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GeorgeKaplan
Inviato

Andando molto nel concreto, tra tutte quelle che ti fai, davvero non c'è quella che potrebbe darti quel qualcosa di più?

Perché a me sembrerebbe un po' strano...

Forse devi prima dare tu, a te stesso, quel qualcosa di più.

Però mi rendo anche conto che in tanti anni ci avrai provato più di una volta.

C'è stata più di una nella quale ho creduto di trovare "quel qualcosa in più"... poi la vita, prima o dopo, mi ha fin qui sempore fatto ricredere... le ferite tolgono un po' di coraggio a lasciarsi andare nella mischia, ma la speranza in fondo è poi sempre quella che perpetua la voglia di provarci ancora...

Satch
Inviato

La tua, GK, è una riflessione che non ha bisogno di risposte.

Alla "nostra" età cominci a conoscerti veramente e farti domande su ciò che vuoi dalla vita.

Non che prima non avessi mezzi o capacità per farlo, semplicemente non ne avevi il tempo o l'interesse, vivevi galleggiando sulla tua vita, facendoti trasportare dalla corrente, senza neanche chiederti se andavi nella giusta direzione o meno. Le riflessioni duravano lo spazio di un minuto, ora durano giorni.

Forse serve accettarsi con le proprie contraddizioni, che, almeno nel mio caso, sono macroscopiche...

Forse anche tu, come me, in fondo ti nutri solo dell'attenzione e devozione delle donne, e consideri l'F-close un mezzo e non il fine. Che male c'è? Basta saperlo ed accettarlo, non c'è bisogno di smettere.

PS: BlackMamba su questo forum consigliava la lettura di "Open" di Andre Agassi. Parlando di appendere le scarpette al chiodo... se non l'hai letto te lo consiglio.

Ciao!

  • Mi piace! 1
Amon
Inviato (modificato)

C'è stata più di una nella quale ho creduto di trovare "quel qualcosa in più"... poi la vita, prima o dopo, mi ha fin qui sempore fatto ricredere... le ferite tolgono un po' di coraggio a lasciarsi andare nella mischia, ma la speranza in fondo è poi sempre quella che perpetua la voglia di provarci ancora...

Su quello posso capirti benissimo, viene a mancare proprio la voglia di provarci ancora (fino almeno a quando non arriva l'ennesima in grado di farti ancora ricredere, in positivo.. è una ruota che gira in perpetuo, almeno così è per me).

Ma non hai risposto alla mia domanda sul dare a te stesso quel qualcosa in più.

Ognuno lo fa in maniera diversa. C'è chi trova la sua dimensione nella banale quotidianità della vita familiare.. sono tantissimi.

Poi c'è chi per diversi motivi non è fatto per gli schemi classici (e in questi casi penso si faccia più fatica a trovare un equilibrio, ma forse è possibile).

Modificato da Amon
  • Mi piace! 2
RNCJamesBond007
Inviato

Caro George, premetto che non ti ci vedo a tirare i remi in barca: significherebbe sprecare troppo talento.

Sul punto specifico: mi sono convinto che periodicamente quello che rappresenta una oppurtunita' diventa un vincolo, e viceversa.

I piattini ci pungolano a migliorare: nelle professioni, negli hobby, nella cultura, nel fidico e nell'abbbigliamento. E' una crescita personale della quale rappresentano un fondamentale incentivo, un circolo virtuoso che si alimenta dei tentativi e dei successi.

Periodicamente i piattini prendono il sopravvento e richiedono troppe energie: tempo, mente, anche le risorse economiche pare debbano sottostare a quell'unico grande obiettivo.

Cosa faccio in quelle situazioni? Cambio le regole del gioco: vado a giocare dove il confort del conosciuto pare essersi guadagnato troppo spazio, cambio completamente tipologia di piattini, spariglio le regole. Immancabili arrivano i pali, ma sono di quelli che fanno bene e ti aiutano a migliorare.

Don't give up George.

  • Mi piace! 1
Motivator
Inviato

George come sempre mi porta a fare delle riflessioni non banali sulla vita. Ci puo' stare un momento di stanchezza, una mancanza di motivazioni dopo aver raggiunto piu' volte quello che ci si era prefissi (per citare l'analogia sportiva, c'e' chi si e' ritirato nel fiore degli anni perche' ormai non aveva piu' stimoli).

Ma il fatto e' che alla fine tutti noi, a una certa eta', sbattiamo contro l' analisi della vita vissuta, e se davvero abbiamo fatto e stiamo facendo quello che sia giusto per essere felici. Non parlo di quell'analisi che ti motiva a far meglio, la differenza e' sottile ma sostanziale, parlo delle considerazioni che si fanno per capire se la strada intrapresa e' stata quella migliore. Il "e se avessi scelto sinistra invece di destra in un certo momento, sarei stato piu' felice?"

Questo e' un problema irrisolvibile, ed e' legato alla difficolta' del capire le scelte migliori. Inevitabilmente, per quanto possiamo provare, e' sempre e solo una la via che ci e' data da percorrere. Mi viene in mente il film Mr Nobody, in cui il protagonista, vecchissimo e in punto di morte in realta' e' una persona che deve ancora nascere a cui vengono fatte vedere le sue vite possibili a seconda delle scelte che fa. " E se prima non era in grado di scegliere perche' non sapeva cosa gli sarebbe accaduto( da giovane a vecchio), ora che sa cosa gli capitera' non e' comunque in grado di scegliere" ( da persona che deve ancora nascere).

Ai problemi irrisolvibili come questi si tenta di rispondere con la filosofia di vita. Per quello che mi riguarda,ho tre dogmi :

-per questo tipo di scelte... sono Dio , nel senso che nessun' altro decide per me

- tra tutte le vite possibili non mi chiedo quale sia la migliore, ma quale, in quel preciso momento, e' la scelta per me piu' felice, solo non mentendo a me stesso non avro' comunque rimpianti futuri.

- i momenti "down" servono per ricaricare le pile, sono quindi necessari e vanno accettati.

Ottimo post, GK !

  • Mi piace! 3

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