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akey
Inviato (modificato)

Ciao a tutti! Ho deciso di scrivere questo post per trasmettervi delle lezioni importanti che ho ricevuto nelle ultime settimane.

Ho iniziato il nuovo lavoro (assistant professor) all'università ad Agosto. Fin dall'inizio mi sono sempre sentito un po' strano, vuoi per la novità (prima avevo qualcuno sopra di me che più o meno mi diceva che fare, ora il capo sono io) sia perché...non so, mi sono sempre sentito come se questa posizione fosse una specie di "regalo" che qualcuno mi aveva fatto. Intendiamoci, sono perfettamente consapevole delle mie capacità, so che ho avuto questa posizione perché me la merito ecc. ecc. Ma nonostante questo ho continuato a sentire che "qualcosa" in me stonava con questo nuovo incarico. Non vivo più in Italia da più di 7 anni ed ho visto molto da vicino la realtà accademica di varie università in Europa. Eppure la mia forma mentis resta ancora troppo legata all'ambiente accademico italiano, con le sue pomposità inutili, il rispetto ossequioso e tutte le altre stronzate. Bisogna anche dire che fino ad ora ho sempre applicato l'insegnamento evangelico "chi si umilia sarà esaltato e chi si esalta sarà umiliato". Insomma, inizio il nuovo lavoro con questo frame da "ragazzo di bottega", per così dire. I nuovi colleghi (tutti professori, i più vicini alla pensione) mi dicono di dargli del tu e mi trattano da pari a pari, ma io mi trovo a disagio, come se questa situazione fosse incongruente con quel che sono io, non dal punto di vista scientifico, ma proprio da quello interpersonale.

Faccio un esempio: mi danno un ufficio in uno stato pietoso e un laboratorio con attrezzatura d'anteguerra. Io all'inizio non mi lamento (non me ne frega niente di far vedere che c'ho l'ufficio ganzo...). Poi entra in scena la prima "maestra di vita": la mia segretaria, una donna sulla 50ina simpaticissima ed energica. E, soprattutto, una con 2 palle così!

La prima volta che entra nel mio ufficio se ne esce con "che cos'è questa merda? non devi accettare di stare in un posto del genere!" e comincia a scatenare l'inferno per farmi rifare l'ufficio: chiama i responsabili del dipartimento per farmi cambiare la moquette, farmi mettere dell'arredamento decente ecc. Facciamo subito amicizia e mi dice in modo molto diretto "tu non devi essere così "gentile" (leggasi fesso) perché sennò non starai bene qui!" (traduzione = tira fuori le palle sennò finisci a fare la carta igienica del dipartimento). Io le dico che mi sento un po' a disagio a sentirmi chiamare professore e cose così e lei mi risponde "ok questo è normale, ma ricordati quello che sei e come ci sei arrivato: non ti hanno regalato niente, hai quella posizione perché te la meriti! Se devo mandare uno studente da te non gli posso dire "vai un po' a parlare con akey", è chiaro?" Inizio a metabolizzare il messaggio: non si tratta di fare lo sbruffone, ma umiliarsi troppo è controproducente. Prima lezione: sii consapevole di quello che vali e muovi il culo per farti rispettare! 10 giorni fa decido di restare a casa una settimana per finire di scrivere una richiesta di fondi, visto che durante la settimana ci sarebbero stati lavori nel mio ufficio. Vado dalla mitica segretaria e le domando a chi devo chiedere il permesso per lavorare a casa. Risposta sua "il permesso? tu sei un professore, non devi chiedere niente a nessuno!!! Mandami un'email in cui dici che lavori da casa E BASTA, senza dare motivi, SEI TU CHE DECIDI!" Seconda lezione: sei tu che decidi!

E ora veniamo allo scorso WE. Vado a trovare quella che ritengo la mia "madre scientifica", una professoressa che lavora in Francia e che conosco da più di 5 anni. Lei mi ha insegnato tantissimo dal punto di vista scientifico e io la ammiro in maniera sconfinata. La vado a trovare per salutarla e mettere su una collaborazione per un progetto che sto iniziando. Parliamo veramente poco di lavoro, poi evidentemente fiuta il mio frame e mi da una lezione di vita inaspettata. Premetto che da quando vivo in Svizzera ho sempre avuto il frame negativo della mia ex, che sperava in un mio rientro in Italia e praticamente ho vissuto per 2 anni come se fossi di passaggio (per dire: ho poco arredamento, solo 3 piatti ecc.) e da un momento all'altro dovessi fare le valigie e andarmene. Ovviamente la prof. questo non lo sa, ma evidentemente questo mio modo di vivere in qualche modo traspare. Ad un certo punto mi dice "Senti, tu ora fai l'assistant professor lì, scordati di quello che eri prima, ora sei lì, ci devi stare minimo 5 anni. Trovati una bella casa (per ora sto facendo il pendolare) arredala, arredati l'ufficio, mettici libri, quadri, quello che ti piace. Non dare l'idea che sei di passaggio: sugli studenti ha un effetto devastante! Inizia a conoscere gente lì e datti da fare per integrarti. Nessuno ti ha regalato niente, tu sei lì perché lo meriti!!!"

Mi ha reframmato completamente e ora mi sento diverso. Non voglio più vivere come un nomade, voglio arredarmi casa come piace a me e smetterla di fare la vita dello studente. E, soprattutto, ho capito che non ho nessun motivo per sentirmi inadeguato, quindi è ora di muovere il culo e darmi da fare per far si che questo nuovo frame diventi il mio autentico io. Non sarà facile ma se voglio sopravvivere è quello che devo fare. Da oggi si butta nel cesso il "ragazzo di bottega" e si comincia a fare sul serio.

So che questo forse non c'entra niente con la seduzione, ma forse non è proprio così: se ci sentiamo inadeguati, se viviamo ogni cosa come se fosse un dono che non meritiamo, alla fine risulteremo incoerenti con l'immagine che vogliamo dare, sia alle HB sia sul lavoro. Avevo letto da qualche parte che questa è una delle cause dello sperperare denaro: inconsciamente sentiamo di non meritare quello che guadagniamo e cerchiamo di "liberarci" del denaro, come se ci sentissimo in colpa per averlo. Spero che queste lezioni possano aiutare anche qualcun altro che si trova in una situazione analoga.

Modificato da akey
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akey
Inviato

Il titolo è uscito per caso, ma forse non è così inadeguato, anche se non attira molto :D

akey
Inviato

Mi è piaciuto molto quello che hai scritto :good:

La seduzione fa comunque parte della vita.

E' "come" il te stesso si raffronta con gli altri.

Quindi tutto quello che forma il "te stesso" è comunque importante.

In effetti è proprio quello che sto cercando di fare, cambiare quel "me stesso" prima ancora di lavorare sulla parte prettamente seduttiva. Mi sono reso conto infatti che anche nelle relazioni che ho avuto mi sono sempre comportato come se mi avessero fatto un regalo inaspettato e ho sempre avuto una fottuta paura di perderlo. Ora devo lavorare su me stesso, c'è tanto da rimettere a posto...

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