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Io sono un'HB


capitansomaro
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Francesco_R

Leggo troppo spesso di spiazzamenti esistenziali.

Hai mai cambiato completamente punto di vista?

Che ne so, butto là qualche esempio; in uno sport di squadra, sei mai stato costretto a cambiare ruolo, a passare dall'attacco alla porta? hai mai cambiato lavoro? città?

hai mai sentito dentro la totale mancanza di un riferimento sul quale basarsi?

Sì. la mia è una provocazione. E vorrei provocare chi taccia di insensibilità, di crudeltà, di sciatteria e di superficialità tutte le donne dalle quali è stato lasciato.

Prova a cambiare punto di osservazione. Sei tu che lasci la donna. Pensa a cosa le stai facendo passare.

Lei ti cerca e tu niente.

Lei ti implora e tu per cortesia rispondi.

Lei che fa la carina e la distante, ma tu sai che è una recita.

Lei a distanza di mesi si rifà viva e la serenità che ti dimostra si tradisce subito quando un momento prima di chiudere la telefonata ti domanda "quando ci vediamo".

Lei che ti dimostra cambiamenti e novità, ma tu sai che si sta qualificando e che fa DHV.

Tu trombi con un'altra, ma decidi di non dirle nulla per non farla sentire insignificante.

Tu la pensi raramente, ma sai che lei sta vivendo quella situazione tremenda di fissazione nei tuoi confronti.

Tu sai che la cosa migliore è sparire per sempre, ma lei si ostina a vaneggiare un'amicizia.

Tu sai che il tempo per un caffè si trova sempre e comunque, ma a lei continui a dire che non c'è mai tempo.

Tu sai che una parola gentile è niente di più che una parola gentile, ma sai anche che per lei è l'inizio di un speranza.

Potrei continuare a lungo, ma tanto è chiaro e mi fermo qui.

Per capire che una donna, quando ti molla, la devi lasciar andare, perchè tanto non c'è nulla da fare, bisogna aver sperimentato, almeno una volta, la posizione di chi è stato inseguito, di chi ha lasciato.

Da quel punto di vista -- essere stato un'HB che molla -- si riesce a capire meglio che siamo uguali e che non esiste l'insensibilità, la crudeltà, la sciatteria, la superficialità. Per capirlo, una maniera velocissima è sperimentare "essere un'HB"; ma chi non è mai stato almeno una volta una HB che molla, sente che esiste solo lo spiazzamento di chi ancora non si è trovato mai nell'altro punto di osservazione...

Tutto verissimo !! Spesso mi devo mettere nei loro panni ( HB ) per capire le dinamiche che hai citato. Non trovi che rientra tutto nella calibrazione ?

p.s. Davvero bella.

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Sensei

D'accordo su tutto!

Tranne per il titolo del topic ehehe

Per fare ciò non si deve essere mica un'hb,bisogna solo essere un'uomo piu cazzuto!

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revenant

Basta essere un minimo maturi e, come dici tu, essere stato almeno una volta quello che lasciava, per capire che non si può PRETENDERE che una persona stia con noi solo perchè NOI la vogliamo. SIamo liberi, liberi di stare con chi ci fa star meglio e di lasciare. Non si può pretendere che gli altri non abbiano la stessa libertà.

Il bello dell'essere seducenti è che gli altri scelgono liberamente di stare con noi.

Modificato da revenant
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capitansomaro

Vedo che parliamo la stessa lingua.

Posso allora saltare tutti i fronzoli e andare a bomba sul perchè scrivo questa cosa nella sezione dedicata alle psicotecnologie.

Avere la capacità REALE di assumere l'altrui punto di vista è come mettere un fiore dentro un cannone; è come possedere un'arma potentissima, ma decidere di usarla a fin di bene, sparando fiori invece che palle di piombo.

Se si riesce ad entrare nella testa di un altro, si può plagiare. Ma ad esserne capaci e a farlo invece a fin di bene, si capisce l'altro per dare nuovi significati a tutto quel che in precedenza ci feriva.

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Frankso

concordo.

non esiste crudeltà, superficialità. Esiste il passaggio, quello che è stato e quello che ora non c'è. Il gioco delle relazioni sa essere a volte un gioco "crudele", ma il possesso dovrebbe essere pian piano cancellato con la maturità. Puoi godere di momenti magnifici, ma non potrai mai essere il solo che pretende di riviverli quando tutto è andato. Soprattutto riprenderseli a parole.

Capitano, un mio dubbio:

Secondo te, assimilando piano piano questa dinamica, nello specifico facendo proprio l' altrui punto di vista in simili situazioni, si riesce ad ammorbidire il sentimento negativo dell' "abbandono"?

Ho sempre avuto queso dubbio per le "psicotecnologie e affini", ma la consapevolezza, serve in qualche modo a placare la sofferenza?

Modificato da Frankso
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Sensei

Vedo che parliamo la stessa lingua.

Posso allora saltare tutti i fronzoli e andare a bomba sul perchè scrivo questa cosa nella sezione dedicata alle psicotecnologie.

Avere la capacità REALE di assumere l'altrui punto di vista è come mettere un fiore dentro un cannone; è come possedere un'arma potentissima, ma decidere di usarla a fin di bene, sparando fiori invece che palle di piombo.

Se si riesce ad entrare nella testa di un altro, si può plagiare. Ma ad esserne capaci e a farlo invece a fin di bene, si capisce l'altro per dare nuovi significati a tutto quel che in precedenza ci feriva.

Parli di immedesimarci nell'altro?

Di "vestire i suoi panni?"

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capitansomaro

di più Frankso, ancora più che ammorbidire il sentimento negativo dell'abbandono: la consapevolezza dei pensieri dell'altro, senza sconfinare nella presuntuosa e fallace lettura del pensiero, risolve definitivamente la sofferenza. E per vestire davvero i panni dell'altro, Sensei, sto sostenendo che la vera conoscenza è nella pratica dell'esperienza, che in questo caso, senza ahimè e ohibò, consiste nell'essere stato almeno una volta come una HB, apparentemente bella e crudele, che lascia senza spiegazioni il suo uomo stregato.

Non soffro più quando vengo "trascurato" nonostante il mio forte interesse, non cerco spiegazioni se mi si dice "ora basta", non rimango fissato ai momenti di eternità vissuti insieme .... semplicemente perchè sono stato anche dall'altra parte ... e so che quel che dico o non dico, quel che faccio o non faccio ... ha sempre un'unica e banale causa, che nessuna razionalizzazione potrà mai spiegare meglio: sento dentro che non mi va più.

pronto a rimangiarmi tutto.... ma sento che non andrò mai più in one-itis....

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Frankso

di più Frankso, ancora più che ammorbidire il sentimento negativo dell'abbandono: la consapevolezza dei pensieri dell'altro, senza sconfinare nella presuntuosa e fallace lettura del pensiero, risolve definitivamente la sofferenza. E per vestire davvero i panni dell'altro, Sensei, sto sostenendo che la vera conoscenza è nella pratica dell'esperienza, che in questo caso, senza ahimè e ohibò, consiste nell'essere stato almeno una volta come una HB, apparentemente bella e crudele, che lascia senza spiegazioni il suo uomo stregato.

Non soffro più quando vengo "trascurato" nonostante il mio forte interesse, non cerco spiegazioni se mi si dice "ora basta", non rimango fissato ai momenti di eternità vissuti insieme .... semplicemente perchè sono stato anche dall'altra parte ... e so che quel che dico o non dico, quel che faccio o non faccio ... ha sempre un'unica e banale causa, che nessuna razionalizzazione potrà mai spiegare meglio: sento dentro che non mi va più.

pronto a rimangiarmi tutto.... ma sento che non andrò mai più in one-itis....

per esperienza personale, sono stato più volte dall' altra parte, come dicu tu. Per mia indole, dal momento che non provavo più nulla, ho sempre cercato di tagliare i fili al più presto possibile, facendo la parte dello stronzo. Più vado avanti, più maturando, nel caso fossi io quello "lasciato", noto che la soffernze si fa più "gestibile" se mi permetti il temine, ma ad ogni modo sofferenza rimane. Non sono il tipo da inseguimenti, tempeste di chiamate, messaggi o altro. piuttosto, appunto, soffro in silenzio.

Detto qusto ad ogni modo faccio fatica a credere che la sola consapevolezza e immedesimazione possa levarti la sofferenza. come può essere? secondo te si può anestetizzarla in una tal maniera? in fin dei conti tutti sono stati dall' altra parte.

cioè, puoi comprendere quanto vuoi le motivazioni dell' altro, ma ciò non togle che la mancanza ti faccia male. è un naturale questione di causa/effetto.

ohi, però! non cadrai in one-itis? io sincermante capitano non la vedo come una cosa così positiva. Io spero che ci sia una che mi fa un po' sbarellare... altrimenti diventa tutto un po' ripetitivo no? capisco che con il tempo questi meccanismi si fanno sicuramente più complicati, ma io penso sempre mai dire mai.

Modificato da Frankso
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revenant

di più Frankso, ancora più che ammorbidire il sentimento negativo dell'abbandono: la consapevolezza dei pensieri dell'altro, senza sconfinare nella presuntuosa e fallace lettura del pensiero, risolve definitivamente la sofferenza. E per vestire davvero i panni dell'altro, Sensei, sto sostenendo che la vera conoscenza è nella pratica dell'esperienza, che in questo caso, senza ahimè e ohibò, consiste nell'essere stato almeno una volta come una HB, apparentemente bella e crudele, che lascia senza spiegazioni il suo uomo stregato.

Non soffro più quando vengo "trascurato" nonostante il mio forte interesse, non cerco spiegazioni se mi si dice "ora basta", non rimango fissato ai momenti di eternità vissuti insieme .... semplicemente perchè sono stato anche dall'altra parte ... e so che quel che dico o non dico, quel che faccio o non faccio ... ha sempre un'unica e banale causa, che nessuna razionalizzazione potrà mai spiegare meglio: sento dentro che non mi va più.

pronto a rimangiarmi tutto.... ma sento che non andrò mai più in one-itis....

Le ultime parole famose ... :)

Non concordo sul fatto che sapendo cosa si prova a lasciare si diventa immuni alla sofferenza. Al massimo sapere cosa prova l'altro ci aiuta ad accettare la sua scelta ed a comportarci in modo più onorevole per noi.

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