Jump to content

Timidi si nasce... ma si guarisce


cunningham
 Share

Recommended Posts

cunningham

http://digilander.libero.it/linguaggiodelc...dezza_comestai/

Marco Pacori

Timidi si nasce … ma si guarisce

Recenti studi dimostrano che la paura sociale Ha prima di tutto cause biologiche e genetiche

La bocca è asciutta, le parole escono confuse, pasticciate, il cuore rimbomba nelle orecchie e una vampata di calore sale d'improvviso al volto.

E' più o meno questo quello che la maggioranza di noi ha provato una volta o l'altra nella vita nel momento in cui ha avuto a che fare con un'autorità, un gruppo o un rappresentante del sesso opposto: si chiama timidezza.

Per emergere questo lato del nostro carattere ha bisogno di una condizione imprescindibile: l'interazione con altre persone o, a volte, semplicemente la loro presenza. In quell'occasione, cominciamo a preoccuparci dell'impressione che l'altro ha di noi, temiamo di essere criticati, di apparire ridicoli, incompetenti, impacciati e questo influenza la percezione del nostro comportamento e della nostra persona: la giacca o il tailleur che di norma troviamo ci stia bene appare troppo stretto, ingombrante o inadatto alla circostanza; le parole che diciamo ci suonano stupide, scontate e male assortite; i nostri e i movimenti risultano goffi e maldestri.

Le situazioni che ci provocano questo stato sono le più diverse.

Le situazioni più comuni

La paura sociale che pressoché tutti conoscono è parlare in pubblico; essere invitati a fare un discorso per un brindisi, una relazione in una riunione scolastica dei genitori o all'assemblea di condominio ci mette quasi sempre un senso di disagio e di oppressione addosso.

Spesso però le situazioni che "innescano" la nostra timidezza sono piuttosto ordinarie; come lasciare un messaggio alla segreteria telefonica, tornare in un negozio per un reclamo e persino chiedere un'indicazione ad uno sconosciuto.

Non stiamo parlando dell'esperienza di pochi, ma di una condizione che riguarda la maggior parte di noi.

E' peggio di una pestilenza

Quasi nessuno è riuscito a svicolare dall'imbarazzante sensazione del timore sociale; i sondaggi al riguardo parlano chiaro: circa metà della popolazione è affetta da timidezza cronica; quasi tutta l'altra metà è stata timida in passato, lo è solo in determinate occasioni o con particolari persone e solo un 5% dichiara di non aver mai conosciuto questa sgradevole esperienza.

Per una persona su dieci però si tratta di qualcosa di più di uno sgradevole inconveniente: è un problema grave, invalidante, che porta all'isolamento, alla solitudine e talvolta a disturbi pesanti come la depressione, gli attacchi d'ansia, l'alcolismo o la tossicodipendenza.

Chi vive il problema con questa intensità, in genere se lo porta dietro dall'infanzia … se non addirittura dal concepimento!

Il problema viene da lontano

Recenti ricerche hanno dimostrato che una forte inibizione sociale ha il più delle volte origine biologica o genetica.

L'ambiente naturalmente gioca il suo ruolo: "ingredienti" come un contesto di vita con pochi stimoli, il rifiuto della madre, l'assenza del padre, vivere in un costante stato di apprensione e di terrore e altri fattori sono contribuiscono in modo determinante per dare man forte ad una predisposizione innata alla fobia sociale e possono essere anche le cause più importanti.

Come si è detto però timidi si nasce; l'ambiente è il jolly che poi decide se si tratta di un aspetto che ci accompagnerà tutta la vita o che segnerà solo le nostre esperienze precoci.

I Segni Premonitori

I fattori prenatali o comunque presenti nei primi anni di vita costituiscono la causa principale del futuro sviluppo della timidezza. Ne possiamo distinguere tre categorie principali:

Cerebrali

Ormonali

Comportamentali

Prendiamo ora ad esaminarle separatamente, cominciando con le cause dovute ad un malfunzionamento del sistema nervoso centrale.

Quando il problema dipende dal cervello

I bambini timidi hanno, innanzitutto, una maggiore attività cerebrale nel lato destro del lobo frontale* (una parte del cervello coinvolta nelle risposte emotive) mentre quelli normalmente reattivi, nella parte sinistra. Queste sembrerebbe dovuto al fatto che il lobo destro è maggiormente coinvolto nel controllo dell'ansia.

Una vulnerabilità del sistema nervoso allo stress sarebbe alla base di un altro segno premonitore dello sviluppo di timidezza: una frequenza eccessiva del battito cardiaco rilevabile addirittura quando il nascituro è ancora nell'utero.

Un altro indice insospettabile è la temperatura della mani: in particolare, sembra che i bambini più timidi abbiano l'estremità superiore destra e soprattutto il dito anulare più freddo che nel lato sinistro. Anche in questo caso si sospetta che il fenomeno sia il riflesso di un deficit nel funzionamento cerebrale.

Anche le sostanze che regolano gli scambi chimici del cervello sono imputate come responsabili della predisposizione all'inibizione.

Neurotrasmettitori* e Ormoni*

In questo ambito, la scoperta più sorprendente è venuta da un gruppo di ricercatori canadesi: chi è timido ha di frequente gli occhi azzurri; questo vale almeno fino ai quatto anni di vita, quando l'ambiente rimette tutti sullo stesso piano.

Questa curiosa relazione tra colore degli occhi e inibizione sociale è dovuta alla quantità del pigmento detto eumelanina che contengono; meno ce n'è e più gli occhi sono chiari. Questa sostanza è presente in uguale misura nel cervello dove, a seconda della sua concentrazione, accelera o rende lenti gli scambi nervosi: quando il pigmento (che nel cervello prende il nome di neuromelanina) è scarso, non intacca le funzioni intellettive, ma rende la persona più lenta, riflessiva e schiva.

Altre due neuro-ormoni, cioè ormoni che funzionano anche da messaggeri chimici tra i neuroni, le cellule cerebrali, appaiono coinvolti nello sviluppo della paura sociale.

Il primo è la melatonina. Proprio quella stessa che, prodotta artificialmente, favorisce il sonno. La melatonina è connessa con una riduzione dell'attività ed ha un ciclo che è giornaliero, cioè aumenta la sera e si riduce al mattino e stagionale, la sua secrezione aumenta con l'autunno: alla sua proprietà di inibire l'attività nel periodo di più alta concentrazione nel sangue è addebitato il motivo per cui molte persone intensamente timide sono nate nei mesi di settembre e ottobre.

L'antagonista della melatonina, il cortisolo, legato alla vigilanza, ma anche allo stress è anch'esso legato alla predisposizione alla timidezza: valori eccessivamente alti di questo ormone, dovuti ad una condizione di disagio emotivo, agiscono di riflesso sull'amigdala, la regione del cervello responsabile della reazione di paura, rendendo il bambino più impressionabile e timoroso.

Infine sembra coinvolta la serotina, un mediatore cerebrale che ha tra i suoi compiti quello di tenere a freno la produzione di norepinefrina (il mediatore chimico- cerebrale di vigilanza e paura) la miccia che innesca la reazione di paura.

I segni dello sviluppo di timidezza possono essere anche esteriori.

I segni comportamentali

Si è rilevato ad esempio che i bambini che hanno un ritardo nello sviluppo del linguaggio sono più esposti al rischio di diventare inibiti. Lo stesso possiamo dire di quei neonati che tendono a manifestare più emozioni negative che positive.

Quando la timidezza si assesta nell'adulto, prende connotazioni precise.

La personalità del timido

La timidezza nell'uomo fatto si manifesta con un grande timore della disapprovazione, del giudizio e dell'accettazione degli altri, accompagnato a senso di inferiorità e di inadeguatezza, disistima e ad ansia eccessiva.

Per questi motivi, il timido tende a isolarsi, evitare gli incontri sociali, l'intimità, il pubblico e il confronto con gli altri. Un tale orientamento lo porta spesso a vivere in solitudine, a non imparare mai le abilità sociali e a non farsi strada nella vita. Inoltre, può facilmente incorrere nei problemi più gravi di cui abbiamo parlato.

Nella persona adulta o adolescente, l'inibizione sociale prende "strade diverse" a seconda del sesso di appartenenza".

La timidezza è "sessista"

Uomini e donne sono timidi in modo diverso. Innanzitutto, il sesso maschile è colpito più del doppio da questo problema rispetto a quello femminile; per contro, le donne hanno in media paure sociali più severe.

I maggiori timori sociali delle donne sono nell'ordine:

trovare imbarazzante parlare con un'autorità;

fare azioni o parlare di fronte ad un uditorio;

essere osservate mentre lavorano;

entrare in una stanza in cui altri sono già seduti;

essere al centro dell'attenzione;

esprimere disappunto o disapprovazione a qualcuno con cui non hanno confidenza

infine, dare una festa.

Per gli uomini le principali preoccupazioni sono invece:

- affrontare situazioni nuove e imprevisti;

andare al bagno nei luoghi pubblici;

fare nuove amicizie e attaccare bottone o chiedere informazioni ad estranei

rivestire ruoli per loro insoliti, come presiedere un seggio per uno scrutinio elettorale, mascherarsi per carnevale, fare parte di una giuria, ecc.

Le differenze si rilevano anche in riferimento al modo di vivere il rapporto di coppia. Sia i maschi che le femmine sono piuttosto pessimisti e rinunciatari nella ricerca e nel mantenimento di una relazione; tuttavia, mentre i maschi, sono più fatalisti e quando vedono che le cose non vanno, tendono a lasciar perdere; le donne sono più combattive e si danno da fare per conservare il legame. In generale, comunque tra le persone timide c'è una percentuale di divorzi e separazioni superiore alla media.

Chi è inibito mostra un comportamento non verbale caratteristico.

Il linguaggio del corpo del timido

Chi prova un intenso imbarazzo sociale ha un comportamento non verbale che lo porta ad essere meno visibile possibile: parla a voce bassa e poco, evita lo sguardo diretto, si mette negli angoli o nei posti bui ad una festa o in una tavolata.

In genere, si muove molto poco, sperando che questo lo porti a mimetizzarsi con l'ambiente e gesticola in modo moderato e pacato. In compenso, tende in situazioni sociali a dare vistosi segni di tensione: arrossisce facilmente, si pizzica la pelle del volto, si stropiccia le dita e attorciglia gambe e caviglie in posture da contorsionista.

  • Mi piace! 2
Link to comment
Share on other sites

Misanthropic
...

Gran bell'articolo.

Grazie!

Link to comment
Share on other sites

ilniko

però non ci dici come si guarisce... :D

Link to comment
Share on other sites

routino

Molto interessante, mi ritrovo in tantissime delle situazioni elencate. Tuttavia è vero, nn dice come guarire. In ogni caso la medicina migliore sembra sempre quella di doversi mettere in gioco...ma tanto, più degli altri. Anche Bernard Shaw a quanto pare soffriva di timidezza cronica, e a tal proposito dichiarò: "Ho imparato a esibirmi di fronte a molte persone nello stesso modo in cui ho imparato a pattinare: facendo un mucchio di brutte figure".

Molte delle persone timide, impacciate e che arrossiscono in determinate situazioni, sono più profonde di tante altre persone che non soffrono di questo "fastidio", purtroppo però sappiamo che nella vita sociale quotidiana di tutti i giorni questo conta quasi nulla, e ovviamente anche nel campo della seduzione (si il fatto di essere profondo ti può aiutare, ma quando hai creato un forte rapporto, ma se hai l'ostacolo protagonista di questo topic col cavolo che ci arrivi al forte rapporto). La timidezza dunque, nonostante quello che ho scritto poco sopra, è tutt'altro che un bene...

Link to comment
Share on other sites

Splinter

Una marea di cazzate, vorrei vedere come hanno fatto a dimostrare che timidi si nasce... articolo inutile.

Link to comment
Share on other sites

Direct

dopo tutto quello che si dice ogni santo giorno qui su is, postare un thread del genere è un'offesa.

SARGE ON

Direct

Link to comment
Share on other sites

ale_

In qualcosa mi ci ritrovo, ma non in moltissimi elementi. E poi molti blocchi sono riuscito a superarli sfidandoli, credo che sia il modo migliore. A volte è faticoso ma mettersi in gioco, anche quando sarebbe più comodo star fermi, è il miglior metodo per far evolvere la propria personalità e vincere la timidezza. Però almeno per la mia esperienza parlare di guarigione mi sembra eccessivo...non ho mai vissuto la timidezza come una malattia, forse perchè non mi sono mai ritenuto un caso cronico.

Link to comment
Share on other sites

lucas
Una marea di cazzate, vorrei vedere come hanno fatto a dimostrare che timidi si nasce... articolo inutile.
dopo tutto quello che si dice ogni santo giorno qui su is, postare un thread del genere è un'offesa.

SARGE ON

Direct

Non sono affatto cazzate, l'articolo non è inutile e il 3D non dovrebbe essere preso come un'offesa se non si ha paura di accettare i fatti come stanno, soprattutto da persone che vogliono migliorarsi e quindi accettare che ci sono cose che non sono sotto il nostro diretto controllo.

Inoltre fa bene a chi entra in questo mondo e inizia a vivere di favole, si monta la testa e pensa di poter arrivare ovunque... bene, non è così. Non scoraggiatevi ma rimanete con i piedi per terra

C'è da dire che l'articolo è incompleto ma veritiero. Ci sono dei tratti genetici che si associano a tratti caratteriali tendenzialmente fissi per tutta la vita ma che possono essere comunque smussati grazie all'apprendimento e all'ambiente (ad esempio l'estroversione e l'introversione), che predispongono ad un minimo di disagio come la timidezza ma anche a diversi disturbi (ansia, depressione, ansia sociale/fobia sociale) e/o all'incapacità di raggiungere determinati risultati (sei sei timido o hai un disturbo d'ansia sociale è difficile affermarsi nei rapporti e anche avere relazioni con l'altro sesso).

Una persona che nasce con quei tratti (e ci sono comunque diversi fattori genetici e quindi diverse sfumature) non per forza diventerà timido o ansioso o depresso, perchè oltre alla presenza di diversi geni c'è bisogno di un ambiente sfavorevole. E' ovvio tuttavia che l'ambiente sfavorevole non è rappresentato da chissà quale catastrofe naturale, ma dai rapporti di ogni giorno, che ai più sembrano semplici e banali, ma ad alcuni sembrano difficili da affrontare.

Ora, se sei introverso, timido, depresso, ansioso, social-fobico e non ci sai fare con le donne, sicuramente puoi risolvere questi problemi con l'impegno, l'apprendimento delle abilità sociali, anche la psicoterapia! potrai stare a tuo agio con le altre persone, riuscirai ad approcciare le ragazze, a parlarci, scoparci, ti ci puoi fidanzare... ma fatto sta che quei tratti genetici rimarranno lì, e quindi puoi migliorare di qualche punto (anzi di parecch punti!), ma non puoi cancellare completamente quei tratti e raggiungere l'estremo opposto. Non sarai mai il più estroverso, dominante e attraente della situazione perchè c'è chi è nato con i geni migliori dei tuoi, ma sarai molto meglio del tuo gemello che non fa un cazzo per migliorarsi e magari raggiungerai il livello di chi è nato con dei tratti genetici più favorevoli ma è rimasto indietro nell'apprendimento... MA SARAI SEMPRE UNA PERSONA CHE PARTE CON UN PO' DI SVANTAGGIO, CHE HA DIFFICOLTA' A MIGLIORARSI E CHE QUANDO LE COSE VANNO STORTE HA DIFFICOLTA' AD ANDARE AVANTI.

Ovviamente ora ho fatto il caso di chi è nato con la predisposizione genetica ad una scarsa efficacia sociale. Ci sono tantissime sfumature... in linea di massima potremmo azzardare che la maggior parte delle persone cade nella fascia media, diciamo il 50-60%, un altro 20-25% nella fascia alta e il rimanente 20-25% in quella bassa.

In molti si incazzeranno con me perchè non gli sta bene sentire queste cose e gli sembra voglia distruggere i propri sogni.

NON VOGLIO DEMORALIZZARE NESSUNO. IL CERVELLO UMANO E' UNA GRANDE COSA ED E' MERAVIGLIOSO IL MODO IN CUI PUO' APPRENDERE E FARCI MIGLIORARE OLTRE OGNI ASPETTTIVA. MA PENSARE CHE STUDIANDO E PRATICANDO SI POSSONO AVERE TUTTE LE DONNE PIU' BELLE CHE CI SIANO O CHE E' POSSIBILE DIVENTARE TRA I PIU' GRANDI E' UNA GRANDISSIMA CAZZATA. C'è sempre chi ci riesce meglio, chi ci riesce peggio e chi ha difficoltà a fare miglioramenti.

Link to comment
Share on other sites

lucas

Per farvi capire... i tratti genetici si può dire che corrispondano alla chimica cerebrale di base. Le esperienze di vita (in particolare l'infanzia) attivano e disattivano determinati geni modificando la chimica cerebrale... inoltre le esperienze di vita precoci modificano la struttura cerebrale.

Nel corso del tempo le altre esperienze e l'apprendimento possono ancora modificare la struttura cerebrale e modificare la chimica cerebrale (quando ti senti meglio e sei in "state" ci sono alcuni neurotrasmettitori che vengono rilasciati)... ma rimane sempre il fatto che c'è chi parte da un gradino e chi parte da uno più alto... e non è detto che chi parte dal più basso possa raggiungere l'altro con l'impegno, anzi è più probabile il contrario.

Link to comment
Share on other sites

giacca

Quindi l'introversione è una piaga sociale da cui uscirne fuori quanto prima, invece l'aggressività no?

Link to comment
Share on other sites

Create an account or sign in to comment

You need to be a member in order to leave a comment

Create an account

Sign up for a new account in our community. It's easy!

Register a new account

Sign in

Already have an account? Sign in here.

Sign In Now
 Share

×
×
  • Create New...

Important Information

Utilizziamo i cookie 🍪 per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Inoltre forniamo informazioni sul modo in cui utilizzi il nostro sito ai nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che hai fornito loro o che hanno raccolto in base al tuo utilizzo dei loro servizi.