MonsieurTalleyrand [Partecipante] 22 Inviato 29 Giugno 2013 Inviato 29 Giugno 2013 Un caro saluto a tutti, o cari, eventuali, lettori, Quel che vorrei attuare in questa Nuova Discussione è un esperimento pedagogico, un tentativo di dar fiducia a quanti stanno soffrendo e lo farò, inizialmente, tentando di raccontare una storia. Scriverò di getto, senza correzioni: mi scuso perciò sin da subito se ci saranno orrori letterari, incoerenze o qualsiasi altro errore nella mia scrittura. Scriverò, dato il poco tempo che ho a disposizione, questa piccola biografia in parti e lo farò solo se riceverò dei "feedback" - come li chiamate voi moderni - su ciò che scrivo; non ho voglia di perder tempo e se quello che farò non sarà apprezzato mi ritirerò tornando alla mia vita reale di Ambasciator di Francia. Ricevere, quindi, dei commenti da chi ha passato situazioni simili a quelle narrate, delle domande, dei suggerimenti e delle correzioni, delle idee per migliorarne il contenuto - e magari farne un qualcosa di più ampio - o delle domande o richieste di consigli sarà molto apprezzato da chi mette a disposizione la sua esperienza per questo e sarà la linfa vitale per la continuazione di questo progetto, che riguarderà, penso, un po' tutti gli aspetti del cambiamento. Premetto sin da subito che questo compito sarà assolto nel modo più lontano possibile da quella sciocca e commerciale maniera moderna dei corsi o dei libri di "self help", che sono, a mio modesto parere, troppo distanti dalla filosofia e dalla letteratura, da millenni gli unici e veri testi efficaci di "auto-aiuto" e di comprensione dell'animo umano e i mezzi che il sottoscritto tenterà di usare per tirar fuori i suoi pensieri. Premesso ciò, altro non posso fare che tentar di dare il via a questa nobile avventura. Con l'augurio di poter offrire un buon servigio ai cittadini di questa nazione, vi saluto, S.E. il principe Charles Maurice de Talleyrand-Perigord P.S. Dico ciò per i malfidati, che già avranno dei dubbi: chi scrive è nella mente di un giovane studente che "da grande" vuol fare - come il suo maestro - il diplomatico e che quindi non ha alcun interesse a vendere alcunchè. Siate perciò più propensi a fidarvi e meno attenti nel giudicare e di certo potrà nascere qualcosa di veramente interessante. L'ARTE DEL SAPER CAMBIARE Tornato, seppur in altra forma, nel mondo dei vivi, fui dall'Essere inserito nella mente di un giovane 14 enne romano. Mi fu' affidata la sua educazione e lo trovai in condizioni disperate: aveva non più di 10 amici. e tutti del suo palazzo; non usciva mai di casa per fare qualcosa con altri ragazzi; vestiva solo con tute del mercato, strani marsupi e magliette di Oviesse; era un perenne sognatore e innamorato cronico; si lavava poco e non aveva il benchè minimo interesse per la cura del suo aspetto; era cicciottello e non praticava alcuno sport, nonostante una malata passione per il calcio; leggeva poco, non si informava ed era anche piuttosto ignorante (nonostante, col senno di poi, mi son reso conto che già allora possedeva delle potenzialità fuori dal comune); non aveva alcun tipo di ambizione nella vita; era sempre costantemente in controtendenza con tutto e tutti e in conflitto con il mondo intero; ascoltava musica italiana anni 60' e giocava a poker invece che a Magic; odiava le discoteche così come qualsiasi altra maniera di aggregarsi. Non sapeva difendersi e il suo unico modo di reagire era quello classico di chi è come lui: impazzire e tirare oggetti appresso a tutti in vere e proprie scene di ordinaria follia, che non facevano altro che metterlo in più cattiva luce. Tutto ciò, chiaramente, lo portava ad esser preso in giro da tutti e ad aver difficoltà continue in ogni situazione, sin da quando era bambino. Aveva mill'altri difetti: era, in pratica, una nullità, e lo era in tutti i sensi. Venne il giorno in cui toccò il fondo: era a casa, davanti al computer e parlava su Facebook con il ragazzo della fanciulla di cui dalla prima media era follemente innamorato. Fuori una leggera pioggia bagnava l'ennesima gelida notte invernale che passava solo a casa e la timida luce dello schermo illuminava di una luce biancastra la stanza, rendendo ogni angolo buio del soffitto un terribile mostro pronto ad attaccare il giovane, approfittando della sua disperazione per disarmarlo e per portarlo di fronte all'angoscia dell'eterna solitudine. "Come si fa" si chiese "ad esser felici?"; "cosa fanno tutti i miei coetanei che io non faccio per passare con gioia il proprio tempo?". Delle musiche angoscianti e distorte risuonavano nella spoglia stanza e i tarli nella mente del giovane materializzarono mostruose visioni di eterni supplizi e dannazioni infernali: "non sarò mai felice", pensò, ed iniziò a piangere. Pianse per ore e per giorni ed urlò e si contorse nel dubbio e nelle domande che il principio della sua follia gli poneva. Pensò persino, per un momento, di farla finita. Era, però, troppo intelligente per gettarsi nel baratro ed iniziò a invertire i suoi processi mentali smettendo, in un attimo di improvvisa illuminazione, di pensare ai problemi, pensando per la prima volta a cercarne le soluzioni. Andò per esclusione: "la società" penso "è questa e non può essere cambiata in alcun modo. Se essere coerenti con se stessi vuol dire alla fin fine ritrovarsi piangere e a disperarsi per la propria condizione, che senso ha continuare a voler essere se stessi pensando di cambiare il mondo?". Allora, da un momento all'altro, trovò una soluzione, ed era la più semplice a cui si potesse pensare: cambiò se stesso.
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