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CuoreNero
Inviato

Ciao a tutti, spero che questa sia la sezione giusta. Ho 36 anni e mi sono accorto di uno schema che si ripete da sempre nelle mie relazioni: non riesco a essere io a lasciarle. Le storie finiscono solo se lo fa l’altra persona oppure se vanno avanti finché si svuotano da sole.

È successo anche nella relazione più lunga della mia vita: dieci anni in totale, di cui almeno cinque vissuti sapendo che avrei dovuto chiudere ma senza riuscirci. Oggi sto rivedendo lo stesso meccanismo nella mia relazione attuale.

Non tradisco, non ho impulsi a farlo anche avendone avuto la possibilità, e alle mie partner ho voluto (e voglio) davvero bene. Proprio per questo faccio enorme fatica a immaginare di essere io a causare sofferenza. Quando arrivo vicino al punto di rottura, il pensiero del dolore reciproco mi blocca e mi fa tirare indietro.

Questo mi fa sentire un codardo. Come se stessi rubando tempo a entrambi, pur senza cattive intenzioni.

Il mio psicologo parla di tratti evitanti e borderline, e riconosco in me la paura dell’abbandono, del conflitto e della responsabilità emotiva di una scelta netta.

Mi chiedo se qualcuno sia riuscito a uscire da uno schema simile, e come. Perché razionalmente so che rimanere per paura non è amore, ma nella pratica faccio una fatica enorme a tradurre questa consapevolezza in azione.

Quintessenza
Inviato
5 ore fa, CuoreNero ha scritto:

Ciao a tutti, spero che questa sia la sezione giusta. Ho 36 anni e mi sono accorto di uno schema che si ripete da sempre nelle mie relazioni: non riesco a essere io a lasciarle. Le storie finiscono solo se lo fa l’altra persona oppure se vanno avanti finché si svuotano da sole.

È successo anche nella relazione più lunga della mia vita: dieci anni in totale, di cui almeno cinque vissuti sapendo che avrei dovuto chiudere ma senza riuscirci. Oggi sto rivedendo lo stesso meccanismo nella mia relazione attuale.

Non tradisco, non ho impulsi a farlo anche avendone avuto la possibilità, e alle mie partner ho voluto (e voglio) davvero bene. Proprio per questo faccio enorme fatica a immaginare di essere io a causare sofferenza. Quando arrivo vicino al punto di rottura, il pensiero del dolore reciproco mi blocca e mi fa tirare indietro.

Questo mi fa sentire un codardo. Come se stessi rubando tempo a entrambi, pur senza cattive intenzioni.

Il mio psicologo parla di tratti evitanti e borderline, e riconosco in me la paura dell’abbandono, del conflitto e della responsabilità emotiva di una scelta netta.

Mi chiedo se qualcuno sia riuscito a uscire da uno schema simile, e come. Perché razionalmente so che rimanere per paura non è amore, ma nella pratica faccio una fatica enorme a tradurre questa consapevolezza in azione.

Se fossi consapevole che il giorno stesso dopo aver lasciato la tua lei ci fossero 3/4 donne diverse pronte a donarti la loro vagina e le loro attenzioni senza limiti, sentiresti ancora questa sofferenza interna?

Rifletti.

Dott.Mauro Grillini
Inviato
Il 05/01/2026 at 15:43, CuoreNero ha scritto:

Ciao a tutti, spero che questa sia la sezione giusta. Ho 36 anni e mi sono accorto di uno schema che si ripete da sempre nelle mie relazioni: non riesco a essere io a lasciarle. Le storie finiscono solo se lo fa l’altra persona oppure se vanno avanti finché si svuotano da sole.

È successo anche nella relazione più lunga della mia vita: dieci anni in totale, di cui almeno cinque vissuti sapendo che avrei dovuto chiudere ma senza riuscirci. Oggi sto rivedendo lo stesso meccanismo nella mia relazione attuale.

Non tradisco, non ho impulsi a farlo anche avendone avuto la possibilità, e alle mie partner ho voluto (e voglio) davvero bene. Proprio per questo faccio enorme fatica a immaginare di essere io a causare sofferenza. Quando arrivo vicino al punto di rottura, il pensiero del dolore reciproco mi blocca e mi fa tirare indietro.

Questo mi fa sentire un codardo. Come se stessi rubando tempo a entrambi, pur senza cattive intenzioni.

Il mio psicologo parla di tratti evitanti e borderline, e riconosco in me la paura dell’abbandono, del conflitto e della responsabilità emotiva di una scelta netta.

Mi chiedo se qualcuno sia riuscito a uscire da uno schema simile, e come. Perché razionalmente so che rimanere per paura non è amore, ma nella pratica faccio una fatica enorme a tradurre questa consapevolezza in azione.

Ciao @CuoreNero grazie per aver scritto innanzitutto.

 

Non entro nel merito della diagnosi fatta dal collega in quanto non è questa la sede e il momento opportuno..contento che tu stia affrontando un percorso terapeutico che ti auguro ti aiuti a capire meglio dinamiche relazionali che se ho capito bene ricorrono spesso nella tua vita.

 

Posso dirti in linea generale che il timore di causare sofferenza agli altri è una difficoltà abbastanza comune che mi capita di riscontrare spesso e di solito si collega a eventi occorsi nella nostra storia di vita tramite i quali ci siamo costruiti idee e convinzioni su come vanno le cose nel mondo..le quali possono fungere da guida per i nostri comportamenti, problematici o pro attivi che siano.

 

Ti invito inoltre a prestare attenzione agli aggettivi con cui ti definisci: “codardo” hai usato come parola..sento che racchiude un forte connotato di giudizio negativo che rischia di annullare la tua pro attività allontanandoti da una buona comprensione di cosa sta succedendo e di come fronteggiarla al meglio.

 

Nuovamente in bocca al lupo per la tua terapia che ti consiglio vivamente di proseguire.

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