Vai al contenuto

Messaggi raccomandati

comeback
Inviato

Trout,

Ti sembrerà strano, un tantino illogico, ma io non avrei nessun problema ad andare in una azienda e occuparmi di sales. Questo per sottolineare, e mi riferisco alle big4, di quanto volessi cambiare strada rispetto a ciò che sto studiando.

Forse sono folle, non so, ma in tal senso mi lego molto all'idea di molti amici stranieri (studenti ed ex) che anche a fronte di lauree non proprio compatibili, si sono avventurati in percorsi diversi.

Un ragazzo che ha fatto biologia ora si occupa di informatica, una laureata in lettere fece uno stage in una banca d'affari (anni fa) e ora lavori ancora li.

E' frequente che noi italiani studiano A e vogliamo poi lavorare in qualcosa relativo ad A.

Gli stranieri, non pensano l'opposto, ma li sento leggermente meno bloccati.

Personalmente uso bene Excel, word, matlab, alcuni software statistici, parlo un inglese che si comprende, mi ritengo bravo nelle relazioni, ho un negozio...credo di potermi adattare anche ad altri lavori.

Poi, per diventare ingegneri c'è bisogno di tempo, a mio parere la laurea non basta, e' un rigo su cui iniziare a scrivere.

In altre parole : io valuto tutto.

In sede di placement, se mi capita una azienda import export per dire io mi candido.

trout_man
Inviato

Trout,

Ti sembrerà strano, un tantino illogico, ma io non avrei nessun problema ad andare in una azienda e occuparmi di sales. Questo per sottolineare, e mi riferisco alle big4, di quanto volessi cambiare strada rispetto a ciò che sto studiando.

Forse sono folle, non so, ma in tal senso mi lego molto all'idea di molti amici stranieri (studenti ed ex) che anche a fronte di lauree non proprio compatibili, si sono avventurati in percorsi diversi.

Un ragazzo che ha fatto biologia ora si occupa di informatica, una laureata in lettere fece uno stage in una banca d'affari (anni fa) e ora lavori ancora li.

E' frequente che noi italiani studiano A e vogliamo poi lavorare in qualcosa relativo ad A.

Gli stranieri, non pensano l'opposto, ma li sento leggermente meno bloccati.

Ma perchè folle? Perchè strano? La gabbia professionale è un'altra delle tue creazioni "tristi" dell'ultimo periodo. Insieme alla gabbia dell'età, poi delle grandi società di consulenza, poi del mito della laurea in ingegneria e della figura mistica dell'ingegnere...

Gli ingegneri nelle vendite sono comunissimi, il settore edile e meccanico ne è pieno (anche se spesso si tratta di periti smanettoni in realtà...). Banalmente inserendo "technical sales" su monster trovi il mondo. Non è certo soltanto la consulenza strategica l'ambito in cui si accetta qualsiasi laurea tecnico-scientifico.

Poi volendo essere più precisi, spesso non è neanche la laurea il discrimine.

Onestamente nelle aziende che ho visto io proprio non è concepita la divisione stagna tra chi è un commerciale, chi tecnico ecc. ecc. Spesso tutto questo è frutto di manuali americani universitari e di professori di corsi assurdi che continuano ad esistere più per mantenere i loro dipartimenti e i loro stipendi che per insegnare davvero qualcosa (mi riferisco a tutti quei corsi di "organizzazione", "strategia", "analisi di business" e roba varia dove ti riempiono di "case studies" in cui 3/4 del tempo si passano a leggere proflii storici aziendali e ad elaborare azioni di mero buon senso... Peggio ancora quando si studiano ex post le strategie facendo sempre i metereologi del giorno dopo. Ma su questo sono prevenuto io, magari perchè vengo da una formazione amministrativa-contabile e legale).

Personalmente uso bene Excel, word, matlab, alcuni software statistici, parlo un inglese che si comprende, mi ritengo bravo nelle relazioni, ho un negozio...credo di potermi adattare anche ad altri lavori.

Poi, per diventare ingegneri c'è bisogno di tempo, a mio parere la laurea non basta, e' un rigo su cui iniziare a scrivere.

Le tue abilità le conosci e non devi dimostrarle a noi... ;)

Poi sarò ignorante io in materia e me ne scuso, ma la figura dell' "ingegnere" (per i gestionali, i meccanici e in genere tutti gli ingegneri industriali) di fatto non esiste... Esistono vari esperti diversamente declinati a seconda della dimensione e del settore dell'azienda in cui operano. Al 90% si tratta di lavoratori dipendenti utilizzati o come capi-reparto e responsabili di turno/di stabilimento con mansioni soprattutto di supervisione, organizzazione del personale, programmazione manutenzione ecc. o utilizzati in fase progettuale a smanettare su cad, collaudi... Un'altra fetta importante l'ho trovata in settori meno "tecnici" soprattutto area acquisti, logistica... Ovviamente queste figure potevano essere ingegneri, fisici, periti industriali, talvolta operai con formazione di tipo disparato (ragionieri, laureati in giurisprudenza(!!) diplomati tecnici...).

Davvero togliti dalla testa queste gabbie, questi orizzonti un po' accademico-scolastici. Soprattutto nelle PMI italiane tutto è fatto un po' alla carlona, ai colloqui si va per simpatia e per piccole competenze pratiche, i mansionari sono lettera morta, le funzioni aziendali piccole fictio messe su da qualche consulente passato per caso e così via...

  • Mi piace! 1
comeback
Inviato

Grazie per la tua analisi.

La tua descrizione riprende bene lo scenario delle PMI, dove quando entri, se entri, deve subito mostrare di avere conoscenze, volontà, abnegazione, e voglia di acquisire competenze trasversali. E' la logica di una struttura piccola, caratterizzata da una certa informalità.

Accetto il tuo consiglio, e penso che si sia capito che se non dovessi fare l'ingegnere non mi dispiacerebbe.

comeback
Inviato

Ad ogni modo Trout,

tempo fa mi hai detto che in fondo studiavo solo ingegneria, una facoltà impegnativa, ma di certo non ero a combattere una guerra.

Questo consiglio, mi ha fatto sorridere, ci ho pensato e mi è piaciuto molto quello che mi hai lasciato intendere. Forse questo mio caricarmi, è un grosso limite.

Voglio però spendere due parole in merito.

E' una facoltà che toglie molto, ultimamente sono spesso sul forum perchè facendo dei lavori al pc, ci passo anche 8 ore al giorno, e mi aiuta a staccare.

Da buon aziendalista/contabile quale sei, mi permetterai di dirti che il costo opportunità, è assolutamente alto.

Mediamente ogni mio collega di università studia 6 su 7, alcuni sono più forti di altri, altri meno, ma di norma non conosco nessuno che trascorre meno di 7-8 ore dedicandole allo studio. Tutto questo senza contare la frustrazione a volte di non riuscire minimamente in quello che fai, quindi devi perseverare, continuare, sbatterci il cranio fino a renderlo dolente. Lo scorso anno quando avevo meno basi di adesso, a volte ho studiato anche più delle 8 ore.

A volte si esce persino storditi nei post-studio.

Quindi o hai una grande determinazione o hai una grande passione, che vanno unite alle capacità sicuramente, ma che sono determinanti, o qui non ci duri.

Sto tirando avanti questa magistrale con il cuore, il mio obiettivo è di finire, e non ne avverto al momento altri, ma terminata questa carica agonistica credo che una mattina mi alzerò e mi chiederò voglio fare davvero questo nella vita?

La risposta il più delle volte è NO, e l'ho ribadito anche recentemente quando un mio prof.re mi ha parlato di un dottorato.

Quindi ora che ne ho 26 sono su uno degli ultimi treni in corsa per cercare una strategia di uscita, utilizzare la formazione che senz'altro l'università mi ha dato, ma investirla su altri obiettivi (da qui la mia volontà di entrare in aziende e non fare per forza l'ingegnere : potrei fare logistica, lavorare in ufficio, lavorare nel commerciale, fare fatture con excel..)

Ho scritto questo pezzo in modo da chiarire molti dei discorsi che faccio e che potrebbero sembrare fuoriluogo.

trout_man
Inviato (modificato)

Voglio però spendere due parole in merito.

E' una facoltà che toglie molto, ultimamente sono spesso sul forum perchè facendo dei lavori al pc, ci passo anche 8 ore al giorno, e mi aiuta a staccare.

Da buon aziendalista/contabile quale sei, mi permetterai di dirti che il costo opportunità, è assolutamente alto.

Mediamente ogni mio collega di università studia 6 su 7, alcuni sono più forti di altri, altri meno, ma di norma non conosco nessuno che trascorre meno di 7-8 ore dedicandole allo studio. Tutto questo senza contare la frustrazione a volte di non riuscire minimamente in quello che fai, quindi devi perseverare, continuare, sbatterci il cranio fino a renderlo dolente. Lo scorso anno quando avevo meno basi di adesso, a volte ho studiato anche più delle 8 ore.

A volte si esce persino storditi nei post-studio.

Quindi o hai una grande determinazione o hai una grande passione, che vanno unite alle capacità sicuramente, ma che sono determinanti, o qui non ci duri.

Sto tirando avanti questa magistrale con il cuore, il mio obiettivo è di finire, e non ne avverto al momento altri, ma terminata questa carica agonistica credo che una mattina mi alzerò e mi chiederò voglio fare davvero questo nella vita?

La risposta il più delle volte è NO, e l'ho ribadito anche recentemente quando un mio prof.re mi ha parlato di un dottorato.

Quindi ora che ne ho 26 sono su uno degli ultimi treni in corsa per cercare una strategia di uscita, utilizzare la formazione che senz'altro l'università mi ha dato, ma investirla su altri obiettivi (da qui la mia volontà di entrare in aziende e non fare per forza l'ingegnere : potrei fare logistica, lavorare in ufficio, lavorare nel commerciale, fare fatture con excel..)

Ho scritto questo pezzo in modo da chiarire molti dei discorsi che faccio e che potrebbero sembrare fuoriluogo.

Non lo so, mi sa che non ci siamo capiti o forse continui a battere la lingua proprio là dove il dente duole. Evidentemente sono stato troppo sibillino io oppure ho scritto frettolosamente senza evidenziare bene il fulcro del mio messaggio. Cerco di dividere in due il messaggio, sempre con la (superflua) accortezza di rivolgermi ad un pubblico indistinto e non nello specifico/personale caso di comeback, nonostante egli sia inevitabilmente l'oggetto del discorso.

1) Ribadisco: una laurea in ingegneria meccanica a Bologna non è un percorso di guerra, non è il mondiale di Calcio, non è un giro d'Italia. E' un'ottima laurea, in un ottimo ateneo capace di dare una preparazione sicuramente solida a livello tecnico e soprattutto in grado di formare una forma mentis scientifica di livello notevole. Detto questo stop. La stai caricando di doti taumaturgiche che non ha...

Purtroppo o per fortuna a livello professionale (e non solo...) contano ben poco le ore studio/die, la densità di formule in un manuale medio, i capogiri post lezione e così via... Conosco tantissimi laureati in ingegneria gestionale a Bologna che facevano tranquillamente le serate con me spaccandosi spesso, giocando a calcetto, seguendo le partite della loro squadra in trasferta, lavorando part-time ecc. Laureati brillanti, non geniali, che in tempo o con un anno o due max si sono laureati a pieni voti e ora c è chi è disoccupato, chi è stato assunto con ottimi contratti entry-level, chi è emigrato... In ingegneria meccanica stesso discorso e così via.

Allo stesso livello ho visto miei colleghi rinchiudersi mesi in casa per studiare 10 ore al giorno e poi avere una media esami come la mia (da studente-lavoratore e poco propenso a studiare per certi esami che reputo davvero inutili...), ho visto geni della letteratura passare le giornate sui libri e laurearsi in lettere conoscendo tutto lo scibile con "carica agonistica". Ma questi ragazzi l'hanno fatto con passione perchè se avessero scelto di """buttare""" tempo sui libri di letteratura latina o altro per ore e ore al giorno con la prospettiva di monetizzare pagina per pagina tutto il loro novello sapere, beh avrebbero mollato all'istante senza neanche arrivare a pag. 10.

Si sa, anche il mondo del lavoro è un mercato (quasi) come tutti gli altri. Mi darai ancora una volta del cinico/meccanicista, ma se domani sparissero tutte le segretarie di Italia e nessuno fosse più in grado di rispondere al telefono fare un corso di mezz'ora al giorno per stare alla reception diventerebbe l'investimento formativo migliore al mondo in termini meramente retributivi. Di là ho aperto un topic sul destino delle professioni (soprattutto legali e fiscali, poichè è il mio campo...) e vale lo stesso identico discorso: ho conosciuto avvocati e colleghi studiare 10 ore al giorno per l'esame di stato prima e per i clienti poi e pagare soldi su soldi per master di ogni tipo: gente con le palle, tenace e sveglia, ma alla fine il cliente ha trovato venti/trenta penalisti, giuslavoristi a far lo stesso ottimo lavoro per sempre meno e questi si sono ridotti a lavorare per salari orari da operaio di ultimo livello...

Ma tutto questo ha un senso se lo si fa per passione e se lo si fa con una chiara mappa in testa di un progetto da costruire in ogni parte. Se per te ingegneria è una maratona mitologica in cui arrivare al traguardo allo stremo pesando ogni goccia di sudore lasciata sul percorso, beh... per me non è la tattica giusta! Finisci giustamente il tuo percorso, ma molla un po' la tensione drammatica. E' un corso di laurea impegnativo, ma di laureati in ingegneria se ne sfornano a centinaia ogni anno (così come in fisica, matematica, informatica e qualsiasi altra facoltà "tosta"...) e alla fine sopravvivono tutti senza grossi feriti sul campo.

Banale, ripeto, ma alla fine il succo del discorso è questo. Se vuoi studiare come fosse una maratona in Tibet fai bene ma fallo per passione o per toglierti gli ultimi esami sul groppone, ma non caricarci sopra speranze di ritorni economici o di chissà quali altri risvolti mitici altrimenti si rischia di perdere gli obiettivi concreti.

Poi bisogna anche tener conto che a volte si fa una fatica bestia perchè si ha un metodo di studio sbagliato, oppure i docenti impostano male il corso, si adottano testi fatti male o più semplicemente perchè non si è tanto portati, insomma le motivazioni possono essere tante.

Questo lo dico perchè caricare emozionalmente un corso di studi, e caricarlo non con la passione, ma con sentimenti di fatica, dolore, sudore e soprattutto scarsissimo coinvolgimento può creare un effetto boomerang terribile. Effetto che già si legge negli ultimi interventi tuoi... E sto cercando di fartelo notare senza urtare la tua sensibilità in nessun modo, ma cercando di darti un consiglio da osservatore esterno più "freddo".

2) Fare l' "ingegnere". Boh, per me continua ad avere poco senso come definizione per un ingegnere industriale. Se non come professionalità. Tant'è che gli ingegneri industriali iscritti all'albo sono pochissimi in rapporto ai laureati in quel campo. Poi, perdonami, ma se non lo fai in azienda dove lo vuoi fare? Non conosco tantissimi studi tecnici di progettisti industriali... Secondo me avrebbe più senso investire in un campo specifico: da quello che vedo dai clienti che seguo vedo molti laureati in ingegneria industriale in settori legati alla gestione dell'impiantistica (manutenzione, layout produttivo, supervisione tecnica, assistenza, formazione...), al technical sales, i buyer (qui pero' hai la concorrenza dei laureati in economia...), i progettisti CAD/FEM e quant'altro, poi molti altri sono messi a fare i capo turno in stabilimento.

Poi puoi specializzarti anche per settore, per un ing. meccanico e gestionale vedo forte il sempre florido oil&gas per piattaforme off-shore, in Emilia il packaging, la meccanica di precisione, il settore energetico (amici ingegneri elettrici gongolano essendo così pochi...).

Insomma io farei meno caso alla grande lotta per la sopravvivenza e mi focalizzerei più su piccoli passi concreti... Poi per carità, ognuno vive le cose dal suo punto di vista e io non posso certo imporre chissà quale visione.

Modificato da trout_man
  • Mi piace! 1
comeback
Inviato (modificato)

Ciao Trout,

il tuo intervento è pregevole, risalta quanto la tua osservazione è varia. L'analisi è indiscutibilmente vera, anche quando risalti quella certa drammaturgia con cui lascio ad intendere il mio percorso accademico. Rispetto a questa tua osservazione, non mi pongo sulla difensiva, ma sono il primo a dire che è tutto vero.

Le nostre posizioni però verso il mondo lavorativo, sono più vicine di quanto pensi. Questo non è sempre, forse mai, governato da leggi per cosi dire scientifiche, ed in genere è lo stesso per la vita. Occorre essere camaleontici, dinamici, non vedere le cose solo da una prospettiva ma vedere l'insieme.

In tal caso la mia proiezione da lavoratore, ed in effetti già lo sono, è di una persona che ripeto lavorerebbe anche in direzioni diverse e meno (per cosi dire) compatibili con il profilo di studio.

Tornando brevemente a ingegneria meccanica, non è un percorso di guerra, non vale la croce d'oro nel giorno della laurea, e nemmmeno ho la presunzione di credere che ogni goccia di sudore e sacrificio debba essere ripagato almeno il doppio. Non sono miope.

Tuttavia ci sono corsi di lauree molto eterogenei, forse scadrò in una visione semplicistica delle cose, ma alcune lauree sono decisamente più complesse di altre, e richiedono una applicazione molto più costante, molto più metodica. Questo consentimi di dirlo, altrimenti tutte le lauree sono uguali e nessuna serve. Finiriemmo a dire che la 8 hb, è bella quanto la 4 hb, o che in linea molto generale una ragazza con tanti pretendenti si conceda come una che non si fila nessuno.

Non mi dilungo altrimenti il mio sembra un discorso pilotato.

In futuro, nel lavoro, magari e molto spesso certe cose non serviranno, o verrai chiamato a fare tutt'altro, ma ad oggi è una facoltà che si prende tanto.

Poi c'è la mia riflessione, presente e rispetto ai prossimi mesi, dove ho evidenziato la mia voglia, dovuta alla non travolgente passione, di deviare rispetto a ciò che sto studiando. Da qui anche l'idea di non fare l'esame di stato al termine degli studi, almeno per il momento.

Modificato da comeback
IoSonoildono
Inviato

Comeback ti faccio solo alcune osservazioni perchè ci sono passato lo scorso anno nella stessa identica tua situazione(formazione età voti lavori precedenti) anche se laurea in economia.

Se ti piace la consulenza, nelle big4 puoi entrarci anche dopo, non da neolaureato. Quindi non ti abbattere manda tanti curriula ad aziende e società varie, scrivi lettere di presentazione e inizia a costruirti le tue skills distintive. Ti posso consigliare Infojobs come portale, molto buono.

Continua a tenere rapporti con chi ti ha segnalato perchè la maggior parte dei candidati chiamati ad un colloquio è stato segnalato da qualcuno. Anzi le stesse società(parlo delle big4) incentivano questo meccanismo dando un piccolo compenso per chi internamente segnala qualcuno.

La laurea in ingegneria gestionale(anche se triennale ma cmq poi sta a te saperti vendere) è considerata equipollente a quella in economia. Molti annunci richiedono infatti laurea in economia O ing. gestionale.

shark90
Inviato (modificato)

Non lo so, mi sa che non ci siamo capiti o forse continui a battere la lingua proprio là dove il dente duole. Evidentemente sono stato troppo sibillino io oppure ho scritto frettolosamente senza evidenziare bene il fulcro del mio messaggio. Cerco di dividere in due il messaggio, sempre con la (superflua) accortezza di rivolgermi ad un pubblico indistinto e non nello specifico/personale caso di comeback, nonostante egli sia inevitabilmente l'oggetto del discorso.

1) Ribadisco: una laurea in ingegneria meccanica a Bologna non è un percorso di guerra, non è il mondiale di Calcio, non è un giro d'Italia. E' un'ottima laurea, in un ottimo ateneo capace di dare una preparazione sicuramente solida a livello tecnico e soprattutto in grado di formare una forma mentis scientifica di livello notevole. Detto questo stop. La stai caricando di doti taumaturgiche che non ha...

Purtroppo o per fortuna a livello professionale (e non solo...) contano ben poco le ore studio/die, la densità di formule in un manuale medio, i capogiri post lezione e così via... Conosco tantissimi laureati in ingegneria gestionale a Bologna che facevano tranquillamente le serate con me spaccandosi spesso, giocando a calcetto, seguendo le partite della loro squadra in trasferta, lavorando part-time ecc. Laureati brillanti, non geniali, che in tempo o con un anno o due max si sono laureati a pieni voti e ora c è chi è disoccupato, chi è stato assunto con ottimi contratti entry-level, chi è emigrato... In ingegneria meccanica stesso discorso e così via.

Allo stesso livello ho visto miei colleghi rinchiudersi mesi in casa per studiare 10 ore al giorno e poi avere una media esami come la mia (da studente-lavoratore e poco propenso a studiare per certi esami che reputo davvero inutili...), ho visto geni della letteratura passare le giornate sui libri e laurearsi in lettere conoscendo tutto lo scibile con "carica agonistica". Ma questi ragazzi l'hanno fatto con passione perchè se avessero scelto di """buttare""" tempo sui libri di letteratura latina o altro per ore e ore al giorno con la prospettiva di monetizzare pagina per pagina tutto il loro novello sapere, beh avrebbero mollato all'istante senza neanche arrivare a pag. 10.

Si sa, anche il mondo del lavoro è un mercato (quasi) come tutti gli altri. Mi darai ancora una volta del cinico/meccanicista, ma se domani sparissero tutte le segretarie di Italia e nessuno fosse più in grado di rispondere al telefono fare un corso di mezz'ora al giorno per stare alla reception diventerebbe l'investimento formativo migliore al mondo in termini meramente retributivi. Di là ho aperto un topic sul destino delle professioni (soprattutto legali e fiscali, poichè è il mio campo...) e vale lo stesso identico discorso: ho conosciuto avvocati e colleghi studiare 10 ore al giorno per l'esame di stato prima e per i clienti poi e pagare soldi su soldi per master di ogni tipo: gente con le palle, tenace e sveglia, ma alla fine il cliente ha trovato venti/trenta penalisti, giuslavoristi a far lo stesso ottimo lavoro per sempre meno e questi si sono ridotti a lavorare per salari orari da operaio di ultimo livello...

Ma tutto questo ha un senso se lo si fa per passione e se lo si fa con una chiara mappa in testa di un progetto da costruire in ogni parte. Se per te ingegneria è una maratona mitologica in cui arrivare al traguardo allo stremo pesando ogni goccia di sudore lasciata sul percorso, beh... per me non è la tattica giusta! Finisci giustamente il tuo percorso, ma molla un po' la tensione drammatica. E' un corso di laurea impegnativo, ma di laureati in ingegneria se ne sfornano a centinaia ogni anno (così come in fisica, matematica, informatica e qualsiasi altra facoltà "tosta"...) e alla fine sopravvivono tutti senza grossi feriti sul campo.

Banale, ripeto, ma alla fine il succo del discorso è questo. Se vuoi studiare come fosse una maratona in Tibet fai bene ma fallo per passione o per toglierti gli ultimi esami sul groppone, ma non caricarci sopra speranze di ritorni economici o di chissà quali altri risvolti mitici altrimenti si rischia di perdere gli obiettivi concreti.

Poi bisogna anche tener conto che a volte si fa una fatica bestia perchè si ha un metodo di studio sbagliato, oppure i docenti impostano male il corso, si adottano testi fatti male o più semplicemente perchè non si è tanto portati, insomma le motivazioni possono essere tante.

Questo lo dico perchè caricare emozionalmente un corso di studi, e caricarlo non con la passione, ma con sentimenti di fatica, dolore, sudore e soprattutto scarsissimo coinvolgimento può creare un effetto boomerang terribile. Effetto che già si legge negli ultimi interventi tuoi... E sto cercando di fartelo notare senza urtare la tua sensibilità in nessun modo, ma cercando di darti un consiglio da osservatore esterno più "freddo".

2) Fare l' "ingegnere". Boh, per me continua ad avere poco senso come definizione per un ingegnere industriale. Se non come professionalità. Tant'è che gli ingegneri industriali iscritti all'albo sono pochissimi in rapporto ai laureati in quel campo. Poi, perdonami, ma se non lo fai in azienda dove lo vuoi fare? Non conosco tantissimi studi tecnici di progettisti industriali... Secondo me avrebbe più senso investire in un campo specifico: da quello che vedo dai clienti che seguo vedo molti laureati in ingegneria industriale in settori legati alla gestione dell'impiantistica (manutenzione, layout produttivo, supervisione tecnica, assistenza, formazione...), al technical sales, i buyer (qui pero' hai la concorrenza dei laureati in economia...), i progettisti CAD/FEM e quant'altro, poi molti altri sono messi a fare i capo turno in stabilimento.

Poi puoi specializzarti anche per settore, per un ing. meccanico e gestionale vedo forte il sempre florido oil&gas per piattaforme off-shore, in Emilia il packaging, la meccanica di precisione, il settore energetico (amici ingegneri elettrici gongolano essendo così pochi...).

Insomma io farei meno caso alla grande lotta per la sopravvivenza e mi focalizzerei più su piccoli passi concreti... Poi per carità, ognuno vive le cose dal suo punto di vista e io non posso certo imporre chissà quale visione.

Quoto...

È brutto da dire ma cmq veniamo cresciuti in un sistema dove a scuola ti inculcano ogni giorno per 15 anni l'insegnamento secondo cui se ti subordini ad un'autorità per 5/6/7/8/9 ore al giorno e raggiungi gli obiettivi lungo un percorso prestabilito sei ok e ti meriti la carota.

Poi arrivi nel mondo del lavoro e ti accorgi che alle aziende non interessa che tu faccia quello che dicono loro per darti la carota, ma che tu sappia fare ciò che serve a loro ma senza che nessuno ti dica cosa e come: l'esatto contrario degli studi ai quali siamo abituati.

Proprio per questo quando ci sbatti il muso ti deprimi e pensi "ma come?! io ho fatto tutta questa fatica per piacere alle aziende, per ottenere un lavoro, ed ora mi sbattono fuori per questi motivi che non c'entrano nulla con le mie competenze e conoscenze che a scuola mi fruttavano tutti quei bei voti??"

Per riprendere l'esempio di comeback, è proprio come quando vediamo una hb6 che ha più successo di una hb9. Il segreto del successo sta in tutti quegli aspetti che non vediamo ma all'atto pratico fanno la differenza. E, almeno per me, è parecchio frustrante la cosa...

Ma non frustrante perchè è scritto nel nostro DNA, frustrante perchè vediamo che tutte le certezze che ci siamo fatti costruire in testa per anni ed anni, e su cui pensavamo di poter costruire il nostro futuro, si sgretolano di colpo di fronte alla pragmaticità del mondo del business

Modificato da shark90
Leopold
Inviato

Quoto...

È brutto da dire ma cmq veniamo cresciuti in un sistema dove a scuola ti inculcano ogni giorno per 15 anni l'insegnamento secondo cui se ti subordini ad un'autorità per 5/6/7/8/9 ore al giorno e raggiungi gli obiettivi lungo un percorso prestabilito sei ok e ti meriti la carota.

Poi arrivi nel mondo del lavoro e ti accorgi che alle aziende non interessa che tu faccia quello che dicono loro per darti la carota, ma che tu sappia fare ciò che serve a loro ma senza che nessuno ti dica cosa e come: l'esatto contrario degli studi ai quali siamo abituati.

Proprio per questo quando ci sbatti il muso ti deprimi e pensi "ma come?! io ho fatto tutta questa fatica per piacere alle aziende, per ottenere un lavoro, ed ora mi sbattono fuori per questi motivi che non c'entrano nulla con le mie competenze e conoscenze che a scuola mi fruttavano tutti quei bei voti??"

Per riprendere l'esempio di comeback, è proprio come quando vediamo una hb6 che ha più successo di una hb9. Il segreto del successo sta in tutti quegli aspetti che non vediamo ma all'atto pratico fanno la differenza. E, almeno per me, è parecchio frustrante la cosa...

Ma non frustrante perchè è scritto nel nostro DNA, frustrante perchè vediamo che tutte le certezze che ci siamo fatti costruire in testa per anni ed anni, e su cui pensavamo di poter costruire il nostro futuro, si sgretolano di colpo di fronte alla pragmaticità del mondo del business

Scusa, ma in questo caso quali sarebbero le certezze "inculcate" a cui fai riferimento? non mi pare che al posto suo abbiano scelto una persona a caso dalla strada secondo chissà quali criteri diversi da quelli che uno si potrebbe aspettare.

shark90
Inviato (modificato)

Scusa, ma in questo caso quali sarebbero le certezze "inculcate" a cui fai riferimento? non mi pare che al posto suo abbiano scelto una persona a caso dalla strada secondo chissà quali criteri diversi da quelli che uno si potrebbe aspettare.

La certezza che ti si crea in testa dopo che per anni ti senti dire "ubbidisci ai superiori, studia, prendi la laurea, fai colloqui di lavoro e vedrai che trovi sicuramente il lavoro della vita! Poi potrai sposarti e fare figli".

Poi, come da scaletta, vai a fare il colloquio di lavoro di lavoro e ti accorgi che ti scartano perchè ci hai messo un anno o due in più a terminare l'università, e secondo loro è un motivo abbastanza valido per scartarti senza valutare altre skills e mandare a merengo la scaletta della vita che i tuoi genitori ed insegnanti ti prospettano da quando sei al mondo...

Modificato da shark90

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora
×
×
  • Crea Nuovo...

Informazioni importanti

Il nostro sito usa dei cookie 🍪 per aiutarti a migliorare la tua esperienza di navigazione. Puoi modificare le impostazioni dei cookie, altrimenti puoi accettarli cliccando su "ACCETTA".