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Dimensione somatica, guarigione emotiva, e senso del sé


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"Fondamentalmente la vita è semplice, la complica solo la struttura umana quando è caratterizzata dalla paura di vivere"

- Wilhelm reich

"Uno dei miti contemporanei prevede che mente e corpo debbano essere considerati come due entità separate, distinte ed indipendenti, con sporadici accenni di interazione tra loro. Ognuno ha un suo proprio spettro di malattie, approcci ed esperti. Per problemi di tipo emotivo o mentale ci verrà detto di rivolgerci a psicoterapisti o altri "esperti di salute mentale", mentre per problemi relativi al corpo dovremmo rivolgerci a fisioterapisti, o altre persone che lavorano sul corpo.

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Ebbene, questo mito è errato. In realtà il nostro corpo e la nostra mente sono strettamente interdipendenti ed interconnessi tra loro.

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Un fattore che ha contribuito al mito secondo cui mente e corpo sono separati, è stato il considerare ogni attività mentale ed emotiva come esclusiva della testa (Cervello), mentre il resto del corpo si limitava a portare quest'ultima in giro per dove aveva bisogno di andare.

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Mente e corpo si compenetrano in molti modi. Ad un livello biochimico, il nostro stato emotivo influenza il nostro stato ormonale. Così come il nostro livello ormonale nel flusso sanguigno influenzerà la nostra risposta emotiva, eventualmente portandoci ad un rilascio di ormoni. Inoltre ci sono sempre più evidenze del legame tra attitudine mentale ed il funzionamento del sistema immunitario, del ruolo di entrambi in caso di malattia.

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Sfortunatamente nella società contemporanea è difficile raggiungere l'età adulta con un un sistema nervoso perfettamente funzionante. Ai bambini non è permesso esprimere e vivere completamente le loro emozioni. Ricorderete l'ammonizione "non fare questo" "i bimbi grandi non piangono" "le bambine per bene non si arrabbiano con la propria sorella". Anche nelle migliori circostanze ci sarà comunque insegnato a non lasciare fluire i sentimenti, a "controllare" ciò che sentiamo, dai parenti o un'altra autorità. Abbiamo in questo modo imparato a considerare alcuni sentimenti come inaccetabili, "non ok", restringendo la nostra capacità globale di sentire.

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E questo ha funzionato, almeno su un punto. Ci ha fatto pensare e sopravvivere. Ma i sentimenti dentro di noi sono bloccati, non scomparsi del tutto. E questo può restare come percorso disfunzionale nel nostro sistema nervoso e muscolare, limitandoci in un inusuale e spesso insospettato modo.

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Ogni esperienza emotivamente traumatica lascia un residuo di emozioni non processate - sentimenti generati a quel tempo, ma bloccati dall'esperienza e trattenuti in un limbo. Per tenere sotto controllo questi sentimenti ad un livello conscio, restringiamo la nostre abilità generale di sentire, mettendo a tacere le nostre esperienze emotive. In questo modo siamo portati a sentire meno, su un livello base, rispetto a ciò di cui saremmo capaci, e sempre in questo modo, traumi emotivi possono produrre una distorsione delle sensazioni processate.

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L'eccesiva tensione è solita bloccare i sentimenti al tempo del trauma, con la possibilità che diventino croniche, portando a movimenti inefficienti e disorganizzati, dolore cronico, perfino una tendenza ad essere più proni a stare male o ammalarci.

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Da un punto di vista psicologico, guarire richiede la volontà di processare le precedentemente non processate sensazioni, di reclamare l'intero processo di sentire stesso. Da un punto di vista somatico, la guarigione necessita il lasciare andare blocchi neuromuscolari, per tornare a sentire stati e riguadagnare accesso ad uno stato del corpo precedentemente negato.

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Guarire necessita il ristrutturamento delle nostre esperienze

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Tendiamo ad organizzare le nostre esperienze in modo tale che le nostre aspettative future siano legate a passate esperienze.

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La reintegrazione psicosomatica prevede sintetiticamente il provvedere a nuove esperienze che sovrascrivano le precedenti in modo da facilitare la guarigione.

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Quando non possiamo proteggerci da molestie, stupri, o altri abusi, ci sentiamo come vittime senza possibilità di aiuto, siamo nei fatti privati di potere. E se ciò dovesse accadere ripetutamente, potremmo crearci uno stato permanente in cui vedremo noi stessi come vittime. Reclamare le proprie competenze ed il proprio potere personale gioca per questo un ruolo importante nella guarigione, il nostro processo di guarigione ha bisogno di essere supportato dal ritorno alla consapevolezza del nostro potere.

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Proviamo a sentire il volume dello spazio che occupiamo, occupiamolo, senza trattenerci o tirarci continuamente indietro a causa della presenza altrui. Ciò può essere tremendamente potenziante. Cerchiamo di realizzare che adesso occupiamo un corpo adulto per proteggerci dagli abusi subiti da piccoli.

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Molte cose contribuiscono al nostro senso del sé,

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Ma tra i fondamentali troviamo la consapevolezza somatica, di noi stessi come esseri fisici che vivono e respirano, ed occupano spazio nel mondo. Questa consapevolezza somatica è centrata in qualche modo nella parte inferiore della pancia, sotto l’ombellico, nell’area chiamata dai giapponesi hara e che i cinesi chiamano T’an Tien. Le persone con una solida percezione di questa parte del corpo generalmente sono quelle che si percepiscono come stabili e ben centrate, mentre le persone che non hanno questa consapevolezza spesso soffrono di ansia cronica ed un povero senso del sé.

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Un povero senso del sé prima di tutto diminuisce la nostra abilità globale di sentire, e specificatamente diminuisce la nostra percezione del corpo. Essendo poi la pancia vicina ai genitali, la repressione di sensazioni sessuali che accompagna le molestie, o chi semplicemente sia cresciuto in una famiglia repressiva interferirà anche con la nostra consapevolezza del basso ventre.

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La linea della vita è accettazione del sé. Qualsiasi cosa abbia causato la limitazione della nostra capacità di sentire, ha anche portato una parte di noi a coltivare l’idea che non siamo ok così come siamo, a pensare che se questi sentimenti repressi emergessero, e tutti quanti li vedessero, sicuramente non ci accetterebbero e verremmo respinti.

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Ma accetazione non è approvazione, e consapevolezza di qualcosa non significa concedersi ad esso. Paradossalmente l'accettazione è spesso il primo passo per cambiare rispetto alla repressione, alla fuga, all'evitare. Negando parti di noi non potremmo prendere i passi necessari per cambiare. D'altro canto, accettarsi, è la prima cosa per fare finalmente la differenza, ed in questo modo tornare a vivere al massimo delle nostre possibilità."

[Liberamente intepretato e parzialmente tradotto da : http://www.somatic.com/articles/somatic_healing.pdf]

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