Vai al contenuto

Messaggi raccomandati

^'V'^
Inviato (modificato)

Rispolvero un po' il topic per fare una domanda a 'V'.

In un'aggressione in cui una persona ti punta un coltello, o minaccia di farlo, intimandoti di consegnarli cellulare e portafogli magari, l'unica possibilità è quella di consegnare tutto?

Ok che nessun cellulare vale la vita di una persona, e lungi da ma pensare questo, però la trovo come una cosa parecchio seccante. Non c'è una terza via tra la lotta e la fuga? Perchè nella lotta parte avvantaggiato, e anche nella fuga non si può mai essere sicuri di scappare, senza contare la possibilità di complici.

Parere personale? Grazie...

Supponiamo che con molto addestramento e il giusto mindset tu abbia addirittura il 70% di possibilità di uscirne vivo, combattendoci.

Faresti una roulette russa con due colpi su sei per vincere l'equivalente di quanto hai in tasca?

Non ha senso razionale, ma solo per l'orgoglio.

Ma ricordiamo che l'orgoglio centra solo col combattimento alpha male, se c'è di mezzo un arnese da squarcio come una lama, è una situazione predatoria, e non si deve assolutamente scambiarla con una scazzottata per determinare chi ce l'ha più lungo.

Detto questo...un portafogli dozzinale con dentro 30 euro e qualche tessera senza dati personali tanto per essere credibile, è un buon disimpegno in certe situazioni.

Non meno di 30 euro perché può incazzarsi per il magro bottino.

Modificato da ^'V'^
  • Mi piace! 3
^'V'^
Inviato

A questo punto mi preme fare una considerazione:

Nei film il coltello è l'arma dei cattivi.

I buoni usano i pugni o la pistola.

E siccome nei film esistono i buoni e i cattivi, e questi ultimi devono perdere, siamo bombardati da immagini di uomini che con pugni, leve, proiezioni, o con una pistola, abbattono aggressori armati di lama.

La realtà è un po' diversa.

Da diversi studi e rilevazioni statistiche negli USA è emerso che non esiste difesa contro la lama se si ha una pistola e l'accoltellatore è entro 6,4 metri da noi.

Questo tipo di interesse è nato in sede giuridica per stabilire quando un poliziotto, sparando ad un attentatore che brandisce un coltello, stia commettendo omicidio e quando invece si stia legittimamente difendendo.

Come è immaginabile, i giudici guardano i film, nei film i buoni con la pistola vincono contro il coltello, l'arma dei cattivi, per cui per i giudici sparare ad uno che brandisce una lama da tre metri è omicidio.

Serviva un po' di realtà dentro le aule dei tribunali. E nell'83 iniziarono ad iniettarcela.

Allo stesso modo, a mani nude, si può provare a sopravvivere e riportare ferite lievi mentre si crea un'opportunità di fuga o mentre si raccoglie un'oggetto atto ad offendere, ma combattendo contro persone armate di lama, anche nell'ipotesi di una vittoria si riporteranno diverse ferite, anche gravi o mortali.

Tutti conoscono qualcuno che ha steso un ubriaco che brandiva un coltello per minacciare.

Non parlo di questo.

La minaccia di coltello è una cosa.

Parlo di qualcuno che vuole farti davvero la pelle, ha un coltello e lo usa per tagliare, perforare, recidere, a moto continuo.

Nella rara ipotesi che te ne possa accorgere, perché di solito ti arriva da dietro ed è tutto finito...

Le possibilità di uscirne vivi sono basse e diventano prossime allo zero se è addestrato ad usarlo. Diciamo che diventano zero.

Quando parlavo di quel 70% di possibilità grazie ad alto addestramento e mindset, mi riferivo allo scontro con uno che lo sta usando per minacciare, e che ha messo in conto qualche mese di galera per rapina ma non 16 anni per omicidio.

Il suo scopo è farti paura e a meno che non sia in crisi d'astinenza, bevuto, o di qualche etnia particolarmente priva di freni inibitori, non cercherà di ucciderti.

Un taglio in un braccio sì, ma non colpirà per uccidere.

Vuole qualcosa che hai, non ce l'ha con te e non vuole rischiare 16 anni.

(Questo non lo affermo io, ma le interviste ai rapinatori in carcere).

Certo, se agisci, devi essere ben pronto ad ogni evenienza, perché a quel punto reagirà e sarà facile che vada oltre le sue intenzioni iniziali.

La cosa ideale è dargli un contentino e provare a farla finita così.

Se nonostante il contentino la situazione degenerasse, allora addestramento e mindset inizierebbero a servire. Essi non sono una garanzia, ma i loro risultati non sono nemmeno una coincidenza.

  • Mi piace! 5
il padrino
Inviato (modificato)

Se tiene la mano con cui impugna il coltello lontano dal corpo è un principiante, puoi disarmarlo ad esempio con un calcio a girare...se tiene il coltello vicino al corpo, diventa già tutto più difficile, ho studiato ju jitsu(fighting ju jitsu, lotta a terra e con le armi) per tre anni, ma quando c'è in gioco la vita, è meglio pagare, chi se ne frega di perdere un pò di soldi, e in qualsiasi caso se reagisci devi essere pronto a finire quello che hai iniziato. Tutto quello che vedi nei film è il contrario di ciò che servirebbe in una situazione reale, le mosse spettacolari devono essere sostituiti da colpi efficaci(certo se riesci a saltare a 3 metri come faceva il mitico Bruce lee,sei a cavallo xD) e rapidi, direi anche che un buon 70 per cento di mosse che ti insegnano in palestra servono a poco, il mindset IMHO è l'unica vera cosa fondamentale e tenersi in forma naturalmente.

Modificato da il padrino
^'V'^
Inviato (modificato)

Per chi interessato, posto una mia serie di appunti sulla cultura del coltello del Penitenziario Federale di Folsom, una delle carceri più violente degli USA, se non la più violenta, dove si muore di continuo e dove le guardie sparano sui detenuti incontenibili ed armati.

Questi appunti sono quanto di più realistico e rispondente all'esperienza reale che abbia mai messo insieme, passando per strade diverse, io e i detenuti di Folsom siamo finiti per pensarla nello stesso identico modo.

E quindi mi onoro di riportare le loro deduzioni e il loro approccio.

PUT 'EM DOWN APPUNTI BLACK.pdf

Nota...loro usano il termine Punk per identificare il duro da strada che ti aggredisce, non come movimento musicale, creste colorate e simili.

Modificato da ^'V'^
  • Mi piace! 5
Inviato

Per chi interessato, posto una mia serie di appunti sulla cultura del coltello del Penitenziario Federale di Folsom, una delle carceri più violente degli USA, se non la più violenta, dove si muore di continuo e dove le guardie sparano sui detenuti incontenibili ed armati.

Questi appunti sono quanto di più realistico e rispondente all'esperienza reale che abbia mai messo insieme, passando per strade diverse, io e i detenuti di Folsom siamo finiti per pensarla nello stesso identico modo.

E quindi mi onoro di riportare le loro deduzioni e il loro approccio.

attachicon.gifPUT 'EM DOWN APPUNTI BLACK.pdf

Nota...loro usano il termine Punk per identificare il duro da strada che ti aggredisce, non come movimento musicale, creste colorate e simili.

finalmente qualcosa di realistico. se ne vedono anche troppi di supereroi che combattono contro persone armate o gruppi di persone.

Inviato

^'V'^ che ne pensi del Krav maga? Può avere un senso?

^'V'^
Inviato (modificato)

^'V'^ che ne pensi del Krav maga? Può avere un senso?

Per le sue finalità e propositi sì, ma nella sua versione civile è stato reso penalmente accettabile, quindi non tanto diverso dalle arti marziali e sport da combattimento da cui si professa differente, inoltre come tutte le cose che sono andate di moda ha visto proliferare una miriade di scuole che facevano qualsiasi cosa col nome di krav maga, come accadde con la moda dei ninja, per cui insegnanti di judo o karate si sono vestiti di nero ed hanno aperto corsi di ninjutsu, in breve tempo il krav maga si è riempito di corsi istruttori da nove ore, di scuole in cui viene insegnato qualsiasi sport da combattimento o arte marziale ma vestiti in mimetica e con l'istruttore che si atteggia a sergente istruttore dei marines...

Per meglio precisare il discorso versione civile - versione realistica, faccio l'esempio della prima regola realistica per avere la meglio in uno scontro: colpire per primi e non smettere. Questo è penalmente perseguibile.

Ci sono persone che sono andate in Israele ed hanno aperto società per poi dire in occidente che la loro società ha sede in Israele quindi è vera, persone che sono uscite da israele e invece di andare a fare i muratori si sono detti istruttori di krav maga infilando una mimetica al posto del kimono dell'arte che praticavano...

Non sto parlando di poche mele marce, ma di gran parte di ciò che si trova nelle tante diramazioni di Krav Maga in giro.

Inoltre, se è vero che nelle arti marziali e sport da combattimento ci sono tanti sfigati e tanti esaltati, è pure vero che sul ring o nel quadrato quello che vali salta fuori, e se vali come insegnante, quello che vali si vede da quel che fanno i tuoi allievi.

Invece, nel mondo del combattimento realistico, tipo jeet kune do e krav maga, gli sfigati e gli esaltati trovano pieno sfogo per la propria natura mettendo diplomini su diplomini laddove altri mettono medaglie e vittorie, e creando continuamente nuove scuole farcite di stupidaggini.

Poi ad un certo punto se ne esce un israeliano insegnante di Kapap Lotar (vera arte da combattimento dellIDF, Israeli Defence Force) e inizia a sparare a zero sul Krav Maga, su quel che ha visto venendo in occidente, e dice a tutti che non stanno facendo roba Israeliana e che soprattutto i corsi istruttori da poche ore sono ridicoli perché i suoi allievi militari dopo un anno che venivano addestrati 4 ore al giorno a massima intensità e con l'uso di attrezzature e armi, non si sentivano affatto preparati per insegnare...

Stava per creare un bel casino in seno al Krav Maga occidentale, "per fortuna" che poi ha fatto amicizia con uno di quelli che più aspramente criticava e che adesso sono culo e camicia nel fare soldi insieme.

Aggiungici che Krav Maga significa combattimento con contatto, e che in ogni caserma israeliana è previsto questo termine nel piano d'allenamento dei soldati, ma in alcuni casi significa soltanto che fanno judo, o boxe, insomma combattimento con contatto.

Come se da noi qualcuno inventasse un'arte che si chiama "difesa personale" e improvvisamente declamasse che è praticata da tutti i militari, perché nel piano di addestramento è prevista una parte di "difesa personale".

Insomma, c'è molta confusione e tanto tanto marketing.

Spesso quelli bravi ad insegnare Krav Maga hanno già una forte preparazione in qualcos'altro, precedente, ma non avevano successo come insegnanti, allora hanno fatto qualche corso veloce ed ora insegnano quello che già facevano ma condito di tattiche da difesa personale e in mimetica.

Detto tutto questo...com'è il bilancio?

Positivo.

Nel senso che confusione a parte cazzate a parte, ho visto scuole di Krav Maga interessanti e realistiche, ho fatto un breve corso con questa:

h**p://www.iosakalah.com

E proponevano cose realistiche e corrette, efficaci.

(Ne esistono sicuramente altre serie, io ho conosciuto questa)

Il mio punto di vista è che si possano usare come fonte di tecniche e tattiche realistiche, poi per l'allenamento ci si può iscrivere ad una palestra di SDC sempre aperta.

Per intenderci: nel corso di krav ti insegnano tre pugni di pugilato, qualche tecnica di lotta e due calci? Bene, quelli li alleni quando ti pare durante il giorno a poco prezzo in qualche palestra sempre aperta di MMA o SDC in genere, così ti alleni con campioni, ti alleni al sacco, e rendi i movimenti automatici...e dal corso di Krav Maga prendi le tattiche e le strategie realistiche che nessuna palestra di sport ti può offrire.

Modificato da ^'V'^
  • Mi piace! 3
Inviato

come accadde con la moda dei ninja, per cui insegnanti di judo o karate si sono vestiti di nero

:DD ...mi ricordo...terribile...

Grazie per le informazioni!

Reverie
Inviato

Sono reduce da una giornata movimentata, non ho sonno e sono ancora mezzo ubriaco. Mi sembra il momento opportuno per buttare giù un paio di riflessioni...

Ho passato i miei primissimi anni di vita in un ospedale sotto le cure di alcuni medici incompetenti, e l'eredità di quel periodo che mi sono portato dietro per il resto della mia vita consiste nel dimostrare molti meno anni di quelli che ho. A scuola ero alto mediamente venti centimetri in meno degli altri ed ero di gran lunga il più gracile e debole, pure mettendo in conto le femmine. Inoltre ho sviluppato una precocissima passione per la lettura che mi ha portato ad imparare a leggere prima di aver imparato a pronunciare ciò che leggevo, e la conseguenza fu che ero il preferito di tutte le maestre che mi esaltavano sempre e facevano di tutto per mettermi su un piedistallo rispetto agli altri. Forse erano anche impietosite dal fatto che fossi il più piccolino.

Matematica: gracilità + essere cocco della maestra = i bambini "normali" mi odiavano e non perdevano occasione per rendermi la vita un inferno. Le maestre mi difendevano piazzandomi in quel fottuto piedistallo, senza rendersi conto che alimentavano l'astio che gli altri provavano nei miei confronti. Senza contare che dopo un pò sono arrivato ad autoconvincermi di essere davvero degno di quel piedistallo, ma ho imparato la lezione dopo aver pestato il culo e ripetuto un paio d'anni alle superiori.

Comunque... Ho passato il periodo asilo/elementari/medie ad essere il piccoletto cocco delle maestre/professoresse, che sapeva a memoria i nomi, i periodi di rivoluzione e rotazione, le distanze dal sole e il numero dei satelliti di tutti i pianeti del sistema solare, che sapeva dire il nome scientifico di tutti gli insetti che vedeva in cortile, che correggeva la maestra quando diceva che il delfino era un pesce (true story). E che tentava di relazionarsi con gli altri ricevendo in cambio solo prese per il culo e, qualche volta, botte. Una volta anche sputi in faccia.

Alla fine della terza media scopro una palestra di taekwon-do in un paese vicino e, con loro grande sorpresa, chiedo ai miei di iscrivermici. Sono sempre stato un bambino totalmente disinteressato allo sport e odiavo il calcio (lo odio tuttora, non sono mai riuscito a vedere una partita fino alla fine), chissà cos'hanno provato quando gli ho detto che volevo fare arti marziali. E chissà cos'è passato per la mente a me, sinceramente non l'ho mai capito, forse era voglia di rivalsa ma non sono sicuro. In ogni caso sono stato fortunato, al mio istruttore è bastata un'occhiata per capire di cos'avevo bisogno e ha fatto di tutto per darmelo. Incontrarlo è stata la svolta più grande della mia vita, e gli sarò riconoscente finché avrò fiato in corpo. Contemporaneamente sono passato alle superiori, dove ho trovato un ambiente totalmente diverso. Pacifico. Di pari passo con la maturità e l'autostima che la pratica marziale mi ha dato, la novità di una vita scolastica tranquilla (dal punto di vista dei rapporti con i compagni) mi hanno reso soddisfatto di quei due o tre combattimenti settimanali che facevo.

Inizialmente vedevo il combattimento come una valvola di sfogo, un modo per dare spazio al mio stress e sfogarlo su due o tre pugni e calci. Ma il gigantesco cambio di paradigma avvenuto nel mio cervello in seguito alla rottura con la mia one-itis si è ripercossa anche nel mio modo di vedere il combattimento: ora che per forza di necessità ho sviluppato l’abitudine di leggere il comportamento delle persone, riesco a vedere una causa psicologica dietro il pattern d’attacco del mio avversario. Se il mio avversario è un ragazzino presuntuoso so in anticipo, tra le altre cose, che la sua primissima azione sarà un calcio circolare di gamba posteriore dato a tutta potenza, e che difficilmente continuerà in una combo. Se è una persona introversa so che esiterà ad attaccare anche se gli lascio apposta le occasioni, e che i suoi colpi saranno approssimativi. Se è una persona con una buona dose di autostima so che dopo una fase iniziale di studio aspetterà una mia mossa per contrattaccare, e che se farà lui la prima mossa sarà senz’altro una finta o un modo per farmi reagire nel modo che ha in mente. E così via, potrei continuare per pagine e pagine.

Questo voler associare personalità e stile di combattimento è nato inizialmente dall’equazione inversa: dalla personalità di una persona ho scoperto di riuscire ad immaginare il modo in cui potrebbe combattere. Me ne sono accorto quando ho iniziato ad usare il mio “metodo” su alcuni ragazzi che ho aiutato ad uscire dalla one-itis o a risolvere alcuni problemi vari legati alla sfera sociale. Il mio “metodo” consiste in alcuni test psicologici, comprendenti il test del cubo, che culminano con un breve combattimento: chiedo al ragazzo di colpirmi per quantificare la sua forza di volontà in base al tempo in cui decide di farlo (spesso mi ci vogliono le minacce per convincerlo) e in base al modo e al punto in cui decide di colpirmi, dopodiché dico loro di difendersi dai miei attacchi (niente più di qualche mano aperta allungata verso il volto e qualche calcio dato piano, tranquilli) per vedere in che modo sono in grado di difendersi ed eventualmente reagire ad una situazione di stress in cui qualcuno (io) tenta di imporre loro il proprio dominio. A furia di fare questo gioco ho notato che persone con problemi simili hanno reazioni simili.

Il passo successivo è stato testare quello che avevo appreso con i miei compagni di palestra, e ho notato che tutti seguivano un pattern d’attacco peculiare coerente con la loro personalità. Io compreso. Il combattimento per me ha cambiato totalmente il suo significato: ora lo vedo come un modo per contrapporre la mia essenza con quella di qualcun altro, quindi usare me stesso come metro di misura per l’essenza del mio avversario, un’essenza di cui andrò a nutrirmi e che dunque dovrò stimolare al meglio delle mie capacità affinché si manifesti dinnanzi a me al massimo. E dal momento che qualche giorno fa uno mi ha detto che combattere con me è la cosa più divertente al mondo perché riesco a fargli tirare fuori il meglio di lui, direi che ci sto riuscendo. Il combattimento sta iniziando a darmi dipendenza, e sto cercando di migliorare la mia capacità per tirare fuori sempre il meglio da ogni scontro. Per inciso, mi sto rendendo conto di quanto limitato sia il taekwon-do anche considerando solo il campo del "combattimento alpha", sto cercando di integrarlo con nuovi paradigmi presi da tutte le fonti che riesco ad ottenere.

Comunque, ora ho iniziato a spostare il mio focus su, beh, praticamente chiunque. Quando interagisco con un uomo penso sempre almeno per qualche secondo a come potrebbe combattere. Ad esempio ho un collega che pratica jujitsu da dodici anni e che da come parla sembrerebbe esperto, ma è un ragazzo introverso, che parla velocemente, vagamente misantropo, e soprattutto è lo zerbino di una mezza donna: sento una dissonanza fra quello che dice e quello che emana e vorrei combatterci per farla manifestare. Oppure posso fare l’esempio di un praticante di shotokan che ho conosciuto qualche mese fa, un musicista nonché natural cazzuto e fissato con il combattimento quanto e forse più di me, ma su cui ho annusato diverse volte l’incapacità di distinguere fra un “combattimento alpha” e un “combattimento predatore/preda” e una conseguente paura di usare le proprie capacità per non rischiare di far del male all’avversario, pur desiderandolo segretamente. Sono riuscito ad accordarmi per fare qualche round di sparring con lui ogni tanto. Insomma, a poco a poco sto stilando una lista di persone contro cui desidero battermi, per nutrirmi della loro essenza.

Tutto quello che ho scritto finora era la premessa per una semplice domanda...

Aivia, riesci ad indovinare chi c’è in cima a questa lista?

  • Mi piace! 4
^'V'^
Inviato

Aivia, riesci ad indovinare chi c’è in cima a questa lista?

Sembrerebbe una domanda ad imbuto verso la risposta 'io'.

Ma secondo me sarei solo un ripiego.

In cima a quella lista vorresti te stesso.

E possibilmente in versione alter ego 'come vorrei essere'.

Per nutrirti della sua essenza.

Riguardo a ciò che hai scritto, se l'esser mezzi ubriachi fa questo effetto, proporrò il consumo di vino come protocollo standard per raggiungere l'eccellenza!

PS: quando parlavi di interessantissime considerazioni sulla personalità riflessa nello stile di scontro, hai scritto che potresti parlarne per pagine...

A me quelle pagine interesserebbero tanto!

  • Mi piace! 2

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora
×
×
  • Crea Nuovo...

Informazioni importanti

Il nostro sito usa dei cookie 🍪 per aiutarti a migliorare la tua esperienza di navigazione. Puoi modificare le impostazioni dei cookie, altrimenti puoi accettarli cliccando su "ACCETTA".