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Per le donne la vita è più facile?


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TEMPORARILY
Inviato (modificato)

Uomini e donne, anelano ciascuno al proprio Eden. Il dolore che provano, è proporzionale alla distanza da questo.

In linea di massima, mediamente, all’uomo che intende accorciare le distanze rispetto a questo luogo utopico, tocca darsi da fare, tocca compiere un certo lavoro.

In realtà, egli non può proprio esimersi da questo compito. Egli deve lavorare, deve darsi da fare, per evitare di incontrare una scarsità eccessiva, per lui deleteria.

Il dolore portato da questo lavoro obbligato è perciò un dolore inevitabile, comunque percepito come inferiore rispetto a quello che porterebbe una scarsità eccessiva.

Questo tipo di lavoro, questo tipo di dolore è, sempre in linea di massima e mediamente, risparmiato alla controparte femminile.

Questa si strugge, e dispera, perché i diversi tasselli del mosaico dei suoi desiderata non trovano un incastro perfetto, ma non sarà mai chiamata o quasi, a dovere svolgere quel lavoro.

C’è anche un’altra questione.

Mi pare, ma qui potrei sbagliarmi e sarebbe interessante un confronto, che solo l’approssimarsi all’Eden maschile da parte dell’uomo sia generalmente considerato un percorso di importanza vitale, un bisogno primario. L’approssimarsi all’Eden femminile da parte delle donne è considerato un percorso importante, per le donne, ma non vitale.

In altri termini: l’uomo che non scopa soffrirebbe effettivamente più della donna che non vede realizzare i propri fini ultimi, qualsiasi essi siano.

Se le cose stessero in questi termini si potrebbe concludere che sì, effettivamente in linea di massima, mediamente le donne hanno gioco più facile.

C’è però un’ultima considerazione da fare, che potrebbe costituire in effetti una sorta di contrappeso.

Il dolore della donna rimane, a differenza di quello dell’uomo, un dolore silenzioso, perché privo di argomenti.

Il dolore dell’uomo è, al contrario, un dolore dinamico, chiassoso, perché possibile di soluzione.

Non è un caso se ovunque si parli di crescita personale in modo serio, come in questo sito, la partecipazione ai dibattiti da parte del pubblico femminile sia sempre pressoché assente, salvo eccezioni.

Al contrario, l’uomo inevitabilmente dovrà darsi da fare, ma in quel lavoro, in quel dolore, starà pure la sua forza, volendo.

 

 

Modificato da TEMPORARILY
Faceless
Inviato

Anche se una donna non partecipa alle discussioni sulla crescita personale non significa che non stia lavorando sulla sua crescita personale. Poi semplicemente gli obiettivi possono essere diversi. 

gelsomino
Inviato

Si, hanno un assegno circolare inmezzo alle gambe, che non scade mai, 50% ,almeno, delel difficoltà del quotidiano risolte ab origine.

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TEMPORARILY
Inviato
44 minuti fa, gelsomino ha scritto:

Si, hanno un assegno circolare inmezzo alle gambe, che non scade mai, 50% ,almeno, delel difficoltà del quotidiano risolte ab origine.

Concludi perciò che il fatto di nascere maschi, costituisce di per sé uno svantaggio, una sfortuna oggettiva nella maggior parte dei casi? 

Ma immaginiamo di fare un sondaggio. 

Quanti maschi, secondo te, avrebbero preferito nascere femmine?

Secondo me non molti. 

E la ragione qual'é?

 

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Marco_drake
Inviato (modificato)
1 ora fa, TEMPORARILY ha scritto:

Concludi perciò che il fatto di nascere maschi, costituisce di per sé uno svantaggio, una sfortuna oggettiva nella maggior parte dei casi? 

Ma immaginiamo di fare un sondaggio. 

Quanti maschi, secondo te, avrebbero preferito nascere femmine?

Secondo me non molti. 

E la ragione qual'é?

 

Si riassume tutto qui:

"Vuoi 20 milioni di euro a 15 anni quando non capisci un cazzo di come investirli e proteggerli da tutti quelli che te li vogliono fottere perché ti vedono giustamente uno sbarbato di 15 anni... o vuoi 20 milioni di euro a 50 quando sai come usarli per stare bene, difenderli e investirli?"

Le donne nascono con un valore immenso senza capire un cazzo di come usarlo. E quando lo capiscono, è andato via. 

Non è facile, non capire un cazzo di quello che ti succede intorno. Come maschio è veramente difficile immaginarsi cosa voglia dire arrivare a 20 anni senza avere la MINIMA idea del perché accadono certe cose intorno a te. 

L'uomo nasce senza alcun valore ma con la possibilità di comprendere nei primi 20 anni di vita come si ottiene e come funziona il mondo. 

Sono due giochi ENTRAMBI difficili ed è miopia di genere credere che per le donne sia più facile, perché crediamo che anche nel loro gioco si vinca facendo sesso. 

È ovvio che con la testa di un maschio, vorresti essere femmina. Ma non funziona così. O sei femmina e NON hai la testa del maschio. O sei maschio e NON hai il valore della femmina. 

Se il gioco invece di "fare soldi" è "proteggi i tuoi soldi da TUTTI" vedi che la difficoltà è la stessa. 

La modalità maschile è sparatutto ad obiettivi.

La modalità femminile è sparatutto ad ondate. Mi stressa solo il pensiero. 

 

Modificato da Marco_drake
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Batman33
Inviato

Nell'esperienza mia e di persone che conosco - oltreché di numerosi utenti del forum - la decade che va dai 20 ai 30 è la più facile per la donna, e la più difficile per l'uomo.

In quegli anni la donna è nel suo picco biologico ed estetico, o come va di moda dire oggi... nel suo prime.
Ha il mix giusto di giovinezza, esperienze, maturità (in rari casi, sia chiaro), sensualità e attrattività.

E' ricoperta di attenzioni ovunque: a lavoro, in giro, sui social.
Attenzioni che vengono dal più sfigato del paese al figlio di papà coi soldi che gli escono dall'ano; dal bambino arrapato al 50enne che non chiava la moglie da prima che entrasse l'euro.

La maggior parte di loro si lascia travolgere da tutte queste dinamiche e lascia che la dopamina che si portano dietro gli frigga cervello: e via di cene, serate, alcol, viaggi, promiscuità e chi più ne ha più ne metta.

In sostanza, passano il tempo ingannandolo e senza costruire nulla di solido per il loro futuro. 

Ma il tempo passa, spietato.
E dopo i 25 anni, piano piano... il loro valore inizia a scendere e le loro fonti di validazione iniziano a spostarsi verso quelle più giovani. 
Finiscono vittime dello stesso meccanismo che gli aveva consentito di sentirsi così importanti e preziose. La loro parabola è, quindi, discendente. 

Dall'altra parte, c'è l'uomo. 
A 20 anni il suo valore di mercato può essere più o meno alto in base all'estetica, alle possibilità economiche e ai suoi social circle. 
Ma una sua coetanea pariestetica avrà sempre più possibilità di lui.

In questi anni l'uomo deve cercare di mettere a posto la sua vita e di diventare la famosa versione migliore di se stesso (termine di cui ormai tutti si riempiono la bocca e inizia anche a darmi leggermente fastidio).
Deve cercare di costruirsi un futuro e di trovarsi/crearsi una professione che gli consenta di campare decentemente, meglio se sopra la media.
Deve cercare di costruirsi un fisico che parli di disciplina e costanza.
Deve, spesso, stare in solitudine e gestire rifiuti dalle suddette donne che spesso se la tirano anche se sono dei 4/10, sempre per lo stesso meccanismo di cui sopra.

Deve, dunque, soffrire e combattere battaglie che possono logorarlo e portarlo spesso a chiedersi perché. 
Che portano spesso a dubitare di tutto e a voler mollare. 
Che portano spesso a notti insonni, lacrime e sacrifici.

Ma il tempo passa, e stavolta è galantuomo.
Se l'uomo ha fatto tutto quello che doveva fare, la sua parabola è ascendente.
Dai 30 anni in poi può vantare look, money, status, e di conseguenza un valore di mercato infinitamente più alto rispetto alle coetanee pariestetiche e non, che fino a poco prima lo disprezzavano.

Ovviamente ciò non è sempre così estremizzato, e non è che una passati i 25 anni sia da buttare nel cesso mentre tutti gli uomini si trasformano da ranocchio a principe.

Ma, in sostanza...

Lei nasce con un'eredità ricca e un campo già pieno di frutti che aspettano solo di essere raccolti, che però hanno data di scadenza e non ricrescono mai. 
Lui nasce con 0, ma può gettare le fondamenta e seminare qualcosa che potenzialmente può portargli benefici per tutta la vita.

Batman33

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Thunderzero
Inviato (modificato)
7 ore fa, TEMPORARILY ha scritto:

Uomini e donne, anelano ciascuno al proprio Eden. Il dolore che provano, è proporzionale alla distanza da questo.

In linea di massima, mediamente, all’uomo che intende accorciare le distanze rispetto a questo luogo utopico, tocca darsi da fare, tocca compiere un certo lavoro.

In realtà, egli non può proprio esimersi da questo compito. Egli deve lavorare, deve darsi da fare, per evitare di incontrare una scarsità eccessiva, per lui deleteria.

Il dolore portato da questo lavoro obbligato è perciò un dolore inevitabile, comunque percepito come inferiore rispetto a quello che porterebbe una scarsità eccessiva.

Questo tipo di lavoro, questo tipo di dolore è, sempre in linea di massima e mediamente, risparmiato alla controparte femminile.

Questa si strugge, e dispera, perché i diversi tasselli del mosaico dei suoi desiderata non trovano un incastro perfetto, ma non sarà mai chiamata o quasi, a dovere svolgere quel lavoro.

C’è anche un’altra questione.

Mi pare, ma qui potrei sbagliarmi e sarebbe interessante un confronto, che solo l’approssimarsi all’Eden maschile da parte dell’uomo sia generalmente considerato un percorso di importanza vitale, un bisogno primario. L’approssimarsi all’Eden femminile da parte delle donne è considerato un percorso importante, per le donne, ma non vitale.

In altri termini: l’uomo che non scopa soffrirebbe effettivamente più della donna che non vede realizzare i propri fini ultimi, qualsiasi essi siano.

Se le cose stessero in questi termini si potrebbe concludere che sì, effettivamente in linea di massima, mediamente le donne hanno gioco più facile.

C’è però un’ultima considerazione da fare, che potrebbe costituire in effetti una sorta di contrappeso.

Il dolore della donna rimane, a differenza di quello dell’uomo, un dolore silenzioso, perché privo di argomenti.

Il dolore dell’uomo è, al contrario, un dolore dinamico, chiassoso, perché possibile di soluzione.

Non è un caso se ovunque si parli di crescita personale in modo serio, come in questo sito, la partecipazione ai dibattiti da parte del pubblico femminile sia sempre pressoché assente, salvo eccezioni.

Al contrario, l’uomo inevitabilmente dovrà darsi da fare, ma in quel lavoro, in quel dolore, starà pure la sua forza, volendo.

 

 



Fino ai 40 anni circa si, la vita delle donne è nettamente più facile, ma di brutto proprio. 

E non parlo solo delle teste vuote che sfruttano la loro bellezza per fare le mantenute col ricco di turno ma anche delle tipe normali che una testa ce l'hanno, che rivestono posizioni aziendali di tutto rispetto e con una certa cultura.
Per loro la strada è tutta in discesa perché anche non avendo un bel faccino e un bel fisico si hanno tanti vantaggi su diversi fronti: ipergamia smodata (che mentalmente è un vantaggio impagabile), uomini pronti a fornire aiuto di ogni tipo, garanzie e tutele legali a non finire, posizioni lavorative più facilmente accessibili e possibilità di instaurare relazioni con uno schiocco di dita.

E a proposito del lavoro, per non parlare del fatto che esistono un sacco posti di lavoro e di settori essenzialmente occupati solo da donne.

Ci credo che quelli che fanno i barboni in macchina sono sempre uomini 😂

Tuttavia, avere una vita più facile non significa avere una vita migliore e come dicevano i trasformers "senza sacrificio non può esserci vittoria".
La vita assume un significato quando le cose che hai te le sei sudate davvero, non quando te le hanno regalate.
Difatti è pieno di quelle donnette che ad una certa età si rendono conto della loro inettitudine e decidono improvvisamente di cambiare vita, ignare che ormai è troppo tardi per farlo.

 

Modificato da Thunderzero
Marco_drake
Inviato
20 minuti fa, Thunderzero ha scritto:



Fino ai 40 anni circa si, la vita delle donne è nettamente più facile, ma di brutto proprio. 

E non parlo solo delle teste vuote che sfruttano la loro bellezza per fare le mantenute col ricco di turno ma anche delle tipe normali che una testa ce l'hanno, che rivestono posizioni aziendali di tutto rispetto e con una certa cultura.
Per loro la strada è tutta in discesa perché anche non avendo un bel faccino e un bel fisico si hanno tanti vantaggi su diversi fronti: ipergamia smodata (che mentalmente è un vantaggio impagabile), uomini pronti a fornire aiuto di ogni tipo, garanzie e tutele legali a non finire, posizioni lavorative più facilmente accessibili e possibilità di instaurare relazioni con uno schiocco di dita.

E a proposito del lavoro, per non parlare del fatto che esistono un sacco posti di lavoro e di settori essenzialmente occupati solo da donne.

Ci credo che quelli che fanno i barboni in macchina sono sempre uomini 😂

Tuttavia, avere una vita più facile non significa avere una vita migliore e come dicevano i trasformers "senza sacrificio non può esserci vittoria".
La vita assume un significato quando le cose che hai te le sei sudate davvero, non quando te le hanno regalate.
Difatti è pieno di quelle donnette che ad una certa età si rendono conto della loro inettitudine e decidono improvvisamente di cambiare vita, ignare che ormai è troppo tardi per farlo.

 

Anche qui c'è l'errore logico di credere che le donne abbiano lo stesso obiettivo degli uomini: fare tanto sesso con tante persone diverse.

E che quindi per loro sia "facile" perché è chiaro che ottengono sesso (e soldi, che sono solo un sinonimo di sesso per l'uomo, per questo ne siamo ossessionati) da chiunque vogliano.

Ma il loro obiettivo non è quello, è trovare la "relazione che vogliono veramente". Aggravato dal fatto di non capire un cazzo fino a 35 anni e senza nemmeno sapere cosa stiano cercando; se non dei fantocci di legno creati da film di Hollywood che nulla hanno a che vedere con la biologia femminile e la felicità femminile (felicità, l'agire in linea con la propria natura biologica, venendo premiati con sensazioni di piacere intenso).

Trovare qualcosa che non si sa cos'è, senza nemmeno la capacità logica e di orientamento maschile... buona fortuna. È difficile tanto quanto per uomo metterlo in culo a tanti maschi e femmine.

L'errore è credere che la donna abbia la motivazione e la testa di un uomo. Non ha né l'una né l'altra.
E per fortuna, altrimenti avrebbe la barba, che schifo. 

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Crescendo63
Inviato
11 ore fa, TEMPORARILY ha scritto:

Uomini e donne, anelano ciascuno al proprio Eden. Il dolore che provano, è proporzionale alla distanza da questo.

Rispondo subito alla domanda del titolo: NO.

Sostanzialmente, uomini e donne soffrono entrambi, anche se a volte in modi diversi, e ciascun sesso ha gioco più facile in certi ambiti e meno in altri. "La vita è sofferenza" (Budda) vale per tutte le creature viventi.

 

Quello che succede è che molti capiscono poco o nulla del sesso opposto, ne vedono solo i vantaggi, e si immaginano che per loro sia una pacchia. Questo vale sia per gli uomini sfigati convinti che "Per le donne è tutto facile", che per le femministe convinte che "Gli uomini sono privilegiati" (ad entrambi: 'sto cazzo!). E' pura ignoranza e pregiudizio.

 

Cita

In linea di massima, mediamente, all’uomo che intende accorciare le distanze rispetto a questo luogo utopico, tocca darsi da fare, tocca compiere un certo lavoro.

Questo è sostanzialmente vero. Lo riassume benissimo il filosofo José Ortega y Gasset: "L'uomo vale per quel che fa, la donna per quel che è."

L'uomo deve sviluppare e dimostrare il suo valore nell'azione; la donna vale prima di tutto per il suo potenziale biologico (sesso, procreazione), che è innato.

Ma questo non implica che per le donne sia tutto facile, né che la felicità sia a portata di mano; anche loro faticano a raggiungere il proprio "Eden".

  • Il potenziale biologico innato è anche un limite: se nasci brutta, o piatta, non ci puoi fare granché. Mentre in teoria ogni uomo potrebbe diventare brillante.
  • Inoltre le donne soffrono di concorrenza tra loro: è per quello che hanno la fissa del look e del restare giovani. 100 uomini potrebbero fondare 100 aziende di successo; ma 100 donne non possono tutte conquistare i 10 uomini migliori, 90 non ci riusciranno.

 

Cita

Questo tipo di lavoro, questo tipo di dolore è, sempre in linea di massima e mediamente, risparmiato alla controparte femminile.

E qua, IMHO, si vede il bias dell'uomo che conosce poco le donne, per cui non conosce la loro fatica ed il loro dolore. La vita è dura per tutti - per ognuno a suo modo. Non a caso le donne soffrono di depressione più degli uomini.

 

Cita

L’approssimarsi all’Eden femminile da parte delle donne è considerato un percorso importante, per le donne, ma non vitale.

Anche qui vedo ignoranza dell'universo femminile: per la maggioranza delle donne l'Eden è una relazione felice con un uomo di grandi qualità - il "grande amore". E per loro è importantissimo, più di tutto il resto.

Le loro conversazioni ne sono dominate, così come le loro fantasie ed i prodotti mediatici a loro dedicati.

 

Cita

In altri termini: l’uomo che non scopa soffrirebbe effettivamente più della donna che non vede realizzare i propri fini ultimi, qualsiasi essi siano.

Stesso errore, frutto d'ignoranza.

  • L'uomo che non scopa si sente senza valore, e non amato. Si sente un fallito.
  • La donna senza un "grande amore" si sente senza valore, e non amata a sufficienza (per lei) - anche se ha una relazione. Si sente una fallita.

Il dolore è simile.

 

Cita

Il dolore della donna rimane, a differenza di quello dell’uomo, un dolore silenzioso, perché privo di argomenti.

Really? <facepalm>

Se c'è una cosa in cui le donne sono bravissime, è lamentarsi dei propri problemi! :-D

(che poi a te possano sembrare futili non importa: la sofferenza è soggettiva, e per ciascuno la propria è grave)

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  • Grazie! 1
Inviato
14 ore fa, Marco_drake ha scritto:

.

Bravissimo!

Aggravato ulteriormente dal fatto che anche una volta "orientata" e avendo capito cosa si vuole, non lo si trova cmq. 😀

 

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