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^'V'^
Inviato

Ecco il punto: F25, sposata con M36, figlio piccolo, matrimonio recente ma relazione di 6 anni. Ha rinunciato al lavoro, si è isolata, descrive panico, perdita di autostima, immagine corporea devastata, difficoltà a socializzare. Ora rientra nel mondo tramite il lavoro.

Il suo stato sembra essere: affaticamento, vergogna, fame di riconoscimento, iper-responsabilità, senso di colpa, bisogno di uscita ma scarsa capacità materiale di eseguirla.

Frase chiave: “Mi sento spenta. Spenta come donna, come madre e come essere umano.”

Ma anche “detesto la mia immagine allo specchio”, “non riesco a mettere due parole insieme”. Quadro compatibile con una condizione di lunga disregolazione: una vita in cui il sistema nervoso è stato spesso in allarme, impotenza, congelamento, vergogna.

Questo è il punto in cui viene lanciato il segnale di richiesta extraction. 

Quando il sistema autonomico percepisce minaccia o mancanza di sicurezza, passa da socialità e apertura a difesa, mobilizzazione o shutdown. La sensazione di sicurezza che in una donna aiuta a produrre ossitocina e regola lo stress non è solo assenza di pericolo, ma presenza di segnali corporei, relazionali e ambientali che il sistema nervoso può riconoscere come sicuri.

Per due anni, l'ossitocina extra da probabile allattamento al seno ha fatto il suo lavoro di regolazione emotiva, ma finita la fase di allattamento abbiamo di nuovo il sistema autonomico in cerca di segnali di sicurezza per poter produrre ossitocina e regolare lo stress (inferisco con probabilità allattamento al seno prolungato perché è stata presa una decisione sullo sposarsi, con una persona che non era percepita come adatta ad una famiglia, proprio in quel lasso di tempo in cui la madre riceve ossitocina dall'interazione con il bambino piccolo, ed è noto come l'ossitocina aumenti la fiducia in chi già conosciamo (anche oltre il calcolo logico) e come regoli lo stress (cortisolo) nella femmina. 

F25 probabilmente a partire da questo meccanismo sente più forte di altri soggetti nella stessa situazione, la stimolazione da ci sono - non ci sono, ansia di separazione, sicurezza del suo interesse, rispetto ad un collega, che funge semplicemente da catalizzatore involontario di una situazione già presente nel terreno. 

F25 finisce pertanto a chiedersi cosa stia succedendo con il collega, se la stia studiando, se gli interessi, se abbia letto male i segnali, ma questo è il livello di "sintomo", a livello di caso non abbiamo il collega, abbiamo una donna di 25 anni, con un figlio piccolo, economicamente fragile, in una struttura matrimoniale/familiare in cui si sente spenta, invasa, non riconosciuta, iper-responsabilizzata e bloccata dalla paura della reazione del partner.

Una frase chiave descrive la validità de facto del matrimonio: “io non sono mai stata la sua famiglia, la sua casa. Noi non siamo mai stati una squadra.”

Il matrimonio formatosi non è una diade adulta, ma una triangolazione e, tra le molte piacevoli, di quelle che non funzionano: lei-lui-famiglia d’origine di lui. La sua parola “vale 0” sul figlio, la famiglia entra nei soldi, nella casa, nelle decisioni. Questa situazione può sembrare una battuta da cabaret sui soliti “suoceri invadenti”; ma è un confine di coppia non formato.

Lui, da come viene narrato, sembra non aver completato una separazione adulta e specificamente importante in un uomo, dalla famiglia d’origine. Lei ha provato a compensare diventando partner, madre, terapeuta, scudo, amministratrice emotiva. Risultato: burnout relazionale.

F25 diventa l'unico contenitore dell'instabilità del marito, che cerca di prenderla come ostaggio emotivo frignando che se lei lo lascia, si toglierà la vita. 

Questa non è una cosa che debba gestire lei da sola, ma è anche probabile che una persona che teme le etichette facili e il giudizio di sconosciuti su un forum dove è anonima, cerchi di evitare nella sua vita reale di essere additata come "quella sgualdrina" che ha piantato un poveretto togliendogli il figlio, è andata con il cliché del collega, lui si è tolto la vita o ha fatto scenate e teatro sociale vittimista... 

Se esiste il rischio suicidario, perché è 4 volte più probabile nei maschi che nelle femmine, la roadmap non è parlarci meglio o stare attenta a non ferirlo, ma è coinvolgere adulti, professionisti, servizi sociali, famiglia o rete adeguata. 

F25 non può essere, nello stesso tempo, moglie in uscita ma moralmente intatta, madre primaria, lavoratrice appena rientrata nel mondo, soccorritrice emotiva, garante economica, psicologa privata e contenitore della crisi di M36.

Non funziona così. E soprattutto: così non funziona.

M36 può avere tutte le attenuanti del mondo: famiglia d’origine invischiante, educazione fragile, infanzia non risolta, assenza di struttura, mancanza di riti di passaggio, abolizione della leva, chiusura delle case chiuse, destino astrale del segno zodiacale o qualunque altra spiegazione di destra o sinistra vogliamo usare per non chiamarla responsabilità adulta.

Ma il dato operativo resta: non è stato in grado di costruire una famiglia propria. 

Non è riuscito a formare una squadra autonoma, con confini chiari, dove la moglie avesse pieno status di partner e dove sua madre non potesse entrare a dettare legge su casa, soldi, figlio e decisioni.

E questo nonostante avesse già superato da tempo i 14 anni, poi i 21, e soprattutto i 27: cioè le soglie minime in cui un uomo dovrebbe iniziare a separarsi psicologicamente dalla madre, poi dalla famiglia d’origine come nido e poi diventare fondatore di una propria unità operativa, includendo ma non limitandosi al concetto diadico e moderno di famiglia mononucleare monogamica.

Non sta ad F25 farsi centrale operativa delle crisi di M36, perché è probabilmente quello che dovrebbe fare la partner nel patto sociale, ma quel dovere morale si perfeziona nel momento in cui una persona è, trattata come partner e a questo rango elevata agli occhi della famiglia, della società, del mondo. 

Fine della preoccupazione per le sorti di M36, ci sono professionisti e servizi sociali e reti di supporto se non sta in piedi con la testa. Fa, anche questo, parte del patto sociale. Lo sto scrivendo con compassione e non con la lama del giudizio, so che le parole scritte a fatica convogliano le intenzioni, ma di presenza si percepirebbe. 

F25 continua a decontaminare la colpa, a precisare che lui "non è cattivo", "ci sono stati momenti belli", "il problema è la sua infanzia". Questo può essere del tutto vero e confermato, ma è al contempo irrilevante per la decisione. 

Una persona può non essere cattiva e restare non idonea alla struttura familiare che pretende di costruire.

Una persona può essere ferita e comunque generare danni a chi si avvicina. 

Una persona può amare F25 e comunque non essere capace di costruire un ambiente in cui F25 vive una sensazione di sicurezza.

F25, veniamo a noi, forse stai cercando anche uno scarico della colpa e indicazioni tattiche, è normale. 

Ti parlerò invece di direzioni evolutive. 

La prima riguarda il separare il tavolo con le mappe strategiche per "uscita dal matrimonio" dal tavolo con le mappe "ingresso nel collega". 

Sono due vettori che devono restare separati. Vanno bene entrambi, ci può essere spazio per entrambi, ma sono linee d'azione che non dovrebbero fondersi. 

La scelta sana è: prima recupero agency, rete, soldi, sicurezza, consulenza legale/psicologica.

Poi, eventualmente, vita erotico-romantica. 

La seconda riguarda il costruire un piano di estrazione, per cui un disingaggio dalla situazione reale, non una fuga emotiva per fuggire dalla sensazione, che la situazione reale comporta. 

Il tuo piano oggi è ancora troppo romantico-morale. "Metto i soldi da parte, me ne vado, non chiedo nulla, lascio qualcosa a lui". Nobile in superfice, ma sembra più un pattern di auto-sacrificio ed espiazione della colpa, che un piano di estrazione. 

Serve un piano concreto con la matrice dei rischi probabili e gli impatti, già calcolata e con le mitigazioni già preparate:

  • dove vai tu con il bambino
  • quali risorse hai
  • chi sa tutto
  • chi viene avvisato se lui minaccia suicidio
  • quali documenti sono pronti
  • quali diritti e doveri esistono
  • quali scenari peggiori sono plausibili

Non c'è spazio per la vendetta o per la compassione in un piano. Lo spazio è occupato dalla protezione dell'interesse del minore e dalla stabilizzazione del teatro operativo.

E' un piano scoraggiante, perché l'unica parte semplice è sapere chi avvisare se M36 minaccia di ammazzarsi. Le altre parti sono difficili e richiedono preparazione e risorse. Questo è normale, non è facile azzerare sei anni di inerzia con un unico colpo di coda, tantomeno senza soldi e con un minore aggrappato. 

Stai affrontando molte cose. Sei diventata mamma, lavori, stai riuscendo un passo alla volta e sei ancora in grado di chiedere pareri in un forum di maschi invece che ad un cartomante o ad una bottiglietta di gocce. 

Stai anche diventando capace di preparare un piano e della preparazione che va dietro ad ogni scenario. 

La terza direzione evolutiva riguarda il recuperare il tuo corpo e la tua identità come donna prima, di un nuovo legame. 

Se tu fossi un maschio direi che hai molta fame sessuale e che ci sono professioniste per questo, senza andare ad incasinare persone o te stesso in questo momento. 

Ma sei una femmina, e in più una che, quando il collega ti ha toccato il ginocchio, non hai riportato di esserti bagnata ma di esserti bloccata. 

Va bene, ritengo probabile che la tua fame non sia sessuale ma fame di presenza, di immagine, di avere voce, di essere desiderabile, di sentirti autonoma, adulta, viva e validata, inclusa socialmente e supportata non da un uomo ma da una rete sociale. 

Qui la direzione evolutiva è ricostruire il corpo, il lavoro, le amicizie, il ritmo, i soldi, il sonno dopo i primi due anni terribili col bimbo piccolo, la competenza, i confini e gli standard. 

Eros e domesticità si spengono e questo è un effetto noto, il desiderio ha bisogno di spazio, di separatezza che scrivo diverso da separazione apposta, di vitalità, la sicurezza domestica tende ad uccidere il desiderio, è normale. 

Non stai cercando un altro da cui andare ad abitare, stai cercando una nuova vita e un nuovo corpo e una nuova voce da abitare, e un nuovo tessuto sociale. 

La tua prossima identità come donna non è quella che ti riconosce un uomo perché "sei stupenda", quello è bello, e va bene, ed è la ciliegina sulla torta. 

L'eros che ora stai iniziando di nuovo a sentire è la prova che sei ancora viva, che una parte di te è viva, non è il motivo per cui te ne vai, usandolo per incendiare la gabbia: è perché hai scoperto di essere ancora viva, che te ne vai. 

Non so se si capisce bene quello che intendo: non è la persona-innesco di una parte di te viva, la cosa verso cui vai fuori dalla gabbia. E' la te stessa che è ancora viva, la persona per cui vai via da quella gabbia. 

Infine, l'ultima direzione evolutiva, riguarda il non fare del tuo collega - o di un altro che ti piace e ti desidera - il salvatore. 

Anche se lui o un altro si propongono come tali, magari iniziando ad ascoltarti in stile terapeuta, facendoti sfogare come testimone del tuo punto di vista e della tua verità. 

Il collega o un altro possono essere interessati, ma conosce una donna sposata, fragile, con figlio, in fase di separazione, e si muoverà ad impulsi misti. 

Ciò che si muove ad impulsi misti non è una base sicura, è uno stimolo più o meno eccitante, e va bene farsi eccitare, ma non è una base sicura. 

Il criterio è: se lui sparisse domani, il piano di estrazione dovrebbe restare identico. Se non resta identico, allora non era un piano di estrazione ma una dipendenza nascente.

Ed è tipico che nasca una dipendenza non sana quando nel triangolo si iniziano ad intravedere i contorni sfumati, e spesso rotanti nel tempo, di una vittima, un salvatore ed un carnefice. 

Ora abbiamo parlato di mappe, ma dove vai senza bussola? 

Bussola: non stai cercando di andare via dalla gabbia, stai cercando una via di ritorno a te stessa. Lì dove vedi che al contempo sei te stessa, viva e felice e l'interesse di tuo figlio è tutelato e valorizzato, quella è casa. 

M36 non è un carnefice, non è un mostro, ma il sistema costruito intorno a lui ti ha messa in una posizione di madre, ostaggio, parafumine emotivo e amministratrice del caos. 

Questa non sei tu, tu vai verso dove sei tu e dove al contempo tuo figlio sta bene e cresce sano. 

Il collega o un altro che ti piace non sono la soluzione ma sono marker biologici cui il tuo organismo risponde segnalandoti "esisto ancora, posso essere vista, posso desiderare, posso essere desiderata, posso uscire". 

Molto importante, ma questa è la benzina per il viaggio, non la mappa e non la bussola. 

Prima metti in sicurezza l'operatrice - te stessa - poi punti all'autonomia, poi all'identità, che si plasma nelle interazioni sociali e nel tuo ruolo con le altre persone, e poi pensi all'eros da una posizione di opzionalità e di libertà emotiva, morale, strutturale. 

Domande? 

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  • Grazie! 2
AnnaKarenina
Inviato
1 ora fa, ^'V'^ ha scritto:

Il tuo piano non deve essere “metto soldi da parte e me ne vado senza chiedere niente”. Quello è senso di colpa organizzato, non un piano di estrazione.

Il piano deve rispondere a otto domande: dove dormo io col bambino, chi sa tutto, quali documenti ho, quanti soldi ho per 30/60/90 giorni, quale avvocato/centro antiviolenza ho sentito, cosa faccio se lui minaccia il suicidio, come proteggo mio figlio, e come tengo il collega fuori dal piano.

Se lui minaccia di farsi del male, non sei tu il pronto soccorso emotivo: si avvisano adulti, professionisti o emergenza. Se c’è rischio immediato, 112.

Prima: sicurezza, rete, soldi, documenti, avvocato, bambino. Poi, eventualmente, eros e vita nuova. Se il collega sparisse domani, il piano deve restare identico. Questo è il test.

Infine, un piano che si rispetti deve essere custodito in un posto che si rispetti ed avere un nome file che sia noioso, morto.

Allegato tecnico archivio.pdf 216.35 kB · 4 download

Mi inchino di fronte a tanta lucidità, organizzazione ed al contempo empatia. 

Cosa posso fare per ricevere anch’io una risposta altrettanto sincera, dettagliata ed efficace sulla mia attuale (disastrosa) situazione personale? 

  • Abbraccio 2
^'V'^
Inviato
23 minutes ago, AnnaKarenina said:

Mi inchino di fronte a tanta lucidità, organizzazione ed al contempo empatia. 

Cosa posso fare per ricevere anch’io una risposta altrettanto sincera, dettagliata ed efficace sulla mia attuale (disastrosa) situazione personale? 

E' qualcosa di cui vuoi parlare in pubblica (e in caso aprirci un thread e taggarmi)? 

 

AnnaKarenina
Inviato
59 minuti fa, ^'V'^ ha scritto:

E' qualcosa di cui vuoi parlare in pubblica (e in caso aprirci un thread e taggarmi)? 

 

Avevo aperto un thread qualche mese fa, parlando di me e di quello che era un problema che mi affliggeva particolarmente.

Tuttavia, la situazione è ben più complicata e non mi dispiacerebbe parlarne in forma privata, vista la sensibilità dei temi trattati (uno su tutti: la presenza di minori) e la mia ipersensibilità, che fa sì che alcuni dei commenti che ricevo mi feriscano più di quanto mi aiutino in concreto... 

  • Abbraccio 1
^'V'^
Inviato
33 minutes ago, AnnaKarenina said:

Tuttavia, la situazione è ben più complicata e non mi dispiacerebbe parlarne in forma privata, vista la sensibilità dei temi trattati (uno su tutti: la presenza di minori) e la mia ipersensibilità, che fa sì che alcuni dei commenti che ricevo mi feriscano più di quanto mi aiutino in concreto... 

Una possibile via è quella di essere verificata, così hai i messaggi privati e mi scrivi, o ti scrivo appena vedo che sei diventata verificata.

Un'altra, richiede un po' di triangolazione di sponda da parte tua, c'è un banner in alto, che punta ad un post... 

Nota: non sei deficiente. Sei una donna rimasta troppo a lungo senza ossigeno, e quando finalmente hai trovato una fonte di aria, l’hai scambiata per casa. Non vergognarti per il bisogno, né ha senso demonizzare il piacere. La voluttà, la figlia di Eros e Psiche. L’uomo che ti ha riacceso non sembra capace o desideroso di custodire ciò che ha acceso. E adesso la missione non è tornare indietro, alla vita grigia di prima. È portare con te quella donna viva, erotica, libera, desiderante, ma fuori dalla dipendenza da lui.

La tua sofferenza non nasce, come invece fa in moltissimi casi, da stupidità e dal conseguente scollamento brutale dalla realtà. Nasce da una convergenza perfetta di fattori: umiliazione post-matrimoniale, isolamento sociale, maternità totalizzante, fame di riconoscimento, sesso ad alta intensità, intermittenza affettiva e speranza di riscatto.

Vronskij è stato al tempo stesso dono e veleno: dono perché ti ha mostrato che non eri morta, veleno (involontariamente) perché ha lasciato che quella vitalità dipendesse da un canale discontinuo, asimmetrico.

Il punto di uscita é smettere di consegnargli il monopolio della tua rinascita.

Se una stanza è stata con le finestre chiuse per dieci anni, quanto tempo ci vuole perché si illumini entrando con una candela accesa? 

Lui ha acceso la stanza, l'ha illuminata. Ma la stanza è tutta tua.

E si potrebbero spalancare le finestre. 

Sto leggendo, intanto ti rispondo nel thread durante oggi.
Ma poi sentiamoci che c'é dell'altro che non ti fa dormire bene questa settimana. 
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  • Grazie! 2
AnnaKarenina
Inviato
1 ora fa, ^'V'^ ha scritto:

Una possibile via è quella di essere verificata, così hai i messaggi privati e mi scrivi, o ti scrivo appena vedo che sei diventata verificata.

Vorrei tanto diventare un'utente verificata, ma chiede di farlo attraverso una videocall su Skype, che non funziona più da oltre un anno ormai... Non c'è un'alternativa? 

1 ora fa, ^'V'^ ha scritto:

Nota: non sei deficiente. Sei una donna rimasta troppo a lungo senza ossigeno, e quando finalmente hai trovato una fonte di aria, l’hai scambiata per casa. Non vergognarti per il bisogno, né ha senso demonizzare il piacere. La voluttà, la figlia di Eros e Psiche. L’uomo che ti ha riacceso non sembra capace o desideroso di custodire ciò che ha acceso. E adesso la missione non è tornare indietro, alla vita grigia di prima. È portare con te quella donna viva, erotica, libera, desiderante, ma fuori dalla dipendenza da lui.

La tua sofferenza non nasce, come invece fa in moltissimi casi, da stupidità e dal conseguente scollamento brutale dalla realtà. Nasce da una convergenza perfetta di fattori: umiliazione post-matrimoniale, isolamento sociale, maternità totalizzante, fame di riconoscimento, sesso ad alta intensità, intermittenza affettiva e speranza di riscatto.

Vronskij è stato al tempo stesso dono e veleno: dono perché ti ha mostrato che non eri morta, veleno (involontariamente) perché ha lasciato che quella vitalità dipendesse da un canale discontinuo, asimmetrico.

Il punto di uscita é smettere di consegnargli il monopolio della tua rinascita.

Se una stanza è stata con le finestre chiuse per dieci anni, quanto tempo ci vuole perché si illumini entrando con una candela accesa? 

Lui ha acceso la stanza, l'ha illuminata. Ma la stanza è tutta tua.

E si potrebbero spalancare le finestre. 

Io sono d'accordo con te su tutta la linea, la tua analisi è lucida e corrisponde a quella che mi sono già fatta da sola tanto tempo fa... ma allora perché non riesco ad uscire da questo loop infernale? Perché quello che ho capito così bene a livello razionale fa tanta fatica ad imporsi sulla sfera sentimentale ed emotiva? 

^'V'^
Inviato
58 minutes ago, AnnaKarenina said:

Vorrei tanto diventare un'utente verificata, ma chiede di farlo attraverso una videocall su Skype, che non funziona più da oltre un anno ormai... Non c'è un'alternativa? 

Sarà un testo che è rimasto quello vecchio, ma le stanno facendo con google meeting, dato che Skype non esiste più. 

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Thunderzero
Inviato
Il 28/06/2026 at 14:36, Quintessenza ha scritto:

Diversa? Dove esattamente?

Io vedo solo una ragazzina di 25 anni che dopo aver compiuto il suo ruolo biologico con suo marito ed essersene anche pentita adesso va a troieggiare a lavoro in cerca di altri cazzi.

Non c'è bisogno di capire dinamiche, situazioni, ne di fare analisi approfondite.


Indubbiamente vero.

Però diciamo pure che, allo stesso modo, in uno dei tanti topic in cui arriva il tizio di turno a dire cose come "sono sposato/fidanzato con X ma sono attratto dalla collega Y" il trattamento medio degli utenti è molto diverso e da ciò si può dedurre che la tendenza della community sia quella di "consolare" esclusivamente gli utenti dello stesso genere anziché analizzare lucidamente la questione e rispondere nella maniera più imparziale possibile.

Dovrebbe essere fatto proprio questo per poter garantire un supporto utile a 360 gradi.

Invece appena una tipa scrive quello che è stato scritto qui, le viene dato velatamente della puttana e le viene detto che fa schifo, il che è anche giusto, ma, per par condicio, bisognerebbe fare altrettanto con gli altri quando scrivono le medesime cose.
 

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