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Io tutta questa divisione netta tra “modo femminile” e “modo maschile” di competere, personalmente, non l’ho mai vissuta così.

Poi magari esiste. E forse vedere persone di sesso maschile fare a pugni perché ubriache falsa un po’ la percezione, perché rende più visibile la parte fisica, diretta, teatrale del conflitto maschile.

Se parliamo di esposizione di potere, status symbol, spesa, oggetti, auto, soldi, visibilità, allora lì mi hanno sempre schiacciato senza particolari problemi. E lo hanno fatto con lo stesso piacere con cui io, molte, troppe volte, li osservo quando aprono bocca per cercare di esprimere un concetto.

Nella mia esperienza, non ho visto i maschi competere solo “alla maschile”, cioè frontalmente, apertamente, con forza, soldi, status o presenza fisica.

Ho visto moltissimo anche il contrario.

Quasi solo il contrario. 

Parlo della mia esperienza, per altri può andare diversamente. 

È tutta la vita adulta che vedo altri uomini mettere in giro gossip, tirare frecciatine indirette, raccontare storie inventate, dire bugie, insinuare, costruire cornici deliranti prima o dopo che io conosca una donna.

E siccome l'ho visto succedere a livelli ossessivi anche quando parlavo con una 45-50 con due figli, sembra più un automatismo solcato nella ripetizione, che un evento eccezionale dovuto alla specifica principessa di turno.

Quando incontro una donna poco lucida, poco autonoma o poco capace di leggere il contesto, spesso basta che se ne beva qualcuna e sparisce.

Quando incontro una donna molto intelligente, invece, spesso quelle cose me le viene a riferire.

Ed è un continuo.

Lo era dai 20 ai 30 anni.
Lo era in modo diverso dai 30 ai 40.
Lo è adesso.

Quindi non so: forse certe differenze di genere erano più marcate negli anni ’30 del secolo scorso, o forse su alcuni piani lo sono ancora. Ma io, nella vita reale, ho visto molto spesso modalità considerate “femminili” usate dai maschi.

E non parlo solo di uomini senza risorse, brutti, invisibili o frustrati.

Parlo anche di uomini con la BMW, il bell’aspetto, il portafoglio, la posizione sociale. Gente che, volendo, avrebbe potuto asfaltarmi direttamente mostrando l’auto, aprendo il portafogli o occupando lo spazio con lo status.

E invece no.

Sempre lì a dire cazzate in giro, inventare cose, insinuare, sporcare il campo prima ancora di giocare.

Per questo faccio fatica a credere alla distinzione pulita: uomini diretti, donne indirette.

Mi sembra più realistico dire che gli esseri umani usano gli strumenti competitivi che in quel contesto costano meno e rendono di più.

A volte è il pugno.
A volte è il portafogli.
A volte è il gossip.
A volte è la reputazione.
A volte è il brusio sociale costruito intorno a qualcuno.

Il sesso biologico conta, certo.

Ma non basta a spiegare tutto.

Non basta a spiegare perché, nella mia esperienza, moltissimi uomini non competano affatto “da uomini” nel senso romantico, frontale, diretto, cavalleresco o brutale che ci raccontiamo.

Competono invece nel modo più conveniente.

Diventano improvvisamente sottili, indiretti, allusivi, reputazionali, pettegoli, passivo-aggressivi.

Diventano come quel pescatore che non ha preso pesci e, invece di imparare a pescare o chiedere, si ceretta la barba e si mette una gonna sperando che il prossimo sia abbastanza cieco da nutrirlo, o abbastanza clemente.

È questa la cosa che trovo interessante.

Non il fatto che gli uomini siano “come le donne”.

Il punto è che molti esseri umani scelgono il repertorio competitivo in base alla probabilità di ottenere qualche risultato con il minor costo possibile.

Se il pugno costa troppo, usano la menzogna.
Se l’esposizione diretta li smaschera, usano l’insinuazione.
Se il confronto aperto rischia di farli perdere, usano il gossip.
Se il valore reale non basta, provano a manipolare la percezione del valore altrui.

Poi, per fortuna, ogni tanto ci sono anche donne che non si limitano a bere la narrazione.

Vengono a vedere le carte.

Un mesetto fa, per esempio, mi facevo tranquillamente i fatti miei, quando una ragazza arriva con uno che conoscevo solo di vista e gli fa, più o meno:

“Guardalo, è qui. Possiamo chiederglielo di persona. È vero che ai tempi del Corner (un bar ora chiuso) andavi con lui a pippare in bagno? Perché io so che non ti droghi, ma lui dice che ti ha visto un sacco di volte con i suoi occhi.”

A quel punto la cosa è diventata molto semplice.

Impossibile.

Non pippo.

Fine della discussione.

Non “forse”.
Non “dipende”.
Non “magari quella sera”.
Non “non ricordo”.

Impossibile.

E lì lui ha cominciato a trascinarsi miseramente sullo specchio, dicendo che forse ricordava male, che aveva questo ricordo, ma allora probabilmente ricordava male.

Ricordo?

No.

Questo sogno, vuoi dire.

Perché già l’idea di me e te chiusi da soli nel bagno di un locale, con la porta chiusa, ti fa sognare.

Ma a me piace la figa.

Il punto, in quel caso, non è nemmeno il contenuto specifico della bugia.

Anzi: il contesto la rende ancora più interessante.

Lei, prima, vedendomi ad un tavolo da solo, aveva detto una cosa buona su di me. A lui.

E lei veniva da due storie con tossici. Era in quella fase molto comprensibile, ma anche molto vulnerabile, del “mai più un tossico”, “mai più uno così”.

Quindi, di fatto, gli aveva messo sul tavolo il suo filtro principale.

Gli aveva detto cosa temeva.
Gli aveva detto quale leva avrebbe potuto farla chiudere immediatamente.

E lui ha fatto la cosa più semplice: le ha servito esattamente la storia che lei era più pronta a bere.

Non una bugia generica.

Una bugia con il bersaglio già agganciato al suo sistema di allarme.

Perché se a una donna che viene da due storie con tossici dici “guarda che quello pippava in bagno”, non stai solo raccontando una cazzata.

Stai usando il suo paranoia-radar emotivo contro di lei.

Stai prendendo una ferita, un criterio di selezione, una legittima esigenza di protezione, e lo stai trasformando in un’arma reputazionale contro un terzo.

Il punto è che ha ascoltato il suo contesto, ha capito quale veleno avrebbe avuto più probabilità di funzionare, e glielo ha messo nel bicchiere con l’aria di quello che “ti sta solo avvisando”.

Ed è esattamente per questo che il gossip funziona.

Non perché sia vero.

Funziona quando si aggancia a una paura già presente, a un trauma non ancora digerito, a una categoria mentale pronta a scattare.

Se lei avesse avuto come trauma gli uomini violenti, probabilmente mi avrebbe descritto come violento.

Se avesse avuto come trauma gli uomini pieni di debiti, probabilmente sarei diventato uno pieno di debiti.

Se avesse avuto come trauma gli uomini infedeli, probabilmente avrebbe “ricordato” di avermi visto tradire qualcuno.

La bugia efficace non nasce nel vuoto.

Nasce dove trova un buco già aperto.

Una voce buttata lì.
Una scena inventata.
Una reputazione sporcata a distanza.
Una donna che, invece di assorbire passivamente il racconto, porta il narratore davanti al soggetto reale.
E la bugia che si scioglie in dieci secondi, appena viene esposta alla luce.

Poi l'ho rivista, si è messa con un tossico. 

Poi hanno litigato la settimana scorsa, e ora è nella fase mai più bla bla bla. 

Quindi sì: il sesso biologico conta.

Ma quando vedo uomini adulti con auto, soldi, estetica, posizione sociale e tutte le carte per giocarsela in modo diretto, scegliere comunque la calunnia, la frecciatina, la mezza frase, il sospetto seminato alle spalle, faccio fatica a prendere sul serio la favola degli uomini “semplici, diretti e frontali”.

Molti non sono frontali.

Sono frontali solo quando pensano di vincere perché se la fanno con chi è più debole.

  • Wow 1

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