GiacBar [Partecipante] 302 Inviato 28 Ottobre 2010 Inviato 28 Ottobre 2010 (modificato) Giacomo Leopardi è tanto osannato dal mondo della cultura e se ne parla come fosse un profeta intoccabile, che ha svelato grandi verità. Sicuramente è stato un grande poeta, non c'è dubbio, ma possiamo dire lo stesso riguardo a lui come pensatore? Leopardi critica ferocemente lo spiritualismo, vuole svelare le illusioni dell'umanità e invita tutti ad essere uniti, solidali contro la natura da lui definita ''matrigna'' che ci condanna alla sofferenza. Sostiene che l'uomo cerca il piacere infinito senza mai raggiungerlo e che quindi la vita sia una continua sofferenza, la felicità un'illusione. Si passa di solito per ignoranti quando si reputa Leopardi uno sfigato, che giunse a quelle conclusioni per via del suo vissuto personale. Ma non prendiamoci in giro, uno che passa la vita a piangere nel suo buco da solo, trascorrendo il tempo a pensare, leggere e scrivere, può avere davvero un'idea globale ed esauriente della realtà? Evidentemente no. Un pessimista che parla della vita come una continua sofferenza con alcuni momenti brevi di piacere, è esattamente sullo stesso piano di un ottimista che parla della vita come una continua gioia con alcuni momenti brevi di dolore. Poli opposti, ma l'errore è lo stesso: entrambi hanno un'idea distorta della realtà, perchè sono dogmatici: da un dogma, cotruiscono un pensiero che inevitabilmente finisce per risultare fallace. Come al solito, la verità sta nel mezzo: la vita è una continua oscillazione tra gioia e dolore e in mezzo c'è semplicemente ''lo stato di quiete'', i momenti in cui non siamo né felici, né sofferenti, ma solamente apatici, annoiati forse... Qualcuno, forse, avrebbe dovuto spiegare a Leopardi che l'uomo non può non vivere di illusioni, perchè è nella sua stessa natura farlo. Invitare l'umanità a ''cambiare'' e ad avere la piena consapevolezza della propria condizione e della sofferenza, è follia pura, perchè non si può andare contro la natura dell'uomo. L'uomo si illude ogni giorno della sua vita di qualcosa: che si tratti di un innamoramento, della speranza di una vita dopo la morte o di potersi un giorno comprare una casa nuova, anche se magari non ci riuscirà mai per cause future di forza maggiore... Lo scopo dell'uomo non è quello di diventare totalmente consapevole della realtà; l'uomo non è solo ''ratio'', non è solo ragione e logica, non è l'intelligenza che lo rende davvero felice. Ciò che rende felici sono le emozioni che, per quanto sempre passeggere, danno uno stimolo in più per vivere. Questo è l'essere umano. Propinare un cambiamento dell'umanità che va contro la natura stessa dell'uomo è una mera idiozia. Senza contare il fatto che non è affatto vero che l'uomo cerca la felicità, come Leopardi sosteneva. La verità è che l'essere umano cerca prima di tutto di appagere i suoi desideri; certo, appagandoli è felice, ma la felicità è una conseguenza di tutto ciò, non una causa. Quando non si hanno desideri, spesso si rischia davvero di cadere in depressione e in casi più gravi, ci si toglie la vita. La vita non è stabilità, non è staticità, vivere significa muoversi, essere sempre in azione, dinamicità. Si tratta di una continua ricerca dell'appagamento dei desideri e quando si appagano, muoiono, com'è ovvio che sia, e allora la ricerca continua... Leopardi è stato sicuramente un grande poeta, un grande studioso, ma non si può prescindere dal fatto che la sua esperienza personale sia stata alquanto ''limitata''; è arrivato a esprimere pensieri molto profondi, ma tutto questo ha avuto un prezzo: di tante cose della vita, non ha visto un tubo, e le sue conclusioni ''parziali'' lo dimostrano. Leopardi pessimista sì. Realista assolutamente no. Modificato 28 Ottobre 2010 da GiacBar saimon ha reagito a questo 1
capitansomaro [Partecipante] 1273 Inviato 28 Ottobre 2010 Inviato 28 Ottobre 2010 se fossi il tuo professore di itagliano, ti metterei un bel dieci se fossi quello di ficosofia, un sette meno ...se fossi la tua ragazza, TI LASCEREIIIIII...ahahahaha senti, bello, mi è piaciuto e anche io ci penso spesso, non a leopardi, ma ai preti che parlano di sesso, agli assistenti sociali che parlano di dipendenza e più in generale a chi parla di qualcosa senza essersi fatto una bella immersione di vita vissuta e di esperienze. quindi condivido le critiche sul leopardi e la sua vita non vissuta. però una critica stimolante per te e per me, te la muovo. la REALTA'. ne parli come se fosse il metro di tutto, oggettiva ed esterna, lì di fuori, solo da investigare. se parti da questo punto di vista, ovvio che leopardi e il suo mito diventano attaccabili. Sei così sicuro che si possa conoscere la REALTA'?
GiacBar [Partecipante] 302 Inviato 28 Ottobre 2010 Autore Inviato 28 Ottobre 2010 se fossi il tuo professore di itagliano, ti metterei un bel dieci se fossi quello di ficosofia, un sette meno ...se fossi la tua ragazza, TI LASCEREIIIIII...ahahahaha senti, bello, mi è piaciuto e anche io ci penso spesso, non a leopardi, ma ai preti che parlano di sesso, agli assistenti sociali che parlano di dipendenza e più in generale a chi parla di qualcosa senza essersi fatto una bella immersione di vita vissuta e di esperienze. quindi condivido le critiche sul leopardi e la sua vita non vissuta. però una critica stimolante per te e per me, te la muovo. la REALTA'. ne parli come se fosse il metro di tutto, oggettiva ed esterna, lì di fuori, solo da investigare. se parti da questo punto di vista, ovvio che leopardi e il suo mito diventano attaccabili. Sei così sicuro che si possa conoscere la REALTA'? Non è tutto relativo. Se non esistessero dati oggettivi, si potrebbe mettere in discussione anche il fatto che 2+2 = 4. Non esisterebbero dati certi da cui partire, non ci sarebbe nulla e nemmeno questo forum. In fondo, anche se le esperienze di ciascuno sono diverse, esistono comunque dei punti fermi: la materia della ''seduzione'' non potrebbe esistere se fosse tutto discutibile e sullo stesso piano. Il relativismo assoluto non porta mai da nessuna parte. Si finisce solo per creare della grande confusione dove ognuno dice qualsiasi cosa, e chi s'è visto, s'è visto. Raccontare la propria visione del mondo per come la si vive sono capaci tutti, ma Leopardi non è solo un poeta, ma anche filosofo e propina a suo modo delle verità che sono assolutamente parziali, perchè tutto il suo pensiero nasce dal dogma che la vita è sofferenza a causa della così detta ''natura matrigna''. I fatti sono fatti, al di là del modo in cui li si può interpretare. Sostenere che l'uomo deve disilludersi ed essere più consapevole della propria condizione è follia, perchè l'uomo è illuso per sua natura e la natura non la si cambia. Non si può parlare di sociologia, senza prima aver compreso a pieno l'individuo. In questo senso, Freud è stato sicuramente geniale. Soggettivare tutto quanto è solo una scusa per dare veridicità alle proprie teorie.
saimon [Partecipante] 275 Inviato 28 Ottobre 2010 Inviato 28 Ottobre 2010 Hai perfettamente ragione, ultimamente studiando letterati o filosofi preferisco dare prima un'occhiata alla loro biografia, capire come hanno vissuto per poi far derivare il loro pensiero. Prendi anche Schopenhauer, simili a Leopardi. Io direi che il tutto è nato dal loro aspetto, dal mondo in cui sono stati cresciuti ed educati, dal cercar rifugio nella letteratura, nella "sapienza" credendo di elevarsi rispetto a un uomo qualunque e di poterlo giudicare stolto perchè non arriva a porsi determinati interrogativi. Anche la sua misoginia credo sia causata dalla mancanza di donne ovviamente, un corso con Kieerkegard lo avrebbe sicuramente aiutato
Strange Days [Partecipante] 6 Inviato 21 Gennaio 2011 Inviato 21 Gennaio 2011 A mio avviso sarebbe più corretto parlare di "Pensiero di Leopardi", il "malato" è un aggettivo che si può volentieri tralasciare...sono sempre delicati gli ambiti della patologia fisica-mentale-morale o di altro genere; inoltre benché sia il pensiero di un individuo di cui la storiografia e la letteratura critica sembrano averci fornito grandi quantità di materiale e strumenti interpretativi, egli è pur sempre un soggetto storico che ha svolto un ruolo importante ed irripetibile nel suo "esserci" temporale, che a noi, per evidenti ragioni, sfugge, detto questo mi sento di concedere il beneficio del dubbio circa le qualità patologiche del suo pensiero... Passando all'atteggiamento leopardiano, ovvero al suo pessimismo, io vorrei indicare almeno due aspetti: 1)pessimismo dell'uomo Leopardi: Ovvero, come egli ha condotto la sua vita. 2)pessimismo del pensiero leopardiano: Ciò che ha esposto nei suoi scritti. 1)Personalmente non mi sento di giudicarlo, visto che la distanza spazio-temporale che mi separa da un individuo fisico collocato nell'arco della storia mi induce sempre a delle riflessioni iniziali, come posso gettare la mia mente oltre un ostacolo di secoli e chilometri, carpire le motivazioni di un uomo del tempo che fu, tornare indietro e candidamente esprimermi in merito? Io personalmente non riesco ad intraprendere un'azione del genere, che, sia chiaro, trovo impossibile anche con uno qualsiasi dei miei contemporanei. 2)Ciò che ci è pervenuto circa il suo lavoro è da sempre fonte di dibattito...dal classico "Maddai professoré, questo è no sfigato!" e via dicendo. A mio avviso Leopardi ha elaborato un pensiero che per qualche strano aspetto si è offerto come merce molto richiesta a patto di essere consumata in piccola quantità: ovvero idee come quella della forbice che allontana ineluttabilmente il campo del desiderabile e del realizzabile sono molto cool e fruibili in un momento in cui l'attitudine alla lamentela sembra costituire un vero vanto genetico (per non risultare avventato nel giudicare persone che non conosco, dato che come sostenuto in precedenza non mi sento in grado di farlo, ammetto di aver preso come campionario per questa affermazione solo e solamente me stesso :-) ); tuttavia Leopardi non è solo questo, ma altre idee che purtroppo sono state meno blasonate (tutti quei concetti che la componente poetica leopardiana ci ha donato), e che quindi si sono ritrovate a fare da ruote di scorta... Ritengo che egli ha dato uno scorcio del mondo visto dalla sua precisa posizione d'esistenza (coincidente con la persona fisicamente collocata nel tempo, cioè l'uomo Leopardi), in quanto tale non si può dire che non abbia saputo sfruttare al meglio le occasioni o non abbia colto pienamente il senso del reale, neanche che la sua vita sia stata deprecabile, egli ha vissuto e di conseguenza agito (largamente inteso), e mi sembra improbabile che qualche altro uomo che non sia Leopardi stesso (Freud permettendo) possa dar motivazione del suo "aver fatto"/"aver detto"... Vorrei concludere condividendo una perplessità: E' una mia personale paranoia (e in questo caso mi sentirei molto sollevato se me lo confermaste) o ultimamente fa sempre più presa l'idea che la virtù sia nel mezzo? No, lo so che il principio è vecchio quanto il cucco, ma sembra che ora esso stia sfondando le barricate e si sia fatto largo in ogni campo. La cosa in sé non mi turberebbe, se non che sembra che esso sia una risposta ad un trend generale che suona più o meno così: "Questo è il grande mondo, tu sei importante certo, però sei uno, e sei destinato a crepare, la tua vita è deboluccia, quindi interessati si alle nobili cause, ma vivi anche nell'oggi, e per farlo, usa le vie già collaudate che sono state preparate per te". C'è una frase carina, di cui non ricordo l'autore che suona più o meno così: Ogni società fissa i suoi paletti entro cui essere libera. Ovviamente non era una critica a GiacBar (so che non avevi bisogno di questa precisazione, è solo una mia eccessiva scrupolosità), il nocciolo sta nel fatto che si tende a giudicare epoche PASSATE con parametri ATTUALI...dire che la virtù sta nel mezzo e dirlo in questo secolo è oltre che discutibile, forse non applicabile come parametro di giudizio per un telaio teorico-concettuale sviluppatosi molti anni fa. StrangeDays
Lordjulian [Staff] 152 Inviato 21 Gennaio 2011 Inviato 21 Gennaio 2011 (modificato) Wow... leggo solo ora questo topic... che ricordi! è stata la mia tesina al liceo.... (il pessimismo legato a Leopardi e Schopenhauer) e per una parte della mia vita ho condiviso questo suo modo di pensare e anche ora in un certo senso mi piace rifugiarmici in certi momenti! Leopardi aveva sicuramente una visione della realtà distorta, diretta conseguenza del suo modo di vivere, del resto però, tutti abbiamo questa deformazione personale, che essa derivi dal nostro stare chiusi in isolamento tutta la vita sognando l'amata o dal girare il mondo, la vita è sempre e cmq SOGGETTIVA ed è diretta conseguenze delle nostre esperienze e delle credenze (limitanti e non) siano esse imposte da noi o dalla società, e anche tu non puoi essere giocoforza obiettivo nel definire la vita ma sto tergiversando e andando fuori tema. chiudo con una provocazione lanciata alla commissione d'esame ormai più di 10 anni fa: "probabilmente se Leopardi avesse avuto a disposizione i cellulari, internet e le chat forse avrebbe avuto una visione diversa, la storia sarebbe andata in un altro modo e io ora starei parlando d'altro..." (aggiungo ora....soprattutto se fosse approdato su Italian Seduction.....) Modificato 21 Gennaio 2011 da Lordjulian
GiacBar [Partecipante] 302 Inviato 21 Gennaio 2011 Autore Inviato 21 Gennaio 2011 A mio avviso sarebbe più corretto parlare di "Pensiero di Leopardi", il "malato" è un aggettivo che si può volentieri tralasciare...sono sempre delicati gli ambiti della patologia fisica-mentale-morale o di altro genere E' evidente che l'attibuto di ''malato'' non ha nulla a che fare con riferimenti alla salute fisica del personaggio, ma alla logica del pensiero, il che è molto diverso. Vorrei concludere condividendo una perplessità: E' una mia personale paranoia (e in questo caso mi sentirei molto sollevato se me lo confermaste) o ultimamente fa sempre più presa l'idea che la virtù sia nel mezzo? Non ho mai detto una cosa simile. Io ho detto che ''la verità sta nel mezzo'': non è un concetto degli anni Duemila; vale per OGNI TEMPO. Ovviamente non era una critica a GiacBar (so che non avevi bisogno di questa precisazione, è solo una mia eccessiva scrupolosità), il nocciolo sta nel fatto che si tende a giudicare epoche PASSATE con parametri ATTUALI...dire che la virtù sta nel mezzo e dirlo in questo secolo è oltre che discutibile, forse non applicabile come parametro di giudizio per un telaio teorico-concettuale sviluppatosi molti anni fa. StrangeDays Sicuramente, ma Leopardi parla di tematiche che sono sempre attuali, perchè riguardano la natura dell'uomo.
shantaram [Partecipante] 144 Inviato 22 Gennaio 2011 Inviato 22 Gennaio 2011 se Leopardi in un modo o nell altro avesse avuto modo di impiegare il suo tempo f-chiudendo le cortigiane di Recanati a quest'ora neanche si sentirebbe parlare di lui dubito avrebbe avuto tempo e soprattutto motivi per scrivere poesie
Ciuppolo [Élite] 212 Inviato 22 Gennaio 2011 Inviato 22 Gennaio 2011 (modificato) Hai perfettamente ragione, ultimamente studiando letterati o filosofi preferisco dare prima un'occhiata alla loro biografia, capire come hanno vissuto per poi far derivare il loro pensiero. Prendi anche Schopenhauer, simili a Leopardi. Io direi che il tutto è nato dal loro aspetto, dal mondo in cui sono stati cresciuti ed educati, dal cercar rifugio nella letteratura, nella "sapienza" credendo di elevarsi rispetto a un uomo qualunque e di poterlo giudicare stolto perchè non arriva a porsi determinati interrogativi. Anche la sua misoginia credo sia causata dalla mancanza di donne ovviamente, un corso con Kieerkegard lo avrebbe sicuramente aiutato Non sono troppo d'accordo Saimon... prendi Kierkegaard: a guardare la biografia è il figlio di un prete, uno che il padre ha spinto sull'orlo della crisi di nervi per fargli prendere i voti - che alla fine non ha preso -, uno che è stato uno dei più grandi filosofi dell'800, precursore dell'esistenzialismo, e se vogliamo anche un grande teologo. Però poi vediamo che era la realizzazione più vera dell'ideale di esteta ottocentesco, assolutamente privo di scrupoli verso le donne, scopava da dio, tanto più che le sue conquiste lo portarono a scrivere il diario del seduttore, che è un diario romanzato che tratta della conquista di quella che chiameremmo hb10; il fatto che è romanzato non deve essere sinonimo di falso: è provato che il diario del seduttore non fa altro che travisare realtà davvero vissute da Kierkegaard, ovviamente con ingredienti di infallibilità seduttiva tuttavia discutibili - anche perché Kierkegaard come tutti noi, ha avuto i suoi problemi con donne che non riusciva a conquistare. Ad ogni modo resta uno dei "vip" più scopanti dell'800, forse battuto solo dal nostro D'Annunzio, altro vip. Ma a guardare la sua biografia non ci punterei un centesimo. PS: era gracilino, cagionevole di salute e certamente non bello. Fonte: "Introduzione al Diario del Seduttore". Modificato 22 Gennaio 2011 da Ciuppolo
saimon [Partecipante] 275 Inviato 22 Gennaio 2011 Inviato 22 Gennaio 2011 Non sono troppo d'accordo Saimon... prendi Kierkegaard: a guardare la biografia è il figlio di un prete, uno che il padre ha spinto sull'orlo della crisi di nervi per fargli prendere i voti - che alla fine non ha preso -, uno che è stato uno dei più grandi filosofi dell'800, precursore dell'esistenzialismo, e se vogliamo anche un grande teologo. Però poi vediamo che era la realizzazione più vera dell'ideale di esteta ottocentesco, assolutamente privo di scrupoli verso le donne, scopava da dio, tanto più che le sue conquiste lo portarono a scrivere il diario del seduttore, che è un diario romanzato che tratta della conquista di quella che chiameremmo hb10; il fatto che è romanzato non deve essere sinonimo di falso: è provato che il diario del seduttore non fa altro che travisare realtà davvero vissute da Kierkegaard, ovviamente con ingredienti di infallibilità seduttiva tuttavia discutibili - anche perché Kierkegaard come tutti noi, ha avuto i suoi problemi con donne che non riusciva a conquistare. Ad ogni modo resta uno dei "vip" più scopanti dell'800, forse battuto solo dal nostro D'Annunzio, altro vip. Ma a guardare la sua biografia non ci punterei un centesimo. PS: era gracilino, cagionevole di salute e certamente non bello. Fonte: "Introduzione al Diario del Seduttore". Si, ho letto il diario del seduttore quindi so di cosa parli, ma non puoi neppure basarti solo sul fatto che era figlio di un prete. Magari aveva un parente, un amico di famiglia che gli ispirò l'idea di usare il suo io, la sua eclettica personalità per rimorchiare.
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