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Fudōshin
Inviato (modificato)

Non ho detto che ingegneria gestionale sia poco utile, intendevo trasmettere il messaggio di non sottovalutare le potenzialità di un laureato in economia. Mi capita spesso di vedere ragazzi laureati in ingegneria alle prime esperienze (ma anche, seppur in quantità minore, vecchi) commettere l'errore di ritenersi superiori ad altri semplicemente sulla base del titolo di studio (anche qui qualcuno ha considerato inferiore la laurea in scienze della comunicazione alla laurea in ingegneria, per presunte superiori capacità di problem solving attribuibili all'ingegnere!) quando la storia insegna che molti (non tutti eh) degli imprenditori e manager che hanno reso celebre l'italia non erano memmeno laureati.

Non dovremmo perdere di vista la richiesta di Pako: quanto tu dici è inoppugnabile, ma non credo che a lui interessi sapere che molti manager non abbiano una laurea.

Allo stesso modo, devo specificare che le mie considerazioni sull'ingegneria sono derivate unicamente dalla mia esperienza e non metto in dubbio che altri percorsi consentano di ricoprire ruoli anche prestigiosi. Parlo unicamente di quel che conosco.

Che poi scienze della comunicazione sia una facoltà totalmente differente, questo - spero è evidente.

Un laureato potrà avere le competenze di cui sopra? Si, ma difficilmente saranno derivate dall'aver scelto quel percorso di studi.

I laureati presuntuosi, infine, ci sono ovunque (lapalissiano, ma doveroso chiarirlo).

Il fervore con cui sostengo le mie idee dipende, forse, dalla soddisfazione delle scelte fatte; spero, ma sono sicuro, di non aver offeso/tentato di prevaricare nessuno. Se così non fosse stato, me ne scuso.

Modificato da Fudōshin
Chief
Inviato

Se ti piace l'economia scegli un corso ad alto contenuto quantitativo (niente roba di management, marketing, gestione di risorse umane che sono chiacchiere che non dovrebbero centrare nulla con l'ambiente accademico).

In realtà questa è una scelta che farai alla magistrale: ad ora un buon corso di economia e commercio o simile va più che bene e poi scegli la tua specializzazione.

Il motivo per cui in Italia c'è stato il boom di ingegneri gestionali è semplice: economia è sputtanata. Sono proliferati corsi che pure chi non sa fare 2+2 riuscirebbe a concludere. Il titolo di ingegnere rassicura molto riguardo le capacità logiche e diciamo anche della "serietà" del corso.

Puoi quindi distinguerti dalla massa scegliendo, come ti ho scritto già, un corso con molta matematica, statistica e informatica.

Se poi più che altro ti interessa l'economia aziendale e la professione contabile allora una vale l'altro, anzi più è facile meglio è tanto poi è tutta pratica ;)

comeback
Inviato

Se ti piace l'economia scegli un corso ad alto contenuto quantitativo (niente roba di management, marketing, gestione di risorse umane che sono chiacchiere che non dovrebbero centrare nulla con l'ambiente accademico).

In realtà questa è una scelta che farai alla magistrale: ad ora un buon corso di economia e commercio o simile va più che bene e poi scegli la tua specializzazione.

Il motivo per cui in Italia c'è stato il boom di ingegneri gestionali è semplice: economia è sputtanata. Sono proliferati corsi che pure chi non sa fare 2+2 riuscirebbe a concludere. Il titolo di ingegnere rassicura molto riguardo le capacità logiche e diciamo anche della "serietà" del corso.

Puoi quindi distinguerti dalla massa scegliendo, come ti ho scritto già, un corso con molta matematica, statistica e informatica.

Se poi più che altro ti interessa l'economia aziendale e la professione contabile allora una vale l'altro, anzi più è facile meglio è tanto poi è tutta pratica ;)

Mi permetto di dire la mia a riguardo.

Sono in leggero disaccordo sul marketing, se fai un bel corso, ben strutturato in una ottima università, i margini per ottenere qualche soddisfazione in campo lavorativo ci sono. La realtà italiana è però quella principalmente delle PMI quindi l'attenzione e gli investimenti in tale direzione, spesso sono assenti o limitati, di seguito anche le possibilità di impiego.

E' in ogni caso comune un giudizio come il tuo, ma io conosco molti laureati in discipline in marketing che stanno trovando impiego.

Riguardo un corso quantitativo, ci vuole una grande predispozione altrimenti finisci in un vortice.

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Andre.
Inviato

Economia o la si fa in una universita' top ranked (in Italia solo la Bocconi) o non si fa...

Chief
Inviato

Mi permetto di dire la mia a riguardo.

Sono in leggero disaccordo sul marketing, se fai un bel corso, ben strutturato in una ottima università, i margini per ottenere qualche soddisfazione in campo lavorativo ci sono. La realtà italiana è però quella principalmente delle PMI quindi l'attenzione e gli investimenti in tale direzione, spesso sono assenti o limitati, di seguito anche le possibilità di impiego.

E' in ogni caso comune un giudizio come il tuo, ma io conosco molti laureati in discipline in marketing che stanno trovando impiego.

Riguardo un corso quantitativo, ci vuole una grande predispozione altrimenti finisci in un vortice.

Non criticavo il fatto di studiare marketing ma di ricercare questo sbocco in un corso di economia con cui c'entra poco o nulla*. Se si vuole intraprendere questa strada in università allora sarebbe molto più indicato un corso in scienze della comunicazione.

*viene studiato in ottica di controllo di gestione o strategia aziendale, ma non i modi in cui fare-produrre marketing.

Economia o la si fa in una universita' top ranked (in Italia solo la Bocconi) o non si fa...

Dipende cosa ci si aspetta...per ripagare l'investimento che si fa per studiare in Bocconi bisogna entrare subito dopo la laurea in un posto di rilievo, cosa che in questo periodo non è certo garantito...

A questo punto, a parità di investimento, bisogna valutare se non sarebbe meglio studiare in una buona università e poi magari frequentare un master.

trout_man
Inviato

Velocemente, da laureato in economia e da "operatore" del settore... Mi scuso non ho letto tutte le risposte, ma non mi posso trattenere.

Allora, tornando indietro farei tutt'altra scelta. Per carità mi sono trovato bene, ho trovato lavoro prima di laurearmi, ma come avevo immaginato ai tempi occorre puntare subito sulle materie "hard".

Qualcuno si incazzerà, ma come dice chief la stragrande maggioranza dei corsi in organizzazione, marketing, management è aria fritta. Chi vuole fare marketing sul serio si rivolga a corsi di scienze statistiche (ne esistono di ottimi focalizzate sul marketing) o su corsi extrauniversitari. Per il management esiste ingegneria gestionale molto più "quantitativa" e solida come impostazione (ma in genere sconsiglio tutti i corsi che si propongono di sfornare manager o simili, visto che tali figure non si formano nell'accademia, ma direttamente sul campo e nella vita: è l'esperienza la chiave e non il corso di studi, anzi in questi casi sono tantissimi gli esempi di manager di imprese industriali e commerciali laureati in filosofia o in fisica).

Economia può essere una scelta buona solo in due casi: si ha la passione per le professioni legate alla consulenza contabile e tributaria (ma attenzione, io sono rimasto fregato sottovalutando la difficoltà nel vendere all'estero queste competenze) oppure si ha la passione per l'economia vera (economics) e non le varie economie aziendali (business management) quindi corsi quantitativi spesso relegati nelle facoltà di scienze politiche o di scienze statistiche. Tolte queste si formano figure senza senso ormai surclassate da ing. gestionali.

Pensateci: le competenze tipiche di un laureato in economia aziendali quali sono? Banalmente: settore amministrativo (finanza aziendale, contabilità, controllo di gestione, fiscalità) oppure? marketing? vedi sopra (con concorrenza di laureati di ogni genere da scienze statistiche a lettere, scienze delle comunicazioni, psicologia, scienze politiche, lingue...) logistica e organizzazione aziendale? (ingegneria tutta la vita) management? (ma de che?! un neolaureato già è tanto se riesce a dirigere se stesso) finanza? (qui fisici e matematici per la quantitativa, ingegneri e statistici per quantitativa e supporto informatico, per tutti gli altri occorrono lauree pesanti, non certo ottenibili in facoltà pubbliche, a meno che non ci si accontenta di fare le scimmie in qualche impresina finanziaria italiana a smanettare su fogli excel).

Per cui pensateci bene! Io tornando indietro farei una scelta tranchant prescindendo dal mercato del lavoro farei giurisprudenza (adoro il diritto societario e il diritto tributario, ci aggiungerei forti skill contabili...) mentre guardando al mercato del lavoro e alla spendibilità all'estero farei scienze statistiche (anche per passione personale) oppure ingegneria elettrica (troppo bistrattata in Italia). Tutto sommato consiglierei scienze statistiche come ottimo compromesso tra materie economiche e giusta importanza ai numeri sui quali tutto si basa, inoltre trattasi di corso di laurea ben bilanciato tra le prospettive di carriera nella ricerca/accademia e le prospettive pratiche (dall'attuario al consulente finanziario, ai lavori nell'IT...)

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SteveMcQ
Inviato

Mi permetto di dire la mia a riguardo.

Sono in leggero disaccordo sul marketing, se fai un bel corso, ben strutturato in una ottima università, i margini per ottenere qualche soddisfazione in campo lavorativo ci sono. La realtà italiana è però quella principalmente delle PMI quindi l'attenzione e gli investimenti in tale direzione, spesso sono assenti o limitati, di seguito anche le possibilità di impiego.

E' in ogni caso comune un giudizio come il tuo, ma io conosco molti laureati in discipline in marketing che stanno trovando impiego.

Riguardo un corso quantitativo, ci vuole una grande predispozione altrimenti finisci in un vortice.

è vero, tipicamente se ne occupa la figlia - figaidiota - del padrone. di solito si pensa che il marketing sia la pubblicità e quindi trovi inetti che non sanno ne parlare ne starsi zitti a ipotizzare superstrategie sulla base di letture da spiaggia.

tale realtà è quella che tende a privilegiare l'ingresso in azienda dell'ingengere.....a prescindere del ruolo da ricoprire perché tanto non si sa mai ... può essere riallocato in aree tecniche.

Non criticavo il fatto di studiare marketing ma di ricercare questo sbocco in un corso di economia con cui c'entra poco o nulla*. Se si vuole intraprendere questa strada in università allora sarebbe molto più indicato un corso in scienze della comunicazione.

*viene studiato in ottica di controllo di gestione o strategia aziendale, ma non i modi in cui fare-produrre marketing.

Dipende cosa ci si aspetta...per ripagare l'investimento che si fa per studiare in Bocconi bisogna entrare subito dopo la laurea in un posto di rilievo, cosa che in questo periodo non è certo garantito...

A questo punto, a parità di investimento, bisogna valutare se non sarebbe meglio studiare in una buona università e poi magari frequentare un master.

tu stai commettendo l'errore di cui sopra...il marketing non è, o meglio non è solo, product placement (per il quale saper comunicare può servire)...il marketing è rendere appetibile un prodotto per il mercato di destinazione, senza dimenticare, ovvio, la irrinunciabile esigenza delle imprese di fare PROFITTO. Quindi tocca molti aspetti (tutti di natura economica) product mix, quantità di output, definite da studi di settore (ricerche di mercato).

Una volta poi definito cosa, quanto e come produrre, si cerca di piazzare (stategie 3x2, prodotti strategici, prodotti civetta, la pubblicità quindi è uno dei metodi che si valuta con un trade-off tra costi e benefici).

zerozero
Inviato

Non ho detto che ingegneria gestionale sia poco utile, intendevo trasmettere il messaggio di non sottovalutare le potenzialità di un laureato in economia. Mi capita spesso di vedere ragazzi laureati in ingegneria alle prime esperienze (ma anche, seppur in quantità minore, vecchi) commettere l'errore di ritenersi superiori ad altri semplicemente sulla base del titolo di studio (anche qui qualcuno ha considerato inferiore la laurea in scienze della comunicazione alla laurea in ingegneria, per presunte superiori capacità di problem solving attribuibili all'ingegnere!) quando la storia insegna che molti (non tutti eh) degli imprenditori e manager che hanno reso celebre l'italia non erano memmeno laureati.

Io sono un fermo sostenitore del fatto che ad ogni mestiere corrispondano delle competenze ben precise: l'ingegnere che faccia l'ingegnere, l'avvocato che faccia l'avvocato e così via. Semmai si può far un discorso di eccesso di offerta di un tipo di laureati rispetto alla capacità del mercato di assorbire tale offerta. E' logico che se anni fa tutti andavano a giurisprudenza oggi ci siano molti avvocati che guadagnano poco se addirittura guadagnano, così come è logico che se oggi tutti vanno ad ingegneria perché tanto ti da lavoro un domani c'è il (concreto) rischio che molti debbano emigrare. Esiste un modello (http://en.wikipedia.org/wiki/Cobweb_model) che descrive il raggiungimento dell'equilibrio in casi in cui domanda e offerta sono differite (questo si fa ad economia :friends: ).

Ho detto anche che ingegneria garantisce assunzioni in percentuale maggiore rispetto ad economia che tuttavia si attesta tra le lauree a più alta percentuale di impiego. Questo dato però se è vero in Italia e Germania, va verificato con attenzione per paesi ad economia differente (Inghilterra per esempio).

Inoltre, tra 10/15 anni come saranno le cose? Beh, la differenza tra un operatore economico di successo e uno che chiude o viene acquisito sta proprio nella capacità di prevedere il futuro; non a culo o con la sfera di cristallo, ma imparando a riconoscere i segnali che il mondo quotidianamente lancia (questo si insegna ad economia :friends: ).

Infine, io ho perorato la causa dell'economia suggerendo al ragazzo questo indirizzo; tu che sei un gestionale, descrivigli perché un imprenditore dovrebbe preferire te ad un laureato in economia o in un'ingegneria tradizionale.

Con affetto,

SM

P.S.: quanto sopra rimane sempre una mia - umilissima - opinione

Andando sul terra-terra. Circa il 70% dei corsi sono in comune indicativamente (dipende molto dalla scelta dei vari indirizzi e della personalizzazione).

L'ingegnere gestionale ha più conoscenze tecnologiche, ha un infarinatura di tecnologie di produzione, di IT, conosce la logistica. Quindi può venire assunto in questi dipartimenti, dove è raro vedere un economista.

Dall'altra parte il laureato in economia ha conoscenze giuridiche e di accounting che mancano all'ingegnere gestionale. Quindi nei dipartimenti di contabilità è molto raro vedere un gestionale. In più il laureato in economia può lavorare come commercialista e ha accesso a più concorsi pubblici.

Laureati in ingegneria gestionale ed economia sono più o meno ugualmente richiesti nelle restanti funzioni aziendali o come consulenti strategici (le varie McKinsey e affini)

comeback
Inviato

Velocemente, da laureato in economia e da "operatore" del settore... Mi scuso non ho letto tutte le risposte, ma non mi posso trattenere.

Allora, tornando indietro farei tutt'altra scelta. Per carità mi sono trovato bene, ho trovato lavoro prima di laurearmi, ma come avevo immaginato ai tempi occorre puntare subito sulle materie "hard".

Qualcuno si incazzerà, ma come dice chief la stragrande maggioranza dei corsi in organizzazione, marketing, management è aria fritta. Chi vuole fare marketing sul serio si rivolga a corsi di scienze statistiche (ne esistono di ottimi focalizzate sul marketing) o su corsi extrauniversitari. Per il management esiste ingegneria gestionale molto più "quantitativa" e solida come impostazione (ma in genere sconsiglio tutti i corsi che si propongono di sfornare manager o simili, visto che tali figure non si formano nell'accademia, ma direttamente sul campo e nella vita: è l'esperienza la chiave e non il corso di studi, anzi in questi casi sono tantissimi gli esempi di manager di imprese industriali e commerciali laureati in filosofia o in fisica).

Economia può essere una scelta buona solo in due casi: si ha la passione per le professioni legate alla consulenza contabile e tributaria (ma attenzione, io sono rimasto fregato sottovalutando la difficoltà nel vendere all'estero queste competenze) oppure si ha la passione per l'economia vera (economics) e non le varie economie aziendali (business management) quindi corsi quantitativi spesso relegati nelle facoltà di scienze politiche o di scienze statistiche. Tolte queste si formano figure senza senso ormai surclassate da ing. gestionali.

Pensateci: le competenze tipiche di un laureato in economia aziendali quali sono? Banalmente: settore amministrativo (finanza aziendale, contabilità, controllo di gestione, fiscalità) oppure? marketing? vedi sopra (con concorrenza di laureati di ogni genere da scienze statistiche a lettere, scienze delle comunicazioni, psicologia, scienze politiche, lingue...) logistica e organizzazione aziendale? (ingegneria tutta la vita) management? (ma de che?! un neolaureato già è tanto se riesce a dirigere se stesso) finanza? (qui fisici e matematici per la quantitativa, ingegneri e statistici per quantitativa e supporto informatico, per tutti gli altri occorrono lauree pesanti, non certo ottenibili in facoltà pubbliche, a meno che non ci si accontenta di fare le scimmie in qualche impresina finanziaria italiana a smanettare su fogli excel).

Per cui pensateci bene! Io tornando indietro farei una scelta tranchant prescindendo dal mercato del lavoro farei giurisprudenza (adoro il diritto societario e il diritto tributario, ci aggiungerei forti skill contabili...) mentre guardando al mercato del lavoro e alla spendibilità all'estero farei scienze statistiche (anche per passione personale) oppure ingegneria elettrica (troppo bistrattata in Italia). Tutto sommato consiglierei scienze statistiche come ottimo compromesso tra materie economiche e giusta importanza ai numeri sui quali tutto si basa, inoltre trattasi di corso di laurea ben bilanciato tra le prospettive di carriera nella ricerca/accademia e le prospettive pratiche (dall'attuario al consulente finanziario, ai lavori nell'IT...)

Prendo tutto il tuo ottimo (sai la mia stima) intervento per sottolinerare degli aspetti.

Hai colto molti, se non moltissimi aspetti interessanti.

Intanto manca totalmente (o in larga parte) un collegamento tra SCUOLA & UNIVERSITA'.

Le conseguenze sono le più prevedibili, e stesso da te citate : i futuri studenti si trovano a concludere o proseguire percorsi che solo in itinere, e in molti casi si accorgono solo al termine del corso di studi, ergo da laureati, che la loro laurea difficilmente può essere assorbita dal mercato del lavoro. Per altro esistono dei corsi di studi che probabilmente godono di vita propria, perchè andandosene per una certa logica non sembrano assolutamente poter essere spendibili.

La realtà è che nell'assenza di idee chiarissime, è sempre meglio puntare su alcune lauree tradizionali (Medicina, Economia, Giurisprudenza, Ingegneria).

Ci sono poi facoltà come Scienze Politiche, la riporto sempre come esempio, non mi da assolutamente certezza nemmeno di quale possa essere il percorso futuro di un laureato. Ho diversi amici e amcihe che studiano Scienze politiche, molti dei quali qui a Bologna sono ormai prossimi alla laurea.

Alcuni mi dicono in modo convinto che lavoreranno nelle Risorse umane (HR per voi anglosassoni), li guardo, resto in silenzio e penso se davvero ne sono convinti, essendo percorsi più vicini ai laureati in Psicologia.

Altri vorrebbero lavorare nelle organizzazioni internazionali, ma qui parliamo di sogni.

Altri lavoreranno in azienda, ma anche qui ho dubbi che non trovino forte concorrenza.

Altri parlano solo di diplomazia, scenari internazionali, e questioni economiche, ma mi sembrano discorsi da bar.

Insomma, è un poter far forse tutto, ma il sentore che è che senza l'aiuto a casa si rischia di rimanere nel buio.

Ingegneria gestionale, io l'ho fatta come triennale, per poi passare a Ingegneria meccanica.

E' tosta, come ogni corso un po' multidisciplinare, io non mi sentirei cosi' certo di rifare il percorso fatto.

Rispetto a Economia, è una facoltà che puoi scegliere meno a cuor leggero, non che sia insormontabile, ma se ad esempio non hai una buona/ottima predisposizione per la matematica a Ingegneria Gestionale, giusto per far capire ti troverai a fare più moduli di Matematica o più roba quantitativa per intenderci.

Probabilmente economia gestionale deve ancora trovare una giusta collocazione nel mercato del lavoro, in altre parole è frequente l'idea che un laureato in Ing.Gest. entri palesemente in concorrenza con uno di Economia (che poi di quale corso?).

Poi c'è Economia.

Economia : corso molto dinamico, laurea sempre gettonata, con la considerazione popolare che gli economisti il lavoro tanto lo trovano o aggiungerei meglio se se lo creano (sono economisti no?).

Economia però è la più sconosciuta delle facoltà, a mio giudizio.

Perchè mi direte?

Trout_man ne ha colto bene gli aspetti.

Le triennali su per giù in Economia sono sempre le stesse nel contenuto ma diverse nel nome, alcuni si beccano esami più duri che altri intelligentemente evitano in Triennale, ma la base è comune a tutti.

Altro luogo comune attorno a Economia è che la facoltà ti prepari per fare il Commercialista. Questo era vero ai tempi, forse migliori, in cui Economia era Economia e Commercio, quadriennale per buona pace dei sensi.

Oggi c'è una proliferazioni di corsi specie per le Magistrali.

Ci sono diversi corsi magistrali più orientati al Management, con il conseguente e prevedibile (direi molto ambizioso) scenario che tu diventi Manager. Leggi l'offerta didattica e ti trovi svariati esami dalla dubbia utilità.

Ci sono poi corsi legati alla contabilità, mi pare essere il percorso dell' amico Trout_man. Secondo il mio punto di vista, questi sono i corsi migliori. Sai per lo meno chi essere, chi poter essere, e come venderti fuori. Puoi avere 0 esperienza, ma per lo meno hai un indirizzo da dare al tuo futuro.

E' vero che è un corso poco spendibile all'estero, in quanto come già sostenuto se impari a fare il contabile in Italia, stando alla nostra legislazione, all'estero rivenderti è più complicato. Ho decine e decine di amici che usciti da corsi come questo, hanno trovato lavoro.

Poi ci sono quelli che scelgono Marketing, per altro Parma è una ottima università, in questo senso.

Come già sostenuto, molte PMI, non hanno per intenderci uffici o divisioni legate al marketing. Parliamo di aziende con qualche decina di impiegati, tuttofare, e appare difficile trovare collocazione come specialista. In ambiti più grandi la storia è diverso. Io reputo il marketing qualcosa di estremamente interessante, ma non seguirei un percorso del genere se non con un titolo conseguito in un Ateneo molto prestigioso.

Da non dimenticare poi l' Economia che tende verso i mercati finanziari e quindi la Finanza, in altre parole quegli studi economici che tendono verso l'ambito quantitativo. Sono corsi veramente tosti (parlo di quelli Magistrali), per la semplice ragione che un economista (notoriamente non un matematico, non uno statistico) si trova a sporcarsi le mani con cose non necessariamente alla portata. Una delle più grandi illusioni è non sapere che Finanza è Matematica, è Statistica.

La concorrenza in tali ambiti viene però da fisici, matematici, ed è palese che la lotta sia impari.

Quindi a Economia al termine degli studi, potresti mettere a confronto due laureati in "Economia", dove uno ha conoscenze diametralmente opposte rispetto all'altro.

Uno potrebbe aver imparato a leggere un bilancio, e l'altro a non sapere neanche come è diviso, per poi magari non capir nulla di statistica.

Non mi dilungo poi sulla mia facoltà : Ingegneria Meccanica.

Come ho avuto modo di dire più volte, non mi riscriverei neanche sotto tortura, per iscrivermi a Economia. Sceglierei però qualcosa che mi potesse dare una formazione molto generale, per poi affinarla con la pratica che è l'unica cosa che ti insegna veramente cosa vuoi fare, come lo sai fare e se hai prospettive di diventare bravo.

Pensieri sulla laurea : da una forma mentis, una impostazione, un metodo, il mondo fuori è assolutamente diverso.

Paolo1986
Inviato

Fai una cosa che ti piace e ti appassiona...meglio fare una cosa che ti interessa dove studiare è piacevole e non una cosa che "non ti interessa però siccome gli altri la fanno la faccio anche io" perchè facendo così non ti trovi motivato a studiare e perdi tempo...

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