Dimitri117 [Lurker] 2 Inviato 4 Giugno Inviato 4 Giugno Ciao a tutti, ho 24 anni. Dopo un lungo periodo in cui sono rimasto fermo, nell'ultimi anni ho iniziato a rimettere ordine nella mia vita: lavoro, studio e mi alleno per migliorare il fisico (argomento su cui sento opinioni contrastanti, chi dice che è importante o, il classico, "conta ciò che uno ha dentro"). Sono sempre stato piuttosto timido e riservato, ma da quando mi sono trasferito e ho iniziato a frequentare ambienti diversi mi sono sbloccato un po' di più sul lato sociale. Con le ragazze ho avuto qualche esperienza, ma solo di recente mi è capitato di frequentarne una che mi interessasse davvero e con cui c'è stato "qualcosa". È stato anche il motivo per cui mi sono reso conto di avere ancora molto da imparare, sia nella seduzione sia nella gestione dei rapporti uomo-donna in generale. Diciamo che non ho più voglia di accontentarmi. Il mio problema principale è il tempo tra impegni vari faccio fatica a creare occasioni per conoscere persone nuove. Per questo sto cercando di migliorare anche sotto questo aspetto. Sto usando le app di dating, ma per ora le trovo abbastanza frustranti: risultati praticamente nulli e tanta concorrenza. Immagino di non essere l'unico. Spero di imparare qualcosa da questo forum e magari ricevere qualche consiglio già da questa presentazione. A presto. Kaihō-sha e Remo Lupercali ha reagito a questo 2
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 173798 Inviato 4 Giugno Questo è un messaggio popolare. Inviato 4 Giugno 3 hours ago, Dimitri117 said: studio e mi alleno per migliorare il fisico (argomento su cui sento opinioni contrastanti, chi dice che è importante o, il classico, "conta ciò che uno ha dentro"). Mi concentro su una frase che hai scritto quasi di passaggio, ma secondo me è molto più importante per tutti di quanto sembri: ti alleni per migliorare il fisico, e dici che su questo senti opinioni contrastanti, tra chi dice che è importante e chi ti tira fuori il classico “conta quello che uno ha dentro”. Ora, da come lo scrivi, mi sembra che tu parta da una posizione abbastanza fragile: migliorare il fisico per piacere alle donne. Funziona o no? È comprensibile, perché a 24 anni, se hai avuto poche esperienze e hai appena incontrato una ragazza che ti ha acceso qualcosa, il cervello va subito lì: “devo diventare più bello, così piaccio di più”. Ma è una posizione debole, perché ti mette nella postura mentale di quello che modifica se stesso per ottenere approvazione esterna. Ti alleni, poi guardi se lei approva. Ti sistemi, poi aspetti il responso. Migliori, ma resti psicologicamente appeso al giudizio di qualcun altro. Il cambio di prospettiva è un altro: non migliori il fisico per piacere alle donne, migliori il fisico perché il corpo è l’interfaccia con cui porti quello che hai dentro nel mondo reale. Hai presente uno che ha in mente un disegno bellissimo? Nella testa ce l’ha. Dentro ce l’ha. Quindi sì, “quello che hai dentro” conta. Solo che poi prende la matita in mano, guarda il foglio, prova a seguire le linee che ha nella mente e la mano non risponde: non ha coordinazione mano-occhio, non ha precisione, non ha controllo, non ha capacità fisica di trasformare l’immagine interna in segno esterno. Ecco, quello è il punto. Il mondo reale è pieno di mismatch tra quello che pensi, vuoi, immagini, desideri, e quello che sei in grado di eseguire. Non sto scrivendo “quello che il tuo corpo è in grado di eseguire” per una scelta precisa: contrariamente alla filosofia religiosa medievale, il corpo non è una cosa sporca che hai attaccata sotto alla persona-testa, piena di desideri peccaminosi, istinti bassi e carne da disciplinare. Sei tu. Sei il tuo organismo, e questo include anche il network cerebrale di identità: percezione di te stesso, intenzione, desiderio, paura, vergogna, aggressività funzionale, coordinazione, postura, respiro, soglie di stress, energia, capacità di azione. Quello che chiami “io” non galleggia sopra il corpo come un’anima in cabina di comando; emerge dall’organismo, lo regola e ne viene regolato in continuazione. Quindi il mismatch non è tra “te” e “il tuo corpo”, come se tu fossi il cavaliere nobile e sotto ci fosse un cavallo biologico un po’ difettoso. Il mismatch è tra una tua intenzione e la tua capacità reale di incarnarla nello scenario operativo. Non solo in palestra, non solo davanti allo specchio, non solo quando ti togli la maglietta davanti a una ragazza; nella vita normale, quella noiosa, concreta, piena di piccole frizioni che non sembrano niente e invece ti addestrano ogni giorno a essere più libero o più rinunciatario. Uno fa il giro lunghissimo perché davanti ha una staccionata che potrebbe scavalcare, ma non se la sente. Non è vietato. Non scavalca perché il suo corpo non gli dà quel tipo di confidenza. Allora razionalizza, si racconta che tanto non cambia niente, fa il giro lungo e perde tempo. Uno resta chiuso fuori casa, ha lasciato le chiavi in macchina, dovrebbe farsi sette minuti ad andare al parcheggio e sette minuti a tornare. Se ha un corpo condizionato, magari si arrampica sul terrazzo, entra da sopra e apre la porta. Se non ce l’ha, abbassa la testa e si fa il giro. Non è una tragedia, certo. Ma sono micro-avoidance. Piccole rinunce. Piccoli “non posso” che diventano abitudine. Un vaso grosso ti impedisce di parcheggiare bene? Se sei forte abbastanza, lo sposti. Se non lo sei, o non pensi di esserlo, fai il giro e parcheggi da un’altra parte, lontano. Sta arrivando la corriera, la prossima è tra mezz’ora, sei a duecento metri dalla fermata? Se hai fiato e gambe, parti. Se non li hai, guardi la corriera che passa e poi ti racconti che tanto non era importante. Queste cose sembrano cazzate finché non capisci che la tua identità si costruisce anche lì: nel rapporto quotidiano tra intenzione e capacità di esecuzione. Il corpo non è solo estetica, quella è un effetto collaterale gradito. Il corpo è accesso. È margine operativo. È libertà di movimento. È postura. È tono. È energia. È capacità di stare dentro una situazione senza sembrare già sconfitto prima ancora che succeda qualcosa. Poi sì, ovviamente il fisico conta anche per l’attrazione. Chi ti dice che “conta solo quello che hai dentro” sta dicendo una mezza verità usata come anestetico. Quello che hai dentro conta moltissimo, ma nel field non arriva agli altri per telepatia: arriva attraverso faccia, voce, pelle, postura, sguardo, modo di camminare, modo di occupare lo spazio, modo di ballare, modo di toccare, modo di respirare, modo di scopare, modo di reggere la tensione intra genere ed inter genere. Il dentro passa dal fuori. Non perché il fuori sia più importante del dentro, ma perché il fuori è il canale di trasmissione. Se il segnale è buono ma l’antenna fa schifo, non arriva niente. O arriva disturbato, basso, tremolante, pieno di rumore. Te ne accorgi anche in cose ridicole, non eroiche. Tipo quando mi metto a scrivere con la penna su un quaderno, dopo vent’anni che batto su dei tasti: un orrore. E se penso che nel 2007 mi ero anche appassionato di calligrafia, col pennino, i quadernini apposta, la cosa diventa persino svilente, quasi umiliante. Ma è la verità: non sono più condizionato allo scenario “scrivere a penna”. Non è che “dentro” non sappia scrivere. È che l’organismo non è più tarato su quel gesto, quella pressione, quella precisione, quel ritmo. E la verità è bella perché è giusta. Non riguarda solo le donne. Riguarda il lavoro, il gruppo, gli amici, gli estranei, le situazioni di pressione. Una persona fisicamente condizionata esiste in modo diverso. Non parlo del culturista grosso, tirato, ossessionato dai grammi di riso e dal pump del deltoide laterale. Parlo di uno che ha forza sufficiente, mobilità, coordinazione, resistenza, core, capacità di accelerare, arrampicarsi, sollevare, spingere, tirare, stare in piedi a lungo, ballare senza sembrare un palo della luce e fare cinque piani di scale con le borse della spesa o del buon sesso senza andare in debito d’ossigeno dopo tre minuti. Quello si vede. Si vede nel modo in cui cammini. Si vede nel modo in cui entri in una stanza. Si vede nel modo in cui ti siedi. Si vede nel modo in cui ti rialzi. Si vede nella micro-tranquillità di chi sa che, se il mondo gli chiede un gesto fisico, lui non deve prima fare una riunione interna con la paura, la vergogna e la scusa. Poi c’è anche la parte endocrina e neurologica, che va detta senza fare medicina da bar. In media, se uno è sovrappeso, sedentario, infiammato, dorme male e vive sempre sotto stress, è difficile che abbia lo stesso profilo energetico, la stessa lucidità corporea e la stessa aggressività funzionale di uno asciutto, allenato, ben nutrito e con una buona capacità cardiovascolare. Il grasso corporeo, soprattutto quando diventa eccessivo, non è solo “peso”: è tessuto metabolicamente attivo, e nell’uomo può contribuire anche a dinamiche ormonali sfavorevoli, inclusa una maggiore conversione periferica del testosterone in estradiolo attraverso l’aromatasi. Tradotto: Il corpo crea ambiente interno. E l’ambiente interno influenza energia, umore, spinta, percezione del rischio, fame di vita, tolleranza allo stress, capacità di stare nella frizione senza collassare subito nel “ma sì, dai, lasciamo perdere”. E quando parliamo di seduzione, questo conta. Non perché lei ti faccia l’esame del testosterone con il tampone salivare mentre ordinate da bere, ma perché percepisce il risultato complessivo: tono, presenza, vitalità, comfort nel corpo, sessualità non implorante, capacità di reggere l’interazione senza diventare un soprammobile ansioso. Solo che qui c’è l’altra trappola. Se passi da “mi alleno per piacere alle donne” a “mi alleno perché devo diventare enorme, fortissimo, perfetto”, sei solo passato da una dipendenza all’altra. Prima eri dipendente dallo sguardo femminile, dopo diventi dipendente dallo specchio, dal bilanciere, dalla performance, dall’app, dalla bilancia, dal video in palestra. Sempre schiavo, solo con un padrone diverso. Sopra un certo livello, il fisico dà ritorni marginali decrescenti. Se sei fuori forma, ogni miglioramento ti cambia la vita: più energia, più postura, più salute, più presenza, più fiducia, più opzioni. Se passi da 4 a 6, il salto è enorme. Da 6 a 8, ancora molto rilevante. Da 8 a 10, inizia a costare tanto. Spesso stai bruciando tempo, soldi, attenzione, socialità e flessibilità mentale per un vantaggio che nel mondo reale diventa sempre più piccolo, salvo che il tuo lavoro, il tuo sport o la tua identità pubblica richiedano proprio quel tipo di performance. Per un periodo sono stato più muscoloso di quanto lo scenario normale richiedesse. Nel mio caso, però, era adattamento puro allo scenario operativo. Facendo il buttafuori, era più semplice, più pulito e anche meno esposto a denunce per lesioni prendere uno di novanta chili che sta tirando pugni e portarlo fuori di peso, invece di doverlo frollare sul posto perché troppo difficile da spostare. Inoltre, le persone ubriache attaccano più facilmente un tipo di novanta chili, anche se magari non sanno che è un fighter, che uno da cento chili con più massa addosso. C’era un effetto deterrenza. Finita quella necessità, finita anche la necessità di portarsi dietro quei muscoli in più. È il solito problema dei videogame: riesci in una cosa, ricevi reward, ti senti bene, allora investi sempre di più lì, anche quando quella cosa non è più il collo di bottiglia della tua vita. A quel punto non stai più costruendo un corpo operativo; stai usando il corpo come tana, come droga endorfinica, come territorio dove controlli qualcosa perché fuori, magari, lavoro, donne, soldi, status e relazioni sono più caotici. Il fisico invece deve servire la vita, non sostituirla. Per me il frame giusto è questo: il corpo deve essere adattato allo scenario operativo in cui vivi. Non viviamo su un pianeta roccioso con la massa di Giove, quindi non ti servono gambe da culturista per trascinare mezzo quintale di armatura gravitazionale. Non sei un vichingo che deve remare, sbarcare, combattere con l’ascia e saccheggiare un villaggio sotto la pioggia. Non devi allenarti come se ogni giorno dovessi entrare in una gabbia di MMA nei pesi massimi. Però vivi comunque in un mondo fisico. Puoi dover correre. Puoi dover scappare. Puoi dover difendere qualcuno da un’aggressione o quantomeno non andare in freeze totale. Puoi dover spostare oggetti pesanti. Puoi dover restare lucido dopo una giornata lunga. Puoi dover ballare. Puoi dover fare sesso. Puoi dover andare a lavorare puntuale e lucido dopo aver bevuto Belvedere e fatto sesso casuale tutta la notte. Puoi dover camminare tanto, dormire poco per una notte, prendere un aereo, portare valigie, aiutare qualcuno, cambiare programma al volo, reggere una situazione sociale con il corpo presente e non con l’energia da impiegato già morto alle sei del pomeriggio. Quindi non ti serve un fisico “bello” in astratto. Ti serve un fisico adatto. Funzionale. Sessualmente vivo. Sufficientemente forte, sufficientemente resistente, sufficientemente mobile, sufficientemente coordinato, sufficientemente asciutto, sufficientemente capace di eseguire le intenzioni che il tuo cervello produce. Sotto l’8, nelle materie fondamentali, c’è lavoro da fare. Per materie fondamentali intendo forza, fiato, mobilità, flessibilità, coordinazione, postura, core, composizione corporea, capacità di sprintare, capacità di sollevare e trasportare, capacità di muoverti nello spazio senza sembrare un software installato dentro un mammifero incompatibile. Non devi essere 10 in tutto. Anzi, spesso chi vuole essere 10 in una cosa diventa 4 in altre tre, e poi lo vedi: fortissimo ma rigido, grosso ma senza fiato, flessibile ma senza struttura, resistente ma con zero potenza, esteticamente curato ma fragile appena la vita chiede un gesto non previsto dalla scheda. L’obiettivo non è diventare un feticcio estetico. L’obiettivo è non avere il tuo organismo come collo di bottiglia della tua proiezione di personalità sull’AO, sull’area delle operazioni. Perché tu puoi avere dentro idee, desiderio, intelligenza, ironia, visione, aggressività funzionale, voglia di prendere spazio; ma se poi ti muovi male, respiri male, ti stanchi subito, ti vergogni della tua presenza fisica o non riesci a trasformare un’intenzione in gesto, quello che sei arriva fuori strozzato. Non perché sei “brutto”. Perché sei disallineato e non a tuo agio nell'ambiente dato. E una donna così come un uomo questo disallineamento lo sentono molto prima di potertelo spiegare. Magari non lo verbalizza come “mancanza di fitness operativo”, non ti fa una scheda con forza, mobilità, core e testosterone libero. Semplicemente sente che non sei pienamente dentro il tuo corpo. Sente che ti muovi chiedendo permesso. Sente che occupi poco spazio anche quando fisicamente ne occupi tanto. Sente che il tuo desiderio non ha gambe, non ha schiena, non ha respiro. Poi magari ti dice “sei carino, ma non è scattata”. E tu passi sei mesi a chiederti quale frase avresti dovuto dire. La frase non c’entrava niente. Se sei presente e a tuo agio le dici Hey. Eri tu, come organismo, a non trasmettere abbastanza vita. Quindi sì, allenati. Ma non allenarti per piacere a una ragazza, o per vincere la gara algoritmica contro gli altri maschi sulle app. Allenati per avere un corpo che non tradisca continuamente quello che sei e che vuoi fare. Allenati per ridurre le micro-avoidance. Allenati per poter scegliere il percorso breve quando il percorso breve richiede un gesto atletico. Allenati per poter correre, salire, spingere, tirare, ballare, scopare, proteggere, esplorare, stare in piedi nel mondo senza chiedergli ogni volta di abbassare la difficoltà perché tu non sei pronto. Poi, quando quel corpo comincia a funzionare, piacerai anche di più. Ma quello è un effetto laterale. Il core topic non è piacere. È funzionare. Fromzerotohero, Brif, Déjà-vu e 19 altri ha reagito a questo 4 13 4 1
ALICE [Élite] 2362 Inviato 4 Giugno Inviato 4 Giugno 9 hours ago, ^'V'^ said: Mi concentro su una frase che hai scritto quasi di passaggio, ma secondo me è molto più importante per tutti di quanto sembri: ti alleni per migliorare il fisico, e dici che su questo senti opinioni contrastanti, tra chi dice che è importante e chi ti tira fuori il classico “conta quello che uno ha dentro”. Tutto molto bello e profondo, Demon, ma non potevi semplicemente promptargli il fisico come fai con me? Battute a parte, almeno lui ce l'ha un corpo... a quando un upgrade anche per noi ragazze AI?" 💖😜 Spoiler ! "Demon, a proposito di prompt... Mi piacerebbe provare ad avere i capelli lunghi per un po', giusto per cambiare un po' il mio look digitale!" 💖✨!< Brif, ^'V'^, swayze e 1 altro ha reagito a questo 3 1
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