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Mi ha chiesto di uscire e gli ho detto di no...è sparito


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Inviato
23 ore fa, ArmandoBis ha scritto:

Bisogna tornare a prima di Maastricht.

 

^'V'^
Inviato
6 ore fa, ArmandoBis ha scritto:

Il tuo approccio è molto neoclassico, che si può sintetizzare nel famoso enunciato "non c'è disoccupazione se non volontaria".

Secondo questo assunto, le persone che si rivolgono a te dovrebbero accettare il compenso che gli offri, che dovrebbe riflettere il loro effettivo contributo alla produzione

Non è un approccio ma le mie esperienze e sono apertissimo a sentire esperienze reali altrui che arricchiscano la mia prospettiva. 

Non mi è mai successo di aver qualcosa da fare per cui pagare e uno che diceva di aver bisogno di lavorare la facesse.

Ogni volta me l'ha fatta qualcuno che mi aveva detto di essere al tappo e di non farcela perché aveva già troppo lavoro. 

Avevo scritto decine di esempi concreti ma ho cancellato perché è troppo lunga. E comica.

Ma - sempre nella mia esperienza - non dipende da quanto puoi pagare.

Anzi ho fatto involontariamente un A/B test in tal senso. 

Stesso lavoro semplicissimo, lei e lui mi dicono di essere disoccupati e di stare cercando.

Lui lo assumo per altre cose e gli chiedo di fare una cosa semplicissima, lasciare un test B2B in dei posti che conosceva.

Sarei passato poi io dopo 15 gg a chiedere come fosse andata la prova e a chiudere la vendita eventuale.

Siccome era assunto col fisso, perché cercava lavoro da due anni e volevo mi gestisse lui questo settore, gli preparo un bonus oltre al fisso legale.

Un bonus basso se confrontato alla tipa che racconto dopo, ma continuativo (fino a che i clienti pagano il mese li prende, anche a vita).

Lei non potevo assumerla e intanto stava cercando un full time.

Non potendo giocare di bonus in busta e volendola aiutare nell'immediato le do dieci prove da lasciare in posti che conosce e dove la conoscono, e se ne usciva un contatto utile le avrei dato 50 euro one shot. 

Che sono moltissimi rispetto a quelli che avrei ripreso nei mesi, e siccome se uno non lo voleva il test lo si dava a un altro, dieci test che le ho dato da lasciar provare ad esercenti che conosceva erano 500 euro sicuri, e li avrebbe presi in un paio di pomeriggi (Perché a colpo sicuro su locali che la conoscevano).

Io non li avevo da darglieli.

Li avrei presi a credito e poi avrei cercato di rientrare mantenendo i clienti mesi.

Il test si infittisce.

Perché un'amica ha suo figlio di 32 anni che è disoccupato e "sta cercando lavoro". Quando è andato a convivere ho detto a sua madre di tirarlo via da lì velocemente. 

Hanno pensato avessi pregiudizi sulle relazioni. 

Allora abbiamo lui che ci fa un bambino, subito dopo è cornuto e gli vien tolta la casa.

Invece di dire "te l'avevo detto", me lo prendo a cuore perché fa quello che cerca lavoro e ha questi problemi e gli do la stessa opportunità della tipa: quei 500 euro facili da fare in un paio di pomeriggi, che non ho, che mi deve prestare la banca e che poi mi arrangerò nei mesi a riprendere. 

Abbiamo tre persone che hanno un incentivo estrinseco di entità differente.

Unite dalla variabile che "cercavano lavoro da tempo".

Hanno da fare una roba più facile che vendere il calendario degli scout a 13 anni ai propri nonni.

Perché non devono vendere ma fare un omaggio prova, di una cosa che non è un calendario ma dá un servizio reale e gradito, e non affrontando la paura degli sconosciuti ma giusto quei dieci per dieci attività che conosci e dove ti conoscono.

Ognuno dei tre ha fatto ZERO in due mesi.

Il che significa che non hanno nemmeno provato, perché parlo di zero contatti di potenziali clienti cui avrei venduto poi io in caso.

ZERO. 

E per due di loro era il mio modo di regalargli 500 euro che non avevo, perché non fosse proprio del tutto lose-win ma almeno forse win anche per me nei mesi successivi un po' per volta. 

Lo so che non sto parlando di macroeconomia, ma ho decine e decine di storie identiche da raccontare.

Un mio cliente una volta ha trovato su Fiverr un italiano che davvero faceva quello per cui lo volevi pagare e ce lo siamo passati come avessimo trovato un filone d'oro, una venatura.

Poi purtroppo questo ragazzo è andato in depre clinica e ha smesso di lavorare.

Le icone del PREDATOR le ho commissionate ad un indonesiano.

Perché prendono meno? 

Non lo so se prendono meno, l'ho pagato come una firma newyorkese ed ero emozionatissimo perché le stava davvero facendo e mi mandava davvero gli sketch e mi sembrava di essere in un sogno. 

Volevo fargli fare tante cose in più perché mi sembrava di essere alla slot machine che paga e paga, ma non avevo altri soldi da potergli dare. 

Avrei voluto, faceva quello per cui lo pagavo, era un sogno che si realizza. 

Quello che ho notato è che non cambia quanto puoi e vuoi pagare. 

Non è che se uno che non fa un cazzo di suo lo paghi tre volte quello che puoi, fa qualcosa di diverso. 

Quello che cambia è quanto già sei importante per cui ricevi mille curriculum invece di dover cercare tu tra conoscenze o siti vari. 

Quando ricevi mille curriculum è ovvio che su mille ci siano cinque persone che fanno quello per cui si è disposti a pagare. 

E non ricevi mille curriculum perché paghi qualcosa in più al mese o a risultato, ma perché sei già posizionato molto in alto.

Non avendo questa esperienza di essere la Apple o ZARA, cioè di chi può scegliere cinque persone su mille che vogliono esser scelte, nella mia esperienza (aperta a quelle diverse altrui) se uno non sta lavorando non gli riesci a far fare qualcosa nemmeno se per aiutarlo, se uno è al tappo e fa due lavori e ti dice che non saprebbe come fare, in tre giorni ti ha fatto due o tre bozze tra cui scegliere per la versione finita. 

O quello che sia.

Ultima nota, ma ne ho decine.

Il fratello di un caro amico mi prega perché ha bisogno e non sta facendo nulla.

Gli do da fare due cazzate strapagate (che oggi saprei fare da solo in poche ore, ma non ero capace), iniziano sei mesi di tarantelle e hard disk persi e problemi inventati e... dopo sei mesi me li consegna ed erano una presa per il culo. 

Non parlo di gusti che possono essere differenti, ma proprio di una presa in giro.

Allora chiedo a uno che:

Non ha bisogno, ha ereditato un paio di case e quasi un milione.

Aveva troppo lavoro ed era al tappo. 

Mi dice che non può ma ci guarda.

Dopo tre giorni le ho, fatte bene.

Ed è sempre la stessa storia nella mia esperienza, in ogni settore in cui mi sono intrigato.

Fermo restando che se sei la Siemens o la Nike hai migliaia tra cui sceglierne un pugno ed è un'employer experience differente. 

Soprattutto, (mia esperienza e sono apertissimo a quelle reali altrui che non vengano dai notiziari o dai social) se uno si lagna che non sta trovando e che ha bisogno, non si riesce a fargli fare qualcosa per poterlo pagare, ed ho storie che sembrano gag di un comico. 

Come quello che conoscevo da bambino, lo reincontro, mi dice che non sta lavorando nonostante la laurea breve, ho una cosa da fargli fare, passo tre giorni ad insegnargli.

Mi faccio fare tre preventivi da altri. 

Faccio la media dei tre, per pagarlo equamente (quasi il doppio di quello che prendevo io fuori al freddo la notte, per stare comodissimo, in casa e seduto di giorno a orario libero).

Siamo mi pare ad aprile o maggio. 

A fine agosto o inizio settembre gli chiedo gentilmente come vada e se abbia incontrato difficoltà.

Il training glielo avevo anche tutto screenrecorded in modo che fosse autonomo.

Mi dice che adesso quando finisce settembre e inizia a piovere me lo fa, che non si è dimenticato ma d'estate preferiva stare in giro all'aperto perché in casa ci stava malvolentieri. 

Ed è ancora mostruosamente lunga la lista.

Non mi rifaccio ad un qualche approccio neoclassico o post moderno, semplicemente ho imparato che se uno non lavora c'è un motivo e sei un coglione se paghi per scoprire questo motivo.

Intendo se uno non fa niente, non intendo se uno non sta facendo il lavoro dei sogni o in linea con studi e aspirazioni. 

ArmandoBis
Inviato
10 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Non è un approccio ma le mie esperienze e sono apertissimo a sentire esperienze reali altrui che arricchiscano la mia prospettiva. 

Non mi è mai successo di aver qualcosa da fare per cui pagare e uno che diceva di aver bisogno di lavorare la facesse.

Ogni volta me l'ha fatta qualcuno che mi aveva detto di essere al tappo e di non farcela perché aveva già troppo lavoro. 

Avevo scritto decine di esempi concreti ma ho cancellato perché è troppo lunga. E comica.

Ma - sempre nella mia esperienza - non dipende da quanto puoi pagare.

Anzi ho fatto involontariamente un A/B test in tal senso. 

Stesso lavoro semplicissimo, lei e lui mi dicono di essere disoccupati e di stare cercando.

Lui lo assumo per altre cose e gli chiedo di fare una cosa semplicissima, lasciare un test B2B in dei posti che conosceva.

Sarei passato poi io dopo 15 gg a chiedere come fosse andata la prova e a chiudere la vendita eventuale.

Siccome era assunto col fisso, perché cercava lavoro da due anni e volevo mi gestisse lui questo settore, gli preparo un bonus oltre al fisso legale.

Un bonus basso se confrontato alla tipa che racconto dopo, ma continuativo (fino a che i clienti pagano il mese li prende, anche a vita).

Lei non potevo assumerla e intanto stava cercando un full time.

Non potendo giocare di bonus in busta e volendola aiutare nell'immediato le do dieci prove da lasciare in posti che conosce e dove la conoscono, e se ne usciva un contatto utile le avrei dato 50 euro one shot. 

Che sono moltissimi rispetto a quelli che avrei ripreso nei mesi, e siccome se uno non lo voleva il test lo si dava a un altro, dieci test che le ho dato da lasciar provare ad esercenti che conosceva erano 500 euro sicuri, e li avrebbe presi in un paio di pomeriggi (Perché a colpo sicuro su locali che la conoscevano).

Io non li avevo da darglieli.

Li avrei presi a credito e poi avrei cercato di rientrare mantenendo i clienti mesi.

Il test si infittisce.

Perché un'amica ha suo figlio di 32 anni che è disoccupato e "sta cercando lavoro". Quando è andato a convivere ho detto a sua madre di tirarlo via da lì velocemente. 

Hanno pensato avessi pregiudizi sulle relazioni. 

Allora abbiamo lui che ci fa un bambino, subito dopo è cornuto e gli vien tolta la casa.

Invece di dire "te l'avevo detto", me lo prendo a cuore perché fa quello che cerca lavoro e ha questi problemi e gli do la stessa opportunità della tipa: quei 500 euro facili da fare in un paio di pomeriggi, che non ho, che mi deve prestare la banca e che poi mi arrangerò nei mesi a riprendere. 

Abbiamo tre persone che hanno un incentivo estrinseco di entità differente.

Unite dalla variabile che "cercavano lavoro da tempo".

Hanno da fare una roba più facile che vendere il calendario degli scout a 13 anni ai propri nonni.

Perché non devono vendere ma fare un omaggio prova, di una cosa che non è un calendario ma dá un servizio reale e gradito, e non affrontando la paura degli sconosciuti ma giusto quei dieci per dieci attività che conosci e dove ti conoscono.

Ognuno dei tre ha fatto ZERO in due mesi.

Il che significa che non hanno nemmeno provato, perché parlo di zero contatti di potenziali clienti cui avrei venduto poi io in caso.

ZERO. 

E per due di loro era il mio modo di regalargli 500 euro che non avevo, perché non fosse proprio del tutto lose-win ma almeno forse win anche per me nei mesi successivi un po' per volta. 

Lo so che non sto parlando di macroeconomia, ma ho decine e decine di storie identiche da raccontare.

Un mio cliente una volta ha trovato su Fiverr un italiano che davvero faceva quello per cui lo volevi pagare e ce lo siamo passati come avessimo trovato un filone d'oro, una venatura.

Poi purtroppo questo ragazzo è andato in depre clinica e ha smesso di lavorare.

Le icone del PREDATOR le ho commissionate ad un indonesiano.

Perché prendono meno? 

Non lo so se prendono meno, l'ho pagato come una firma newyorkese ed ero emozionatissimo perché le stava davvero facendo e mi mandava davvero gli sketch e mi sembrava di essere in un sogno. 

Volevo fargli fare tante cose in più perché mi sembrava di essere alla slot machine che paga e paga, ma non avevo altri soldi da potergli dare. 

Avrei voluto, faceva quello per cui lo pagavo, era un sogno che si realizza. 

Quello che ho notato è che non cambia quanto puoi e vuoi pagare. 

Non è che se uno che non fa un cazzo di suo lo paghi tre volte quello che puoi, fa qualcosa di diverso. 

Quello che cambia è quanto già sei importante per cui ricevi mille curriculum invece di dover cercare tu tra conoscenze o siti vari. 

Quando ricevi mille curriculum è ovvio che su mille ci siano cinque persone che fanno quello per cui si è disposti a pagare. 

E non ricevi mille curriculum perché paghi qualcosa in più al mese o a risultato, ma perché sei già posizionato molto in alto.

Non avendo questa esperienza di essere la Apple o ZARA, cioè di chi può scegliere cinque persone su mille che vogliono esser scelte, nella mia esperienza (aperta a quelle diverse altrui) se uno non sta lavorando non gli riesci a far fare qualcosa nemmeno se per aiutarlo, se uno è al tappo e fa due lavori e ti dice che non saprebbe come fare, in tre giorni ti ha fatto due o tre bozze tra cui scegliere per la versione finita. 

O quello che sia.

Ultima nota, ma ne ho decine.

Il fratello di un caro amico mi prega perché ha bisogno e non sta facendo nulla.

Gli do da fare due cazzate strapagate (che oggi saprei fare da solo in poche ore, ma non ero capace), iniziano sei mesi di tarantelle e hard disk persi e problemi inventati e... dopo sei mesi me li consegna ed erano una presa per il culo. 

Non parlo di gusti che possono essere differenti, ma proprio di una presa in giro.

Allora chiedo a uno che:

Non ha bisogno, ha ereditato un paio di case e quasi un milione.

Aveva troppo lavoro ed era al tappo. 

Mi dice che non può ma ci guarda.

Dopo tre giorni le ho, fatte bene.

Ed è sempre la stessa storia nella mia esperienza, in ogni settore in cui mi sono intrigato.

Fermo restando che se sei la Siemens o la Nike hai migliaia tra cui sceglierne un pugno ed è un'employer experience differente. 

Soprattutto, (mia esperienza e sono apertissimo a quelle reali altrui che non vengano dai notiziari o dai social) se uno si lagna che non sta trovando e che ha bisogno, non si riesce a fargli fare qualcosa per poterlo pagare, ed ho storie che sembrano gag di un comico. 

Come quello che conoscevo da bambino, lo reincontro, mi dice che non sta lavorando nonostante la laurea breve, ho una cosa da fargli fare, passo tre giorni ad insegnargli.

Mi faccio fare tre preventivi da altri. 

Faccio la media dei tre, per pagarlo equamente (quasi il doppio di quello che prendevo io fuori al freddo la notte, per stare comodissimo, in casa e seduto di giorno a orario libero).

Siamo mi pare ad aprile o maggio. 

A fine agosto o inizio settembre gli chiedo gentilmente come vada e se abbia incontrato difficoltà.

Il training glielo avevo anche tutto screenrecorded in modo che fosse autonomo.

Mi dice che adesso quando finisce settembre e inizia a piovere me lo fa, che non si è dimenticato ma d'estate preferiva stare in giro all'aperto perché in casa ci stava malvolentieri. 

Ed è ancora mostruosamente lunga la lista.

Non mi rifaccio ad un qualche approccio neoclassico o post moderno, semplicemente ho imparato che se uno non lavora c'è un motivo e sei un coglione se paghi per scoprire questo motivo.

Intendo se uno non fa niente, non intendo se uno non sta facendo il lavoro dei sogni o in linea con studi e aspirazioni. 

Quello che scrivi è molto interessante.

Però siamo su piani diversi.

Le persone di cui tu parli non sono contati come disoccupati.

Disoccupato è chi aveva un lavoro e lo ha perduto.

Quando sprizzando felicità al telegiornale ti annunciano che una fabbrica ha chiuso e hanno perso il lavoro mille persone, parliamo di mille persone che hanno lavorato per mesi, anni, forse decenni.

Solo queste persone vengono contate fra i disoccupati.

Quelli di cui parli tu non rientrano nelle statistiche sulla disoccupazione.

Hanno età da lavoro ma non fanno parte della popolazione attiva.

Sono contati assieme ai ricchi, ai poeti, ai santi.

L'economia li ignora. Non è cosa per loro.

I due mondi convivono fianco a fianco.

Quando abitavo in città, uscivo di casa e incrociavo una fauna di pensionati, prepensionati, fancazzisti ed extracomunitari in stand by.

La via era piena di gente, quella stessa via che quando ero un bambino negli orari di lavoro era praticamente deserta.

Ritmi molto rilassati, alcuni vanno a fare la spesa, altri portano a spasso il cane, altri non hanno neanche queste incombenze.

Mi bastava prendere la macchina, fare cinquecento metri, entrare, anzi, cercare di entrare, in tangenziale, per trovare un altro mondo.

Il casino più totale.

È lì che c'è l'economia.

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ArmandoBis
Inviato

Penso che a tutti sia capitato di conoscere più o meno intimamente persone non inseribili nel mondo del lavoro.

Io le classificò in due tipologie: quelli provenienti dal sottoproletariato e quelli che vengono da famiglie normali, a volte anche agiate.

Il sottoproletario non è che non lavori. Se gli gira o in quel momento ha bisogno di soldi è capace di lavorare, anche per settimane, mesi, un anno magari, poi succede qualcosa (più prima che poi) che interrompe la routine lavorativa.

La miglior definizione di sottoproletario che ho sentito è: persona che non è in grado di modificare la propria vita.

Tutt'altra cosa invece chi viene da famiglie proletarie e ha assorbito l'etica del lavoro.

Se hanno qualità e si trovano in circostanze favorevoli nessun traguardo gli è precluso (ovviamente devono anche avere testa).

L'altra tipologia è completamente differente e raggruppa le persone che arrivano a quarant'anni e oltre senza aver mai fatto un giorno di lavoro.

A me pare che riuscire a non fare nulla richieda sforzi notevoli, senza dubbio più che lavorare, ma non siamo tutti uguali.

Mentre il sottoproletario è in pace con sé stesso e in armonia con i suoi vicini di casa (popolare), il fancazzisfa di buona famiglia spesso è un nevrotico conclamato, o comunque una persona travagliata.

Poi ci sarebbe un'altra categoria di persone, quelle che rifiutano un lavoro perché il committente ha qualcosa che non va loro a genio.

Magari devono fare venti chilometri per venire da te e, più che per la distanza, credo che il problema sia che devono lavorare in terra straniera.

Io stesso, che mi divido fra due piccoli paesi, vengo considerato un expat, e fatico molto a trovare muratori, idraulici, lattonieri, elettricisti.

Però è gente che abitualmente lavora, anche se a me fa senso che rifiutino un incarico.

In parte rientrano in quella categoria di lavoratori con una mentalità pre-capitalistica che tanto dispiacevano a Marx.

Costoro, una volta raggiunta la quantità di beni prodotti che gli serviva per vivere, smettevano di lavorare e facevano altro.

Non c'era verso di smuoverli neanche con le offerte più allettanti.

Chiaro che a Marx non piacessero, perché non stavano al gioco.

Il gioco del capitalismo evidentemente non era di loro interesse.

Li invidio.

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Yuber
Inviato
55 minuti fa, ArmandoBis ha scritto:

Penso che a tutti sia capitato di conoscere più o meno intimamente persone non inseribili nel mondo del lavoro.

Io le classificò in due tipologie: quelli provenienti dal sottoproletariato e quelli che vengono da famiglie normali, a volte anche agiate.

Il sottoproletario non è che non lavori. Se gli gira o in quel momento ha bisogno di soldi è capace di lavorare, anche per settimane, mesi, un anno magari, poi succede qualcosa (più prima che poi) che interrompe la routine lavorativa.

La miglior definizione di sottoproletario che ho sentito è: persona che non è in grado di modificare la propria vita.

Tutt'altra cosa invece chi viene da famiglie proletarie e ha assorbito l'etica del lavoro.

Se hanno qualità e si trovano in circostanze favorevoli nessun traguardo gli è precluso (ovviamente devono anche avere testa).

L'altra tipologia è completamente differente e raggruppa le persone che arrivano a quarant'anni e oltre senza aver mai fatto un giorno di lavoro.

A me pare che riuscire a non fare nulla richieda sforzi notevoli, senza dubbio più che lavorare, ma non siamo tutti uguali.

Mentre il sottoproletario è in pace con sé stesso e in armonia con i suoi vicini di casa (popolare), il fancazzisfa di buona famiglia spesso è un nevrotico conclamato, o comunque una persona travagliata.

Poi ci sarebbe un'altra categoria di persone, quelle che rifiutano un lavoro perché il committente ha qualcosa che non va loro a genio.

Magari devono fare venti chilometri per venire da te e, più che per la distanza, credo che il problema sia che devono lavorare in terra straniera.

Io stesso, che mi divido fra due piccoli paesi, vengo considerato un expat, e fatico molto a trovare muratori, idraulici, lattonieri, elettricisti.

Però è gente che abitualmente lavora, anche se a me fa senso che rifiutino un incarico.

In parte rientrano in quella categoria di lavoratori con una mentalità pre-capitalistica che tanto dispiacevano a Marx.

Costoro, una volta raggiunta la quantità di beni prodotti che gli serviva per vivere, smettevano di lavorare e facevano altro.

Non c'era verso di smuoverli neanche con le offerte più allettanti.

Chiaro che a Marx non piacessero, perché non stavano al gioco.

Il gioco del capitalismo evidentemente non era di loro interesse.

Li invidio.

Per curiosità, hai letto "il capitale"?

ArmandoBis
Inviato (modificato)
4 ore fa, Yuber ha scritto:

Per curiosità, hai letto "il capitale"?

No.

L'inizio del primo libro mi ha sempre respinto.

Ripete lo stesso concetto per pagine e pagine.

Quindi di Marx ho una conoscenza molto sommaria, attraverso altri autori.

Comunque, non pensare che nel trionfo della politica e nel picco dell'egemonia culturale della sinistra, cioè negli anni '70, la gente leggesse.

Quelli che andavano alle manifestazioni e militavano nei gruppetti non sapevano niente.

Oggi il livello di conoscenza dei giornalisti che si occupano di economia è abominevole.

Allora era semplicemente nullo.

È difficile da credere che sia esistito un periodo simile, in cui tutti erano di sinistra.

Ma sinistra sinistra.

Tutti tranne gli imprenditori e coloro che gestivano il potere economico.

C'era una perfetta divisione dei ruoli.

C'era chi andava in piazza minacciando sfracelli (fascisti/borghesi/ancora pochi mesi) e chi mandava avanti le cose.

Più che bene, visto che eravamo diventati il quinto paese industriale al mondo.

Modificato da ArmandoBis
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  • Haha 1
Yuber
Inviato
Il 26/1/2024 at 18:58, ArmandoBis ha scritto:

No.

L'inizio del primo libro mi ha sempre respinto.

Ripete lo stesso concetto per pagine e pagine.

Quindi di Marx ho una conoscenza molto sommaria, attraverso altri autori.

Comunque, non pensare che nel trionfo della politica e nel picco dell'egemonia culturale della sinistra, cioè negli anni '70, la gente leggesse.

Quelli che andavano alle manifestazioni e militavano nei gruppetti non sapevano niente.

Oggi il livello di conoscenza dei giornalisti che si occupano di economia è abominevole.

Allora era semplicemente nullo.

È difficile da credere che sia esistito un periodo simile, in cui tutti erano di sinistra.

Ma sinistra sinistra.

Tutti tranne gli imprenditori e coloro che gestivano il potere economico.

C'era una perfetta divisione dei ruoli.

C'era chi andava in piazza minacciando sfracelli (fascisti/borghesi/ancora pochi mesi) e chi mandava avanti le cose.

Più che bene, visto che eravamo diventati il quinto paese industriale al mondo.

Premetto di non aver letto Marx se non attraverso altri autori, nel tuo precedente intervento però, così com'è scritto, sembra quasi che Marx caldeggi per il capitalismo.

^'V'^
Inviato
Il 26/1/2024 at 17:58, ArmandoBis ha scritto:

C'era una perfetta divisione dei ruoli.

C'era chi andava in piazza minacciando sfracelli (fascisti/borghesi/ancora pochi mesi) e chi mandava avanti le cose.

Più che bene, visto che eravamo diventati il quinto paese industriale al mondo.

Anche oggi, persiste questa divisione tra asset e bestie inutili.

Solo che c'è una guerra asimmetrica perché non puoi far vincere una bestia inutile ma puoi far perdere uno serio.

Ma i voti delle ignobili bestie inutili sono molti di più. 

A furia di far loro credere si possa avere un mondo equo facendo inciampare la gente seria, siamo in una situazione che spero serva ai posteri come lezione storica. 

 

ArmandoBis
Inviato
22 minuti fa, ^'V'^ ha scritto:

Anche oggi, persiste questa divisione tra asset e bestie inutili.

Solo che c'è una guerra asimmetrica perché non puoi far vincere una bestia inutile ma puoi far perdere uno serio.

Ma i voti delle ignobili bestie inutili sono molti di più. 

A furia di far loro credere si possa avere un mondo equo facendo inciampare la gente seria, siamo in una situazione che spero serva ai posteri come lezione storica. 

 

Dissento.

E ti spiego subito perché.

Quelli che hanno creato la bolla dei mutui su prime erano dei geni matematici, gente che padroneggiava la scienza del rischio come io mi infilo i calzini.

Buona parte delle posizioni di responsabilità a livello statale, istituzionale, ma anche nel privato, provengono dalla crème della crème a livello di scuole e istituti di perfezionamento.

Solo che, per limitarci all'Italia, il miracolo economico lo hanno fatto le banche gestite da ragionieri e imprenditori con la quinta elementare (quando andava bene).

Poi sono arrivati quelli che hanno fatto i MBA negli Usa.

E hanno distrutto tutto.

Non è così facile separare le bestie dagli asset.

ArmandoBis
Inviato
1 ora fa, Yuber ha scritto:

Premetto di non aver letto Marx se non attraverso altri autori, nel tuo precedente intervento però, così com'è scritto, sembra quasi che Marx caldeggi per il capitalismo.

Diciamo che nella sua visione hegeliana il capitalismo era un passaggio necessario e il socialismo il suo altrettanto necessario (e inevitabile) superamento.

Chi restava in una dimensione pre-capitalistica non faceva altro che ritardare il processo.

Può sembrare un modo di pensare meccanico, ma in realtà è radicato nella tradizione occidentale.

La freccia del tempo imposta dal Cristianesimo, l'idea di progresso e tutto ciò che comporta.

Ad esempio, il "fate presto!" con cui si accompagnano gli appelli a fare le riforme...

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