Power [Partecipante] 1753 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Ingegneria meccanica e vai dove vuoi... Io tra poco inizio la triennale di Ingegneria Dell'Autoveicolo... Speriamo bene!
zerozero [Partecipante] 1165 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Non lo metto in dubbio. La questione è che l'ingegnere può ricoprire vari ruoli a seconda delle personali inclinazioni. Le sue capacità di problem solving dovrebbero rappresentare, se non un passe-partout, un discreto vantaggio rispetto al laureato in scienze della comunicazione. Peccato che le sua mediamente più scarsa intelligenza sociale, dovute al fatto di aver speso 5 o più anni sui libri, facendo un numero ridotto di lavori di gruppo, presentazioni, interazioni con la figa, feste universitarie rappresentino invece un macigno al suo sviluppo personale e lavorativo. Non prendiamoci in giro. La carriera non si fa con l'abilità tecnica e con il problem solving. L'abilità tecnica e il problem solving sono utilissime per l'azienda e molto poco per chi le detiene. E' come se chi detenesse abilità tecniche venisse costantemente "truffato", e la truffa inizia quando dicono al futuro iscritto a ingegneria: "Le sue capacità di problem solving dovrebbero rappresentare, se non un passe-partout, un discreto vantaggio rispetto al laureato in scienze della comunicazione." Poi tra la miriade di ingegneri "pesanti" assunti e sfruttati c'è qualcuno che si sveglia e riesce a reinventarsi, ad acquisire quello che gli manca e fare una buona carriera. Il mio consiglio è ingegneria gestionale o economia. Hai le stesse possibilità di entrare in azienda di un ingegnere pesante e al tempo stesso ti salvi dalla trappola del tecnicismo.
zerozero [Partecipante] 1165 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Non riesco a quotare, quindi: - un ingegnere gestionale non può risolvere problemi di natura tecnica attualmente appannaggio delle ingegnerie tradizionali (limite), ne altresì gestire problemi di natura amministrativa (tipo bilanci, revisioni, ecc.) tipici dei laureati in economia. - Manager si diventa in azienda solo in minima parte x la laurea, certo è che ai vertici le conoscenze delle dinamiche economiche servono più che saper calcolare una trave incastrata (fonte: esperienza personale) e tutti debbono reinventarsi economisti (vedi il proliferare dei corsi in business administration). Matematica si fa pure a economia e pure statistica che non si fa a ing, almeno nn come a eco. Economia è tra le lauree che danno più impiego, dopo ingegneria ovvio, ma è un dato generico (che fanno i laureati nelle due discipline?) E poi oggi è così ... domani? Chi inizia oggi deve chiedersi: come si evolverà il panorama "economico" nei prossimi 10/15 anni? SM Ok tu personalmente ritieni ingegneria gestionale poco utile. Sul primo punto ti do anche ragione. Fatto sta che, nonostante questo, continuano ad assumere, ormai da parecchi anni. Tra 10/15 anni chi lo sa come staranno le cose? Dici che del primo punto che hai evidenziato il mondo del lavoro non se ne è accorto dopo 20 anni, ma se ne accorgerà tra altri 10?
Droogo [Partecipante] 52 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Peccato che le sua mediamente più scarsa intelligenza sociale, dovute al fatto di aver speso 5 o più anni sui libri, facendo un numero ridotto di lavori di gruppo, presentazioni, interazioni con la figa, feste universitarie rappresentino invece un macigno al suo sviluppo personale e lavorativo. Ma chi l'ha detto? Ti assicuro che il teamwork è una delle cose che si vedono di più ad ingegneria, anche se l'esame di per se non lo richiederebbe. Ci sono esami puramente teorici che vengono preparati in gruppo, semplicemente perchè, essendo la parte nozionistica ridotta all'osso, ciò che non è chiaro ad uno è chiaro ad un'altro. Per quanto riguarda le capacità sociali, almeno in ambito lavorativo, ti assicuro che ci sono nella maggior parte degli studenti già prima della fine del corso di studi. Questo credo sia duvuto al fatto che si è "costretti" fin da subito ad interfacciarsi con le aziende che forniscono servizi. Ti faccio un esempio. Devi scegliere un tipo di calcestruzzo da utilizzare in un progetto (per un esame) ed ovviamente cominci a sfogliare dei cataloghi. Ne trovi uno interessante, ma non ci sono tutti i dati che a te servono. Che fai? Inizi a chiamare l'azienda che lo produce che ti fa rimbalzare da una persona all'altra perchè, essendo tu studente, non acquisterai mai il prodotto e quindi sei solo una perdita di tempo. Piano piano inizi ad interfacciarti con queste situazioni ed impari a gestirle, impari a capire cosa è vero e cosa invece è stato indorato. Le capacità sociali quindi ci sono eccome, almeno a livello professionale intendo. Non prendiamoci in giro. La carriera non si fa con l'abilità tecnica e con il problem solving. L'abilità tecnica e il problem solving sono utilissime per l'azienda e molto poco per chi le detiene. E' come se chi detenesse abilità tecniche venisse costantemente "truffato", e la truffa inizia quando dicono al futuro iscritto a ingegneria: "Le sue capacità di problem solving dovrebbero rappresentare, se non un passe-partout, un discreto vantaggio rispetto al laureato in scienze della comunicazione." Altra cosa decisamente non vera. La capacità tecnica è un must. Senza quella non si va da nessuna parte. E' come un traduttore che non conosce la lingua che deve tradurre. La capacità di problem solving, sarebbe a dire la capacità di affrontare un problema nuovo ed essere in grado di trovare una soluzione efficacie, è ciò che fa la differenza. Chiaramente non è una dote che viene fuori durante un colloquio, è una cosa che uscirà durante il lavoro stesso ed è anche la cosa che ti permetterà di fare più strada poichè in un mondo di iperspecialisti chi fa la differenza è proprio chi è in grado di risolvere problemi che non gli "appartengono" in maniera stretta. Per quanto riguarda la figa... eh quella scarseggia parecchio ad ingegneria
zerozero [Partecipante] 1165 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Conosco tanti ingegneri non gestionali e da quello che so i lavori di gruppo sono davvero pochini. Lo studio di gruppo non conta. Lì si lavora per lo stesso obiettivo, la situazione diventa più interessante quando nel gruppo si hanno obiettivi contrastanti (ad esempio fare in modo che la parte pallosa se la smazzi un altro). Un minimo di capacità tecnica è un must. Troppa focalizzazione sulla capacità tecnica diventa un intralcio alla tua carriera. Esempio: in una azienda lavorano A e B. A laureato con il massimo dei voti, un genio assoluto nel dimensionamento delle ali degli aeroplani, non sbaglia mai, svolge il lavoro in fretta e bene. E' specializzatissimo, fa quello da tutta la vita e gli riesce da dio. B si è laureato un po' a fatica, sa fare lo stesso lavoro di A ma non ai suoi livelli. Però è sveglio, è carismatico e sa motivare le persone. In più ha anche dato una mano al capo con un problema che aveva con un altro manager, niente di illecito, ha solo mediato tra i due. Chi pensi che diventerà il capo del reparto? Diventerà A che verrà così tolto dalla mansione in cui è il migliore in assoluto, oppure B che invece avrà l'opportunità di mettere a frutto le sue doti "umane"? A paradossalmente crea più valore per l'azienda e proprio per questo l'azienda ha tutto l'interesse a tenerlo il più a lungo possibile in quel ruolo, a discapito dell'utilità personale di A, che vorrebbe fare carriera e guadagnare di più. Ecco che le competenze, la bravura tecnica diventa una trappola. Una mente razionale, che sa gestire bene le difficoltà tecniche, ma non le persone, ha un alto valore per l'azienda ma un basso valore per chi la possiede. E' la trappola verso cui l'ingegneria pesante ti spinge
Droogo [Partecipante] 52 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Conosco tanti ingegneri non gestionali e da quello che so i lavori di gruppo sono davvero pochini. Lo studio di gruppo non conta. Lì si lavora per lo stesso obiettivo, la situazione diventa più interessante quando nel gruppo si hanno obiettivi contrastanti (ad esempio fare in modo che la parte pallosa se la smazzi un altro). Ti assicuro che ci sono molti esami in cui è richiesta la presentazione di un progetto finale svolto in gruppo, ovviamente parliamo degli ultimi due anni della magistrale. Esempio: in una azienda lavorano A e B. A laureato con il massimo dei voti, un genio assoluto nel dimensionamento delle ali degli aeroplani, non sbaglia mai, svolge il lavoro in fretta e bene. E' specializzatissimo, fa quello da tutta la vita e gli riesce da dio. B si è laureato un po' a fatica, sa fare lo stesso lavoro di A ma non ai suoi livelli. Però è sveglio, è carismatico e sa motivare le persone. In più ha anche dato una mano al capo con un problema che aveva con un altro manager, niente di illecito, ha solo mediato tra i due. Chi pensi che diventerà il capo del reparto? Diventerà A che verrà così tolto dalla mansione in cui è il migliore in assoluto, oppure B che invece avrà l'opportunità di mettere a frutto le sue doti "umane"? A paradossalmente crea più valore per l'azienda e proprio per questo l'azienda ha tutto l'interesse a tenerlo il più a lungo possibile in quel ruolo, a discapito dell'utilità personale di A, che vorrebbe fare carriera e guadagnare di più. Su questo siamo pienamente d'accordo, era quello che cercavo di dire parlando di iperspecialisti. Paradossalmente nella società attuale dove la richiesta più forte è legata ai tecnici che si comportano un po' come una macchina (e vengono pagati di conseguenza) chi ha la possibilità di crescere sono proprio quelle figure (umane, non professionali) trasversali le cui conoscenze spazino in più campi. Da qui, come dicevo prima, si vede come la capacità di problem solving risulti fondamentale. Problem solving inteso a livello ampio però, intendendo dire quindi la capacità di trovare soluzioni innovative a problemi comuni. E' un po' come nel poker hold 'em. Se entrambi i giocatori hanno una coppia d'assi vince chi ha il kicker più alto (ossia la carta più alta tra le 5 a disposizione che non concorre a fare il punto), se poi consideriamo il caso storico attuale, paragonabile ad un mazzo dove metà delle carte sono assi, è chiaro come sia ciò che "non è strettamente richiesto a fare la differenza" Questa capacità di problem solving ti assicuro che viene molto apprezzata e incoraggiata durante il corso di studi. In realtà è ciò che i professori cercano proprio di ottenere dagli studenti. In una facoltà fatta di leggi e calcoli matematici nessun professore (o quasi) chiede di sapere a memoria una formula, ma di essere in grado di ragionarci sopra e trovare una soluzione, anche se approssimata (Dopotutto le formule stanno sui libri!) Certo è che deve esserci anche un'attitudine dello studente a porsi delle domande e cercare le risposte anche se non richieste dall'esame. Questo, come dici tu, si traduce abbastanza spesso in un ritardo nella laurea, ma in realtà non ho mai visto questa cosa come un problema (almeno finche è contenuta, se ti laurei 15 anni fuori corso la cosa è diversa). Un minimo di capacità tecnica è un must. Troppa focalizzazione sulla capacità tecnica diventa un intralcio alla tua carriera. Ecco che le competenze, la bravura tecnica diventa una trappola. Una mente razionale, che sa gestire bene le difficoltà tecniche, ma non le persone, ha un alto valore per l'azienda ma un basso valore per chi la possiede. E' la trappola verso cui l'ingegneria pesante ti spinge Questo non è pienamente vero. La capacità tecnica è fondamentale, ed è fondamentale che sia di alto livello, almeno per quanto riguarda il campo edilizio (sugli altri non mi sbilancerei conoscendoli meno) poichè un errore significa manette! Questo purtroppo spesso si traduce in suicidio da parte dell'ingegnere in causa. Quello che scrivi mi fa però pensare che dall'esterno ciò sia visto come una sorta di "perfezionismo tecnico"... non saprei... è così che ci vedete?
zerozero [Partecipante] 1165 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Io sono un gestionale. Non ho fatto ingegneria meccanica o altri tipi di ingegneria ma ti posso assicurare che ne conosco a decine di ingegneri duri e puri. Inoltre anche nel mio corso vedevo gli effetti dell'impostazione ingegneristica e più in generale dell'impostazione scientifica, io stesso li ho subiti e sto cercando di combatterli. Chi ha questo tipo di impostazione TENDE (o comunque rischia fortemente) di dimenticarsi, negare, ignorare, far finta che non esista altro oltre la razionalità. Tende a pensare l'uomo come homo economicus, a credere che la gente prenda decisioni razionali, che ad esempio vestirsi bene non serva a nulla, perchè contano le tue capacità. Tende a diventare estremamente pratico a capire molto in fretta problemi astratti e formalizzati e contemporaneamente perde l'abilità di capire le persone, di "sentire" le emozioni che provano e di creare emozioni nelle altre persone. Non vuole credere che le persone possano prendere decisioni seguendo solo un'emozione, non vuole credere che anche lui alla fine fa la stessa cosa, non capirà mai perchè la gente si ostina a comprare i prodotti apple o gli orologi costosi, o si faccia tatuaggi. Per lui sono solo gesti stupidi. Rimane accecato dalla sua razionalità. Sembra una cavolata ma una certa inettitudine sociale sembra essere molto diffusa tra gli ingegneri (con chiaramente alcune eccezioni). Questo è l'handicap dell'ingegnere, un handicap importante per quanto riguarda la qualità della tua vita e che può ostacolare anche la crescita professionale. Il problem solving nel mondo fisico è molto diverso dal problem solving nel mondo politico, dove un sorriso, un termine evocativo, un neologismo (che non vuol dire una cippa magari) può fare la differenza. Chiaro che a fare il lavoro da ingegneri, gli ingegneri sono i migliori. E' chiaro che per progettare una casa serve un ingegnere. Volevo evidenziare un handicap comune a molti ingegneri per quando si tratta di fare carriera e di arrivare ai ruoli dirigenziali. Twoism ha reagito a questo 1
Fudōshin [Élite] 253 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Peccato che le sua mediamente più scarsa intelligenza sociale, dovute al fatto di aver speso 5 o più anni sui libri, facendo un numero ridotto di lavori di gruppo, presentazioni, interazioni con la figa, feste universitarie rappresentino invece un macigno al suo sviluppo personale e lavorativo. Ritieni davvero che quanto ho sottolineato sia fondamentale per lo sviluppo personale e/o lavorativo? Suvvia, per coltivare relazioni è sufficiente uscire la sera - se ne hai voglia, e legare con i compagni di corso (questo è più importante). Non prendiamoci in giro. La carriera non si fa con l'abilità tecnica e con il problem solving. L'abilità tecnica e il problem solving sono utilissime per l'azienda e molto poco per chi le detiene. E' come se chi detenesse abilità tecniche venisse costantemente "truffato", e la truffa inizia quando dicono al futuro iscritto a ingegneria: "Le sue capacità di problem solving dovrebbero rappresentare, se non un passe-partout, un discreto vantaggio rispetto al laureato in scienze della comunicazione." La carriera non si fa con il problem solving, è vero. Ma una volta che impari quello, relazionarti con gli altri è incredibilmente più semplice (almeno per quanto mi riguarda). Bisogna essere svegli abbastanza per sapersene accorgere, questo sì. Non a caso, nei corsi di business administration già citati da Steve, vengono insegnate un gran numero di soft-skills (saper dialogare, gestire i conflitti, etc.). Se si chiamano soft, un motivo ci sarà. Poi tra la miriade di ingegneri "pesanti" assunti e sfruttati c'è qualcuno che si sveglia e riesce a reinventarsi, ad acquisire quello che gli manca e fare una buona carriera. Certo, possiamo definirlo darwinismo sociale. Se sei un babbuino in grado di stare dieci ore al giorno dietro un monitor, è quello il posto lavorativo che ti meriti. Il mio consiglio è ingegneria gestionale o economia. Hai le stesse possibilità di entrare in azienda di un ingegnere pesante e al tempo stesso ti salvi dalla trappola del tecnicismo. Io sono un gestionale. Non ho fatto ingegneria meccanica o altri tipi di ingegneria ma ti posso assicurare che ne conosco a decine di ingegneri duri e puri. Inoltre anche nel mio corso vedevo gli effetti dell'impostazione ingegneristica e più in generale dell'impostazione scientifica, io stesso li ho subiti e sto cercando di combatterli. Chi ha questo tipo di impostazione TENDE (o comunque rischia fortemente) di dimenticarsi, negare, ignorare, far finta che non esista altro oltre la razionalità. Tende a pensare l'uomo come homo economicus, a credere che la gente prenda decisioni razionali, che ad esempio vestirsi bene non serva a nulla, perchè contano le tue capacità. Tende a diventare estremamente pratico a capire molto in fretta problemi astratti e formalizzati e contemporaneamente perde l'abilità di capire le persone, di "sentire" le emozioni che provano e di creare emozioni nelle altre persone. Non vuole credere che le persone possano prendere decisioni seguendo solo un'emozione, non vuole credere che anche lui alla fine fa la stessa cosa, non capirà mai perchè la gente si ostina a comprare i prodotti apple o gli orologi costosi, o si faccia tatuaggi. Per lui sono solo gesti stupidi. Rimane accecato dalla sua razionalità. Sembra una cavolata ma una certa inettitudine sociale sembra essere molto diffusa tra gli ingegneri (con chiaramente alcune eccezioni). Questo è l'handicap dell'ingegnere, un handicap importante per quanto riguarda la qualità della tua vita e che può ostacolare anche la crescita professionale. Il problem solving nel mondo fisico è molto diverso dal problem solving nel mondo politico, dove un sorriso, un termine evocativo, un neologismo (che non vuol dire una cippa magari) può fare la differenza. Chiaro che a fare il lavoro da ingegneri, gli ingegneri sono i migliori. E' chiaro che per progettare una casa serve un ingegnere. Volevo evidenziare un handicap comune a molti ingegneri per quando si tratta di fare carriera e di arrivare ai ruoli dirigenziali. Perfettamente d'accordo sull'ultimo post.
Spugna89 [Élite] 20 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 Torno dopo più di un anno su questo forum e guardate cosa mi tocca leggere... (per i Mod: tranqulli, tornerò a ripresentarmi ecc...) Non voglio fare di tutta l'erba un fascio, ma i consigli veramente validi in questo thread si contano sulle dita della mano. I consigli che sto per dare vengono tutti dalla mia esperienza: sono neolaureato triennale in Ingegneria Elettronica. @Pako996: è perfettamente normale non sapere cosa si vuole fare DOPO l'università arrivato al momento dell'iscrizione (certo se lo sai è meglio, però non serve farne una tragedia), chiediti solamente: cosa ti piace di più tra l'economia, il trasporto di energia elettrica e la meccanica? Quando avrai trovato la risposta allora quella sarà la tua scelta finale. Non serve farsi pippe mentali come gli sbocchi lavorativi: se avrai o meno un lavoro nel ramo che hai scelto di studiare non dipenderà solo dall'avere o meno quel pezzo di carta in mano, e tantomeno dal numerino scritto sopra. DIPENDE DA QUANTO TI SAI VENDERE ALLE AZIENDE! (certo sempre che tu voglia lavorare come lavoratore dipendente e cercare di fare la scalata all'interno dell'azienda ) Poi comunque durante gli anni dell'università puoi avere modo di fare esperienze che non saresti mai riuscito a fare in nessun altro modo, e magari tramite quelle capisci che la tua vera passione non è nemmeno quello che stai studiando. Ti faccio un esempio basato sulla mia storia: - Mi iscrivo ad Ingegneria Elettronica nel lontano 2008 per la passione per l'elettronica. - Nel 2012 entro in un'associazione studentesca apolitica e mi si apre un mondo: imparo l'inglese alla perfezione, miglioro nella leadership, viaggio in tutta europa, imparo ad organizzare eventi come mai visto finora... in pratica un concentrato di sviluppo personale a livelli stratosferici (oltre ovviamente al divertimento assicurato!) [NB: le aziende vanno a caccia di persone che fanno questo tipo di esperienze] Se vuoi info più approfondite a riguardo scrivimi in PM, ho parecchi amici che stanno nella stessa associazione proprio nella Federico II. - Mi laureo a luglio del 2014 con un voto nella media e frequenterò la specialistica. Sai una cosa? Ho scoperto che la mia vera passione è l'organizzare e coordinare eventi e progetti e voglio che questo diventi il mio futuro in barba alla laurea in ingegneria! Perchè continuo a studiare Ingegneria? PER PASSIONE!!! Vuoi o non vuoi è una cosa che mi appassiona e mi piace studiare. Ora ho davanti ben 2 strade aperte davanti a me, in alcuni casi anche intercambiabili. Cosa potrei chiedere di più? Comunque tornando a noi, quello che posso dirti è: QUALSIASI COSA SCEGLIERAI RICORDA SEMPRE CHE OGNI ANNO SI LAUREANO CENTINAIA DI STUDENTI IN INGEGNERIA E ECONOMIA. TROVA UN MODO PER SPICCARE DALLA MASSA! NON FERMARTI AGLI STUDI ACCADEMICI E MIGLIORA TE STESSO A 360°!
SteveMcQ [Partecipante] 38 Inviato 25 Agosto 2014 Inviato 25 Agosto 2014 (modificato) Ok tu personalmente ritieni ingegneria gestionale poco utile. Sul primo punto ti do anche ragione. Fatto sta che, nonostante questo, continuano ad assumere, ormai da parecchi anni. Tra 10/15 anni chi lo sa come staranno le cose? Dici che del primo punto che hai evidenziato il mondo del lavoro non se ne è accorto dopo 20 anni, ma se ne accorgerà tra altri 10? Non ho detto che ingegneria gestionale sia poco utile, intendevo trasmettere il messaggio di non sottovalutare le potenzialità di un laureato in economia. Mi capita spesso di vedere ragazzi laureati in ingegneria alle prime esperienze (ma anche, seppur in quantità minore, vecchi) commettere l'errore di ritenersi superiori ad altri semplicemente sulla base del titolo di studio (anche qui qualcuno ha considerato inferiore la laurea in scienze della comunicazione alla laurea in ingegneria, per presunte superiori capacità di problem solving attribuibili all'ingegnere!) quando la storia insegna che molti (non tutti eh) degli imprenditori e manager che hanno reso celebre l'italia non erano memmeno laureati. Io sono un fermo sostenitore del fatto che ad ogni mestiere corrispondano delle competenze ben precise: l'ingegnere che faccia l'ingegnere, l'avvocato che faccia l'avvocato e così via. Semmai si può far un discorso di eccesso di offerta di un tipo di laureati rispetto alla capacità del mercato di assorbire tale offerta. E' logico che se anni fa tutti andavano a giurisprudenza oggi ci siano molti avvocati che guadagnano poco se addirittura guadagnano, così come è logico che se oggi tutti vanno ad ingegneria perché tanto ti da lavoro un domani c'è il (concreto) rischio che molti debbano emigrare. Esiste un modello (http://en.wikipedia.org/wiki/Cobweb_model) che descrive il raggiungimento dell'equilibrio in casi in cui domanda e offerta sono differite (questo si fa ad economia ). Ho detto anche che ingegneria garantisce assunzioni in percentuale maggiore rispetto ad economia che tuttavia si attesta tra le lauree a più alta percentuale di impiego. Questo dato però se è vero in Italia e Germania, va verificato con attenzione per paesi ad economia differente (Inghilterra per esempio). Inoltre, tra 10/15 anni come saranno le cose? Beh, la differenza tra un operatore economico di successo e uno che chiude o viene acquisito sta proprio nella capacità di prevedere il futuro; non a culo o con la sfera di cristallo, ma imparando a riconoscere i segnali che il mondo quotidianamente lancia (questo si insegna ad economia ). Infine, io ho perorato la causa dell'economia suggerendo al ragazzo questo indirizzo; tu che sei un gestionale, descrivigli perché un imprenditore dovrebbe preferire te ad un laureato in economia o in un'ingegneria tradizionale. Con affetto, SM P.S.: quanto sopra rimane sempre una mia - umilissima - opinione Modificato 25 Agosto 2014 da SteveMcQ
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