^'V'^ [Aivia Demon] 175014 Inviato 30 Giugno Inviato 30 Giugno 22 hours ago, AnnaKarenina said: Mi inchino di fronte a tanta lucidità, organizzazione ed al contempo empatia. Cosa posso fare per ricevere anch’io una risposta altrettanto sincera, dettagliata ed efficace sulla mia attuale (disastrosa) situazione personale? Ti ho scritto che ci avrei guardato e ti avrei risposto di la, ma poi ha un'emergenza importante un cliente sulla quale lavoro da tutta la notte, in più è l'ultimo del mese e devo fare un sacco di roba per l'azienda... se riesco a non dormire ancora rispondo sta notte o domattina. AnnaKarenina ha reagito a questo 1
AnnaKarenina [Donna] 267 Inviato 30 Giugno Inviato 30 Giugno 45 minuti fa, ^'V'^ ha scritto: Ti ho scritto che ci avrei guardato e ti avrei risposto di la, ma poi ha un'emergenza importante un cliente sulla quale lavoro da tutta la notte, in più è l'ultimo del mese e devo fare un sacco di roba per l'azienda... se riesco a non dormire ancora rispondo sta notte o domattina. Non preoccuparti, fai pure con calma. Capisco perfettamente e aspetto con pazienza che arrivi il mio turno! 😊 Nel frattempo ho fatto due volte la procedura per l’autenticazione sul forum, ma non mi è arrivata alcuna mail per fissare la videocall su Google Meet… Avevo provato anche già in passato, ma niente di niente, evidentemente c’è qualche problema! 🤷🏻♀️
Minypony [Donna] 1806 Inviato 30 Giugno Inviato 30 Giugno storia vista e rivista . . . il collega non è altro che uno strumento che in questo momento pensi ti serva come mezzo per uscire da una situazione che ormai vedevi senza via di fuga . . . se hai davvero deciso però prima di separarti pensa ad un piano di sopravvivenza realistico per te e il tuo bambino senza aggrapparti a terzi . . . Bad_Medicine93 ha reagito a questo 1
Tetsuo [Partecipante] 71 Inviato 30 Giugno Inviato 30 Giugno La storia raccontata nei post successivi al primo mi sembra verosimile, in tal caso posso comprendere la voglia di troncare ma resta tutto il mio biasimo per aver messo al mondo un figlio in queste condizioni. Ripeto, concepito tre anni fa scarsi, il tic tac dell'orologio biologico non dovrebbe essere nemmeno in discussione vista l'età, non vedo un solo motivo logico per progettare una gravidanza, né portarla avanti se fosse stata un incidente, in questa situazione. Però, boh... il primo intervento mi suona tanto come dice @Quintessenza, che è sempre oltremodo caustico e potrebbe risultare un pò eccessivo. Sarà la disillusione per l'esperienza personale, sarà la dolorosissima scuola che la lettura di queste pagine mi ha fatto negli ultimi due anni, ma resto abbastanza scettico...
gelsomino [Partecipante] 7937 Inviato 30 Giugno Inviato 30 Giugno 22 ore fa, ^'V'^ ha scritto: la mossa che si aspettano se noon lo hai fatto,guarda questo film
^'V'^ [Aivia Demon] 175014 Inviato 30 Giugno Inviato 30 Giugno 23 hours ago, Faceless said: '^ mi sei avverso? No, perché?
Loney [Lurker] 20 Inviato 30 Giugno Autore Inviato 30 Giugno Il 29/06/2026 at 21:11, ^'V'^ ha scritto: In emergenza si improvvisa, ed è normale. Ma quando una situazione la vedi arrivare, anche solo in parte, non è più solo emergenza: diventa qualcosa che puoi preparare. Preparare non significa fare tutto subito, né coinvolgere per forza mezzo mondo, né trasformare la tua vita in una guerra. Significa ridurre il numero di cose che dovrai decidere quando sarai stanca, sotto pressione, spaventata o piena di sensi di colpa. Il piano non serve perché andrà sicuramente male. Serve perché non sappiamo come andrà. A spanne, può succedere questo: in una parte dei casi non ti servirà quasi nulla di ciò che hai preparato, perché le cose andranno abbastanza lisce. In molti casi ti serviranno solo alcuni pezzi. Nei casi peggiori, invece, ti farà una differenza enorme avere già pensato a casa, documenti, soldi, bambino, persone affidabili, reazioni possibili e gestione delle emergenze. Prepararsi allo scenario difficile non vuol dire credere che succederà. Vuol dire non lasciare tuo figlio e te stessa appesi alla speranza che tutto fili liscio. Anche l’idea di uscirne a piccoli passi è giusta. Probabilmente è anche la più realistica. Però i piccoli passi funzionano solo se hanno una direzione. Altrimenti rischiano di diventare solo altri mesi in cui resisti, rimandi e speri che qualcosa si sistemi da solo. Serve costruire una via d’uscita che regga anche se lui reagisce male, se la sua famiglia si mette in mezzo, se tu ti senti in colpa, se i soldi non bastano subito, se tuo figlio ha bisogno di stabilità, o se qualcuno che proprio non ti aspettavi prova a farti cambiare idea nel momento in cui sei più fragile. Io per carattere detesto pianificare. Mi piace improvvisare, e pensavo anche di cavarmela bene così. Poi mi è stata spiegata una cosa derivata da molta esperienza su teatri difficili: si pianifica proprio per poter improvvisare. Se tutta la tua energia mentale viene usata per decidere in tempo reale cose che potevano essere preparate prima — dove dormo, chi chiamo, quali documenti prendo, cosa faccio se lui minaccia di farsi del male, come proteggo mio figlio, cosa dico al lavoro, cosa faccio se la sua famiglia interviene — quando arriva l’imprevisto vero non hai più lucidità. E nel mondo reale gli imprevisti arrivano. Il piano serve a liberare spazio mentale. Le cose prevedibili le prepari prima. Se non succedono, meglio. Così, quando succede qualcosa che non avevi previsto, hai la testa libera per valutare, adattarti e decidere. Sulle terze persone capisco benissimo la tua resistenza. Nessuno vuole sentirsi “un caso”, nessuno vuole raccontare la propria vita a estranei, e nessuno vuole allargare una situazione già pesante. Però coinvolgere qualcuno non significa raccontare tutto a tutti. Significa scegliere pochissime persone giuste, o un professionista, che sappiano abbastanza da aiutarti se serve. Una persona fidata, un avvocato, un centro competente, qualcuno che non si faccia manipolare e che non vada da lui “per chiarire”. Non è una perdita di controllo sul tuo privato ma una rete minima di sicurezza. Ne ho bisogno io che sono un uomo fatto e finito senza figli al seguito, potresti averne bisogno. C’è anche un altro punto importante. Quando una persona è messa in stallo, cioè quando non riesce più a muoversi perché tu hai preparato bene la tua parte e non può più usare le solite leve, tenderà a fare una di queste due cose, soprattutto se è intelligente o se viene consigliata da qualcuno. La prima: si attaccherà a sondare i dettagli. Dettagli piccoli, pratici, apparentemente secondari, ma capaci di cambiare il quadro se presi uno alla volta. La seconda: chiamerà in campo altri giocatori. Familiari, amici, persone che vogliono “mediare”, qualcuno che ti fa sentire in colpa, qualcuno che minimizza, qualcuno che ti dice che stai esagerando, qualcuno che prova a spostare il problema da “come ci separiamo in modo sicuro” a “perché gli stai facendo questo”, qualcuno a cui non avevi pensato e che non hai visto arrivare. E lì serve lucidità. Perché anche se hai pianificato bene, certi dettagli e certi player non li avevi calcolati perché non probabili, o perché non ci avevi proprio pensato. L'altra persona non è un burattino mosso dal computer, è un agente, uno con contatti che danno consigli che non ti aspetti, con idee, che non dorme la notte per pensare a come fare, quando si trova sotto scacco. Se non hai pianificato niente, quei dettagli e quei nuovi giocatori ti travolgono. Ti costringono a rispondere a tutto il resto più tutto quello, subito, sotto pressione. E quando sei sotto pressione, è molto più facile tornare indietro, cedere, giustificare, rimandare o accettare condizioni che non ti proteggono. Se invece hai già preparato le cose principali, puoi riconoscere cosa sta succedendo. Puoi distinguere un problema reale da una manovra emotiva. Puoi capire se serve rispondere, aspettare, chiedere consiglio, mettere un confine, chiamare qualcuno o semplicemente non entrare nella discussione. Questa è la ragione vera della pianificazione: controllare tutto è impossibile e anche un po' cringe ossessionarcisi. Ma arrivare agli imprevisti con abbastanza spazio mentale da non farti controllare da loro è la ragione di fondo. Tu puoi anche muoverti a piccoli passi. Anzi, probabilmente devi farlo così. Ma piccoli passi non vuol dire farlo da sola, senza mappa e senza margine di errore perché stai improvvisando. Puoi partire da cose molto concrete e poco visibili: documenti, budget reale, opzioni abitative, una persona affidabile, una consulenza legale, un piano per tuo figlio, e una risposta già pronta nel caso lui usi la minaccia di farsi del male per farti star male. Lui prima di essere tuo marito, che è una convenzione sociale e non ha significato nelle tue viscere, è di fatto l'unico membro attuale della tua tribù sociale, da anni. Il suo dolore diventa tuo dolore, la sua disperazione diventa la tua colpa, sarai in balia di emozioni che a volte si possono gestire quando siamo sostenuti da una rete sociale, ma quando siamo rimasti soli come nel tuo caso, sono difficili da controllare. Non devi risolvere tutta la vita in una settimana. Però puoi smettere di pensare che “andare piano” significhi "andare senza un piano". Andare piano va bene. Buonasera a tutti, non so come citare tutti gli interessati ma volevo ringraziarvi tanto. Riflettendoci su il mio “piano” era effettivamente fin troppo debole, non avevo considerato tutti i rischi e gli ostacoli puntando solo su “Se ho i soldi ne posso uscire” e sulla buon’anima di mio marito, con la speranza che sì, ci potesse soffrire ma che non avrebbe fatto troppo casino. Ho deciso di aprirmi con una collega a lavoro, molto fidata, con una storia di violenze alle spalle di gran lunga peggiori della mia situazione. E parlarne con qualcuno di diverso mi ha fatto bene, ma anche lei mi ha consigliato di fare le cose con sangue freddo e strategia, anche perché, piccolo dettaglio; mio marito tiene un’arma in casa (legalmente). Mi son salvata quegli allegati, e ci voglio lavorare su, con qualche modifica… e già da mesi ormai sto mettendo da parte qualche soldo, su un conto di cui lui non sa niente. Se qualcosa dovesse mutare tornerò con ogni probabilità. Vi ringrazio tanto ^'V'^ e Remo Lupercali ha reagito a questo 2
Celeste [Donna] 5804 Inviato 1 Luglio Inviato 1 Luglio 6 ore fa, Loney ha scritto: anche perché, piccolo dettaglio; mio marito tiene un’arma in casa (legalmente). Senti, Loney, le cose sono due: o stai organizzando il tuo distacco dal tuo convivente, come abbiamo fatto in tanti, a un certo punto della vita, e ti stai preparando a gestire le rotture di palle ordinarie che più o meno sempre questo comporta, o ti senti al momento in pericolo per la tua incolumità. Se è vero il secondo caso, allora è un’emergenza, e devi attivare tutti gli strumenti a disposizione per mettere te e tuo figlio in salvo. Chiami il 1522, ascolti le loro indicazioni, e nel frattempo prendi tutto e vai nel bilocale di tua mamma. Voglio dire, se una persona si mette a menzionare pistole, per tema che vengano usate, allora mi pare distonico con la situazione, lo stare a far gli schizzinosi sulla sistemazione logistica. Noi, da un testo scritto da te, non possiamo sapere. Però il dettaglio della pistola (o coltelli, o qualsiasi oggetto domestico in grado di ferire) normalmente non dovrebbe venire in mente, se non ci si sente in pericolo. Tuo marito è un militare? Lavora per qualche corpo delle forze dell’ordine? Remo Lupercali e Kurt Bi ha reagito a questo 2
Celeste [Donna] 5804 Inviato 1 Luglio Inviato 1 Luglio Il 29/06/2026 at 01:28, Loney ha scritto: No, lui non é un tossico o chissà quale brutta persona, assolutamente Il 29/06/2026 at 01:28, Loney ha scritto: In passato mi ha detto più volte che se l’avessi lasciato si sarebbe tolto la vita perché non avrebbe avuto senso senza di me. Una totale follia, ma la paura che possa farlo c’é Il 29/06/2026 at 01:28, Loney ha scritto: siamo andati anche da uno psicologo, ma quest’ultimo ha preferito interrompere le sedute, perché mio marito lo chiamava a qualsiasi ora del giorno. Il 29/06/2026 at 01:28, Loney ha scritto: Ovviamente vi ho buttato giù le cose che al momento mi premono di più, ma ripeto, non é una persona cattiva, o pericolosa Il 29/06/2026 at 20:17, Loney ha scritto: Non vorrei sfasciare il rapporto che c’é tra mio figlio ed il suo papà, che nonostante alcuni scivoloni, hanno un bel rapporto Il 29/06/2026 at 20:35, Loney ha scritto: non vorrei allontanare mio figlio da suo padre. É anche suo figlio e ha il diritto di fare il padre, ed essere presente in ogni fase di crescita… 9 ore fa, Loney ha scritto: fare le cose con sangue freddo e strategia, anche perché, piccolo dettaglio; mio marito tiene un’arma in casa (legalmente Rileggendo i tuoi messaggi, salta all’occhio un’ambivalenza molto marcata. Scrivi affermazioni che logicamente non possono stare insieme. Un uomo che minaccia di ammazzarsi alla prima difficoltà o contrasto, che ti porta a pianificare le tue mosse con cautela perchè “tiene le armi in casa”, naturalmente, non può essere una presenza auspicabile per tuo figlio. Chiaramente, se, raccontandoti, a una persona tralasci un aspetto e carichi su un altro, e con un altro confidente invece fai al contrario, riceverai sempre consigli diametralmente opposti. Rendendoli, di fatto, inutili. Ti consiglio quindi, prima di tutto, di far chiarezza sulla tua situazione, con razionalità e consapevolezza, per quanto possibile. È difficilissimo essere oggettivi quando si è dentro una situazione, e poi tu sei molto giovane, quindi hai un’esperienza limitata, ma provaci comunque. Tenta almeno di risolvere le contraddizioni “macro”, di dipanare la matassa applicando la logica: ad es., è uno squilibrato o una figura paterna positiva? A chi non vuoi raccontare la verità? A te? A noi? Un paziente si rivolge al dottore per curare l’acne: ok, soliti problemucci ordinari. Poi, durante la visita, il paziente riferisce anche di un glioblastoma al IV stadio diagnosticatogli un mese fa, per cui però non sta cercando alcun consulto medico. È strano, no? Qualcosa stride. Leggerti è stato un po’ una cosa del genere. Sei arrivata qui, perché ti premeva capire come gestire una simpatia al lavoro, e ora ci ritroviamo a leggere di pistole e cautela. Un’escalation non da poco, no? Se il pericolo è reale e concreto, c’è un’emergenza, e bisogna agire. Il comportamento evitante non porta a nulla di buono: al tizio che cura l’acne ma ignora il glioblastoma, sapresti cosa dire, cosa consigliare. Sei l’unica a conoscere i fatti che ti riguardano, ad aver vissuto gli eventi: tocca adesso farti la diagnosi e darti la prognosi. È codice verde? Giallo? Rosso? Ricordando sempre che hai anche un figlio, e la sua tutela è una tua precisa responsabilità (anche se sei giovane, e credimi, mi dispiace molto che ti debba far carico anche di questa preoccupazione… ma purtroppo così è - anche se ciò magari potrebbe motivarti ad esser più lucida, e sarebbe un bene). E se proprio non riesci a capire se sia un codice bianco o un’emergenza a rischio vita, come tutte le volte che io sono in dubbio se sia gastrite o un infarto, ricordati infine che esistono professionisti che possano farsi carico del compito. Una chiamata al 1522 dovrebbe essere lo strumento più immediato per reindirizzarti poi ai contatti più appropriati. Se la faccenda si rivela un buco nell’acqua (non so prevederlo, perché personalmente mai utilizzato questi ausili), pensiamo a trovar altro. Oudeis e Remo Lupercali ha reagito a questo 2
Questo è un messaggio popolare. ^'V'^ [Aivia Demon] 175014 Inviato 1 Luglio Questo è un messaggio popolare. Inviato 1 Luglio 12 hours ago, Loney said: mio marito tiene un’arma in casa (legalmente). Questa cosa dell’arma va trattata con lucidità, non con panico indotto dai media. Il fatto che lui abbia un’arma legalmente non significa automaticamente che sia pericoloso, né che tu debba iniziare a immaginarti scenari estremi. Però non va nemmeno liquidata come dettaglio irrilevante. Un’arma legalmente detenuta dice qualcosa sul fatto che, almeno fino a un certo punto, una persona ha avuto i requisiti psichici per detenerla. Ma non dice molto sullo stato mentale acuto di una persona in un momento di crisi: separazione, vergogna, senso di fallimento, paura di perdere la famiglia, alcol, disperazione, minacce di farsi del male. Quella è un’altra categoria di rischio. Se parliamo di minaccia verso altri, una persona può fare danni anche con un coltello da cucina, un martello o qualsiasi oggetto comune. Non serve per forza un’arma propria. Il punto quindi non è: “lui ha un’arma, quindi è pericoloso”, tutti quelli che hanno il pollice opponibile sono pericolosi. Il punto è: “lui ha un’arma, ha già espresso minacce suicidarie, ha avuto problemi con l’alcol, e "potrebbe" vivere la separazione come umiliazione ingestibile, perdita della famiglia e perdita dell'erede di sangue”. Questa è la combo che va presa sul serio. Senza la paranoia che lui farà qualcosa a te. Ma se una persona è da sola, emotivamente a pezzi, magari beve, ha accesso immediato a un’arma e sente di aver perso tutto, il rischio principale può essere prima di tutto verso se stesso. E, nei casi peggiori, il rischio verso se stesso e verso gli altri può mischiarsi, ma terrei il focus delle probabilità concrete, sul rischio per se stesso. Quindi userei questa informazione per alzare il livello di pianificazione nella parte di tutela verso di lui. In soldoni significa: non mettere nel menù il collega o un altro, questo era già chiaro ma come uomo che sente da uomo ti dico... non metterglielo. Non comunicare certe cose in modo impulsivo, non farlo da sola se temi una reazione grave, non trasformarti tu nel suo pronto soccorso emotivo, e soprattutto non gestire eventuali minacce suicidarie come se fossero una questione privata tra moglie e marito, perché possono diventare una questione tra lui e l'alcol. Se lui dovesse dire cose tipo “mi ammazzo”, può anche essere un ricatto emotivo, ma se inizi a sentire “senza di voi non ha senso”, “non ce la faccio”, “volevo solo sentire la tua voce, scusa che ho chiamato”, o frasi simili, va bene attivare il protocollo di aiuto per lui. Quando nei miei 23 una donna di 34 che si era presa una cotta pesante e io però non ero interessato ad una relazione esclusiva, mi ha telefonato di domenica mattina tranquillissima, troppo secondo me, e mi ha detto che voleva solo sentire la mia voce... ho messo giù, dato tutti i miei dati al servizio di emergenza della sua città lasciando garantito il mio pagamento delle spese per la porta in caso di errore, e ho detto di andare, buttare giù la porta e andare subito. L'hanno salvata per un soffio. Per cui, la risposta corretta è: “Ti prendo sul serio, proprio per questo avviso qualcuno che possa aiutarti”. La frase "qualcuno che possa aiutarti", come uomo che sente da uomo, è tipo una rettoscopia, ma a volte si ha davvero bisogno di aiuto. Adulto affidabile, famiglia sua se è la strada giusta, professionisti, emergenza se la minaccia è concreta. Ma non tu da sola. E qui aggiungo una cosa: avere come confidente una persona che viene da storie di violenza può essere utile, perché magari riconosce segnali che altri minimizzano. Però può anche portarti a vedere la tua situazione attraverso la sua ferita, non attraverso i tuoi fatti. Quindi va bene ascoltarla, ma ti serve anche qualcuno più neutro: una persona equilibrata, un avvocato, un centro competente, qualcuno che non ragioni né per panico né per negazione. Tu non vieni da sei anni di violenze. Tienilo a mente quando la tua collega inizierà a distorcere la lente con cui guardi agli eventi. La cosa corretta è stare nel mezzo: non minimizzare, ma non drammatizzare. Non stai dicendo “mio marito è pericoloso”. Stai dicendo: “C’è una combinazione di fattori che, se gestita male, può diventare pericolosa soprattutto per lui. Quindi la gestisco bene”. Arma + alcol + minaccia suicidaria + separazione + figlio + umiliazione percepita non sono una prova che succederà qualcosa. Sono però abbastanza per non voler improvvisare. Oudeis, June*, Marco_drake e 7 altri ha reagito a questo 5 4 1
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