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trout_man
Inviato

Trout concordo su quasi tutta la linea, tranne che sul diprezzo per i mystery e cosiddetti manuali di seduzione. Secondo me invece hanno un certo valore, non tanto nella parte tecnica quanto piuttosto in quella del pensiero. Penso che a parte i natural che agiscono di istinto, pochissimi uomini si pongano come "premio" nei confronti della donna. Per cultura e abitudine siamo stati un pò tutti abituati ad assecondare con pazienza i loro vezzi, capricci, test e diavolate varie. Certi atteggiamenti dominanti o li possiedi naturalmente o cerchi di impararli con il tempo. Detto questo, ribadisco la mia libertà e la mia istintiva repulsione da un certo ottimismo trionfante e un pò becero. Un metodo non è garanzia di successo per tutti. Il metodo è una via come tante altre che può adattarsi o meno alle specificità di un individuo. Per quanto tutti appartenenti al genere umano, ognuno di noi possiede qualità specifiche e individuali che lo differenziano da tutti gli altri. Esseri diversi accomunati da destini altrettanto diversi. Il fallimento, la sofferenza, il dolore, la solitudine, il male di vivere e la malattia sono fenomeni reali e umani al pari della gioia, del successo, della fortuna, della ricchezza, dell'amore, dell'abbondanza e della felicità. Un criminale può vivere felicemente per 100 anni e crepare serenamente nel suo letto mentre un bambino innocente nello stesso momento viene travolto da uno tsunami dall'altra parte del mondo. Cosa è giusto, cosa è sbagliato? L'errore, l'orrore, il male più profondo, nasce dal rifiuto che la nostra società ha per la via lastricata di sofferenza. Il mio non credo sia cinismo, nè fatalismo, ma volontà di accettare ciò che fa parte della vita, compreso il dolore e la sconfitta. Questo non significa non lottare quotidinamente contro i propri istinti più bassi, non significa rinunciare ad un miglioramento morale e intellettuale, non vuole dire abdicare arrendevolmente al male e rinunciare ad operare il bene, ma è piuttosto capire, comprendere, fraternamente amare il prossimo, come un appoggiare la testa al cuore dello sconfitto e sussarargli che non ha perso, che non essere amato dagli uomini o dalla fortuna non è il male assoluto, che esistono altre dimensioni più elevate nella vita per cui combattere ed amare. Significa, in linea generale, non abbandonare il lebbroso per strada ma amarlo per quello che è, perchè è nostro fratello.

Hai centrato il punto. Credo, come te, che l'errore, l'orrore e il male nel mondo, volendo usare le tue parole, esistano e siano connaturati alla vita, alla vita di qualunque essere su questa terra. Sui perchè, il come e il quando non mi dilungo, non sono un filosofo, nè un teologo e non mi pare sia la sede opportuna questa, viste anche le diverse sensibilità che ognuno puo' avere sul tema. Sono convinto che una persona più sensibile, vuoi per la maggiore intelligenza o capacità di comprensione del mondo, vuoi per l' impatto avuto prematuramente con le brutture della vita, abbia una maggior predisposizione e inclinazione a vedere oltre quello che appare in superficie nelle parole e nei gesti delle persone, nelle immagini di vita e nelle storie di ognuno. Chi ha questa sensibilità vede all'istante ad un tavolo di un pub con una birra in mano tra amici quando non c è comunanza di nient'altro oltre ad una solitudine di gruppo, ad uno star da soli in compagnia; lo stesso in discoteca quando tra uno strusciamento e l altro ci si sente parte estranea in un continuo svolgersi di un rituale forzato, ostentato, vuoto. Le altre persone finisco per essere altri "corpi" della realtà al pari di statue parlanti: ci si sente come se con gli non si condividesse altro che l'ossigeno e lo spazio fisico intorno a se'.

Ma questi devono essere momenti di vita, pensieri transitori, istanti di riflessione. Sono pensieri da interpretare e "coltivare" nella giusta maniera.

Se, invece, diventano la cifra del nostro modo di essere, allora la accentuata sensibilità da dote caratteriale positiva diventa una trappola mortale, capace di arrivare a distorcere la realtà. In questo caso la parte "buona" della vita, lo stare in compagnia in cui la relazione non è una mera somma di individui-monadi, nè somma di individuali solitudini, il sesso genuino e ingenuo, la sensazione di leggerezza in mezzo alla pista in disco, il sapore di vita di un drink con una persona interessante conosciuta al bar..., beh, tutto questo diventerebbe solo una sempre piu' rara "eccezione" nella propria personale visione della vita, in cui è il "nero" a predominare sempre e comunque, per intensità e quantità, in cui la consapevolezza del lato "cattivo" del mondo non abbandona mai qualunque pensiero. Anzi, tale consapevolezza del "nero" della vita finisce per trasmettersi anche all esterno, sui nostri affetti, sulla nostra capacità di entrare positivamente in contatto con gli altri, sulla capacità di sorridere e di apprezzare anche la semplicità e il solo aspetto superficiale delle cose. Da qui la sensazione di essere "repellenti" per gli altri. Questi, consapevolmente o meno, finiscono per vedere in chi è catturato da questi pensieri lo specchio del lato cattivo del mondo, della sofferenza e del dolore. Al termine del vortice, il "nero" puo' diventare totalizzante, l'eccessiva sensibilità da facoltà percettoria diventa facoltà distorcente: ecco non siamo più capaci di vedere i colori, perchè il "nero" ha coperto tutto.

Ecco io credo che valga sempre la pena vedere il mondo a colori, in ogni caso, perchè questo non significa negare ipocritamente il "nero", ma è apprezzare a 360° la realtà. Così si potrà davvero dire di aver apprezzato quello che la vita ci offre.

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Libertines
Inviato

Hai centrato il punto. Credo, come te, che l'errore, l'orrore e il male nel mondo, volendo usare le tue parole, esistano e siano connaturati alla vita, alla vita di qualunque essere su questa terra. Sui perchè, il come e il quando non mi dilungo, non sono un filosofo, nè un teologo e non mi pare sia la sede opportuna questa, viste anche le diverse sensibilità che ognuno puo' avere sul tema. Sono convinto che una persona più sensibile, vuoi per la maggiore intelligenza o capacità di comprensione del mondo, vuoi per l' impatto avuto prematuramente con le brutture della vita, abbia una maggior predisposizione e inclinazione a vedere oltre quello che appare in superficie nelle parole e nei gesti delle persone, nelle immagini di vita e nelle storie di ognuno. Chi ha questa sensibilità vede all'istante ad un tavolo di un pub con una birra in mano tra amici quando non c è comunanza di nient'altro oltre ad una solitudine di gruppo, ad uno star da soli in compagnia; lo stesso in discoteca quando tra uno strusciamento e l altro ci si sente parte estranea in un continuo svolgersi di un rituale forzato, ostentato, vuoto. Le altre persone finisco per essere altri "corpi" della realtà al pari di statue parlanti: ci si sente come se con gli non si condividesse altro che l'ossigeno e lo spazio fisico intorno a se'.

Ma questi devono essere momenti di vita, pensieri transitori, istanti di riflessione. Sono pensieri da interpretare e "coltivare" nella giusta maniera.

Se, invece, diventano la cifra del nostro modo di essere, allora la accentuata sensibilità da dote caratteriale positiva diventa una trappola mortale, capace di arrivare a distorcere la realtà. In questo caso la parte "buona" della vita, lo stare in compagnia in cui la relazione non è una mera somma di individui-monadi, nè somma di individuali solitudini, il sesso genuino e ingenuo, la sensazione di leggerezza in mezzo alla pista in disco, il sapore di vita di un drink con una persona interessante conosciuta al bar..., beh, tutto questo diventerebbe solo una sempre piu' rara "eccezione" nella propria personale visione della vita, in cui è il "nero" a predominare sempre e comunque, per intensità e quantità, in cui la consapevolezza del lato "cattivo" del mondo non abbandona mai qualunque pensiero. Anzi, tale consapevolezza del "nero" della vita finisce per trasmettersi anche all esterno, sui nostri affetti, sulla nostra capacità di entrare positivamente in contatto con gli altri, sulla capacità di sorridere e di apprezzare anche la semplicità e il solo aspetto superficiale delle cose. Da qui la sensazione di essere "repellenti" per gli altri. Questi, consapevolmente o meno, finiscono per vedere in chi è catturato da questi pensieri lo specchio del lato cattivo del mondo, della sofferenza e del dolore. Al termine del vortice, il "nero" puo' diventare totalizzante, l'eccessiva sensibilità da facoltà percettoria diventa facoltà distorcente: ecco non siamo più capaci di vedere i colori, perchè il "nero" ha coperto tutto.

Ecco io credo che valga sempre la pena vedere il mondo a colori, in ogni caso, perchè questo non significa negare ipocritamente il "nero", ma è apprezzare a 360° la realtà. Così si potrà davvero dire di aver apprezzato quello che la vita ci offre.

Trut, il tuo ragionamento di base è giusto. Però c'è un però.

Quando una persona constata la realtà dei fatti, i suoi fatti. Valuta i risultati ottenuti, analizza il modo in cui le persone lo vedono, lo percepiscono, secondo me è inevitabile che questo influenzi negativamente anche la sua percezione di sé.

Io sono convinto che di base ognuno debba avere stima e amore di sé, per il solo fatto di essere un essere a sè stante. Di essere ciò che è , materialmente e spiritualmente.

Ma non possiamo negare che per natura siamo spinti a ricercare quel qualcosa di esterno a noi, come il sesso o sentimenti, per i quali è necessario entrare in contatto con l'alterità. E per fare questo, volenti o nolenti, non basta solo vedere le cose positivamente, o avere un carattere incline a favorire il risultato, ma c'è anche dell'altro. E questo altro, talvolta, può rappresentare un ostacolo insormontabile.

Che ti posso dire... dal canto mio non nego che voi abbiate ragione, perchè è spesso la vita stessa a dimostrare come ci siano persone non certo avvenenti dal punto di vista fisico, ma felicemente accoppiate.

Eppure va così.

Eppure non è detto che ci sia sempre qualcosa che non va nel modo di fare, di interagire, di mostrarsi.

Poi,chiaramente, dipende anche dal deficit estetico che uno ha.

Ecco perchè io faccio caso a sé, e non pretendo di parlare universalmente, perchè secondo me una persona "brutta" non è esclusa dal gioco della seduzione. E dalla possibilità di risultare affascinante e di vincere il game.

Ma quando, invece, si ha un deficit le cose cambiano. Cambia la percezione che si ha di sè, e che gli altri hanno di te.

Esempio: un conto è parlare di un uomo non bello di viso o magrolino, sciatto, ma simpatico, attraente, brillante, intelligente.

Un altro conto è parlare di uno che pesa 100 kg o che sta su una sedia a rotelle.

Nulla è scontato nella vita, ma c'è una gerarchia di probabilità ben definita.

Hank Chinaski
Inviato

Hai centrato il punto. Credo, come te, che l'errore, l'orrore e il male nel mondo, volendo usare le tue parole, esistano e siano connaturati alla vita, alla vita di qualunque essere su questa terra. Sui perchè, il come e il quando non mi dilungo, non sono un filosofo, nè un teologo e non mi pare sia la sede opportuna questa, viste anche le diverse sensibilità che ognuno puo' avere sul tema. Sono convinto che una persona più sensibile, vuoi per la maggiore intelligenza o capacità di comprensione del mondo, vuoi per l' impatto avuto prematuramente con le brutture della vita, abbia una maggior predisposizione e inclinazione a vedere oltre quello che appare in superficie nelle parole e nei gesti delle persone, nelle immagini di vita e nelle storie di ognuno. Chi ha questa sensibilità vede all'istante ad un tavolo di un pub con una birra in mano tra amici quando non c è comunanza di nient'altro oltre ad una solitudine di gruppo, ad uno star da soli in compagnia; lo stesso in discoteca quando tra uno strusciamento e l altro ci si sente parte estranea in un continuo svolgersi di un rituale forzato, ostentato, vuoto. Le altre persone finisco per essere altri "corpi" della realtà al pari di statue parlanti: ci si sente come se con gli non si condividesse altro che l'ossigeno e lo spazio fisico intorno a se'.

Ma questi devono essere momenti di vita, pensieri transitori, istanti di riflessione. Sono pensieri da interpretare e "coltivare" nella giusta maniera.

Se, invece, diventano la cifra del nostro modo di essere, allora la accentuata sensibilità da dote caratteriale positiva diventa una trappola mortale, capace di arrivare a distorcere la realtà. In questo caso la parte "buona" della vita, lo stare in compagnia in cui la relazione non è una mera somma di individui-monadi, nè somma di individuali solitudini, il sesso genuino e ingenuo, la sensazione di leggerezza in mezzo alla pista in disco, il sapore di vita di un drink con una persona interessante conosciuta al bar..., beh, tutto questo diventerebbe solo una sempre piu' rara "eccezione" nella propria personale visione della vita, in cui è il "nero" a predominare sempre e comunque, per intensità e quantità, in cui la consapevolezza del lato "cattivo" del mondo non abbandona mai qualunque pensiero. Anzi, tale consapevolezza del "nero" della vita finisce per trasmettersi anche all esterno, sui nostri affetti, sulla nostra capacità di entrare positivamente in contatto con gli altri, sulla capacità di sorridere e di apprezzare anche la semplicità e il solo aspetto superficiale delle cose. Da qui la sensazione di essere "repellenti" per gli altri. Questi, consapevolmente o meno, finiscono per vedere in chi è catturato da questi pensieri lo specchio del lato cattivo del mondo, della sofferenza e del dolore. Al termine del vortice, il "nero" puo' diventare totalizzante, l'eccessiva sensibilità da facoltà percettoria diventa facoltà distorcente: ecco non siamo più capaci di vedere i colori, perchè il "nero" ha coperto tutto.

Ecco io credo che valga sempre la pena vedere il mondo a colori, in ogni caso, perchè questo non significa negare ipocritamente il "nero", ma è apprezzare a 360° la realtà. Così si potrà davvero dire di aver apprezzato quello che la vita ci offre.

Ottimo, condivido. E se anche potrà apparire inverosimile, per le persone che mi circondano sono considerato una persona allegra, comprensiva, sensibile, paziente e saggia. Amiche e amici mi cercano (o meglio dire mi cercavano prima che tagliassi i ponti con tutti) per avere consigli, per dialogare su argomenti divertenti e frivoli come su quelli impegnati. Mi sono sempre sbattuto con impegno e passione (e lo faccio ancora per qualcuno, come può testimoniare anche qualche utente presente qui su IS) per cercare di aiutare gli altri ad essere felici. Poi col tempo mi sono accorto che donare se stessi richiedeva un livello di energia così alto che io purtroppo non ho mai raggiunto. Ho ripiegato su me stesso, decidendo in primis di scartare ciò che mi appariva fastidioso: le amicizie pesanti e interessate, le uscite noiose e deprimenti, i problemi degli altri gettati come sterco sul mio capo, i locali chiassosi e alla moda, le vacanze in gruppo da single alla ricerca di qualche miracolosa scopata con carne straniera. Ho detto basta a tutto questo e per ovvie ragioni mi sono trovato solo. Viaggio per l'Europa da solo, festeggio (diciamo così) le feste da solo, non ricevo più telefonate nè sms. Cosa mi manca? Mi manca l'affetto. Non il sesso, a quello ho imparato a rinunciare mio malgrado, mi manca proprio una carezza, una persona a cui donare qualcosa di speciale che al momento non so a chi dare. Forse è avere ancora questo fardello di sentimenti a provocarmi malessere, questo bagaglio di amore che vorrei poter regalare a qualcuno e, tristemente, non trovare nessuna disposta a volerlo. Devo reiniziare da zero e non so come e dove. Forse lo zero non è il punto di partenza, ma di arrivo... a volte arrivo a questo conclusione e un pò mi consola.

American Psycho
Inviato

Che ti aspetti visto che sai molta teoria oltre che "sono solo convinzioni limitanti"?

Io ho ottenuto piu' risultari prima della seduzione che dopo (avevo già iniziato un percorso di miglioramento).

Prova con onlyone, secondo me.

Emmett
Inviato

ma a che cazzo serve l'inner game se poi nei locali arrivi all'ascella dei maschi alfa?

Lightman
Inviato

ma a che cazzo serve l'inner game se poi nei locali arrivi all'ascella dei maschi alfa?

A fregartene del fatto che arrivi alle ascelle dei maschi alfa? :lookaround:

Emmett
Inviato

la cosa su cui voglio farvi riflettere è che è frustrante sentirsi raccontare storie di successo e scoprire poi che i tipi in questione sono alti 1 e 90 con la faccia da fotomodello.

Hank Chinaski
Inviato

la cosa su cui voglio farvi riflettere è che è frustrante sentirsi raccontare storie di successo e scoprire poi che i tipi in questione sono alti 1 e 90 con la faccia da fotomodello.

beh non esageriamo, un'altezza >1.75 va già bene...

Emmett
Inviato

a sentire berciare le femmine pare di no

Hank Chinaski
Inviato

a sentire berciare le femmine pare di no

questo lo so, l'uomo alto (o meglio: non basso) piace perchè ha molta più attrattiva, su questo c'è poco da fare. però ripeto, non serve essere dei pali della luce.

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