Frankso [Partecipante] 1069 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 [...] Le aspettative sono una finestra sulle nostre profonde ferite. Dietro ogni aspettativa insoddisfatta c'è la ferita di esser stati frustrati in qualche importante bisogno. Le aspettative portano sofferenza ed emotività, gli altri non cambieranno per soddisfarle. Possiamo trascenderle trovando in profondità cosa nascondono e spostando la nostra focalizzazione dall' altro a noi stessi. [...] Krishnananda "rompere l' identificazione col bambino emozionale" Questo è un breve estratto da un piccolo libro che lessi molto tempo fa e trovai alquanto valido. Parla di tutti i meccanismi "nocivi" derivanti dalla persistente identificazione con una sorta di "bambino emozionale". Di semplice lettura ma di grande sostanza, paragonabile a "le vostre zone erronee" di Dyer. Per quanto mi riguarda, considero aspettative ed emotività un binomio molto presente in campo di seduzione e rapporti sentimentali e di amicizia. E direi che siamo tutti d'accordo che le reazioni affrettate in questo senso sono alquanto improduttive... In passato ho imparato a gestire le reazioni, ma considero differente il discorso sull' emotività. A mio avviso non va gestita ma portata a consapevolezza. E non è sempre facile. Portiamo tutto a livello più basso. Hai dei sentimenti per lei, c'è stato qualcosa, la vorresti ancora. Ma lei ha perso l' interesse, non va. Ancora più basso Nuova conquista. Ti sembra vada tutto bene, sei a palla ma qualcosa non torna. L' interesse è solo tuo. Ancora. Hai conquistato il suo numero. Messaggio. Aspetti...aspetti... Cazzo non chiama! Fine. Desiderio e aspettativa sono lì che chiamano. Frustrazione. In base ai differenti livelli, per alcuni sarà semplice passarci sopra, per altri no. A qualsiasi livello. Si tratta di differenze di sensibilità e personalità. C'è una sorta di feedback personale in questo. Qualcosa che effettivamente potrebbe avere origini passate, che ti frena nel dire "e va beh, che mi frega". Oppure potresti dirlo, ma non lo senti. Credo che l' autostima sia una buona base di partenza, come il tenere sempre a mente che in questo genere di rapporti si ha a che fare con la grande incognita come può essere un' altra persona, che non sempre risponde a strategie. Queste possono aiutare, ma è sbagliato ridurre tutto ad un insuccesso personale. Per quanto mi riguarda a volte ricasco nel gioco delle aspettative, a qualsiasi livello, credo non sia per nulla semplice liberarsene o renderle totalmente "innocue". A volte fanno male, a volte un po' meno. Se devo far cambio però con l' essere completamente anestetizzato a livello emozionale, allora mi tengo questa mia modalità, ma sempre lavorando anche su me stesso per raggiungere una sana consapevolezza. Voi. A quale grado sono le vostre aspettative e le reazioni emotive? Le considerate parte integrante del gioco? Considerate possibile raggiungere una sorta di consapevolezza, senza avere un .....elettrocardiogramma piatto? Avete raggiunto traguardi personali in questo? OHC, xyu, mp3 e 5 altri ha reagito a questo 8
Andreas [Élite] 3593 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 a mio modo di vedere, più che anestetizzarsi, si tratta di capire e accettare come va il gioco. Una volta compreso questo, allora sai quali aspettative farti e quanta emotività legare ai singoli eventi. Mi spiego.. La prima volta che porti un cv ad un'azienda per il tuo primo lavoretto, sei tutto scintille! Cavolo hai portato un CV!! Con tutte le belle cose che sai fare!! Muori dalla voglia di sentir squillare il cell. Te l'aspetti QUELLA telefonata! 400 cv dopo.... sai come funziona, sai che non è il metodo più efficace per trovar lavoro. Non sei "arido" ma sai che ad un semplice cv non puoi legare troppe aspettative né farne un caso di stato. Hai ridimensionato l'intera faccenda. Sei passato dal sogno/speranza alla realtà. auar, xyu, Frankso e 1 altro ha reagito a questo 4
Frankso [Partecipante] 1069 Inviato 22 Ottobre 2014 Autore Inviato 22 Ottobre 2014 a mio modo di vedere, più che anestetizzarsi, si tratta di capire e accettare come va il gioco. Una volta compreso questo, allora sai quali aspettative farti e quanta emotività legare ai singoli eventi. Mi spiego.. La prima volta che porti un cv ad un'azienda per il tuo primo lavoretto, sei tutto scintille! Cavolo hai portato un CV!! Con tutte le belle cose che sai fare!! Muori dalla voglia di sentir squillare il cell. Te l'aspetti QUELLA telefonata! 400 cv dopo.... sai come funziona, sai che non è il metodo più efficace per trovar lavoro. Non sei "arido" ma sai che ad un semplice cv non puoi legare troppe aspettative né farne un caso di stato. Hai ridimensionato l'intera faccenda. Sei passato dal sogno/speranza alla realtà. Quindi Andreas metti il fattore "esperienza". Ed è giusto. Hai ragione, consapevole dell' imprevedibilità della cosa. Ma secondo me chi combatte particolarmente con le aspettative ci sbatte spesso. Pur avendo preso craniate, fino a quando nn direziona l'attenzione altrove. Ma hai detto giusto
ferrus [Partecipante] 90 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 secondo me questa frase che hai citato "Dietro ogni aspettativa insoddisfatta c'è la ferita di esser stati frustrati in qualche importante bisogno" riassume un po tutto. Quando si raggiunge una tale sicurezza di se, e grado di soddisfazione personale probabilmente si abbattono le eccessive aspettative Frankso ha reagito a questo 1
Twoism [Partecipante] 266 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 Giulio Cesare Giacobbe "alla ricerca delle coccole perdute"...un libro una bibbia. Personalmente le aspettative si abbattono quando si raggiunge la consapevolezza di bastare a se stessi...praticamente quando diventi un buddha. Lo so, è difficile se non impossibile però almeno proviamoci! Forse una buona tattica è cercare di non fare più attrito verso le persone e le situazioni. Una persona ti ferisce o ti da fastidio? Forse è un bene, ti fa capire quanta strada ti manca per arricare...arrivare dove? Alla buddhita, all'assoluto distacco verso le persone e le situazioni. E non è menefreghismo, è avere una mente scintillante a tal punto da riuscire a capire quanto siamo buffi a prendercela e a farci le cosidette seghe mentali! ArmaLaTuaAnima ha reagito a questo 1
butterfly [Partecipante] 119 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 [...] Le aspettative sono una finestra sulle nostre profonde ferite. Dietro ogni aspettativa insoddisfatta c'è la ferita di esser stati frustrati in qualche importante bisogno. Le aspettative portano sofferenza ed emotività, gli altri non cambieranno per soddisfarle. Possiamo trascenderle trovando in profondità cosa nascondono e spostando la nostra focalizzazione dall' altro a noi stessi. [...] Krishnananda "rompere l' identificazione col bambino emozionale" Non ho letto il libro da cui sono tratte (lo farò), ma queste 4 frasi vogliono dire molto, e personalmente le comprendo e le condivido. Ma, mi verrebbe da aggiungere: “spostando la nostra focalizzazione dall’altro a noi stessi, e poi ancora all’altro e poi ancora a noi stessi”. Quello che voglio dire è che le nostre ferite non dipendono solo da noi, dal nostro modo di leggere la realtà, dal nostro modo di reagire, ma anche da chi ce le ha inferte, coscientemente o meno. Magari da qualcosa che ci è stato negato e che rivendichiamo. Dalla nostra storia, dal nostro vissuto, che ci influenza nel presente, e che quindi è importante comprendere. Essere consapevoli, come di ci tu. Accettare, perdonare forse. Insomma, questo “bambino emozionale” citato nel titolo (se ho capito cosa significa), bisogna conoscerlo ed accettarlo per quello che è, prima di rompere con lui. Credo che eliminare molte aspettative nei confronti degli altri si traduca nella possibilità di vivere i rapporti più serenamente e liberamente. Ma non sono d’accordo con il fatto che si debba pensare di contare solo su se stessi. Secondo me non è la chiave della felicità. Qualche anno fa lo pensavo, ma sto cambiando idea. Aver “bisogno” degli altri non ci rende più deboli. Più vulnerabili forse, ma anche più consapevoli. Più consapevoli dei nostri limiti e della nostra umanità. gdfluxus, Frankso e cotechila ha reagito a questo 3
Nowhere [Élite] 752 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 Cosa ti ha fatto cambiare idea sulla cosa? Aver bisogno degli altri ci può stare, ma non li vedi più come una aggiunta?Io sono totalmente nella fase del "bastare a me stesso", e non credo che cambierà più. Nel senso che sono arrivato a capirlo e indietro non si ritorna. Twoism ha reagito a questo 1
butterfly [Partecipante] 119 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 Cosa ti ha fatto cambiare idea sulla cosa? Aver bisogno degli altri ci può stare, ma non li vedi più come una aggiunta? Io sono totalmente nella fase del "bastare a me stesso", e non credo che cambierà più. Nel senso che sono arrivato a capirlo e indietro non si ritorna. Se con “un’aggiunta” intendi un qualcosa in più, direi di sì. Sicuramente si può vivere anche pensando di essere esseri isolati, la cui interazione con gli altri non deve avere nessun effetto, ma che vita è? Quello che mi ha fatto cambiare idea è l’esperienza, rendermi conto che l’equilibrio raggiunto “bastando a me stessa” è un equilibrio fittizio, lontano dalla felicità (tanti piccoli segnali, che con sforzo ho messo insieme e decifrato) Forse in realtà abbiamo solo paura di manifestare questa consapevolezza, perché questo ci rende vulnerabili.
martina [Banned] 600 Inviato 22 Ottobre 2014 Inviato 22 Ottobre 2014 (modificato) Chi non ha aspettative verso gli altri non verrà di sicuro mai deluso. tutto ciò che gli verrà dato sarà sentito come un di più. Si ok. Tutto bello. Sulla carta. Ma è davvero possibile raggiungere uno stato personale in cui davvero non ci si aspetta nulla? Cioè, posso raggiungere la condizione di bastare a me stessa senza diventare disillusa o cinica? Perché se da una parte c'è una filosofia di pensiero che ci invita a bastarci, dall altra ce n'è un'altra che ci dice di intrecciare relazioni umane perché siamo animali sociali. E relazionarsi con gli altri comporta che ci dobbiamo mettere qualcosa di nostro, investire affettività nel rapporto. E quando fai questo, in automatico sorgono delle aspettative. La soluzione razionale è quella di investire nel rapporto quel tanto che serve per allacciare una relazione umana, ma senza eccedere di quella quantità che ti porta a soffrire per delusione. Un po' come l esempio dei CV: che al 400mo spedito, è vero che hai investito nella spedizione ma non aspetti la telefonata con ansia. E' una calibrazione che io vedo più teorica che pratica. Modificato 22 Ottobre 2014 da martina cotechila e Salvatore93 ha reagito a questo 2
Nowhere [Élite] 752 Inviato 23 Ottobre 2014 Inviato 23 Ottobre 2014 (modificato) Beh sì è necessariamente un concetto teorico, non c'è il bianco e non c'è il nero, viviamo di compromessi.. Siamo comunque obbligati ad instaurare relazioni con le altre persone, non siamo eremiti. Però sì, abbiamo parlato di "chiave della felicità": secondo me è non aspettarsi niente, vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere (secondo una nostra opinione che ci siamo costruiti), e accogliere tutto quello di bello che arriva.. Sì, forse significa essere cinici e disillusi, ma almeno non ci si fa male come le primissime volte. Modificato 23 Ottobre 2014 da Nowhere Frankso ha reagito a questo 1
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