: piace a tutti crogiolarsi un po' nelle proprie sveture, credo sia catartico e ci fa sentire vivi 🙂. L'importante è non rimanerne invischiati, e mi sembra che sei sulla giusta via per uscirne.

Modificato da asbunti
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Inviato
14 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Una parte di me, una parte importante che fiorisce e profuma nella verità, nella giustizia e nella bellezza, che marcisce e si deteriora nella menzogna e nell'ingiustizia, nella vergogna e nella bruttura... sussurra che in passato ce ne siamo fregati molto di più di far soffrire o meno una che come sola colpa aveva di esser nata prima o di non essere bellissima.

Ma non voglio ascoltarla, è scomodissima. 

E se non ci alziamo in piedi ed affermiamo che abbiamo paura della sua reazione, alla percezione volontaria di soffrire... 

Quella parte di noi diventa un po' più putrida, si vede negli occhi corrotti, disonesti, sfuggenti delle persone. Da quanto tempo non parlano in verità, giustizia e bellezza. 

Quantomeno a se stessi. 

Una società non libera genera individui, sentimenti ed azioni non libere.

Una società non libera fa da nido a piccoli bambini che fanno cose, vedono cose, apprendono cose in seno a vincoli, limiti rigidi, schemi ripetuti, stereotipie, in mancanza di assoluta libertà.

Quegli stessi bambini che saranno gli adulti di domani nel rispetto del grosso cerchio della vita, che parte da un punto che è allo stesso tempo inizio e fine, in un perpetuarsi continuo, imperterrito, assolutamente giusto e naturale, dove la libertà è insita nella natura stessa senza la necessità di doverlo dire o dimostrare.

Una natura costituita da parti che si adattano le une con le altre in un gioco fluido, spontaneo, come una danza leggera, elegante, raffinata nella sua semplicità e, contemporaneamente, complessità.

Una società non libera crea il presupposto indotto che quella danza possa essere interrotta, giostrata o manipolata così come un chimico inserisce un reagente in ampolla generando una reazione.

Da osservatori a sperimentatori.

Con la pelle degli altri e tramite la pelle degli altri.

La libertà di poter sperimentare su noi stessi e tramite le nostre idee, o presunte tali, di poter vivere con ampia elasticità e variegatura i rapporti con le persone, con gli animali, con le cose vive o astratte, si è ormai ridotta ai minimi termini, essendo noi relegati a quegli schemi di cui sopra, alle linee guida, ai protocolli, al sentito dire, al si è sempre fatto così, a preconcetti culturali (spesso con ampia base religiosa) su cui nessuno ha mai voluto dibattere, o è stato fatto tacere, alle doverizzazioni e sillogismi che di logico hanno solo il nome.

In nome poi di quale logica?

Questo è alla base del mettersi in discussione, che denota poi una certa apertura mentale, una disponibilità al conosciuto e all'ignoto, che caratterizza le persone coraggiose, forti, che abbracciano con coscienza e consapevolezza ciò che gli viene incontro come una grossa opportunità, sia che possa dargli esito positivo che negativo.

Una opportunità perché, indipendentemente dal risultato, ti lascia qualcosa di cui ne farai tesoro e che ti servirà non per partire prevenuto in una situazione futura analoga (errore che è alla base del bias cognitivo secondo cui provare una esperienza già vissuta ti porta sempre allo stesso esito, portandone all'evitamento preventivo), ma per partire con una bagaglio culturale di conoscenza ed esperienza che ti potrà permettere di riformulare la realtà esterna, quindi quella interna, in un modo più composito, e ti permetterà di adattarti in maniera più fine e precisa, e di apprendere ancora ed ancora, ma con maggiore efficienza.

Comportamento alla base del nostro sistema di funzionamento che condividiamo con tutte le specie, sia in senso microscopico (a partire dalla cellula, dagli organelli e dagli atomi che li compongono), che macroscopico, quindi più evidente.

Una società libera accoglie le idee e coloro che si fanno carico di sforzarsi per produrle e poi di confrontarle, generando altre idee in maniera sinergica ed esponenziale, nel contesto di un clima di cooperazione e produttività, di scoperta e di sfida proattiva, funzionale.

Una società non libera reprime quelle idee, reprime l'attesa, la contemplazione, il processamento più attento e meticoloso, il lavoro di artigianato, il dettaglio, la dolcezza delle forme e la loro sinuosità, reprime la fantasia e tutti i colori che da essa derivino.

E struttura i palinsesti televisivi e più in generale l'informazione e la cultura di massa sul romanticismo, sull'ideale dell'amore romantico e sulle pratiche della meditazione cadendo in una contraddizione tanto lapalissiana quanto sottaciuta.

_____

Suturavo ieri la cute con un filo riassorbibile, le donne di sala ripetevano le solite tiritere che nel momento in cui mi fossi innamorato non avrei fatto più questi discorsi, frutto di considerazioni e di una ideologia che mi accompagna e che condivido oramai con tutte le persone che mi circondano, senza nascondermi e ricevendo sempre le stesse obiezioni, che denotano una certa psicopatologia delirante di base e quasi omogeneamente diffusa.

Sorridevo, chiudendo la cute, e le consigliavo vivamente di studiare, leggere libri e poi di riparlare con me, non con tono presuntuoso o saccente, ma con la consapevolezza che stavano parlando due attori con background completamente diversi ed asimmetrici, di cui uno (in realtà un coro) frutto di derivazioni socio-culturali molto forti e radicate.

Sarebbe sostanzialmente originata solo una lotta tra poveri per chi avesse ragione e chi torto, senza portare poi effettivamente nulla né all'uno né all'altro, i giochi a somma zero che in molti qui conosciamo.

Non erano loro che parlavano, lo so bene, non era la loro voce, o meglio, erano le loro corde vocali che pronunciavano quelle parole, ma non potevano essere loro.

Viaggiavano e viaggiano tutt'ora a luce spenta.

Come quando parlo con uomini fidanzati della libertà che voglio "concessa" e di conseguenza "concedo" alle donne con cui mi relaziono, nonostante possa darmi alcune volte sofferenza (ma consapevole e in nome di una libertà dell'altro che nemmeno dovrei concedere perché non mi appartiene), e vedo gli occhi di loro sbarrati, impauriti, perché in fondo sanno, ma si ingannano di non sapere e cambiano discorso perché gli diventa scomodo continuare.

Suturavo e sorridevo, anche se onestamente ho alzato un pò la voce quando ho sentito dire che si entra in relazione o si adottano figli per colmare dei vuoti, lì proprio ho sentito la necessità di zittirle aggiungendo che quello è il motivo principale per cui si adottano cani, con i quali si parla in umanese e si continua a praticare il gioco di mamma e figli da adulti.

Però poi hanno iniziato a farmi domande, ad incuriosirsi, intravedendo in fondo un pò di luce.

Quella luce che ti permette di schiarire la ragione e vivere in stati più o meno temporanei di flusso, dove fai le cose vivendole appieno senza sprofondare in elucubrazioni di tipo paranoide ed andare in cortocircuito.

La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce; non pensa a sé, non si chiede se la si veda oppure no. Silesio

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Inviato
6 ore fa, Thetraveller87 ha scritto:

 

Scusa ma mi sa che del discorso di V non hai compreso il succo

Seempree assssecondare shhh. 

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Inviato
7 ore fa, Thetraveller87 ha scritto:

Non mi è chiara una cosa: poniamo caso che un uomo, che desidera avere un rapporto aperto riesca a trovare una ragazza che è d'accordo sull'impostare la relazione in questo modo.

Lui può frequentare anche altre e anche lei fa lo stesso.

Poniamo caso che entrambi abbiano superato i 30 e abbiano una certa stabilità economica che gli consentirebbe di mettere al mondo un figlio garantendone una crescita a sana.

Figlio di cui iniziano a sentire il bisogno, sia se vogliamo per un fatto biologico (siamo progettati, dall'evoluzione o da una qualunque entità superiore X che più si preferisce, per portare avanti la specie, è innegabile) sia per una considerazione pratica (i figli, se cresciuti con amore e responsabilita, dovrebbero in teoria assicurarsi che i genitori trascorrino una vecchiaia quantomeno gradevole, o perlomeno, assicurarsi che non finiscano in uno spizio in cui un giorno sì e uno no ti picchiano o con una badante che ti sposa per la cittadinanza e poi ti abbandona non appena la demenza senile avanza.)

In quest'ottica, il padre quale garanzia avrebbe che il figlio è suo?

Non sono scemo, so bene che neanche il matrimonio ti da tale garanzia.

L'unica garanzia può essere data dal test del DNA.

Ma il test del DNA è stato inventato solo nell'84 se non sbaglio.

La conseguenza di affermare la necessità del test del DNA è che si condiziona la bontà della strategia "coppia aperta" all'invenzione umana del DNA. Che significa che prima dell'83 la coppia aperta non era un soluzione ottimale in quanto, se la donna ha rapporti con più uomini, la probabilità che sia stata fecondata da un'altro è molto più alta.

E lei potrebbe essere propensa a farmi credere che il figlio dell'altro sia il mio in quanto posseggo un portafoglio più ampio.

La mia perplessità, deriva dal fatto che, si può anche affermare che plausibilmente il concetto comune di amore romantico monogamo è stato imposto dalla società per giustificare alcune sue storture.

Vedo la logica dietro tale ragionamento e la capisco anche.

Vedo come la società consumistica moderna ci vomita adosso un concetto distorto di amore in cui pochi intravedono la matrice originale in quanto sprovvisti degli strumenti necessari per capire perlomeno se stessi.

E il risultato è una serie di rapporti malati e perversi.

Questo non toglie però che l'originale sentimento di amore romantico/sessuale monogamo è stato oggetto di racconti epici, romanzi e persino di parte di testi religiosi sacri (esempio Cantico dei Cantici). Ed è anche il motore di azioni positive e costruttive. Molto prima che la società masticasse e trangugiasse tale sentimento trasformandolo in altro.

 

Questo per dire che forse un alternativa al test del DNA come garanzia di paternità esiste. Ed è l'amore romantico/sessuale monogamo condiviso da entrambi.

Magari non è una soluzione perfetta. E neanche sarà ragguingibile da tutti. Però è una soluzione, che quando è solida, può dare anche origine a un rapporto solido e reciproco.

O almeno così mi piace pensare/sperare

Ti ho risposto per un'ora. Ho toccato col pollice "backpage" sul mouse ed è sparito il post. 

Un minuto di raccoglimento in memoria del compianto Germano Mosconi. 

Ora devo andare, ci torno. 

Spoiler

Poi sono andato al piano di sopra da Katana a fare un bel respiro per ritrovare balance... 

Lei ha detto che le dispiace sia sparito il post. 

Le ho detto che mi dispiacerebbe se una sfiga total random riuscisse a distogliere la mia attenzione da ciò che è davvero importante. 

Cosa, è davvero importante? 

Tu, il fatto che desideri un caffè coi biscotti al burro, vado a preparartelo. 

Oh, sììì ma lo faccio io, ne ho proprio voglia. 

Lo faccio io, è diverso, ha un sapore diverso quando qualcuno fa qualcosa per te. 

 

Doom Head
Inviato
On 9/1/2020 at 2:49 PM, Manuelaaa89 said:

Perché un ex nega di frequentare un altra? Alla fine ho contattato lei, e mi ha confermato la loro frequentazione , mentre lui poche ore prima aveva negato di avere frequentazioni. Dopo un mese lasciati , perché bloccarmi ovunque e non avere il coraggio di dirmelo? Mi ha lasciato dopo tanti anni

Non è "domanda rivolta agli uomini" ma "domanda rivolta a tutti quelli che lasciano".

Anche la mia ex (donna) se l'è negata di frequentare un altro dopo 3 settimane dalla nostra rottura.

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AALLEEEXXX
Inviato
58 minuti fa, ^'V'^ ha scritto:

Nel Rat Park fu usata solo morfina sia sul gruppo di controllo in gabbia che nel Rat Park. 

Rat Park che però nasce per stressare la teoria, nata dagli anni '60 agli '80, secondo cui la droga sia addictiva ed irrinunciabile, per cui da bannare e basta. 

Teoria nata osservando i ratti in gabbie e Skinner Box in molte osservazioni con cocaina, eroina, amfetamina, morfina ed altre droghe. 

Per cui ho sbagliato a ripescare il ricordo, in effetti nel Park di cui parlavo si trattò di sola morfina, e il tutto però nasceva da studi con ogni droga inclusa coca. 

A cosa ci servono studi come questi? 

Quando l'impero colonialista inglese tra il 18esimo e il 19esimo secolo tolse i clan tribali di nativi dal Canada dai loro territori tribali estensivi e li stipò in riserve, presero i loro figli e li misero in scuole dove imparare la lingua e la cultura dell'uomo bianco e fu vietato ai nativi di parlare la loro lingua.

Essi iniziarono a fare mille cazzate a causa dell'alcool. 

Prima dell'arrivo degli inglesi loro avevano tutti i problemi degli umani. Guerre tribali, malattie, ecc. Tutti i problemi degli inglesi eccetto uno: non sono riportati casi rilevanti di dipendenze nella loro storia. 

Invece divennero dipendenti dall'alcool, dalle droghe, dalle relazioni disfunzionali, divennero dipendenti. Praticamente tutti, adolescenti e adulti. 

La versione ufficiale che girò (e che fu insegnata a me a scuola) era che loro non fossero geneticamente pronti a processare l'alcool e non lo reggessero, fossero geneticamente vulnerabili, per cui la soluzione, che non funzionò, fu quella di proibirlo. 

Parlo dell'alcool e non delle altre droghe, perché il ratto isolato socialmente e culturalmente consuma la droga che più gli è messa a disposizione, morfina nel caso del gruppo di controllo, alcool nel caso degli indiani. 

Indiani il cui isolamento sociale e culturale venne prodotto distruggendo i fondamenti della loro vita culturale, tirati via dalle loro terre tradizionali, rompendo le famiglie per mandare i figli nelle scuole coloniali, impedendo ai figli di imparare la lingua dei genitori, proibendo le loro cerimonie religiose, screditando la loro medicina e i loro usi e costumi. 

E quando l'unico sfogo possibile per la frustrazione diventa l'alcool ( o la droga più facilmente ottenibile, morfina per i nostri ratti)... vietarlo. Cornuti e mazziati. 

Ecco... cosa ne pensi di quei paesi che confinano il maschio in un abitacolo di cemento con una sola donna e poi vietano con forza la prostituzione? 

Si possono chiamare colonie, sì? Riserve. 

Cui pro dest? 

Intanto grazie mille per la risposta Aivia, a chi giova non lo so però ho voglia di andare in Thai perchè ho per sbaglio messo su tinder la posizione "all the world" e mi sono arrivati messaggi troppo sexy per essere italiani.

Tornando al discorso droghe, in sud e nord america, in australia ecc. le antiche tribù e clan utilizzavano droghe allucinogene e non, sia per i lori riti sacri sia per essere più forti e pronti nella caccia. 

Ma in realtà tantissime droghe sono state utilizzate nel corso della storia senza che ci sia stata dipendenza, a volte intossicazioni ma essenzialmente perchè si sbagliava il dosaggio magari.

Anzi ci sono delle teorie secondo cui determinati tipi di funghi allucinogeni, comunemente usati da varie tribù, abbiano contribuito alla formazione del nostro cervello per com'è ora.  (Fonte principale: libro Food of the Gods di Terence McKenna)

 

 

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Inviato
11 minuti fa, AALLEEEXXX ha scritto:

 

Tornando al discorso droghe, in sud e nord america, in australia ecc. le antiche tribù e clan utilizzavano droghe allucinogene e non, sia per i lori riti sacri sia per essere più forti e pronti nella caccia. 

 

Dicevo che non sono riportate storie della tradizione orale circa l'esistenza di dipendenze, che fossero usate le piante e i funghi per l'effetto psichico che possono indurre, è una certezza. 

Un uso rituale o contestualizzato (ad esempio caccia o guerra) è diverso dalle dipendenze private. 

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AALLEEEXXX
Inviato
2 minuti fa, ^'V'^ ha scritto:

Dicevo che non sono riportate storie della tradizione orale circa l'esistenza di dipendenze, che fossero usate le piante e i funghi per l'effetto psichico che possono indurre, è una certezza. 

Un uso rituale o contestualizzato (ad esempio caccia o guerra) è diverso dalle dipendenze private. 

Sisi non volevo controbattere o correggere, anzi concordavo e volevo solo dire che appunto nonostante utilizzassero droghe per riti sacri e caccia non ne erano dipendenti

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