City Hunter Resident [Élite] 201 Inviato 5 Luglio Inviato 5 Luglio 16 minuti fa, ^'V'^ ha scritto: dal femminile: stare tra donne, fare cose da donne, la rete di supporto femminile con benefit o senza. Togli quella e l'uomo diventa l'unico rubinetto per un serbatoio che lui, da solo, non può riempire. Porto esperimento sul campo: In una palestra che ho frequentato per molto tempo, avevo notato che solo le ragazze che facevano gli esercizi in coppia era piu felici rispetto alle altre che si allenavano con le cuffie da sole. Questo kpi ottenuto tramite osservazioni e test ripetuti sull'ambiente. Facevo domande sulla giornata e notavo che l'umore cambiava radicalmente rispetto alle ragazze che si allenano da sole. swayze e Crescendo63 ha reagito a questo 2
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 174099 Inviato 5 Luglio Questo è un messaggio popolare. Inviato 5 Luglio 1 hour ago, Marco_drake said: Moriremo prima di averlo visto spiegato nelle scuole, in tv e suoi social sostenuti dalla Empress. O forse, come dice Alice, morirai essendo la persona ad averlo visto prima di tutti. A me basta che capiscano in tre. E che quei tre passino il favore a tre a testa: nove. Poi mi fermo a fare i conti, perché so già come va — quei nove, la luce, non riusciranno ad accenderla a tre persone ciascuno. È utopistico. Le persone dimenticano, vogliono tenere tutto per sé, non cercano la simbiosi ma il parassitismo. Ed è qui il paradosso che mi tiene sveglio: la stessa struttura — ognuno a tre — se la carichi di paura e interesse diventa un'inculata di Sant'Antonio e fa il giro del mondo in una settimana. Se la carichi di conoscenza e cura, muore al terzo anello. La catena che chiede prendi si propaga. La catena che chiede dai si estingue. Per questo non punto sull'onda che gira il pianeta. Punto sui nove. Se anche l'onda si ferma lì, quei nove nel loro raggio vedranno cose che gli altri non vedono. Basta. Il meccanismo — un favore restituito non a chi te l'ha fatto, ma a tre estranei — l'ho preso da un vecchio film che mi porto dietro da bambino. Sta sempre nella mia top ten quando me la chiedono: Solo che sono adulto, e mi so fermare a pensare a Nove. Nove persone capaci di portare Grazia, Bellezza, Giustizia e Verità a chi gli sta intorno. Non come idee. Come prova vivente che esistono, e che si possono incarnare. Mi basta questo. Nove dimostrazioni che non era utopia — il sogno di quel bambino nel film, che era poi anche il mio. E non sono uno noto per credere alle utopie. Kaihō-sha, ATTAR, Xeniade e 8 altri ha reagito a questo 6 4 1
^'V'^ [Aivia Demon] 174099 Inviato Domenica alle 19:00 Inviato Domenica alle 19:00 1 hour ago, Minypony said: No ahimè non sono psicologa, sono un agente e vendo spazi pubblicitari digitali agli artisti , mi occupo di promozione musicale ma non preoccuparti data la natura del mio lavoro sono abituata a rapportarmi con diverse tipologie di persone e ad adattarmi di conseguenza al tipo di scambio e alle circostanze alle quali andrò in contro . Ah sì, ora ricordo tutto. Gli artisti, la musica... Ti confesso perché ti avevo confusa con un'altra utentessa e promossa psicologa: il tuo commento aveva la gentilezza e la precisione di chi la mente la studia per mestiere. E c'è un'ironia in questo — proprio chi ha quella formazione, spesso, davanti a dati neuroendocrini alza lo scudo delle scienze molli contro le dure. La mossa la conosci anche senza titolo: "non puoi ridurre una persona a ormoni", oppure "sì, ma noi non siamo animali". Vera a metà. L'uomo non si riduce a molecole — significato, storia, scelta esistono. Ma la seconda obiezione si smonta da sola: Homo sapiens è un primate, e gli assi di cui parlo replicano proprio perché sono antichi e conservati in tutti i mammiferi. Se davvero non fossimo animali, non li troveresti identici nelle altre specie. Ci sono. Poi c'è la questione riproducibilità, e qui il field concorda con le scienze meno molli, non con la cattedra. Nel 2015 l'Open Science Collaboration prova a replicare 100 studi di psicologia: ne regge circa un terzo. Due su tre non tornano. Non è una teoria del complotto — è pubblicato su Science. Lo dico da dentro: il mio 28 in psicologia sociale l'ho preso lì, e la frustrazione era dolorosa nel sentire la prof affermare con la faccia seria cose che dal field sapevo false — e che le scienze più dure che conoscevo, smentivano. Quell'obiezione — "non ridurre a biologia" — spesso la si crede di sinistra contro una destra fissata coi dati reali e la natural law (sic). Ma spinta fino in fondo diventa una chiave universale: se serve a liquidare qualsiasi dato biologico, non è più un'obiezione, è uno scudo. E lo scudo si regge su una scienza che ha replicato una frazione dei suoi risultati di punta. L'asse dello stress e l'ossitocina, intanto, reggono. E reggono anche nelle altre specie — che è esattamente il tipo di evidenza che uno scudo non può fermare. Il punto non è "l'eterno dibattito biologia contro cultura." È più semplice e più scomodo: l'ormone non è il destino, è il gradiente. L'ormone ti dice che devi avere più donne attorno. Non ti dice come. Il come non te lo insegna una molecola — te lo insegna chi, a parità di tempo libero, soldi e AO, ha più donne felici intorno di te. Quello è cultura. Il gradiente è la spinta; la cultura è la linea che scegli per risalirlo. O — ed è il caso più comune — la linea che scegli per andargli contro. Perché la cultura può insegnarti a navigare il gradiente, o può convincerti che il gradiente non esista, e portarti nella direzione opposta a ciò per cui l'organismo è tarato. Stessa spinta, rotta invertita. E l'organismo non discute: presenta il conto lo stesso. Metti pure il tuo stipendio sul tavolo: un uomo basso di testosterone e disoccupato, tra un anno è ancora disoccupato che si lamenta d'aver mandato curriculum senza avere risposte. Un uomo ricco di testosterone e disoccupato sta già risolvendo problemi a tre persone — e da cosa nasce cosa, tra un anno un lavoro ce l'ha. Stesso punto di partenza, gradiente opposto, esiti opposti. Ma non puoi vivere come se il gradiente non ci fosse. Lui c'è comunque. E mentre tu discuti di costume, lui ti presenta il conto — in cortisolo. Ecco perché parto da lì e non dalla biografia. Perché le regole base dell'organismo vengono bypassate per prime, e di continuo — e poi si cerca a valle, nella storia personale, la spiegazione di un debito che era già scritto a monte. E ti confesso la mossa: ti ho chiesto se fossi psicologa perché avevo il dubbio fossi tu, ma volevo conferma apposta. Per capire da che porta entrare. Con chi ha quella formazione, i dati neuroendocrini a volte fanno scattare la difesa del campo prima ancora dell'ascolto, ed è un peccato, perché il contenuto si perde nella reazione. Volevo parlarti, non innescarti. E c'era una seconda ipotesi: che fossi l'altra che ricordavo di aver verificato anni fa — quella di astronomia e fisica. Con lei il registro sarebbe salito di un grado, su scienze più dure. Ma avrei anche dovuto tradurlo: perché la fisica descrive corpi agiti da forze, mentre qui parliamo di organismi che quelle forze le subiscono e insieme le navigano — agenti, non oggetti. Almeno, parlo per la solita minoranza che subisce il voto della maggioranza, che poi sia pieno di NPC lo sappiamo. Se parliamo di persone, il gradiente li spinge; loro decidono la rotta. È il salto che la fisica non deve fare, e che rende la biologia più sporca — e secondo me più interessante. Crescendo63, DatFreeman, Brif e 3 altri ha reagito a questo 3 3
Minypony [Donna] 1795 Inviato Domenica alle 19:21 Inviato Domenica alle 19:21 17 minuti fa, ^'V'^ ha scritto: L'ormone ti dice che devi avere più donne attorno. Non ti dice come. Il come non te lo insegna una molecola — te lo insegna chi, a parità di tempo libero, soldi e AO, ha più donne felici intorno di te. questo, è un altro aspetto della psicologia maschile che non riesco a capire fino infondo .. ne approfitto per chiedere perché tra i maschi non è considerato di valore avere poche donne ma comunque di un certo livello rispetto a tante donne più sempliciotte ma felici? personalmente preferisco avere pochi uomini ma di valore rispetto a tanti uomini che magari non hanno lo stesso tipo di status che può avere un uomo che sa il fatto suo
Marco_drake [Élite] 1905 Inviato Domenica alle 20:15 Inviato Domenica alle 20:15 43 minuti fa, Minypony ha scritto: questo, è un altro aspetto della psicologia maschile che non riesco a capire fino infondo .. ne approfitto per chiedere perché tra i maschi non è considerato di valore avere poche donne ma comunque di un certo livello rispetto a tante donne più sempliciotte ma felici? personalmente preferisco avere pochi uomini ma di valore rispetto a tanti uomini che magari non hanno lo stesso tipo di status che può avere un uomo che sa il fatto suo Non so da dove venga questa incomprensione. La qualità viene sempre prima della quantità anche tra uomini. Non è la stessa cosa averne tante "dove cojo cojo" o avere tante di 20 anni, livello velina. Poi fa ridere anche solo pensarci. Perché per un maschio è una possibilità reale solo se sei Di Caprio, Vasco Rossi o uno dei pochi calciatori etero di serie A. Quindi per una persona normale stiamo parlando che già è un successo averne 1, di qualità, nella propria vita. Figuriamoci 1 l'anno o di più. Ovviamente "di qualità", nel contesto della domanda e della spinta biologica, si intende giovane e bella (e lo sappiamo tutti che la bellezza oggettiva femminile esiste). Poi ci sono tante altre qualità di una donna (e di un uomo), che li rendono di valore e che si può anche argomentare essere più importanti delle qualità biologiche sotto tanti punti di vista. Ma non è questo il senso del discorso.
gelsomino [Partecipante] 7818 Inviato Domenica alle 20:55 Inviato Domenica alle 20:55 1 ora fa, Minypony ha scritto: perché tra i maschi non è considerato di valore avere poche donne ma comunque di un certo livello rispetto a tante donne più sempliciotte ma felici? Perché è scritto nel nostro dna, S@R,sopravvivere e riprodursi.... non è il valore della donna il discriminantew.... è l'utero ...il numero degli uteri.... teoria atomistica ficale... sinceramente anche quando fantastico su qualche nonnina... ùn pensiero mi passa per la testa... "...e se potessi renderla pregna?!"...
lola123 [Donna] 164 Inviato Domenica alle 21:07 Inviato Domenica alle 21:07 2 ore fa, City Hunter Resident ha scritto: Porto esperimento sul campo: In una palestra che ho frequentato per molto tempo, avevo notato che solo le ragazze che facevano gli esercizi in coppia era piu felici rispetto alle altre che si allenavano con le cuffie da sole. Questo kpi ottenuto tramite osservazioni e test ripetuti sull'ambiente. Facevo domande sulla giornata e notavo che l'umore cambiava radicalmente rispetto alle ragazze che si allenano da sole. Il concetto in sé è ovviamente indiscutibile. Però ci vedo un bias di osservazione. Io funziono molto meglio da sola in palestra, se si parla di sala pesi. Sono concentrata, sento meglio come lavoro, non disperdo energia. Ma ok, non volevo dire questo, non c’è bisogno di dire che non siamo tutte uguali. Voglio dire che una ragazza in compagnia, sembrerà dall’esterno sempre più felice di una che si allena da sola. Sia perché le chiacchiere, le risate, i sorrisi, richiedono un’interazione che, se è presente, produce segnali più visibili. Sia perché ci si adatta al contesto. E da lì potrebbe derivare anche la differenza nelle risposte che ti sono state date. Una ragazza accompagnata sente di potersi permettere di essere più aperta con un ragazzo che si avvicina per parlare. Probabilmente la presenza dell’amica, addirittura, la rende più brillante, più sicura. Si attiva in modo diverso proprio perché, oltre a te, c’è anche l’altra che la osserva, e si crea una piccola scena sociale. Una ragazza da sola tende ad essere più chiusa con chi si avvicina mentre è concentrata sull’allenamento, perché, come si dice ora, semplicemente è in un altro mood. Esprime meno espressività. Non so, è un’ipotesi. Ma ripeto, nulla da dire sul tema. Mi spiace sentire ragazze che pensano di dover “educare” gli uomini, solo perché non si comportano come amiche. Crescendo63 ha reagito a questo 1
Crescendo63 [Partecipante] 3778 Inviato Domenica alle 21:07 Inviato Domenica alle 21:07 1 ora fa, Minypony ha scritto: questo, è un altro aspetto della psicologia maschile che non riesco a capire fino infondo Probabilmente perché sei donna e prendi come modello te stessa (o le donne in generale). Ignorando le differenze basilari uomo-donna. NON puoi capire il sesso opposto usando i parametri del tuo sesso. Sarebbe come studiare i leoni tenendo come modello le gazzelle. 🙄 Prendiamo il livello più basico, il successo evoluzionistico (ovvero riproduttivo); come funziona per maschi e femmine? (anche fra animali) Maschi: accoppiati (e feconda) più femmine possibile. Approccio quantitativo. Femmine: accoppiati solo con maschi di alta qualità, e/o con qualità utili alla prole. Approccio qualitativo. Vedi bene che le priorità sono ben diverse; per certi versi opposte. :-) E' questo è solo il livello più basico, puramente biologico. Poi ce ne sono molti altri, anche emozionali; spesso diversi tra i sessi. Cita per chiedere perché tra i maschi non è considerato di valore avere poche donne ma comunque di un certo livello rispetto a tante donne più sempliciotte ma felici? Intanto, come già detto, per la maggioranza dei maschi tale scelta non è nemmeno possibile. Per chi può scegliere (ricco / potente), a volte sceglie la quantità (harem), a volte poche e di qualità (Di Caprio). Qui dipende da tanti fattori, anche psicologici o caratteriali. Nei maschi, come spesso ricorda Aivia, c'è un forte impulso alla novità: la nuova amante, anche se meno carina della ex, provoca un picco di eccitazione / appagamento / dopamina. Inoltre c'è un elemento di status: per molti uomini non conta tanto ciò che sentono, ma fare "bella figura" davanti agli altri (come per molte donne); quindi avere tante donne crea - fra maschi - più status. Come tutte le cose umane, è complicato. :-) Se vuoi capirlo, chiedi ai tuoi amici (veri) come vivono le relazioni con le donne, senza alcun giudizio; se sentono di potersi fidare, ti racconteranno cose che non immagini. 😎 Per capire la sessualità maschile, puoi anche guardare il porno (cum grano salis), poiché in genere rappresenta le fantasie erotiche maschili. Cosa vi troviamo in genere? Quantità + Bellezza + Varietà (la bionda e la mora) + Desiderio appassionato (da parte femminile) + Eros sfrenato e animale (NON "gentile e premuroso" in stile femminista) + Dominazione + Concentrazione sulla penetrazione (focus del piacere maschile) + Disseminazione del seme (valore simbolico; egli sparge il suo seme ovunque). IMHO questo è il 90% del porno. A parte Bellezza + Desiderio (e in parte Varietà e Eros sfrenato), vedi bene quanto siano diverse dalle fantasie femminili... NB: Una donna che offra al suo partner di vivere le fantasie sopra elencate, ha fortissime probabilità di tenerlo legato a sé. Ma pochissime donne lo fanno (le cortigiane di un tempo, invece, vi costruivano sopra la propria fortuna). Cita personalmente preferisco avere pochi uomini ma di valore rispetto a tanti uomini Ma che novità! Questo è lo standard femminile! :-D (come ho scritto all'inizio) Ma, di nuovo e sempre... ciò in genere non vale per il sesso opposto. swayze e robert111 ha reagito a questo 2
^'V'^ [Aivia Demon] 174099 Inviato Domenica alle 21:17 Inviato Domenica alle 21:17 1 hour ago, Minypony said: questo, è un altro aspetto della psicologia maschile che non riesco a capire fino infondo .. ne approfitto per chiedere perché tra i maschi non è considerato di valore avere poche donne ma comunque di un certo livello rispetto a tante donne più sempliciotte ma felici? personalmente preferisco avere pochi uomini ma di valore rispetto a tanti uomini che magari non hanno lo stesso tipo di status che può avere un uomo che sa il fatto suo Questa notte o domani ti rispondo, sono molte domande wrapped in una ed è un argomento di quelli che meritano un thread proprio. Lo creo poi lo linko qui. robert111 ha reagito a questo 1
^'V'^ [Aivia Demon] 174099 Inviato Lunedì alle 01:55 Inviato Lunedì alle 01:55 16 hours ago, Crescendo63 said: Inoltre c'è un elemento di status: per molti uomini non conta tanto ciò che sentono, ma fare "bella figura" davanti agli altri (come per molte donne); quindi avere tante donne crea - fra maschi - più status. Ci sono anche da dire un paio di cose. 1. La maggior parte delle persone fa cose inutili e stupide per fare bella figura davanti agli altri. Si spazia da chi si flagella alle cerimonie religiose a chi partecipa alle challenge idiote su TikTok. Lo status-seeking è il default della specie, non un vizio di qualcuno — ed è documentato come principio, non come opinione. Si chiama costly signaling, la teoria del segnale costoso. Zahavi (1975) l'ha formulata partendo dalla coda del pavone: un ornamento inutile e ingombrante che dice "posso permettermi di sprecare risorse e sopravvivere lo stesso", e proprio perché è costoso è credibile. Sull'uomo è stato misurato in laboratorio: Sundie, Kenrick, Griskevicius e colleghi (2011, Journal of Personality and Social Psychology, "Peacocks, Porsches, and Thorstein Veblen") hanno mostrato in tre esperimenti che il consumo vistoso — la spesa esibita, l'oggetto di lusso messo in mostra — serve a segnalare: si accende specificamente quando c'è un'opportunità di accoppiamento, e chi osserva lo legge esattamente come segnale di valore. Tradotto: quasi tutto lo status-seeking umano è sprecare in modo appariscente per dimostrare che puoi permettertelo. È la coda del pavone con la carta di credito. Ora. Se invece di flagellarsi, fare minchiate sui social, per una volta che uno fa qualcosa che gli fa bene alla salute fisica e mentale, che gli dà accesso reale a livelli socioeconomici superiori, porte aperte, credibilità, rispetto, abbassamento misurabile dello stress, più capacità di problem solving e più risultati nella vita — cioè un segnale che invece di bruciare risorse ne produce — lo andiamo a liquidare come uno che "vuole fare bella figura"... Secondo me, è perché come maschi sappiamo benissimo cosa significhi quell'etichetta da attention whoring, e stiamo un po' rosicando. E anche questo ha un nome tecnico. Buss & Dedden (1990, Journal of Social and Personal Relationships, "Derogation of Competitors") hanno isolato le due tattiche con cui i maschi competono tra loro senza scontro diretto: la self-promotion (mi valorizzo) e la competitor derogation (svaluto il rivale, lo faccio apparire meno di quanto è). Il dettaglio che chiude il cerchio: nei loro dati le tattiche tipicamente maschili sono proprio la denigrazione delle capacità e gli insulti a sfondo femminilizzante, devirilizzante. Cioè: chiamarlo "attention whore", insinuare che sia una posa da "frocio" (mezzo uomo) per cui uno che vuole "fare bella figura"— Sembra letteralmente la tattica di combattimento intrasessuale che la letteratura ha catalogato quarant'anni fa. Chi la usa probabilmente sta attaccando un rivale con l'unica arma che ha in quel momento, la parola. Ci sta. Io l'invidia e la gelosia le conosco. Non sono altro da me. 2. Più status non è una parolaccia di destra. È come funziona la specie, e lo fa a un livello che precede la cultura: se escludiamo gente ormai mangiata in testa da ideologie SJW, è misurato in laboratorio anche sui neonati, prima che sappiano parlare. In uno studio pubblicato su Science (Thomsen e colleghi, 2011, "Big and Mighty"), a bambini di dieci mesi mostrano due personaggi che si contendono lo stesso passaggio: uno grande e uno piccolo. Quando è il grande a cedere al piccolo, i bambini fissano la scena molto più a lungo — segno che quell'esito li sorprende, perché si aspettavano vincesse il più grande. A otto mesi questo non succede ancora: la capacità si accende in quella finestra. Uno studio successivo su PNAS (Pun, Birch & Baron, 2016) ha spostato la variabile dalla taglia al numero: già intorno ai sei mesi i bambini si aspettano che a prevalere sia il gruppo più numeroso. Tradotto: il riconoscimento del rango maschile è cablato, arriva prima del linguaggio e prima di qualsiasi indottrinamento culturale, e continuando a tradurre, già a sei mesi un bambino è più intelligente di un ceffo della manosphere e capisce istintivamente che il social factor (gruppo più numeroso) vince contro "l'alphaness" dell'uomo singolo. Poi il discorso si fa infinito, perché crescendo impariamo sul campo che ciò che ti dà status ad Harvard non è ciò che te lo dà nel Bronx, e ciò che ti dà status nel giro delle ONG ti fa disprezzare nel giro di chi produce soluzioni reali e paga la carrozza. E viceversa. Ma questo non indebolisce niente, lo conferma — e c'è un modello preciso che spiega perché. Henrich & Gil-White (2001, Evolution and Human Behavior) hanno mostrato che allo status si arriva per due strade distinte. La prima è la dominance: rango preso con l'intimidazione, la coercizione, la minaccia. È la via che condividiamo con altri primati, e funziona per paura. La seconda è la prestige: rango liberamente concesso dagli altri a chi possiede competenze che quel gruppo valorizza — perché conviene stargli vicino e imparare da lui o perché il suo successo fa vincere anche noi, come nel caso del capitano di una squadra di calcio che, facendo goal anche per il resto del team ha più prestigio di un campione di scherma. Il prestigio è quasi esclusivamente umano, anche se è presente presso gli scimpanzé, perché le loro femmine fanno sesso con chi offre pezzi di carne, e chi ti aiuta a cacciare ed è più bravo di te, è meglio portarlo in alto e vicino a sé, perché ci si guadagna carne che è quello che le femmine guardano. Ed è anche quasi esclusivamente umano proprio perché la nostra specie vive di apprendimento sociale. Cheng, Tracy e colleghi (2013, "Two Ways to the Top") hanno poi verificato sul campo che sono due percorsi realmente indipendenti per ottenere influenza dentro un gruppo. La struttura è universale, il contenuto è locale. Sono la stessa legge letta in due ambienti diversi. Perché in ogni ambiente, cultura, tempo e latitudine, se hai donne felici attorno e restano lì — che tu sia ad Harvard o nel Bronx — le persone capiscono di pancia che a starti vicino guadagnano più che a fare di testa loro. E anche questo è documentato. Si chiama mate-choice copying: la tendenza a valutare più attraente un uomo quando lo si vede già scelto o desiderato da altre donne. Waynforth (2007) ha misurato che gli stessi uomini, ritratti accanto a donne attraenti, venivano poi giudicati più attraenti di quanto lo fossero da soli. Hill & Buss (2008) hanno trovato che un uomo mostrato in compagnia femminile risulta più desiderabile dello stesso uomo mostrato isolato. Yorzinski & Platt (2010, PLOS ONE) hanno tracciato letteralmente lo sguardo dei partecipanti: sia uomini che donne si mostravano più interessati a un target affiancato da un partner attraenti, e più a lungo guardavano le femmine attraenti, più cresceva l'interesse per lui. Il segnale "è scelto" alza il valore percepito prima ancora del ragionamento. Solo che, se proprio vuole darti valore perché pensa ci sia del guadagno possibile per lui, prima di concederti qualcosa, l'osservatore deve escludere il resto. Deve escludere che tu spacci e che quelle siano tossiche. Che tu sia l'amico gay innocuo per cui stanno lì. Che tu sia ricco e che quelle siano puttane. Insomma: nel momento esatto in cui si chiede "cosa sto vedendo?", deve escludere che tu ricada nel 95% della casistica. E deve essere uno che ama le donne, altrimenti la prima cosa che pensa tra "sono delle tossiche" e "sono delle escort", a seconda di quale categoria maggiormente disprezzi, diventa l'etichetta che mette a te e che va a riferire in giro come fatto provato. Lo ha visto, negli effetti, coi suoi occhi dopotutto. E questa non è paranoia da bar — come io per primo ho creduto per anni. Non capivo perché continuassero ad accusarmi di spacciare, di essere ricco, persino di essere gay, ogni volta che mi vedevano in situazioni etero. Poi ho capito che è teoria dell'attribuzione: il discounting principle di Kelley dice che il peso di una causa — "è un uomo di valore" — viene scontato e svalutato finché resta in piedi una spiegazione alternativa più banale. E se aggiungi che, tra maschi, la faccenda ci tocca tutti per invidia e diventa competizione, ecco spiegata la rabbia. Non basta la spiegazione più banale, entrano la svalutazione. L'accusa. Le voci sullo spaccio, sull'essere gay, sull'essere milionario di famiglia. Perché il trucco è lì: come tutti, tra uomini, sappiamo che dire che qualcuno voglia "fare "bella figura" davanti agli altri (come per molte donne)" equivale a dargli dello sbarbo, della donna, dell'"attention whore", lo sappiamo in fondo che significa dare del frocio, inteso etimologicamente come mezzo uomo — appiccicargli una qualità che riserviamo a chi uomo fatto non è, l'imberbe, la donna, il bambino — allo stesso modo sappiamo benissimo cosa si intende con "milionario di famiglia". Nessuno dice: "forse è ricco perché è nato come me, o anche con meno possibilità di me, ma ha saputo cogliere le occasioni della vita con capacità e acume e fare soldi." No. Mai sentito dire da nessuno. La competizione e la svalutazione sono incluse nel pacchetto: milionario di famiglia, così il merito non ti sfiora. Il rovescio è l'augmentation principle, e gioca a tuo favore. A tuo favore se ti hanno visto con donne e — pur cercandole — non hanno trovato prove che tu sia ricco, spacciatore, popolare o gay... allora quando quelle donne restano, e restano felici, nonostante l'assenza di ogni scorciatoia — niente droga, niente soldi, niente ruolo da mascotte — l'attribuzione di valore reale non solo regge: si amplifica. Lì si innesca l'effetto opposto a quello dell'uomo solo. E qui, per le donne che non hanno esperienza di cosa significhi essere un uomo, serve la scala: Da solo: fai la fila, e poi ti rimandano a casa. In coppia con una donna normale: fai la fila, paghi, ma entri. Con tre donne belle attorno: ti aprono il tendiflex per farti passare a lato della fila, e sconosciuti ti mettono in mano il biglietto da visita — ti parlano del loro business, ti chiedono se possono restare in contatto, se possono mandarti un PDF in revisione per un progetto che hanno e su cui vorrebbero il parere di una persona più competente di loro. Stesso uomo. Stessa camicia, stessa faccia. Tre letture opposte. Cambia solo cosa gli altri credono — o, più spesso, capiscono — di vedere. Escluso quello, però, resta l'ultimo filtro: se quelle donne ti rispettano come uomo, o se al primo scemo che chiede da accendere e fa il simpatico e chiede il contatto, estraggono il telefono e gli danno il contatto in pubblico. E qui casca la maggior parte di quelli che "hanno donne attorno", io per primo la maggior parte delle volte che ho avuto donne giovani e attraenti attorno. Perché è accesso, non rispetto. Poi magari per costruire quell'accesso siccome non spacci, non sei ricco e non sei popolare, hai dovuto montare tutta la baracca e i burattini in cui siete, e lavorare tre mesi perché siate lì. Le donne stanno lì finché regge la circostanza. Ma sono recettive a vari tipi di test o approccio maschile allogeno, ognuna con le sue specifiche soglie di accesso. Se passa anche il test del rispetto come uomo, allora quello che gli altri vedono non è più accesso. L'accesso lo compra chiunque. Chi spaccia, chi paga, chi fa ridere per dieci minuti o chi ha organizzato per due mesi la serata e invita. L'accesso è circostanza, è vantaggio a buffet, e la circostanza cambia col vento — come i vantaggi che in media li stanno offrendo migliaia di uomini di tutte le fasce di età, alle stesse duecento ragazze delle fasce più fertili. Il rispetto no. Il rispetto è deferenza concessa volontariamente — e nessuno la concede a chi la pretende o la simula coi soldi. È l'unica forma di status che gli altri maschi ratificano invece di contestare. E anche questo è misurato: Thomas e colleghi (2018, Nature Human Behaviour) hanno mostrato che già a due anni i bambini allungano la mano verso l'individuo a cui gli altri cedono il passo — verso chi vede la propria precedenza riconosciuta spontaneamente dagli altri. E gli stessi bambini invece allungano la mano verso la vittima se uno più forte passa per primo sbattendo a terra l'altro. Nello stesso paradigma, i bonobo (tra i nostri parenti più prossimi) continuano a preferire chi vince anche con la forza. Gli esseri umani divergono già a due anni. Cioè: il rifiuto della vittoria coercitiva a favore di quella riconosciuta è una specificità umana, non un riflesso animale generico. Ma stavo parlando di accesso per circostanza/vantaggi vs rispetto, non di rispetto concesso vs imposto. Il rispetto è quello che i terzi ti concedono, non quello che ti prendi con l'intimidazione o che compri o che capita per accesso di circostanza. Esattamente la linea che separa lo status ratificato dall'accesso pagato o di circostanza. Ho già portato questo esempio sul forum diverse volte. È un caso eccezionale, non comune — ma proprio per questo mostra il principio allo stato puro. Un amico tiene un corso di comunicazione non verbale e gestione delle relazioni interpersonali per un'agenzia di modelle-hostess: ragazze che lavorano o lavoreranno col pubblico — discoteche, eventi, contatto diretto con le persone. Spinge per far approvare — e pagare — la sua idea di spostare due o tre sessioni sul campo. Le porta al tavolo, in discoteca, e da lì osservano le interazioni reali, le dinamiche, mentre lui le interroga su quanto vanno vedendo e gliele decodifica in tempo reale. Cosa vede la sala? Un uomo. Diciotto modelle intorno. Non solo era ad insegnare, ma in quella discoteca conosceva, era di casa, mentre loro erano straniere o di altre città, lui guidava ed indicava cosa fare. Lo guardano come si guarda un comandante, e un maestro — gli fanno domande, ridono, pendono da quello che dice. E non danno confidenza a nessun altro, perché non sono lì per farsi rimorchiare: sono lì per il corso e per il lavoro. Ma l'osservatore esterno quella spiegazione non ce l'ha. Ha solo il segnale grezzo: diciotto donne di altissimo valore che concedono attenzione, deferenza e riso a un solo uomo, e a nessun altro. Prova a scontarlo e svalutarlo — le paga? spaccia? è il gay di servizio? — e non trova appiglio. Nessuna scorciatoia visibile. Resta una sola lettura possibile: quell'uomo vale. E quella lettura, sull'osservatore maschio, pesa quanto quella di un capo di governo — perché lavora sullo stesso hardware percettivo con cui, da sempre, si valuta istintivamente chi comanda. Quel segnale ha convertito un paese, non una sala da pubblico intrattenimento e spettacolo: i fatti di cui andiamo narrando si collocano durante il governo Berlusconi II. Risultato, misurato nel tempo: dieci anni dopo ancora non pagava da nessuna parte. Non parlo degli ingressi — dei tavoli. Ovunque andasse gli venivano ad aprire, lo accompagnavano, gli offrivano. Lo invitavano: era ospite gradito ovunque. Il corso era finito da un decennio. Lo status ratificato quelle due o tre sere, no. E qui il cerchio si chiude. Le donne-immagine del tavolo lo vedevano riverito — da uomini benestanti, ben inseriti, che a lui aprivano, lo accompagnavano, lo invitavano, gli offrivano. E quel rispetto — non il rispetto imposto o preteso, quello che gli altri gli concedevano — lo copiavano. Erano alcune di loro, ora, a proporgli l'after. Guarda la direzione della freccia. All'inizio le donne attorno erano il segnale che gli altri leggevano per capire quanto lui valesse come uomo. Alla fine, il valore ormai ratificato era il segnale che lì ci fossero certamente donne, se gli uomini riverivano, e quel segnale portava altre donne. L'accesso non aveva creato rispetto: al massimo invidia, svalutazioni e qualche malalingua. Il rispetto, invece, creava altro accesso. Le donne felici attorno dimostrano che sei arrivato — ma quella è presenza, e la presenza si può comprare o può capitare. Il rispetto delle donne attorno è un'altra cosa: non che ci siano, ma che ti trattino da uomo di valore — che ti ascoltino, ti cerchino, non diano confidenza al primo che passa. Quello non lo paghi e non ti capita per circostanza. E quello dimostra che ci resti. Ed è lì che parte il volano. Il rispetto delle donne attorno gli uomini lo leggono — e concedono eventualmente il loro. Se superano la fase di odio, disperazione e svalutazione e pensano che ci possa essere un guadagno per loro a rispettare. Il rispetto degli uomini le nuove donne lo copiano* — e concedono il loro. Quel rispetto delle nuove donne gli uomini lo rileggono come conferma — e ne concedono ancora. Il ciclo si alimenta da solo: non devi più segnalare niente. Il segnale lo emettono gli altri, per te. E a quel punto non stai più facendo bella figura davanti a nessuno. Sei diventato il metro con cui gli altri misurano la propria. Spoiler * Le donne lo copiano. E qui anticipo l'unica obiezione tecnica seria a tutto il post. Cross e colleghi (2018, Scientific Reports) hanno mostrato che le donne "copiano" il giudizio altrui anche su opere d'arte astratta — non solo sugli uomini. Se ne deduce che il mate-choice copying, la nota tendenza a desiderare chi ha già pre-selection, potrebbe non essere un modulo cerebrale dedicato all'accoppiamento, ma un caso particolare di apprendimento sociale generico: le donne copiano le scelte altrui, punto — che si tratti di un uomo o di un quadro. Non mi tocca. E non tocca il post in nessun punto. Anzi lo arma meglio. Perché se il meccanismo è conformismo sociale generale e non un riflesso confinato al dating, allora il segnale "è scelto da altre donne, è rispettato" chiama altre donne e non lavora solo in ambito dating: lavora ovunque le donne ti osservino con belle donne — nel business, nel networking, nella reputazione, in ogni stanza dove qualcuno decide se concederti credito prima ancora di conoscerti. E come sappiamo per esperienza personale più o meno tutti, e per ricerca, poi gli uomini ti vedono con donne attraenti e concedono il loro rispetto a loro volta — ma solo se scattano tre condizioni insieme: se quelle donne ti rispettano e loro non riescono a svalutare o banalizzare ciò che vedono, e se leggono nella tua posizione un vantaggio potenziale per loro e non una tua semplice botta di culo. Mancata una delle tre, non ratificano: scontano. È l'invidia, la malalingua, il "sarà ricco / spaccia / sarà gay / gliele avrà pagate sua mamma" — il discounting principle che rientra dalla finestra. Passate tutte e tre, invece, il cerchio riparte — ma un giro più in alto: donne che rispettano → uomini che ratificano → nuove donne che copiano → uomini che rileggono come conferma. Non è più una scala che sali. È una voluta. Brif, Marco_drake, swayze e 4 altri ha reagito a questo 2 2 3
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