gort [Partecipante] 2567 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 16 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Al massimo chiederei perché non siano dei droni a consegnarle e perché quella biomassa abbia ancora un mestiere in mano, che può fare un drone. Esiste già. Spoiler Sulle versioni volanti sono sicuro che qualcuno ci stia lavorando. Perché non funziona. Spoiler Preferisco non scrivere le pene che farei provare a subumani di questo genere. ^'V'^ ha reagito a questo 1
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 174537 Inviato 20 Novembre 2022 Questo è un messaggio popolare. Inviato 20 Novembre 2022 12 ore fa, ArmandoBis ha scritto: Avrei una domanda. Se devi giudicare qualcuno su competenze nelle quali l'aspetto caratteriale non è preminente, come fai? Parlo proprio di questo topic in PREDATOR SOCIAL STATUS 3 o 4, non ricordo. Penso 3. Ossia del fatto che esistano due enormi scuole di pensiero che racchiudono studi, metastudi e ricerche sul ranking. Si fanno la lotta, ma entrambe hanno ragione ed hanno un fottio di conferme empiriche. Spoiler Ci sono da un lato i funzionalisti che hanno un corpo studi enorme che dimostra come se c'è gerarchia, ranking, un sopra e un sotto, efficacia e dividendi del gruppo siano aumentatissimi. E hanno ragione. Dall'altro l'approccio criticista va a vedere le carte e nota che abbiamo bias. Tanti. I quali in alcuni campi di applicazione (quelli complessi in cui io non so valutare le tue competenze e tu non sai valutare le mie) fanno sì che un gruppo egualitario ne sovraperformi uno gerarchico. Hanno ragione entrambi. Se io, te e altri siamo ingegneri e dobbiamo costruire un ponte, siamo tutti in grado di capire la task competence di quello di noi che ne ha costruiti già tre mentre noi lo abbiamo "solo" studiato, e di seguire le sue direttive e dargli credibilità. Se ci fossero due di pari livello tra noi, che hanno già costruito ponti, allora si nota che la scelta automatica (a chi viene dato il 46% degli sguardi e dell'attenzione di gruppo) ricade non sull'andare a calcolare chi abbia un briciolo di task competence in più o in meno. Ma su dettagli che l'approccio criticista chiama bias, e che a volte lo sono, a volte sono semplicemente euristiche sviluppatesi in milioni di anni per una ragione. Dettagli come la voce più profonda, la maggiore sicurezza di sé, la virilità ecc. Noi sappiamo per istinto che se uno è più maschio ci possiamo aspettare che perda meno la testa sotto pressione, che se c'è un problema nel fare il ponte trovi soluzioni invece che colpevoli tra noi strillandoci accuse "da checca", che abbia un maggiore fair play, giustizia ad esempio nell'attribuirci i turni di lavoro in modo equo e non per simpatie o per tramare le sue ragnatele sociali. Questo tipo di virile credibilità mostra in un sacco di ricerche di funzionare molto meglio in un gruppo rispetto al semplice affidarsi alla task competence, lì dove uno magari è capace di svolgere un compito, ma non ha auto controllo, giustizia, ricerca di soluzioni al posto di colpevoli, prosocialità. Il discorso sulla prosocialità apre un altro mondo cui adesso faccio appena accenno. Ad essere il miglior cacciatore di tutti, in competizione con loro, non si acquisisce rispettabilità e ranking. Ad essere il miglior cacciatore e farsi esempio per altri, andare con loro a caccia e condividere il cinghiale, la task competence è la stessa, ma la prosocialità fa sì che gli altri allochino ranking al soggetto. L'approccio funzionalista nota con una mole di studi impressionante come questo funzioni per il bene del gruppo, e a quali condizioni. L'approccio criticista nota - hanno ragione anche loro - che abbiamo bias per cui scambiamo la socievolezza per prosocialità. C'è tra noi uno che parla poco, ma che se ci fosse una bomba nel supermercato rimarrebbe lui facendo iniziare a scappare tutti, per tagliare il filo blu o rosso, col 50% di chance di morire. Ma è difficile vedere indizi di questa sua attidudine. Invece c'è un altro che ti chiede come stai, che parla con tutti, che prende un caffè con tutti. Questo è socievole e tendiamo ad ammantarlo di prosocialità, ma forse sarebbe il primo a scappare in quel supermercato. Chiuso il tema della prosocialità, che è vastissimo, torniamo alla credibilità maschile. Da una parte vediamo che non solo funziona a far performare molto meglio un gruppo. Il che, nella nostra evoluzione significa la differenza tra vivere o morire di fame e di aggressioni. Ma in più si sono viste le condizioni in cui funziona meglio, e sono che la gerarchia sia a tre livelli, non due e non quattro (in linea con l'organizzazione operativa dei Ninja Clan che ho cercato di portare qui dal 2012) e se c'è, differenza di testosterone. Ossia, un gruppo in cui ci sono soggetti con meno testo e virilità del leader che ne ha molto, sovraperforma un gruppo in cui "ci sono troppi cuochi in cucina". Troppi soggetti ad alto T, hanno da risolvere prima una battaglia interna per boss game, per poter operare sull'esterno in modo coordinato ed efficace. Ma allora qual è il problema del bias, se virilità e credibilità maschile funzionano per fare il bene di chi fa parte del team? Il problema è che questa cosa è tanto vera e nota alle nostre viscere, che la usiamo in automatico come criterio selettivo anche quando non c'è la task competence. La competenza. La nostra evoluzione ci ha così scritto dentro che vale sempre e solo la pena affidarsi a chi è più saldo nelle emozioni, auto controllato, virile e credibile, con la voce più bassa... Che è diventato il primo criterio di scelta ed affidamento. Anche se manca la competenza. Avevamo detto che tra due ingegneri capaci, scegliamo d'istinto di dare credibilità ed attenzioni a quello più fermo, virile, serio, con indici di ricchezza di T, meno lunatico e suscettibile a sbalzi d'umore, vendettine del cazzo covate mesi, più diretto, giusto, leale e imparziale. E questo funziona molto meglio, nel costruire il ponte, che affidarsi a quello capace quanto lui, competente quanto lui, ma preda dell'umore del giorno e delle sue trame e simpatie personali, incapace di mantenere i nervi saldi quando non tutto fila liscio. Solo che in questo esempio il task è a narrow focus, semplice: fare un ponte. E tutti siamo ingegneri, parliamo la stessa lingua. Siamo assolutamente capaci di valutare chi di noi abbia già esperienza di ponti e abbiamo il linguaggio tecnico per comprendere la loro competenza, parlano la nostra stessa lingua. E' un compito semplice, fare un ponte. Nel senso che è un compito isolato, di cui capiamo la competenza specifica. In questo caso scegliere spontaneamente di seguire a parità di competenza il più credibile, serio e virile - se anche prosociale - ha senso e sovraperforma di molte misure chi non lo fa. Ma nella vita molte volte ci troviamo, come sottolinea l'approccio criticista, a valutare una competenza che noi non possediamo, parlata in un linguaggio che non padroneggiamo. Ad esempio io se andassi a votare, dovrei andare a votare uno che secondo me è più bravo di altri a fare la manovra finanziara, la nuova legge di bilancio... solo che non sono un economista come te. Ma che cazzo ne so di chi ha la task competence. Allora in questi casi, che nella nostra vita sono quotidiani, giacché non conosciamo il lavoro specifico e specializzato di tutte le altre persone cui ci dobbiamo affidare, tenderò naturalmente a scegliere usando direttamente il "bias" della credibilità virile. Il che ha moltissimo senso se so valutare la competenza e c'è, competenza in quelle persone, allora scelgo quella più seria e salda, di polso. Ma se non so valutare la competenza, o anche se la situazione è tanto complessa e a focus largo, che la competenza di uno può non coprire tutte le mansioni che dovrebbe coordinare... Fare un ponte richiede grandi capacità ma sono capacità a focus stretto, sono le capacità ingegneristiche di fare un ponte. Molte altre situazioni della vita sono molto più complesse come scenari che si vanno delineando e cui dovrebbe rispondere il leader o la fascia gerarchica intermedia delle tre. Ad esempio sono un economista, voto un economista di cui riconosco la competenza, la so riconoscere, tra quelli competenti uguale è quello più di polso e credibile come uomo... Ma arrivano una pandemia e una guerra di invasione... E ora quello che ho scelto alla leadership per la sua competenza a campo stretto sulla manovra finanziaria... come risponderà? Con che competenze? Ci siamo evoluti con scenari semplici, a campo stretto, dove non succedeva gran che di nuovo da gestire per millenni, e abbiamo sviluppato questa euristica, o anche questa scorciatoia per cui il più virile e credibile, a parità di competenze che siamo in grado di apprezzare e capire, ci dà più giustizia, dividenti, protezione e cibo. Ma questa scorciatoia è diventata automatica nella percezione di competenza e utilità al gruppo, anche quando non vi è competenza, in generale o specifica, sotto. In questo caso abbiamo un bias. Che non è un errore dell'evoluzione, è una scorciatoia che ha mostrato di funzionare benissimo. Ma nel nostro scenario operativo ci sono situazioni in cui arriviamo addirittura ad affidarci ad un incompetente solo perché è credibile, serio e virile, scartando quello (o quella) davvero task competent. I due approcci opposti sbagliano entrambi nel loro sostenere le loro ragioni (opinione). Perché invece di capire, creano tifoserie. Da un lato la tifoseria dell'uomo forte, che ha un numero di conferme di efficacia impressionante. Dall'altro lato la tifoseria del dire che solo i gruppi egualitari funzionino (idea di dimostrata inefficacia) perché c'è il rischio fondato che si scelga a chi affidarsi in base a metriche che non denotano automaticamente competenza, possono essere bias, come il fatto di essere virile, di polso, maschio adulto ecc. Quello che serve a noi, è capire che: Se sono competente, se affilo le mie skill e metto in luce le mie feature... Questo non serve a fare il bene del gruppo perché prima di me verrà visto come più competente uno che è più o meno competente, ma più serio e credibile come maschio. La soluzione non è lamentarsi come una checca che il più competente ero io, perché è così che funziona il criterio selettivo delle persone, e a volte è sacrosanto che sia così. La soluzione non è una sola perché posso o essere competente, prosociale e portato per la credibilità, o magari non sono virile, ed è un altro scenario. Se voglio fare il bene del gruppo perché sono sicuramente competente, devo ANCHE acquisire credibilità, se no seguiranno un meno competente ma più credibile. La prima cosa da affilare sono skill ed esperienza, perché senza quelle sto fregando il gruppo, se anche mi danno attenzioni perché sono credibile ma non ho task competence... sto facendo perdere loro e me, è stupido. Skill e competenza non bastano, non ti segue nessuno senza credibilità e fermezza. A quel punto, Skill, Task Competence e credibilità come uomo (se tu che leggi hai meno di 26-27 anni per il momento lascia perdere il cercare di risultare credibile come uomo, ma inizia a costruirla per dopo) non bastano. Perché serve la prosocialità. Le persone si affidano a chi è più virile e fermo, tra chi ha competenze, ma solo se questi non è in competizione con loro, non vuole dominarli e prendere, ma vuole condividere e operare in sinergia. Tuttavia, come abbiamo visto, anche qui le persone hanno un bias. Scambiano la socialità con la prosocialità. Posso lamentarmene e fare un gesto disperato in cui mostro al mondo che muoio per salvare due foche... e che non mi avevano mai compreso... Oppure posso muovere quel culo e chiamare le persone ogni tanto per sentire come stanno, proponendo di prenderci un caffè, e provando ad ascoltare e fare domande. Magari non è il mio carattere, ma le persone hanno questo bias e se sono davvero prosociale, il modo per farglielo percepire sono piccoli gesti e pensieri, atteggiamenti e condivisioni, ma anche un po' di socialità o socievolezza. Questa era la prima opzione. E' la risposta alla domanda: se ho task competence, e pure una genuina prosocialità, come faccio a farglielo capire per fare sinergicamente meglio il bene del gruppo, incluso il mio? Ecco, invece di lamentarti dei loro bias (e miei, tuoi), devi giocare all'interno degli stessi. Se invece fai finta di essere competente e prosociale, per ricevere attenzioni solo basate sulla tua virilità e accennata socialità... Sei stupido perché sul medio lungo tagli le gambe al gruppo con cui operi in sinergia, perdendoci tu e loro. E, quando questo succede, avresti preferito essere un gregario che il responsabile. Nell'esempio della costruzione del ponte, se poi crolla e delle persone muoiono... Tu non vuoi essere quello che era stato scelto come esempio, coordinatore e capo cantiere solo perché credibile e serio, ma incompetente. Ma non c'è solo la domanda "come faccio allora se sono davvero competente e prosociale, a ficcargli in testa il loro - e mio - vantaggio?" C'è anche la domanda: "come faccio se non sono virile, credibile, serio, ad avere dividendi nella vita?" Semplice, abbiamo visto che i gruppi dove c'è ampia differenza di virilità tra gradi gerarchici sovraperformano quelli in cui ci sono troppi cuochi in cucina. Se questo è il tuo caso, affilando le tue skill, task competence e mettendo in luce le tue feature, puoi essere visto come asset e non come bestia inutile da team dove il cuoco c'è già o si sta scegliendo chi mettere a cuoco. In questo caso devi essere consapevole della nostra umana tendenza a valutare la virilità e credibilità sopra tutto, soprattutto se non capiamo le competenze implicate. Allora devi chiedere aiuto ad altri competenti nel valutare la competenza e preparazione reale di quel particolare "cuoco". Poi ovviamente tra due competenti uguali sceglierete, tu e il gruppo, di mettere in cucina il "cuoco" più credibile e serio, o di legarti al gruppo dove c'è un "cuoco" serio. Ma è altrettanto importante che sappia cucinare e, se tu non lo sai fare, non ti fare problemi a chiedere a chi del mestiere, di aiutarti a valutarne il profilo meramente task competence. Inoltre, osserva bene se è solo socievole o se da piccoli gesti noti che è anche prosociale. yurion, Caraibika, Nessuno8393 e 9 altri ha reagito a questo 6 1 3 1 1
^'V'^ [Aivia Demon] 174537 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 11 ore fa, gort ha scritto: Preferisco non scrivere le pene che farei provare a subumani di questo genere. Magari per loro è tipo essere nella jungla urbana e vedere degli animali di ferro che non capiscono ma che hanno associato alla conquista di pizza. Facile preda. Magari stanno solo andando a caccia e provando a capire il mondo complicato che li circonda, come possono. Un mondo magico in cui aquile d'acciaio sfrecciano nel cielo, draghi di ferro che come carri senza bovi al traino viaggiano sulla strada d'acciaio dell'uomo coloniale. L'uomo che ha un bastone di tuono che esplode rumori e fiamme ed uccide col suo potente maleficio a distanza. Un mondo in cui le persone lontane sono dentro una tavola di vetro piatta, e piccola, che non sai come ci stiano dentro e, se la rompi, non ci sono più, sparite. Noi, messi davanti ad alienware, come reagiremmo? Le conquiste tecnologiche dell'uomo coloniale sono alienware, per persone che sono da cargo cult. Noi, prima di dire subumani, saremmo uguali o diversi, se l'uomo savio del futuro venisse tra noi e ne incontrassimo le giuste opere? Come il cane vive in un mondo magico dove al posto degli alberi e dei ruscelli vi sono porte con maniglie che l'uomo sa azionare, rubinetti che l'uomo sa fare ruscelli, un mondo che non capisce e che lo frastuona, ove può sentire la voce del padrone lontano in un piccolo oggetto, al quale abbaia... Noi come saremmo davanti all'alienware, alle opere che non capiamo dell'uomo del futuro? Come furono i giorni di Noè, così sarà la sua venuta. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito fino al giorno in cui Noé entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti. Così sarà anche la sua venuta. 🖤 Spoiler @Marco_drake Marco_drake e ATTAR ha reagito a questo 1 1
gelsomino [Partecipante] 7826 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 (modificato) 15 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Un giorno la ragazza passa al locale e c'è la convivente che gli sta facendo una piazzata, gli sta alzando la voce faccia a faccia, e lui che tira fuori giustificazioni invece di battere la mano sul tavolo e farla finita. marlon.mp4 Clip da un tram chiamato desiderio Modificato 20 Novembre 2022 da gelsomino ^'V'^ ha reagito a questo 1
gort [Partecipante] 2567 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 @^'V'^ sarà che ho una visione limitata, sarà che empatizzo con le vittime dei soprusi avendone subiti in tempi scolastici, ma vedo / voglio vedere soltanto dei bulli che se la prendono con chi è debole e indifeso. Mi aspetterei e potrei soprassedere a un tale comportamento in un gruppo di bambini, ma non fra ragazzi / uomini adulti consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni. Non è giusto danneggiare la proprietà e il tempo altrui, ma soprattutto distruggere per il gusto del divertimento. Secondo me dovrebbero provare altrettanta distruzione no-sense per capire quanto sono imbecilli. Sempre che abbiamo il QI per capire ed imparare. Ad ogni modo posso condividere il tuo modo di vedere. ^'V'^ ha reagito a questo 1
^'V'^ [Aivia Demon] 174537 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 28 minuti fa, gelsomino ha scritto: marlon.mp4 4.18 MB · 0 download Clip da un tram chiamato desiderio Marco_drake e gelsomino ha reagito a questo 1 1
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 174537 Inviato 20 Novembre 2022 Questo è un messaggio popolare. Inviato 20 Novembre 2022 4 ore fa, gort ha scritto: ma vedo / voglio vedere soltanto dei bulli che se la prendono con chi è debole e indifeso. Mi aspetterei e potrei soprassedere a un tale comportamento in un gruppo di bambini, ma non fra ragazzi / uomini adulti consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni. Purtroppo è proprio tra ragazzi/uomini adulti che si è più consapevoli delle conseguenze delle proprie azioni. La più chiara delle quali è che se avete un anello debole quella è la forza del vostro team. I bambini lo sanno per istinto e le femmine praticano l'esclusione sociale e lo shaming, così una si accartoccia o, provocata, trova la forza di reagire e crescere. I maschi ad escluderli socialmente li hai semplicemente lasciati in pace, allora il modo che usano è la violenza, l'abuso. Così tra le vittime c'è chi soccombe e chi si dà una svegliata, reagisce. Certi studi hanno evidenziato come essere una vittima sia al 70% innato, genetico. Ossia, non è il bullo che ti fa vittima, ma come vittima triggeri reazioni da bulli, se ci sono bulli presenti. Questo può accartocciare alcuni - salvando il gruppo dall'avere un anello debole - e far reagire altri, apportando al gruppo un asset che prima era una liability. La nostra società colpevolizza i bulli, come se fossero loro a creare le vittime. Colpevolizzare la vittima è altrettanto sbagliato. Comprendere a fondo i meccanismi implicati e la loro ratio evolutiva ci può aiutare a dare un vero aiuto a chi è vittima, per fargli prendere in mano la sua vita e smetterla di dar la colpa a fattori esterni, senza però fargliela attribuire a se stesso/a. Il resto è propaganda politica che non sposta di una virgola il fatto che i bambini sono terribili, ragazzi e adulti fanno lo stesso quando vedono un debole, ma lo fanno in modi diversi. Sicuramente non ci fanno affari e non gli viene spontaneo dargli status o scatti di carriera. Alle femmine si secca. Pace. Per fortuna esistono i lubrificanti. Se dici in pubblico che sia sbagliato prendere in giro o a calci nel culo uno perché è cicciobombo... Avrai dei ragazzi obesi in modo severo che ti ringrazieranno e diranno che a scuola li prendevano in giro invece di capire che hanno le ossa grosse. E avrai dei ragazzi forti, vivaci e sportivi con un buon fisico che ti diranno che hai torto perché grazie al fatto di essere stati bullizzati si sono dati una svegliata e si sono messi a fare sport, prima qualche corsetta poco a poco, poi sempre più seriamente. Oppure non erano stati bullizzati fisicamente in modo diretto dai maschi, ma lo erano stati dal rifiuto di quella compagna di scuola che gli piaceva, e avevano pure scoperto che li avesse presi in giro con altre, rendendo così l'accesso al sesso impossibile. Casomai non fosse noto, nessuna fa sesso con uno che le amiche prendono in giro. Questo tipo di cose accartocciano alcuni e svegliano altri. Più che condannare o combattere la tendenza maschile a deprezzare i deboli e la tendenza femminile a mandarli in bianco e deriderli, sarebbe importante concentrarci sui fattori che condizionano quella scintilla, che ad alcuni genera una reazione, ad altri non scatta e finiscono accartocciati. E' possibile innescarla? E' possibile provocare uno e farlo perché abbia una risposta uguale e contraria e si metta back on track, in carreggiata? Se sia possibile con tutti non lo so. So che Frank Farrelly, psichiatra, ci aveva fondato un approccio terapeutico centrato sul cliente e non sul disturbo, la terapia provocativa; e con molti funzionava. Ma ci sono persone che rispondono meglio a piccoli incoraggiamenti che alle provocazioni per farli "svegliare fuori". Se tu sei un gruppo e devi fare affari con qualcuno... ti conviene provocare e così filtrare chi si sveglia e chi si accartoccia. Se sei un genitore o un fratello, non puoi filtrare che figlio o che fratello scegliere, devi agevolare la fitness di quello che hai. Allora in quel caso se l'approccio provocativo non ottiene l'effetto desiderato, più che escluderlo o escluderla suggerirei di provare piano piano ad incoraggiare il soggetto e favorire in lui o lei un Adaptive Mindset. Che è il mio modo per definire e sviluppare il Growth Mindset, concetto della Carol Dweck. Entrambi, il Fixed Mindset e l'Adaptive Mindset, hanno ragione. E' vero che se uno è una vittima questo dipende in gran parte da fattori genetici ereditati, è nel suo temperamento. E' vero al 70%... Ed è altrettanto vero, però, che quel 30% di gioco che si ha è un mondo da esplorare. Alcuni lo esplorano perché presi a calci, alcuni perché incoraggiati e premiati per i loro piccoli sforzi e tentativi. Ti faccio una domanda. Essendo abbastanza evidente dal tuo post che su di te l'approccio provocativo generi diffidenza e chiusura, non reazione. Te la faccio perché le persone si possono trattare male tutte nello stesso modo e ci prendi sempre, invece ognuno di noi come incoraggiamenti e premi ha necessità differenti, che spesso non conosciamo. Potresti fornire una lista di cinque risposte alla domanda... Come so di essere apprezzato? Cosa succede, perché io mi senta apprezzato? Non serve che le scrivi in pubblica, è molto più bello se rispondi cinque volte al giorno per qualche settimana. Questo istruirà il tuo ippocampo a trattenere informazioni per rispondere quando ti succede nelle giornate di sentirtici, trattenendole nella memoria a breve termine. Piano piano potresti notare più spesso quando questo accade, di sentirti apprezzato, ed avere così l'attenzione selettiva rivolta a quei momenti in cui ti senti apprezzato, incoraggiato. Così sai cosa cercare nel mondo e che persone vuoi vicino, perché ora lo vedi. Alexis2, Dream_, Xeniade e 13 altri ha reagito a questo 7 5 2 1 1
^'V'^ [Aivia Demon] 174537 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 4 ore fa, gort ha scritto: Secondo me dovrebbero provare altrettanta distruzione no-sense per capire quanto sono imbecilli. Sempre che abbiamo il QI per capire ed imparare. Questo appartiene al campo della religione e del come dovrebbe essere. Ad esempio molte persone odiano alcuni africani che si fanno le loro figlie. Ma noi non vediamo il Disegno che si va formando alla cieca. Il difetto genetico che rende immuni alla malaria... si diffonde GRAZIE all'incesto. Se in tutte le culture del mondo, in ogni tempo e latitudine si è verificato e si verifica che alcuni bambini attaccano o escludono i più deboli (ma non i disabili o i malati), questo è come è il mondo. Dobbiamo operare nel mondo del come è e non del come dovrebbe essere. Se lo scopo è far funzionare le cose e capirle per usarle a nostro vantaggio. A volte ci sono ragioni sacre, per la sopravvivenza delle tribù Sapiens, dietro cose che ci sembrano sbagliate secondo un qualche riferimento culturale. Cita Ad ogni modo posso condividere il tuo modo di vedere. Quale sarebbe il mio modo di vedere? (Non è una domanda retorica, non ho proprio capito dato che ho mostrato alcuni fatti e le loro conseguenze, e parlato di studi scientifici sul ranking apparentemente contrapposti ma di come si possano conciliare). Non ho parlato del fatto che secondo me sia giusto o sbagliato, o che mi piaccia o meno. Anzi, ho lasciato una briciola di pane per trovarmi quando ho detto che se sono in vacanza dove non mi conosce nessuno non me ne frega niente di come si comporta una casuale con cui sono uscito. Ossia... il fatto che le donne possano comportarsi in modi irrispettosi per l'accompagnatore, non è una cosa su cui ho giudizio personale o per cui voglia drizzarle, semplicemente ne riconosco l'effetto sistemico, in business, networking e dating. Lo stesso che a noi maschi succede con la credibilità, alle femmine succede con la facilità o meno ai rapporti sessuali occasionali. E' stato più volte osservato che se un maschio attraente propone di andare a scopare a diverse donne e ragazze in un campus universitario, la risposta che ottiene è zero o vicina allo zero. Se lo fa una donna attraente coi maschi, la risposta mi pare vada dal 70% al 97%. Questo viene usato per corroborare la teoria sbagliata dell'investimento parentale, per cui la femmina investirebbe di più nella singola gravidanza, ecc. Sembra logica. Ma quello che importa alla femmina non è astenersi dal sesso, è astenersi dal fatto che il geppo sappia che il figlio è di uno più figo e non suo. Astenersi dal fatto che la gente sappia. Per testare questa opzione, hanno ripetuto l'esperimento, modificato. Delle persone hanno una chance sessuale facile con uno attraente del sesso opposto (erano persone scelte per essere eterosessuali). Quando fu isolato completamente il fatto che la gente lo possa venire a sapere, ossia la femmina era in una stanza chiusa, vedeva un tale attraente sullo schermo in foto, le veniva detto che quello lì era in un'altra stanza privata, che l'aveva vista in foto e si era dichiarato disponibile ad un incontro erotico... E le veniva detto che se voleva andarci a scopare poteva uscire dalla sua stanza e, non vista, andare nella stanza accanto dove c'era il tipo... La % di femmine che andarono a scopare con uno a caso fu uguale a quella dei maschi. Ossia quasi tutti/e. Allora possiamo dire che la femmina in vacanza dove non la conosce nessuno ha una difesa della sua reputazione sessuale diversa da quella che ha nel campus della sua facoltà o nella sua città, e che io (non so gli altri) in vacanza dove non mi conosce nessuno ho una flessibilità altissima nella difesa della reputazione e credibilità maschile per il comportamento delle accompagnatrici. Non me ne frega niente o quasi. Zero giudizio, è proprio l'acquisita consapevolezza di come la tua credibilità crolli a terra se le fighe ti mancano di rispetto in pubblico, a farmi evitare se possibile e prevedibile situazioni demenziali. Lo stesso credo lo vivano le femmine circa la loro rispettabilità sessuale, ossia la sensazione di certezza della paternità che riescono a trasmettere con il comportamento "in società": Pare che di trasmettere questa sensazione alla maggior parte di loro non importi nulla se sono sicure della non presenza di testimoni. Va detto, che il modo per accaparrare per i propri figli le risorse di uno potente e di alto status è per metà essere giovane e bella, per metà trasmettere quella sensazione di certezza della paternità. Per cui... c'è molto in ballo e sono da capire come siamo da capire noi se non vogliamo essere visti, non pensati, come coglioni che non hanno nemmeno il rispetto delle persone che si portano appresso. Spoiler "Zero giudizio, è proprio l'acquisita consapevolezza di come la tua credibilità crolli a terra se le fighe ti mancano di rispetto in pubblico, a farmi evitare se possibile e prevedibile situazioni demenziali." A proposito di zero giudizio, mi è successo proprio a Luglio, di essere con due ragazze in un posto dove mi conoscono bene, e che loro si mettessero a dare corda a due tipi che avevano prima chiesto da accendere, poi offerto una sigaretta, poi girato le loro sedie e aggiuntisi al mio tavolo (really?), poi proprio scambiati il contatto. Quelli che credono ci sia il maschilismo o chissà che cazzata, possono pensare che abbia provato rabbia. Invece ricordo di aver provato paura. Delle conseguenze per me. Zero giudizio per loro o rabbia, zero, ma tanta paura. Una sera invece un cameriere in quello stesso locale mi vede entrare e mi chiede se intrattengo una ragazza che compie gli anni. Era con una sua amica. La pista era vuota, prendo uno sgabello, la metto al centro della pista sullo sgabello e inizio a giocare. Lei si divertiva un sacco. Evidentemente si fidava molto della sua amica, anche se la conosceva e l'amica conosceva gente che la conosceva (e il suo ragazzo). Poi l'amica si mette a fare un video col cell, con tanto di faretto. La mia smette di divertirsi, prova evidentemente paura, fa vedere bene in video che mi scaccia via e che è finita sullo sgabello per caso, scende e gesticola ampiamente per dirmi che non ha voglia di giocare. Più tardi in un altro locale la rivedo col suo noioso fidanzato e la capisco. Aveva avuto proprio paura, non rabbia, non disgusto, non mestizia. Paura. Come me quando quelle due ragazze al tavolo con me e portate da casa, si sono messe a scambiarsi il contatto con due casuali, in un posto dove ho delicati equilibri in ballo e mi conoscono da anni. June*, Nessuno8393, Marco_drake e 4 altri ha reagito a questo 4 1 1 1
gelsomino [Partecipante] 7826 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 (modificato) 1 ora fa, ^'V'^ ha scritto: Come so di essere apprezzato? Cosa succede, perché io mi senta apprezzato? Ma cos'è questa una domanda a trabochhetto?!😎 a me personalmente di essere apprezzato non me ne frega un cazzo... forse perché ricade sempre nel campo del giudizio altrui,quindi per la maggior parte di cornuti e puttane... se faccio la COSA GIUSTA , il mio EGO si complimenta e ne provo piacere, in quel caso gli do briglie sciolte, nell'altro se faccio cazzate cerco di lavorarci sopra in maniera certosina, dove ho sbagliato io, e di solito,al netto delle cazzate mie oggettive, il motivo e che ho proiettato sugli altri il mio codice di comportamento e quelli/e col politicamente corretto , quello di cui parli tu tra le righe che succede nel mondo dei grandi,divevo me lo mettono al culo.. quindi ci ho provato ma con me non funziona la tua domanda e risposta mantra e credo non funzionerà o forse è solo una sinapsi corrotta che mi dice che questo automatismo non funzionerà, ma davvero non me ne frega un cazzo di essere apprezzato, forse èerché è tutto così volubile...bohhhhh... A me interessa essere rispettato ,ecco cosa m'interessa, IL RISPETTO, perché se non hai quello sei come foglia al vento, e hai sempre quella paura addosso che possa arrivare il benny blanco di turno e portarti via tutto... stavi per smettere con la vita di merda andartene con una donna fantastica e un cane sciolto di merda ti lascia secco sul binario... LA STRADA TI OSSERVA....SEMPRE... Modificato 20 Novembre 2022 da gelsomino MESSO VIDEO GIUSTO
ArmandoBis [Partecipante] 5475 Inviato 20 Novembre 2022 Inviato 20 Novembre 2022 4 ore fa, ^'V'^ ha scritto: Parlo proprio di questo topic in PREDATOR SOCIAL STATUS 3 o 4, non ricordo. Penso 3. Ossia del fatto che esistano due enormi scuole di pensiero che racchiudono studi, metastudi e ricerche sul ranking. Si fanno la lotta, ma entrambe hanno ragione ed hanno un fottio di conferme empiriche. Mostra contenuto nascosto Ci sono da un lato i funzionalisti che hanno un corpo studi enorme che dimostra come se c'è gerarchia, ranking, un sopra e un sotto, efficacia e dividendi del gruppo siano aumentatissimi. E hanno ragione. Dall'altro l'approccio criticista va a vedere le carte e nota che abbiamo bias. Tanti. I quali in alcuni campi di applicazione (quelli complessi in cui io non so valutare le tue competenze e tu non sai valutare le mie) fanno sì che un gruppo egualitario ne sovraperformi uno gerarchico. Hanno ragione entrambi. Se io, te e altri siamo ingegneri e dobbiamo costruire un ponte, siamo tutti in grado di capire la task competence di quello di noi che ne ha costruiti già tre mentre noi lo abbiamo "solo" studiato, e di seguire le sue direttive e dargli credibilità. Se ci fossero due di pari livello tra noi, che hanno già costruito ponti, allora si nota che la scelta automatica (a chi viene dato il 46% degli sguardi e dell'attenzione di gruppo) ricade non sull'andare a calcolare chi abbia un briciolo di task competence in più o in meno. Ma su dettagli che l'approccio criticista chiama bias, e che a volte lo sono, a volte sono semplicemente euristiche sviluppatesi in milioni di anni per una ragione. Dettagli come la voce più profonda, la maggiore sicurezza di sé, la virilità ecc. Noi sappiamo per istinto che se uno è più maschio ci possiamo aspettare che perda meno la testa sotto pressione, che se c'è un problema nel fare il ponte trovi soluzioni invece che colpevoli tra noi strillandoci accuse "da checca", che abbia un maggiore fair play, giustizia ad esempio nell'attribuirci i turni di lavoro in modo equo e non per simpatie o per tramare le sue ragnatele sociali. Questo tipo di virile credibilità mostra in un sacco di ricerche di funzionare molto meglio in un gruppo rispetto al semplice affidarsi alla task competence, lì dove uno magari è capace di svolgere un compito, ma non ha auto controllo, giustizia, ricerca di soluzioni al posto di colpevoli, prosocialità. Il discorso sulla prosocialità apre un altro mondo cui adesso faccio appena accenno. Ad essere il miglior cacciatore di tutti, in competizione con loro, non si acquisisce rispettabilità e ranking. Ad essere il miglior cacciatore e farsi esempio per altri, andare con loro a caccia e condividere il cinghiale, la task competence è la stessa, ma la prosocialità fa sì che gli altri allochino ranking al soggetto. L'approccio funzionalista nota con una mole di studi impressionante come questo funzioni per il bene del gruppo, e a quali condizioni. L'approccio criticista nota - hanno ragione anche loro - che abbiamo bias per cui scambiamo la socievolezza per prosocialità. C'è tra noi uno che parla poco, ma che se ci fosse una bomba nel supermercato rimarrebbe lui facendo iniziare a scappare tutti, per tagliare il filo blu o rosso, col 50% di chance di morire. Ma è difficile vedere indizi di questa sua attidudine. Invece c'è un altro che ti chiede come stai, che parla con tutti, che prende un caffè con tutti. Questo è socievole e tendiamo ad ammantarlo di prosocialità, ma forse sarebbe il primo a scappare in quel supermercato. Chiuso il tema della prosocialità, che è vastissimo, torniamo alla credibilità maschile. Da una parte vediamo che non solo funziona a far performare molto meglio un gruppo. Il che, nella nostra evoluzione significa la differenza tra vivere o morire di fame e di aggressioni. Ma in più si sono viste le condizioni in cui funziona meglio, e sono che la gerarchia sia a tre livelli, non due e non quattro (in linea con l'organizzazione operativa dei Ninja Clan che ho cercato di portare qui dal 2012) e se c'è, differenza di testosterone. Ossia, un gruppo in cui ci sono soggetti con meno testo e virilità del leader che ne ha molto, sovraperforma un gruppo in cui "ci sono troppi cuochi in cucina". Troppi soggetti ad alto T, hanno da risolvere prima una battaglia interna per boss game, per poter operare sull'esterno in modo coordinato ed efficace. Ma allora qual è il problema del bias, se virilità e credibilità maschile funzionano per fare il bene di chi fa parte del team? Il problema è che questa cosa è tanto vera e nota alle nostre viscere, che la usiamo in automatico come criterio selettivo anche quando non c'è la task competence. La competenza. La nostra evoluzione ci ha così scritto dentro che vale sempre e solo la pena affidarsi a chi è più saldo nelle emozioni, auto controllato, virile e credibile, con la voce più bassa... Che è diventato il primo criterio di scelta ed affidamento. Anche se manca la competenza. Avevamo detto che tra due ingegneri capaci, scegliamo d'istinto di dare credibilità ed attenzioni a quello più fermo, virile, serio, con indici di ricchezza di T, meno lunatico e suscettibile a sbalzi d'umore, vendettine del cazzo covate mesi, più diretto, giusto, leale e imparziale. E questo funziona molto meglio, nel costruire il ponte, che affidarsi a quello capace quanto lui, competente quanto lui, ma preda dell'umore del giorno e delle sue trame e simpatie personali, incapace di mantenere i nervi saldi quando non tutto fila liscio. Solo che in questo esempio il task è a narrow focus, semplice: fare un ponte. E tutti siamo ingegneri, parliamo la stessa lingua. Siamo assolutamente capaci di valutare chi di noi abbia già esperienza di ponti e abbiamo il linguaggio tecnico per comprendere la loro competenza, parlano la nostra stessa lingua. E' un compito semplice, fare un ponte. Nel senso che è un compito isolato, di cui capiamo la competenza specifica. In questo caso scegliere spontaneamente di seguire a parità di competenza il più credibile, serio e virile - se anche prosociale - ha senso e sovraperforma di molte misure chi non lo fa. Ma nella vita molte volte ci troviamo, come sottolinea l'approccio criticista, a valutare una competenza che noi non possediamo, parlata in un linguaggio che non padroneggiamo. Ad esempio io se andassi a votare, dovrei andare a votare uno che secondo me è più bravo di altri a fare la manovra finanziara, la nuova legge di bilancio... solo che non sono un economista come te. Ma che cazzo ne so di chi ha la task competence. Allora in questi casi, che nella nostra vita sono quotidiani, giacché non conosciamo il lavoro specifico e specializzato di tutte le altre persone cui ci dobbiamo affidare, tenderò naturalmente a scegliere usando direttamente il "bias" della credibilità virile. Il che ha moltissimo senso se so valutare la competenza e c'è, competenza in quelle persone, allora scelgo quella più seria e salda, di polso. Ma se non so valutare la competenza, o anche se la situazione è tanto complessa e a focus largo, che la competenza di uno può non coprire tutte le mansioni che dovrebbe coordinare... Fare un ponte richiede grandi capacità ma sono capacità a focus stretto, sono le capacità ingegneristiche di fare un ponte. Molte altre situazioni della vita sono molto più complesse come scenari che si vanno delineando e cui dovrebbe rispondere il leader o la fascia gerarchica intermedia delle tre. Ad esempio sono un economista, voto un economista di cui riconosco la competenza, la so riconoscere, tra quelli competenti uguale è quello più di polso e credibile come uomo... Ma arrivano una pandemia e una guerra di invasione... E ora quello che ho scelto alla leadership per la sua competenza a campo stretto sulla manovra finanziaria... come risponderà? Con che competenze? Ci siamo evoluti con scenari semplici, a campo stretto, dove non succedeva gran che di nuovo da gestire per millenni, e abbiamo sviluppato questa euristica, o anche questa scorciatoia per cui il più virile e credibile, a parità di competenze che siamo in grado di apprezzare e capire, ci dà più giustizia, dividenti, protezione e cibo. Ma questa scorciatoia è diventata automatica nella percezione di competenza e utilità al gruppo, anche quando non vi è competenza, in generale o specifica, sotto. In questo caso abbiamo un bias. Che non è un errore dell'evoluzione, è una scorciatoia che ha mostrato di funzionare benissimo. Ma nel nostro scenario operativo ci sono situazioni in cui arriviamo addirittura ad affidarci ad un incompetente solo perché è credibile, serio e virile, scartando quello (o quella) davvero task competent. I due approcci opposti sbagliano entrambi nel loro sostenere le loro ragioni (opinione). Perché invece di capire, creano tifoserie. Da un lato la tifoseria dell'uomo forte, che ha un numero di conferme di efficacia impressionante. Dall'altro lato la tifoseria del dire che solo i gruppi egualitari funzionino (idea di dimostrata inefficacia) perché c'è il rischio fondato che si scelga a chi affidarsi in base a metriche che non denotano automaticamente competenza, possono essere bias, come il fatto di essere virile, di polso, maschio adulto ecc. Quello che serve a noi, è capire che: Se sono competente, se affilo le mie skill e metto in luce le mie feature... Questo non serve a fare il bene del gruppo perché prima di me verrà visto come più competente uno che è più o meno competente, ma più serio e credibile come maschio. La soluzione non è lamentarsi come una checca che il più competente ero io, perché è così che funziona il criterio selettivo delle persone, e a volte è sacrosanto che sia così. La soluzione non è una sola perché posso o essere competente, prosociale e portato per la credibilità, o magari non sono virile, ed è un altro scenario. Se voglio fare il bene del gruppo perché sono sicuramente competente, devo ANCHE acquisire credibilità, se no seguiranno un meno competente ma più credibile. La prima cosa da affilare sono skill ed esperienza, perché senza quelle sto fregando il gruppo, se anche mi danno attenzioni perché sono credibile ma non ho task competence... sto facendo perdere loro e me, è stupido. Skill e competenza non bastano, non ti segue nessuno senza credibilità e fermezza. A quel punto, Skill, Task Competence e credibilità come uomo (se tu che leggi hai meno di 26-27 anni per il momento lascia perdere il cercare di risultare credibile come uomo, ma inizia a costruirla per dopo) non bastano. Perché serve la prosocialità. Le persone si affidano a chi è più virile e fermo, tra chi ha competenze, ma solo se questi non è in competizione con loro, non vuole dominarli e prendere, ma vuole condividere e operare in sinergia. Tuttavia, come abbiamo visto, anche qui le persone hanno un bias. Scambiano la socialità con la prosocialità. Posso lamentarmene e fare un gesto disperato in cui mostro al mondo che muoio per salvare due foche... e che non mi avevano mai compreso... Oppure posso muovere quel culo e chiamare le persone ogni tanto per sentire come stanno, proponendo di prenderci un caffè, e provando ad ascoltare e fare domande. Magari non è il mio carattere, ma le persone hanno questo bias e se sono davvero prosociale, il modo per farglielo percepire sono piccoli gesti e pensieri, atteggiamenti e condivisioni, ma anche un po' di socialità o socievolezza. Questa era la prima opzione. E' la risposta alla domanda: se ho task competence, e pure una genuina prosocialità, come faccio a farglielo capire per fare sinergicamente meglio il bene del gruppo, incluso il mio? Ecco, invece di lamentarti dei loro bias (e miei, tuoi), devi giocare all'interno degli stessi. Se invece fai finta di essere competente e prosociale, per ricevere attenzioni solo basate sulla tua virilità e accennata socialità... Sei stupido perché sul medio lungo tagli le gambe al gruppo con cui operi in sinergia, perdendoci tu e loro. E, quando questo succede, avresti preferito essere un gregario che il responsabile. Nell'esempio della costruzione del ponte, se poi crolla e delle persone muoiono... Tu non vuoi essere quello che era stato scelto come esempio, coordinatore e capo cantiere solo perché credibile e serio, ma incompetente. Ma non c'è solo la domanda "come faccio allora se sono davvero competente e prosociale, a ficcargli in testa il loro - e mio - vantaggio?" C'è anche la domanda: "come faccio se non sono virile, credibile, serio, ad avere dividendi nella vita?" Semplice, abbiamo visto che i gruppi dove c'è ampia differenza di virilità tra gradi gerarchici sovraperformano quelli in cui ci sono troppi cuochi in cucina. Se questo è il tuo caso, affilando le tue skill, task competence e mettendo in luce le tue feature, puoi essere visto come asset e non come bestia inutile da team dove il cuoco c'è già o si sta scegliendo chi mettere a cuoco. In questo caso devi essere consapevole della nostra umana tendenza a valutare la virilità e credibilità sopra tutto, soprattutto se non capiamo le competenze implicate. Allora devi chiedere aiuto ad altri competenti nel valutare la competenza e preparazione reale di quel particolare "cuoco". Poi ovviamente tra due competenti uguali sceglierete, tu e il gruppo, di mettere in cucina il "cuoco" più credibile e serio, o di legarti al gruppo dove c'è un "cuoco" serio. Ma è altrettanto importante che sappia cucinare e, se tu non lo sai fare, non ti fare problemi a chiedere a chi del mestiere, di aiutarti a valutarne il profilo meramente task competence. Inoltre, osserva bene se è solo socievole o se da piccoli gesti noti che è anche prosociale. Davvero molto interessante. Immagino la complessità del lavoro di analisi e sperimentazione che c'è dietro a queste due visioni. Che poi alla fine non è che una sia giusta e l'altra per forza sbagliata; se non ho capito male, molto dipende dal contesto, della tipologia di organizzazione, ovvero se abbiamo o no le informazioni sulle competenze altrui, in particolare di chi sarà investito della leadership. Una cosa però mi chiedo: nella realtà, le organizzazioni aziendali non sono dei veri e propri gruppi. Funzionano più per sottogruppi, ciascuno dei quali non necessariamente opera come un organismo ma ha alcune persone più centrali e altre periferiche. Poi c'è l'aspetto storico; ad esempio, una buona parte di chi lavora lì dentro non ha scelto il capo ma se lo è trovato. Di qui l'importanza dell'aspetto sociale perché vi sia vera condivisione. Poi c'è il fatto che la gerarchia tende a separare le persone (ad esempio, quando un membro del sottogruppo A dà un'incombenza a un membro del sottogruppo B, anche se si tratta di una cosa giusta e necessaria, viene vissuta comunque come un ordine da fuori). Credo che sia per questa tipologia di problema (la gerarchia che si articola in tante ramificazioni diverse che non comunicavano tra loro) sia sia cominciato a promuovere un'organizzazione più orizzontale del lavoro. Io istintivamente sono per il secondo approccio. Tempo fa mi divertivo a scrivere dei post in cui affermavo che la società meritocratica non può esistere. La ragione è semplicemente che le persone che decidono a chi far gestite un'impresa (siano proprietari, azionisti o altro) o chi mettere nei posti chiave, sceglieranno persone più o meno al loro livello, non certo chi è il più indicato fra cento o fra mille. Infatti per dirigere un'azienda non c'è una vera e propria competenza. Serve qualcos'altro. Un certo tipo di sensibilità, di intuito, che si esprime nella capacità di prevedere il futuro e con quali prodotti o servizi collocarcisi. Nessun CDA sarà mai in grado di individuare una persona che possiede queste qualità. Su YouTube c'è un Ted Talk molto interessante intitolato "Perché la maggioranza ha sempre torto". Il relatore ci informa che quando le aziende cominciano ad avere problemi seri, non qualcosa di passeggero ma di strutturale, nel 97% dei casi continuano a fare esattamente quello che facevano prima. Alcune di più, le altre di meno. Questa è l'unica concessione che fanno al cambiamento. Solo il 3% fa qualcosa di nuovo e diverso. ^'V'^ ha reagito a questo 1
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