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ileb
Inviato

Oggi ho deciso di inviarvi un mio racconto, spero che ne scriverete anche voi.

Come noterete mi piace scrivere come un maschio. Ditemi cosa ne pensate, anche commenti negativi.

Seduto sulla panchina del porto, ho visto il gabbiano scendere in picchiata, dopo una virata, e finire nell’acqua. Sopravvivenza, fame. Il ciclo della natura. Ha sbattuto le ali, ha fatto un terribile verso, ha preso il pesce, l’ha ingoiato subito. Si è accomodato sull’acqua, facendo su e giù con il collo, e poi si è voltato a guardarmi. Amico, ho detto, buona digestione. Lei non era ancora arrivata, ho buttato via la sigaretta a metà, senza curarmi dell’aspetto poco ecologico del gesto. Il mozzicone si è spento, ma galleggiava ancora, nel solito punto, ancora dopo venti minuti, quando è arrivata lei.

E’ arrivata con il vento, che si è alzato pigro, che fosse di levante o di ponente, non saprei dire.

- Allora, questa situazione ingestibile? E’ gestibile, o no?

Subito, l’ha detto. Senza neppure salutarmi. Diretta, come un Frecciarossa sui binari. Senza fermata. Dritta al punto. Al sodo, come il suo splendido culo.

- Che cazzo vuoi che faccia?

Cosa devo fare? Siamo impegnati, entrambi. Lei sta con lui, io sto con lei. L’altra, insomma. Lei con l’altro, vabbè, ci siamo capiti. Stiamo a pomiciare come due adolescenti sulle chat, ognuno a casa sua, nella propria zona comfort, o friend zone che dir si voglia. Ognuno si fa i cazzi propri, non parliamo mai di niente, che non sia sesso, of course, bla bla due minuti, sesso virtuale. Non ci vediamo mai, non scopiamo mai. Non abbiamo mai scopato. Niente pregiudizi, niente discorsi pucciopucciociccicicci, una stronzata colossale.

Lei mi ha detto che si annoia, ultimamente. Non prova stimoli. Non la capisco, è tutto così equilibrato, pulito, senza drammi, senza sensi di colpa, senza investimento emotivo.

- Dai, se almeno mi scrivessi ogni tanto, mi passerebbe piacevolmente la giornata.

- Non ho tempo. Cazzo. Lavoro come un asino.

- Balle!

Ecco, è lei. Drastica, perentoria. Balle. Ha ragione sono un mucchio di balle, ma lei c’è e questo mi basta, a me. A lei non basta. Le donne non si accontentano mai.

- La devi piantare di chiedere.

- Non ti chiedo mai niente! Sei tu che non mi dai niente, a prescindere!

Incazzata, è incazzata. Oh per la miseria cane nera e fottuta. Ma calmati, cristoddio, che già il fatto che sono qui dovrebbe riempirti di gioia immensa. Dovresti metterti in ginocchio e esaltami come un Buddha. Lei si è girata, tutto quel vento le ha scompigliato i capelli, pareva una strega, bella, ma mi ha messo quasi paura.

- Sei solo un bastardo!

- Amen.

Cosa dovrei risponderti? Poi lei si è alzata di scatto. Fulminea. Si è levata la giacca, le scarpe. E’ rimasta con la maglietta. I jeans scivolati d’un botto dalle gambe abbronzate.

- Vediamo se hai le palle!

Si è tirata in acqua, nell’acqua putrida e puzzolente di marcio del porto, e si è messa a nuotare. Io l’ho guardata, incredulo. E che cazzo! Che cazzo stai facendo, porca puttanissima puttana?

Lei si è fermata, muovendo le gambe come una rana.

- Mi stai perdendo. Me ne sto andando. Ce la fai a venire da me, una buona volta?

Mi sono alzato, ho acceso una paglia. Ho fatto no, con la testa, una decina di volte. E’ pazza, completamente pazza. Mai una scenata, ma una telefonata improvvisa, sempre al suo posto. Ma è pazza, me lo sento.

- Sei solo un codardo!

Lo ha gridato forte, un pescatore più in là ha sentito ed è accorso. Ha bisogno di aiuto, blabla? E lei, tornando indietro, ridendo, ha detto, no ma ora sto molto meglio. Il pescatore l’ha aiutata ad uscire dall’acqua, io me ne son stato con le braccia conserte, la faccia grigia di marmo, un senso di aspro rimprovero, e quando ho fatto per allungarle i jeans, me li ha strappati di mano.

- Non sei capace di buttarti. Vivi la tua vita micragnosa, attaccato alle tue consuetudini, ai tuoi ritmi, tutti uguali, non sei capace di godere di uno scossone, non sei vivo. Sei un cadavere che cammina.

Si è rivestita, bagnata, e sporca, ma l’avevo vista così bella e fottutamente determinata, e ho cercato di prenderla, di abbracciarla. Ma lei mi ha respinto.

Così se n’è andata, come era arrivata.

Mi sono rimesso a sedere, mentre il pescatore allontanandosi, mi sbirciava con sguardo di commiserazione.

Ti ho perduta, ho pensato. Ma cazzo, avrò un’altra occasione! E mentre ero lì, con la mia sigaretta consumata, una mano in tasca, e guardavo il mare, il gabbiano è di nuovo volato sopra di me. E mi ha cagato in testa. Giornata di merda, giornata!

Ileb. All right reserved.

  • Mi piace! 4
sly89
Inviato

mi piace, forse qualche elemento desrcrittivo in più ci vorrebbe.

littlemanit
Inviato

Carino, dalle atmosfere grigie e malinconiche. minimale e realistico. Brava!

:)

  • Mi piace! 1
ileb
Inviato

Grazie raga! Mi vengono di getto! Questo e' fresco di giornata! :)

littlemanit
Inviato

Stiamo a pomiciare come due adolescenti sulle chat, ognuno a casa sua, nella propria zona comfort, o friend zone che dir si voglia.

La parte in grassetto la leverei. La FZ non mi sembra proprio che sia contemplata in tutto ciò......o si?

ileb
Inviato

Stiamo a pomiciare come due adolescenti sulle chat, ognuno a casa sua, nella propria zona comfort, o friend zone che dir si voglia.

La parte in grassetto la leverei. La FZ non mi sembra proprio che sia contemplata in tutto ciò......o si?

Hai ragione :)

wrong
Inviato

Sei molto sadica a impostare il racconto dal punto di vista dell'uomo, narratore, e poi far arrivare una donna, in cui è chiaro che ti identifichi, a fargli la morale e rovinargli la giornata.

  • Mi piace! 1
stenford
Inviato

Una giornata faticosa, questo pensava mentre entrava nel locale in compagnia di alcuni suoi colleghi di lavoro. Quello era ciò che gli serviva , passare una buona serata in compagnia… nessun pensiero, solo un sorso di margaritas e quattro chiacchere con gente che non conosceva neanche troppo bene. Il locale , seppur riscaldato non riusciva a respingere il freddo pungente che Milano scaglia sui suoi abitanti. La città della moda e del divertimento gli dicevano… però quello che più lo colpiva era il gelo di quei giorni. Il locale notturno era abbastanza affollato, forse troppo per i suoi gusti, ma in quella serata non voleva fare lo schizzinoso. Ragazzi e ragazze di ogni età erano accalcati al bancone delle consumazioni con le braccia tese nel tentativo di ordinare. B. guardò il barman che come di consueto faceva roteare le bottiglie in ampli movimenti circolari; gli alcolici colorati danzavano seguendo movimenti precisi ed eleganti fino a finire nei bicchieri dei clienti. Notò la faccia dell’uomo, un misto di serietà e noia scolpita sul volto del barista.. provava compassione per quell’uomo. Nel frattempo percorse il lungo e offuscato corridoio fino ad arrivare al tavolo che avevano prenotato. Stanco e infreddolito si tolse lentamente il cappotto e lo posò con delicatezza sulla sedia che doveva rimandare ad uno stile vagamente moderno con un accenno di influenza orientale. Molto raffinato pensò. Vicino a lui si trovava Angela una sua collega di lavoro, era giovane e ancora inesperta, una donna che si lasciava trasportare dalle emozioni senza saperle in alcun modo frenare. Il loro rapporto era per lo più di amicizia e di confidenze, ma a lato unico. Lei lo cercava spesso chiedendogli consigli su cosa fare con il suo ragazzo. In un attimo di assenza si mise nei suoi panni e provò ad immaginare quella relazione, rabbrividì e si sentì soffocato e prosciugato… non invidiava quel ragazzo. Cristian come al solito si offrì di andare a prendere i drink, voleva dimostrare di essere intraprendente nei confronti del gruppo, ma a lui andava bene… non si sarebbe dovuto alzare. Tornato il collega con le bevande iniziarono a parlare delle solite cose: lavoro, politica, tempo… Non sapeva perché , ma finivano con il parlare sempre dei soliti noiosi argomenti. Non erano persone interessanti, ma lavorava con loro e era un bene mantenere buoni rapporti in quel settore. Sorseggiò con delicatezza il suo cocktail pensando in quale spiaggia sarebbe voluto andare quest’estate. Ricordò le passate vacanze fatte in Sardegna, la sabbia di quella terra era fine e trasmetteva calore. In un attimo scordò il freddo pungente che ancora lo attanagliava e immaginò i suoi piedi immersi nella calorosa sabbia della spiaggia sarda. Ma il sogno durò poco e dovette tornare nel locale in presenza dei suoi colleghi. Stavano discutendo delle manovre finanziare del governo italiano. Sorseggiò un’altra volta il proprio drink e girò lievemente la testa cercando di inquadrare le persone che c’erano quella serata. Nessuno riuscì ad attirare la sua attenzione, fino a che non incontrò lo sguardo di una ragazza. Bionda , capelli ondulati, carnagione chiara e labbra non troppo carnose, ma abbastanza da essere notate, una bellezza sensuale e femminile. L’incrocio di sguardi durò qualche secondo prima che lei tornasse a parlare con le sue amiche. Lei aveva destato la sua curiosità. La osservò qualche secondo e la sensazione che lo attraversò fu un misto tra noia ed impazienza. Quella ragazza la cui gestualità e postura lo sconvolgevano ad ogni livello, sia fisico che mentale, sperava in un occasione... una singola occasione per rompere dalla monotonia che quella città sa inculcare, desiderava ed ardiva qualcosa che la potesse scioccare. “Scusatemi un attimo” B. si alzò con gli occhi dei colleghi che lo seguivano in preda alla curiosità e si diresse al bancone in cui si trovava la donna insieme alle sue amiche. Il tragitto verso la ragazza era sempre la fase più difficile... mille pensieri e quella solita ansia che lo accompagnava ogni volta. Passo deciso, sguardo fermo e respiro calmo erano ciò che contraddistinguevano B. dagli altri uomini. Nella propria mente vi era un vortice di pensieri ed emozioni che contrastavano e stridevano fra di loro, ma fuori... esternamente era statuario e deciso. Arrivò a pochi centimetri dalla dolce e candida ragazza ed iniziò a percepire il suo profumo: fruttato e leggero, lo rimandava alla tranquillità e spensieratezza della Sardegna. Già la amava. Come di consueto sfiorò con il palmo della mano la schiena della donna in modo tale da non risultare invadente ma provocare una reazione in essa. La sua schiena si inarcò e il volto della ragazza fece trasparire un infusione di voglia e desiderio quanto di sorpresa e disprezzo. Era spaventata e confusa da quell’estraneo che in un attimo le aveva fatto provare un desiderio ed una passione che da tempo non ricordava di avere . Il suo sguardo era fermo e puntato su quel singolo uomo che le era di fronte, era desiderosa di quel brivido che l’aveva attraversata e travolta un istante prima. Lui avvertì la tensione che già si era venuta a creare… un singolo tocco, questo era bastato per far riaffiorare in lei antichi istinti passionali. Lei non poteva farsi trasportare dalle emozioni e dal desiderio in quel modo… era una donna con certi principi e lui lo capiva e la voleva per questo. “Ciao” disse con semplicità e con sguardo fermo B. . “Ciao” disse di rimando la donna con aria seria , nel tenue tentativo di reprimere quelle emozioni che fino a poco tempo fa aveva percepito. “Sono in compagnia di persone noiose e guardandoti… d’istinto mi sei sembrata interessante… lo sei?” Riusciva a sentire il respiro della ragazza… sussultava ad ogni sua parola e ad ogni sua pausa. Da vicino seppur nel buio del locale riuscì ad intravedere il colore dei suoi occhi, un cascata oscura in cui immergersi. La donna guardò flebilmente la sua amica, in cerca di aiuto… l’aveva sconvolta, era un buon segno. “Perché dovrei esserlo per te?” . Un’ultima strenue difesa nel tentativo di resistere a quella voglia irrefrenabile. Lui sorrise e si sedette sulla sedia rialzata vicino a lei. B. iniziò a parlare e a conoscere le due ragazze, imparò a conoscere i loro valori e le loro debolezze. Quello era diventato il centro del suo universo, lui e lei… nient’altro. La serata passò velocemente , il dialogo fluì veloce e in armonia e si creò una certa complicità tra i due come due ballerini di tango. Lei non si accorse neanche che la sua amica fosse andata a casa… lui l’aveva incantata. “Usciamo… ho bisogno di una boccata d’aria” . Lei lo seguì.

Uno squarcio di luce che penetrava da una tenda socchiusa lo obbligò ad aprire un’occhio. La testa di lei poggiava sul suo petto e i suoi capelli fluivano sul suo corpo. Era serena e felice.

Stenford. All right reserved. (ma serve sta roba?)

  • Mi piace! 1
ileb
Inviato

Una seduzione da manuale, che però fa un troppo Harmony... non c'è nessun pathos. Questi due avevano solo una gran voglia, e lo potevi riassumere più velocemente. :p

Sei molto sadica a impostare il racconto dal punto di vista dell'uomo, narratore, e poi far arrivare una donna, in cui è chiaro che ti identifichi, a fargli la morale e rovinargli la giornata.

Veramente io mi identifico nel ragazzo. Lei è primitiva ed istintiva, lui è un nevrotico. Se fossero due miaomiaopucciopuccio sta storia non avrebbe senso.

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