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il club degli sfigati


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Herger
Inviato

molti leggeranno, alcuni se ne risentiranno.

Una definizione di malinconia è "la felicità di essere tristi".

Nella profonda tristezza, lo sfigato si giustifa pensando che è giusto tenere acceso dentro il lumicino di una passata felicità. Lo sfigato, senza rendersene troppo conto, e senza aver nessun controllo sulle emozioni e sui sentimenti, solo in rari istanti è capace di staccarsi dai suoi pensieri ossessivi e di guardarsi dall'esterno. Quando ci riesce, respira a pieni polmoni e intravede una speranza per uscire dall'ossessione, ma subito, vittima di un sortilegio che non è capace di rompere e che invece rinforza di continuo ripensando, continuerà l'apnea delle sue giornate.

E' fisiologico il turbamento iniziale, lo sconforto per i piani d'amore scombussalati, il sentimento di perdita profonda e di abbandono, il disincanto su ogni aspetto che sembrava unico, esclusivo e magico. E' naturale reagire dedicando forze per comprendere ed spendere energie nel tentativo di ripristinare esattamente il perduto equilibrio.

L'esperienza mi dice, discutibile, che se passa più di un mese, ci si è lasciati definitivamente e, tranne rarissime eccezioni, la distanza ormai creata diventa incolmabile.

a questo punto del cammino ecco che appare l'allettante insegna del "club degli sfigati", luogo accogliente, in cui lamentarsi senza ascoltare, pensando sempre a quanto era bello ieri e come sarebbe luminoso con lei il domani, immaginando scenari improbabili e fissandosi su dettagli irrilevanti, come se nel fondo del boccale di birra, fosse possibile vaticinare la ripresa dell'amore.

ecco cosa si cerca nel club degli sfigati, oltre un boccale di birra fresca: il significato dove non c'è.

la "tessera gold" spetta a chi si ostina a comprendere razionalmente i fatti e sempre razionalmente tenta di recuperare la relazione. il sentimento non è logica matematica, un "if-then-else" che indirizza nella via giusta per la riconquista. il "sentire" è un processo interiore che appaga gli istinti vitali, sia quando si desidera e sia quando non si desidera più. Così come l'attrazione non è una scelta, la rottura non è razionalizzabile.

L'incapacità di abbandonare una visione dei sentimenti da un punto di vista deterministico, causa-effetto, azione-reazione, conduce a finte questioni esistenziali del tipo:

mi ha scritto questo sms, che significa?

sono tre giorni che non la cerco, continuo col freeze o la chiamo ora?

mi è venuto un neo sul culo, che faccio?

in questo modo ci si concentra, sbagliando, sull'aspetto più esteriore, alimentando la fissazione e allontanandosi dunque dalla reale soluzione: l'abbandono e l'accettazione della fine della storia, dell'altrui destino e del prorpio.

benvenuti nel club degli sfigati!

...dove si passa la giornata a ricordare il passato e a immaginare il futuro, sempre con lei.

è ADESSO che bisogna liberare la mente iniziando a capire come la voce nella testa è un'ossessione.

Lo sfigato esce dal club quando inizia ad osservare quella voce, magari senza criticarla, semplicemente constatando quanto è dominate. La consapevolezza del dominio della voce è il primo passo verso l'uscita del club.

il club degli sfigati è aperto ieri ed è aperto domani., ma è sempre chiuso oggi.... come in una paralisi emozionale, che congela nel tempo la "crescita" di noi stessi.

bel post! per sfortuna penso che, dopo mesi di soddisfazioni, non sò per quale motivo di iniziare a trovarmi in questa situazione da qualche settimana....e la cosa mi spaventa assai...

capitansomaro
Inviato

bel post! per sfortuna penso che, dopo mesi di soddisfazioni, non sò per quale motivo di iniziare a trovarmi in questa situazione da qualche settimana....e la cosa mi spaventa assai...

guarda....è difficile uscirne...lo so.

ma se non altro ti è già successa una cosa. se ti sei fermato e ti sei chiesto "questo non va bene, non voglio essere io, non posso essere io. non sono io." vorrei farti riflettere su un aspetto:

se c'era una tua istanza che giudicava l'altra, non approvandola, è chiaro che senti di essere almeno due persone:

quella che stai criticando e quella che invece crede di sapere come dovrebbe essere la criticata.

dovresti ora fermarti sulla posizione critica, smettere di criticare e fare un'altra cosa.

Herger
Inviato

guarda....è difficile uscirne...lo so.

ma se non altro ti è già successa una cosa. se ti sei fermato e ti sei chiesto "questo non va bene, non voglio essere io, non posso essere io. non sono io." vorrei farti riflettere su un aspetto:

se c'era una tua istanza che giudicava l'altra, non approvandola, è chiaro che senti di essere almeno due persone:

quella che stai criticando e quella che invece crede di sapere come dovrebbe essere la criticata.

dovresti ora fermarti sulla posizione critica, smettere di criticare e fare un'altra cosa.

il vero problema è che non mi sono accorto del cambiamento mentre stava avvenendo...pensavo che fosse solo un periodo in cui ero moscio, poi improvvisamente un giorno, mi sono ritrovato da solo a casa al computer tutto il giorno senza fare nulla, il sentirmi solo e frustrato, neanche una chiamat e un sms sul telefono e una mattinata che non era andata tanto bene e...bum! mi sono accorto che qualcosa non andava assolutamente, soprattutto il fatto che in genere anche quando sto da solo sono molto tranquillo e rilassato, e compiaciuto di avere un attimo di pausa, invece improvvisamente sentivo una sensazione che non era molto familiare..una certa mancanza di affetto e il bisogno smanioso di prendere e uscire a fare qualcosa con qualcuno....preso atto di questo cercherò di lavorare sul miglioramento ma ora come ora la vedo alquanto dura...

Gianluca-20
Inviato

bel post, e penso sempre di più che la cura alla one-itis è la distanza.

AudaceApprendista
Inviato (modificato)

"Una definizione di malinconia è "la felicità di essere tristi"."

Ma secondo chi? E' una frase priva di senso. Sono quelle parole frasi prive di logica alle quali si è soliti attribuire un grande senso filosofico. La frase in sé è priva di senso.

"Nella profonda tristezza, lo sfigato si giustifa pensando che è giusto tenere acceso dentro il lumicino di una passata felicità. Lo sfigato, senza rendersene troppo conto, e senza aver nessun controllo sulle emozioni e sui sentimenti, solo in rari istanti è capace di staccarsi dai suoi pensieri ossessivi e di guardarsi dall'esterno. Quando ci riesce, respira a pieni polmoni e intravede una speranza per uscire dall'ossessione, ma subito, vittima di un sortilegio che non è capace di rompere e che invece rinforza di continuo ripensando, continuerà l'apnea delle sue giornate. ecc.... "

Io penso che non si sceglie se essere "sfigati" o no. Se un uomo è dotato di una forza tale da raggiungere stato migliore allora lo raggiunge o cerca di raggiungerlo. Se uno nasce sfigato, non ha scelto lui di esserlo. Come condannarlo? Cmq le tue sono belle parole. Ma è solo che a volte una persona vive problemi più profondi di quanto può sembrare e delle parole molto intelligenti come le tue possono fare ben poco. La gente non sceglie mai quali emozioni o pensieri provare o fare. E non sceglie mai di cambiare, cambia e basta.

Modificato da AudaceApprendista
Lordjulian
Inviato

Bel post! diretto, schietto ma vero! ...Proprio stanotte ho sognato di rincontrare la mia ex... è stata dura!

capitansomaro
Inviato

"Una definizione di malinconia è "la felicità di essere tristi"."

Ma secondo chi? E' una frase priva di senso. Sono quelle parole frasi prive di logica alle quali si è soliti attribuire un grande senso filosofico. La frase in sé è priva di senso.

"Nella profonda tristezza, lo sfigato si giustifa pensando che è giusto tenere acceso dentro il lumicino di una passata felicità. Lo sfigato, senza rendersene troppo conto, e senza aver nessun controllo sulle emozioni e sui sentimenti, solo in rari istanti è capace di staccarsi dai suoi pensieri ossessivi e di guardarsi dall'esterno. Quando ci riesce, respira a pieni polmoni e intravede una speranza per uscire dall'ossessione, ma subito, vittima di un sortilegio che non è capace di rompere e che invece rinforza di continuo ripensando, continuerà l'apnea delle sue giornate. ecc.... "

Io penso che non si sceglie se essere "sfigati" o no. Se un uomo è dotato di una forza tale da raggiungere stato migliore allora lo raggiunge o cerca di raggiungerlo. Se uno nasce sfigato, non ha scelto lui di esserlo. Come condannarlo? Cmq le tue sono belle parole. Ma è solo che a volte una persona vive problemi più profondi di quanto può sembrare e delle parole molto intelligenti come le tue possono fare ben poco. La gente non sceglie mai quali emozioni o pensieri provare o fare. E non sceglie mai di cambiare, cambia e basta.

AudaceAppendista,

criticando gli altri citicherei me stesso.

secondo me, nessuno nasce sfigato. è che veniamo però educati in maniera tale da portarci sulle spalle un carico enorme di aspettative. E' il confronto fra la realtà della nostra esistenza e le aspettative su di essa che ci definisce sfigati. pensiamo di dover ottenere una serie di cose, come se fosse un nostro diritto, come se ci appartenessero. e sentiamo un nostro diritto il corpo di una donna, il suo calore, la costruzione insieme della felicità....quando in realtà, a ben pensarci, non siamo padroni neanche del naso che portiamo in mezzo agli occhi.

secondo me, non si nasce sfigati, ma ad un certo punto, per eccessiva distanza dalle aspettative di felicità, ci si sente tali. E' un'errore della mente "sentirsi sfigati" e già, sempre secondo me, riconoscere lo sbaglio e l'inizio del più grande cambiamento che uno sfigato possa realizzare. Sono d'accordo con te che problemi profondi non possano essere risolti leggendo o cantando solo tre parole (sole, cuore, amore). infatti dovrei smettere di scrivere, scambiandoci pacche sulle spalle, e riconoscere l'inutilità di una riflessione qunado l'insegna luminosa del club non fa luce sul proprio sentimento.

però mi permetto di continuare, perchè, secondo me, hai colto il centro della convinzione ingannevole:

"La gente non sceglie mai quali emozioni o pensieri provare o fare. E non sceglie mai di cambiare, cambia e basta."

sono stufo di sentirmi dire quant'era meravigliosa lei, stufo di sentirmi ripetere che è stata la donna migliore della vita, che era la più bella, la più intelligente e che non ci sarà mai in futuro una donna simile.

la meraviglia è oggi! altra espressione che mi aspetto dirai non avere senso, ma facci caso: passiamo il tempo a pensare cose senza senso e il più spettacolare esempio, nonchè un tema vicinissimo alle questioni del forum, è la quantità di tempo mentale passata a meditare sulla ex, come riconquistarla, come recuperare etc.

per me, ribadisco, per me, è un grandissimo errore, che paralizza la propria crescita emozionale, impoverendo per accidia la capacità di uscire dalla prigione mentale in cui ci si rinchiude.

le emozioni derivano dai pensieri

io posso decidere quel che pensare

ne consegue che io posso controllare le emozioni

il problema è quali pensieri pensare e come gestire i pensieri!

è la mente che usa noi. inconsapevolemente ci identifichiamo con la nostra mente, per cui non ci rendiamo neanche conto di esserne schiavi per esempio quando siamo sotto un treno, schiacciati dall'oneitis o spiaccicati dall'abbandono della donna. E' quasi come essere posseduti senza saperlo, per cui scambiamo per noi stessi l'entità che ci possiede. Accettare acriticamente e inconsapevolmente tale processo ci rende tutti sfigati. l'inizio del miglioramento è capire che noi non siamo l'entità che ci possiede, quella che pensa. saperlo ci consente di osservare i pensieri e in quel preciso momento si attiva un più elevato livello di consapevolezza.

"non sceglie mai di cambiare, cambia e basta"

in virtù di cosa cambierebbe e basta?...della sorte, del caso, del destino, della volontà? di cosa?

io ho scelto di cambiare, anni fa e ogni giorno, ogni "oggi", cerco la libertà di pensare quel che voglio io e non quello che automaticamente mi gira nella testa. So che è difficile; anzi, è difficilissimo. ed è per questo che mi dà felicità.

osserva il film e ascolta la colonna sonora che ti gira di continuo nel cervello. guarda come dal confronto fra quel che accade e il tuo film, hai un sentimento.

perchè ti senti una merda qunado una donna ti lascia? perchè?

capitansomaro
Inviato

il vero problema è che non mi sono accorto del cambiamento mentre stava avvenendo...pensavo che fosse solo un periodo in cui ero moscio, poi improvvisamente un giorno, mi sono ritrovato da solo a casa al computer tutto il giorno senza fare nulla, il sentirmi solo e frustrato, neanche una chiamat e un sms sul telefono e una mattinata che non era andata tanto bene e...bum! mi sono accorto che qualcosa non andava assolutamente, soprattutto il fatto che in genere anche quando sto da solo sono molto tranquillo e rilassato, e compiaciuto di avere un attimo di pausa, invece improvvisamente sentivo una sensazione che non era molto familiare..una certa mancanza di affetto e il bisogno smanioso di prendere e uscire a fare qualcosa con qualcuno....preso atto di questo cercherò di lavorare sul miglioramento ma ora come ora la vedo alquanto dura...

ma posso chiederti "chi" si è accorto che qualcosa non andava? lo vedi che figata?..per un momento ti sei reso conto che agivi in automatico e hai percepito una sensazione che non ti era familiare. E da lì che si inizia. Sì è dura, ma è grazie alla fatica che passo dopo passo ti sentirai meglio, sempre più il vero "te".

osserva quanto poco spesso hai momenti in cui ti domandi "ma da dove cazzo vengono questi pensieri e perchè"

AudaceApprendista
Inviato (modificato)

1) AudaceAppendista,

criticando gli altri citicherei me stesso.

secondo me, nessuno nasce sfigato. è che veniamo però educati in maniera tale da portarci sulle spalle un carico enorme di aspettative. E' il confronto fra la realtà della nostra esistenza e le aspettative su di essa che ci definisce sfigati. pensiamo di dover ottenere una serie di cose, come se fosse un nostro diritto, come se ci appartenessero. e sentiamo un nostro diritto il corpo di una donna, il suo calore, la costruzione insieme della felicità....quando in realtà, a ben pensarci, non siamo padroni neanche del naso che portiamo in mezzo agli occhi.

secondo me, non si nasce sfigati, ma ad un certo punto, per eccessiva distanza dalle aspettative di felicità, ci si sente tali. E' un'errore della mente "sentirsi sfigati" e già, sempre secondo me, riconoscere lo sbaglio e l'inizio del più grande cambiamento che uno sfigato possa realizzare. Sono d'accordo con te che problemi profondi non possano essere risolti leggendo o cantando solo tre parole (sole, cuore, amore). infatti dovrei smettere di scrivere, scambiandoci pacche sulle spalle, e riconoscere l'inutilità di una riflessione qunado l'insegna luminosa del club non fa luce sul proprio sentimento.

però mi permetto di continuare, perchè, secondo me, hai colto il centro della convinzione ingannevole:

"La gente non sceglie mai quali emozioni o pensieri provare o fare. E non sceglie mai di cambiare, cambia e basta."

sono stufo di sentirmi dire quant'era meravigliosa lei, stufo di sentirmi ripetere che è stata la donna migliore della vita, che era la più bella, la più intelligente e che non ci sarà mai in futuro una donna simile.

la meraviglia è oggi! altra espressione che mi aspetto dirai non avere senso, ma facci caso: passiamo il tempo a pensare cose senza senso e il più spettacolare esempio, nonchè un tema vicinissimo alle questioni del forum, è la quantità di tempo mentale passata a meditare sulla ex, come riconquistarla, come recuperare etc.

per me, ribadisco, per me, è un grandissimo errore, che paralizza la propria crescita emozionale, impoverendo per accidia la capacità di uscire dalla prigione mentale in cui ci si rinchiude.

2) le emozioni derivano dai pensieri

io posso decidere quel che pensare

ne consegue che io posso controllare le emozioni

il problema è quali pensieri pensare e come gestire i pensieri!

è la mente che usa noi. inconsapevolemente ci identifichiamo con la nostra mente, per cui non ci rendiamo neanche conto di esserne schiavi per esempio quando siamo sotto un treno, schiacciati dall'oneitis o spiaccicati dall'abbandono della donna. E' quasi come essere posseduti senza saperlo, per cui scambiamo per noi stessi l'entità che ci possiede. Accettare acriticamente e inconsapevolmente tale processo ci rende tutti sfigati. l'inizio del miglioramento è capire che noi non siamo l'entità che ci possiede, quella che pensa. saperlo ci consente di osservare i pensieri e in quel preciso momento si attiva un più elevato livello di consapevolezza.

"non sceglie mai di cambiare, cambia e basta"

in virtù di cosa cambierebbe e basta?...della sorte, del caso, del destino, della volontà? di cosa?

io ho scelto di cambiare, anni fa e ogni giorno, ogni "oggi", cerco la libertà di pensare quel che voglio io e non quello che automaticamente mi gira nella testa. So che è difficile; anzi, è difficilissimo. ed è per questo che mi dà felicità.

osserva il film e ascolta la colonna sonora che ti gira di continuo nel cervello. guarda come dal confronto fra quel che accade e il tuo film, hai un sentimento.

perchè ti senti una merda qunado una donna ti lascia? perchè?

1) Hai centrato il cuore della discussione. Ciò che in maniera forse poco chiara ho cercato di esprimere nel messaggio precedente, è che non scegliamo quali genitori, amicizie, o quali esperienze fare da piccoli. Se abbiamo avuto dei genitori che ci trattavano e parlavano come se fossimo stati delle merde, o avessimo avuto un'esperienza drammatica tutto il nostro presente ne è rimasto influenzato. Non scegliamo quali esperienze vivere da piccoli, ma sono queste a determinare spesso cosa diventeremo da grandi. Puoi credere all'uomo che dalla povertà è diventato ricco, ma non credere alla favola dell'uomo che da piccolo era considerato da amici e genitori una merda e ora è l'uomo con la più grande autostima al mondo. Se io studio musica, e perché da piccolo non avevo mai avuto voce in capitolo, e il mio modo di parlare con gli altri, il mio modo di sentirmi ascoltato si è trasformato nel farmi ascoltare tramite la musica. Se studio seduzione è una sbagliata educazione e rapporto con mia madre, che non mi ha mai dato molto affetto, e ora cerco di studiare seduzione per sentirmi finalmente amato da qualcuno, da qualche donna. Le mie esperienze passate determinano ora le mie esperienze con il pianoforte e ora con la seduzione. E ora le mie esperienze col pianoforte o con la seduzione determineranno un determinato futuro. Non ho scelto io di studiare seduzione o musica. Se non avessi fatto le esperienze che ho fatto non ragionerei come sto ragionando ora. Le esperienze che ho fatto da piccolo non le ho scelte io ma sono queste a determinare cosa sono oggi.

2) Vogliamo sentirci padroni di tutto, padroni anche di noi stessi. Se non uccidiamo una persona quando siamo nervosi è che la paura di essere uccisi a nostra volta, o andare in prigione è più forte del piacere di uccidere. Non è che se siamo padroni dell'emozione di uccidere una persona. Non scegliamo noi le nostre emozioni. Ne tanto meno scegliamo cosa pensare. Il pensiero di ora è determinato da quello precedente e da cosa mi accade intorno a me. Tutte cose sulle quali non sono padrone. Inoltre non possiamo cambiare. Le persone crescono come tali, ma non cambiano come sono. Se continuo a fare il pianista e perché sono portato per farlo. Non ho scelto di avere questa vocazione per il pianoforte. Non posso cambiare e scegliere di fare il pittore. Posso soltanto migliorare come pianista. Ma non perché io scelgo di cambiare, bensì perché il mio bisogno di migliorare o le esperienze come pianista che faccio mi portano a cambiare. Se uno non cambia è perché non ha il bisogno di cambiare il suo stato.

Forse, sbagliando ho portato il discorso su un binario diverso. Ho iniziato a parlare del cambiamento in generale o della volontà di cambiamento. Tu parlavi dell'avere un ossessione nei confronti di una donna con cui si è lasciati. Io penso che se un uomo continua a pensare continuamente alla stessa donna non è perché lui lo voglia ma perché la sua mente da sola non riesce a trovare alternativa migliore ad elaborare questi pensieri. Cma hai fatto una riflessione importantissima. Anche dei miei amici parlano di ex di 2 anni fa e con cui non si sentono da un anno. Ma ti posso assicurare che nessuna parola può cambiare il loro stato. E per questo motivo che a volte provo compassione per loro. Perché la loro non è una condizione che scelgono, ma che sono costretti a vivere, e che soltanto un giorno con le varie esperienze che la vita gli farà fare, potranno migliorare.(la morte di mio padre quando io ero ragazzo è stata un'esperienza che mi ha fatto crescere in tal senso). Se tu avessi visto, e sentito, e provato le stesse emozioni di un tuo qualsiasi amico, probabilmente avresti ragionato e e saresti stato come lui.

Modificato da AudaceApprendista
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