Vai al contenuto

Messaggi raccomandati

Frankso
Inviato (modificato)

Dai dai dai... cazzo sì... viene fuori dell' interessante...

Inner game... frame... chiamatelo come lo volete, ma da qui partono diverse basi per un giusto approccio alle situazioni

@twoism: "alla ricerca delle coccole perdute" lo considero anch'io come una bibbia personale. Anni fa lo citai proprio in questo forum, forse in didattica. Per quanto Giacobbe sia diretto, cazzone ed elementare, per tanto lo considero pieno di ottima sostanza e per certi versi illuminante.

@butterfly: "magari da qualcosa che ci è stato negato e che rivendichiamo." Quoto. Perché chi ha subito queste privazioni, difficilmente si libererà del meccanismo delle aspettative. Può però imparare a gestire le reazioni e con la consapevolezza di renderlo quasi innocuo a livello emotivo, a mio avviso, ma non è facile. Hai centrato il significato del bambino emozionale, come dice l' autore è assolutamente inutile combatterlo, fa parte di se. Bisogna farlo crescere con la consapevolezza della sua esistenza e delle ferite che si può portare dietro.

@Nowhere. Mi rimando a Butterfly, sono d'accordo. Ci sta "bastare a sé stessi", ma intesa come indipendenza di spirito. L' isolamento esasperato non porta a nulla. Siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di interazioni e di rapporti intrapersonali senza incappare in dipendenze, e il troppo cinismo finisce per diventare un po' troppo freddo. Preferisco qualche scivolone emotivo.

@Martina: Non è di facile attuazione, ma non dovrebbe esserci collegamento tra investire affettività nel rapporto ed avere aspettative in questo. Spesso è "normale" sì, ma non credo automatico. E' automatico il meccanismo che si innesca . Bada che anche io ci casco, non sto dicendoti questo, anzi! Ma secondo me esiste il percorso per eliminare questo passaggio senza eliminare il problema alla radice. Oppure, le aspettative si creano, ma impari a vederle sotto un' ottica diversa e perdono il potere emotivo scatenante. E chi lo sa che a lungo andare possano scomparire.

Provo a pensare a random:

Inizio una frequentazione interessante. Va tutto a gonfie vele. Inizio ad "aspettarmi" che vada tutto bene, oppure "desidero" che vada tutto bene? Già se dico di desiderarlo, implico come una cosa che mi farebbe molto piacere e so di non avere potere a proposito cercando interiormente di prendere le cose come arrivano. Se mi "aspetto" che vada tutto bene è come una sorta di sottile... pretesa, che dal momento non viene soddisfatta provoca una ferita.Non è questione che sia sbagliato l' aspettarsi qualcosa, considero importante un buon grado di pensiero positivo, ma bisogna stare attenti al meccanismo che scaturisce.

L' aspettativa parte da un qualcosa di "scoperto" interiormente. Da questo, forse è possibile scardinare il processo. Ripeto, perché non mi stanco di dirlo, anche per me questo è "sulla carta", ma pian piano cerco di capire il meccanismo e credo di aver raggiunto piccoli/grandi traguardi

Mi viene da pensare ad un aneddoto di Watzlawick, da " Istruzioni per rendersi infelici" (spassoso e lucido, consigliato):

Un tale vede un tizio chinato sotto un lampione. Gli chiede: "salve, ma cosa sta facendo?" - "sto cercando le chiavi di casa, le ho perso laggiù, vicino al marciapiede" - "mah, scusi la domanda, ma se le ha perse laggiù, perché le cerca qui sotto il lampione?" - "Eh ma qui sotto c'è luce, si vede meglio"

touchè

Modificato da Frankso
  • Mi piace! 2
cotechila
Inviato (modificato)

Aspettative ed Emotività ... Emotività ed Aspettative ... un po' come uno yoyo, che tieni in mano e che lanci su e giù con la cordicella. ti ritorna indietro e ti ritorna indietro ... e ti ritorna indietro ... fino a che il gioco dura.

Mi hanno molto colpito le considerazioni sopra.

A volerla vedere come anestetizzato, piatto, cinico, arido, forse mi è spezzato il filo e mi si è rotto il giocattolo, .

E se dicessi che non mi aspetto più nulla? eppure non mi sento nient'affatto arido, cinico, insensibile.

Metto le mani avanti e dico che sono pieno di cicatrici mentali, di bozzi emozionali, di squarci sentimentali. Il mio percorso travagliato mi ha fatto attraversare campi minati, lame sottile, filo spinato, barriere di fichi d'india. Sarà che la pelle dopo un po' per proteggere sè stessa s' inspessisce? eppure, vi garantisco, lo urlo a me stesso, so giocare con lo yoyo e quel che mi aspetto è che dopo qualche ritorno, la corda si attorcigli, serva più gioco di polso, più forza .... e poi inevitabilmente la storia si avviluppa e non si stende più.

Forse più che mancanza di aspettative, presumo di aspettarmi come vada a finire... ma non per questo non sento emozioni quando ho in mano lo yoyo,

Imparare dalle esperienze, diventare grandi, forse significa emozionarsi ... sapendo come andrà a finire. All'aspettativa viene a ancare la parte dell'incertezza

Modificato da cotechila
  • Mi piace! 1
black mamba
Inviato

Provo a pensare a random:

Inizio una frequentazione interessante. Va tutto a gonfie vele. Inizio ad "aspettarmi" che vada tutto bene, oppure "desidero" che vada tutto bene? Già se dico di desiderarlo, implico come una cosa che mi farebbe molto piacere e so di non avere potere a proposito cercando interiormente di prendere le cose come arrivano. Se mi "aspetto" che vada tutto bene è come una sorta di sottile... pretesa, che dal momento non viene soddisfatta provoca una ferita.Non è questione che sia sbagliato l' aspettarsi qualcosa, considero importante un buon grado di pensiero positivo, ma bisogna stare attenti al meccanismo che scaturisce.

Hai aperto un thread interessante, Frankso... E dato che hai virato dalle aspettative ai desideri, mi hai fatto tornare alla mente quest'altro thread

http://www.italianseduction.club/forum/t-39080-se-ducere-ovvero-cosa-desideriamo-ottenere/?hl=sidera

Te lo incollo perché non voglio spacciare per mie considerazioni che sposo, ma che ho elaborato a partire dalle sue. E un po' anche per pigrizia: perché non ho voglia di mettermi a comporre più di qualche riga dal tastiera o del cell. E -last but not least- perchè le considerazioni di Aldus sono sempre state più che brillanti :)

  • Mi piace! 2
Frankso
Inviato

Hai aperto un thread interessante, Frankso... E dato che hai virato dalle aspettative ai desideri, mi hai fatto tornare alla mente quest'altro thread

http://www.italianseduction.club/forum/t-39080-se-ducere-ovvero-cosa-desideriamo-ottenere/?hl=sidera

Te lo incollo perché non voglio spacciare per mie considerazioni che sposo, ma che ho elaborato a partire dalle sue. E un po' anche per pigrizia: perché non ho voglia di mettermi a comporre più di qualche riga dal tastiera o del cell. E -last but not least- perchè le considerazioni di Aldus sono sempre state più che brillanti :)

Grandissima black. Mai sentito Aldus. Periodo non frequentavo IS.

Bene bene lo leggerò attentamente.

butterfly
Inviato

Beh sì è necessariamente un concetto teorico, non c'è il bianco e non c'è il nero, viviamo di compromessi.. Siamo comunque obbligati ad instaurare relazioni con le altre persone, non siamo eremiti.

Però sì, abbiamo parlato di "chiave della felicità": secondo me è non aspettarsi niente, vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere (secondo una nostra opinione che ci siamo costruiti), e accogliere tutto quello di bello che arriva.. Sì, forse significa essere cinici e disillusi, ma almeno non ci si fa male come le primissime volte.

Secondo una nostra opinione che ci siamo costruiti, o secondo quello che desideriamo, speriamo... secondo quello che vorremo che fosse? Anche in modo rìirrazionale a volte?

Non c'è niente di male a sperare, desiderare qualcosa... aspettative e desideri, secondo me, sono due cose diverse. O almeno, lego al concetto di "aspettativa" in qualche modo quello di pretesa, come diceva Frankso. Ma non a quello di desiderio.

Comunque, nelle tua ultima frase, mi sembra che tu convenga con me.. "almeno non ci si fa male"... affidare la nostra felicità anche a qualcun altro (non solo, sono anche io convinta che dipenda in larga parte da noi) è spaventoso. Ma mettere un tappo alle emozioni, ai desideri e alle speranze, non ti sembra un po' come vivere a metà?

  • Mi piace! 1
TADsince1995
Inviato

A quale grado sono le vostre aspettative e le reazioni emotive? Le considerate parte integrante del gioco? Considerate possibile raggiungere una sorta di consapevolezza, senza avere un .....elettrocardiogramma piatto? Avete raggiunto traguardi personali in questo?

Hai centrato uno dei leit-motif del grande lavoro di inner-game che sto facendo in questo periodo della mia vita. L'inner-game, la cosa in assoluto più importante di tutte, la base di qualunque modo che abbiamo di vedere il mondo che ci circonda e, di conseguenza, del nostro modo di affrontarlo in quel momento, non solo nell'ambito della seduzione.

Bene, io sono sempre stato vittima delle mie aspettative, che ho sempre tenuto terribilmente ed erroneamente legate alla mia autostima. E questo è sempre stato un errore. Perché quando queste aspettative venivano disattese il danno interiore era gigantesco e questo avviene perché non mettiamo in gioco un aspetto potentissimo della nostra persona: il raziocinio. Diciamo sempre che sono le donne che vivono di emozioni, ma siamo sicuri che noi siamo davvero così diversi? Quante volte dopo aver conosciuto una ragazza che ci piace, cominciamo a immaginarci come ci piacerebbe che andasse a finire? Ecco, quella è aspettativa. E quando quell'aspettativa non si avvera parte la reazione emotiva. Spesso molto dura e destabilizzante. E anche, invece, quando l'aspettativa si realizza, troppo spesso veniamo travolti dalle emozioni e magari sbagliamo le successive scelte (sai quante occasioni in vita mia ho gettato al vento per questo)

E' chiaro che l'aspettativa fa parte del gioco, ed è anche piacevole, ma fino a un certo punto. Ma non deve mai prendere il sopravvento, bisogna sempre ricordarsi del mostro invisibile di cui parlo sempre: il caso. Quindi se oltre a tirare fuori le palle iniziamo a tirare fuori anche quella massa gelatinosa che reggiamo tutto il giorno con i muscoli del collo si può raggiungere il giusto equilibrio tra l'emozione, che è il sale della vita, e l'analisi, che è ciò che ci ha permesso di evolverci e che non si capisce bene perché non si debba applicare anche a un settore, quello del rapporto con l'altro sesso, in cui troppo spesso ragioniamo con un'altra massa che sta decisamente più in basso della prima.

Quindi in medio stat virtus, l'equilibrio che sto trovando si fonda proprio su questo, non soffocare le emozioni che ho nel conoscere una nuova persona, nel fare un approccio, nel fallire o nel riuscire, ma tenendo acceso il cervello, ascoltando me stesso in ogni istante e attivandomi quando vedo che le emozioni stanno iniziando a intaccare la mia capacità di analisi e di reazione. Come ho messo in firma, d'altronde, focus on the process, ovvero il mio obiettivo è il miglioramento, l'evoluzione, la crescita, un processo iterativo che, inevitabilmente, prima o poi porta al risultato.

  • Mi piace! 8
Frankso
Inviato (modificato)

Hai centrato uno dei leit-motif del grande lavoro di inner-game che sto facendo in questo periodo della mia vita. L'inner-game, la cosa in assoluto più importante di tutte, la base di qualunque modo che abbiamo di vedere il mondo che ci circonda e, di conseguenza, del nostro modo di affrontarlo in quel momento, non solo nell'ambito della seduzione.

Bene, io sono sempre stato vittima delle mie aspettative, che ho sempre tenuto terribilmente ed erroneamente legate alla mia autostima. E questo è sempre stato un errore. Perché quando queste aspettative venivano disattese il danno interiore era gigantesco e questo avviene perché non mettiamo in gioco un aspetto potentissimo della nostra persona: il raziocinio. Diciamo sempre che sono le donne che vivono di emozioni, ma siamo sicuri che noi siamo davvero così diversi? Quante volte dopo aver conosciuto una ragazza che ci piace, cominciamo a immaginarci come ci piacerebbe che andasse a finire? Ecco, quella è aspettativa. E quando quell'aspettativa non si avvera parte la reazione emotiva. Spesso molto dura e destabilizzante. E anche, invece, quando l'aspettativa si realizza, troppo spesso veniamo travolti dalle emozioni e magari sbagliamo le successive scelte (sai quante occasioni in vita mia ho gettato al vento per questo)

E' chiaro che l'aspettativa fa parte del gioco, ed è anche piacevole, ma fino a un certo punto. Ma non deve mai prendere il sopravvento, bisogna sempre ricordarsi del mostro invisibile di cui parlo sempre: il caso. Quindi se oltre a tirare fuori le palle iniziamo a tirare fuori anche quella massa gelatinosa che reggiamo tutto il giorno con i muscoli del collo si può raggiungere il giusto equilibrio tra l'emozione, che è il sale della vita, e l'analisi, che è ciò che ci ha permesso di evolverci e che non si capisce bene perché non si debba applicare anche a un settore, quello del rapporto con l'altro sesso, in cui troppo spesso ragioniamo con un'altra massa che sta decisamente più in basso della prima.

Quindi in medio stat virtus, l'equilibrio che sto trovando si fonda proprio su questo, non soffocare le emozioni che ho nel conoscere una nuova persona, nel fare un approccio, nel fallire o nel riuscire, ma tenendo acceso il cervello, ascoltando me stesso in ogni istante e attivandomi quando vedo che le emozioni stanno iniziando a intaccare la mia capacità di analisi e di reazione. Come ho messo in firma, d'altronde, focus on the process, ovvero il mio obiettivo è il miglioramento, l'evoluzione, la crescita, un processo iterativo che, inevitabilmente, prima o poi porta al risultato.

Applausi per Tad.

Per quanto mi riguarda ha focalizzato benissimo la cosa.

L'importanza di questo a livello di inner game.

Perché regala un frame massiccio, che si traduce in stile, fascino e una sorta di sicurezza personale.

Aldilà di seduzione, si tratta anche proprio di maturità e crescita personale.

Consapevolezza delle emozioni e nel non volerle soffocare. Altrimenti il bello del gioco svanirebbe.

Il caso. Perché non stiamo giocando a scacchi con un automa con mosse preimpostate ma stiamo interagendo con una persona, un mondo diverso dal nostro.

Aggiungo che non sempre forse avrò la capacità di fermare le reazioni o far si che la parte razionale ponderi le emozioni. Ma credo che anche questo faccia parte del "gioco".

Modificato da Frankso
Frankso
Inviato (modificato)

Secondo una nostra opinione che ci siamo costruiti, o secondo quello che desideriamo, speriamo... secondo quello che vorremo che fosse? Anche in modo rìirrazionale a volte?

Non c'è niente di male a sperare, desiderare qualcosa... aspettative e desideri, secondo me, sono due cose diverse. O almeno, lego al concetto di "aspettativa" in qualche modo quello di pretesa, come diceva Frankso. Ma non a quello di desiderio.

Comunque, nelle tua ultima frase, mi sembra che tu convenga con me.. "almeno non ci si fa male"... affidare la nostra felicità anche a qualcun altro (non solo, sono anche io convinta che dipenda in larga parte da noi) è spaventoso. Ma mettere un tappo alle emozioni, ai desideri e alle speranze, non ti sembra un po' come vivere a metà?

Provo a rispolverare questo post.

Vero.

Aspettative e desideri sono due concetti diversi.

Ma a tuo avviso, Butterfly, a livello di emozioni, il desiderare qualcosa, più o meno ardentemente, nel momento non venga saziato, porta frustrazioni similo ad un'aspettativa negata?

Si può desiderare con la consapevolezza di prendere quello che viene senza riscontro emotivo?

Ci sono diverse discipline orientali basate sulla negazione del desiderio proprio come via alla serenità.

Poi è giusto dire che l aspettativa nasce da un meccanismo erroneo. Il desiderio è forse più sano, se mi fate passare il termine.

Proviamo a toglierla e a tornare sullo spicciolo come piace a me.

Incontro interessante. Non mi aspetto vada bene ma lo desidero ardentemente.

Non va come lo desidero.

Frustrazione o piena consapevolezza che i desideri lasciano il tempo che trovano?

Non lo so. Per certi versi non vedo possibile eliminare da un desiderio negato il riscontro emotivo. Mmm...

Forse questione caratteriale e di cosa metti dentro questo desiderio.

Ma sarebbe molto interessante avere un approccio "sano".

Credo che bisognerebbe tener presente che fa parte del gioco anche la parte "down" della partita

O te ne freghi ma così facendo non assapori appieno il succo delle cose, se c'è da penare ti tocca...

Modificato da Frankso
  • Mi piace! 1
Amstaff
Inviato

Bisognerebbe ,secondo me, oltre al differenziare "aspettativa" da "desiderio", considerare anche l'origine dell'aspettativa stessa.

Quanto è radicata? Da dove arriva?

Faccio un esempio pratico...

Se una persona è cresciuta senza mai essere in qualche modo "validata" dai genitori, sempre in un ambiente in cui era presente la critica

per le cose sbagliate, il "hai visto che hai fatto la cazzata. Te l'avevo detto.".... hai voglia a leggere Dyers, Assagioli, e topic sull'inner-game.

Sono meccanismi talmente profondi che la cognizione serve a ben poco.

In campo seduttivo ... starà sempre cercando validazione attraverso il numero.

E la relazione fallirà perche' in attesa del fallimento inconscia.

Per carità, quei libri succitati sono ottime letture ... ma, ripeto, bisogna anche fare un minimo di introspezione (con aiuto o meno) per capire l'origine dell'aspettativa.

Poi è anche un discorso di età ...

Magari a 20 anni è piu' facile :p

  • Mi piace! 4
Frankso
Inviato (modificato)

Bisognerebbe ,secondo me, oltre al differenziare "aspettativa" da "desiderio", considerare anche l'origine dell'aspettativa stessa.

Quanto è radicata? Da dove arriva?

Faccio un esempio pratico...

Se una persona è cresciuta senza mai essere in qualche modo "validata" dai genitori, sempre in un ambiente in cui era presente la critica

per le cose sbagliate, il "hai visto che hai fatto la cazzata. Te l'avevo detto.".... hai voglia a leggere Dyers, Assagioli, e topic sull'inner-game.

Sono meccanismi talmente profondi che la cognizione serve a ben poco.

In campo seduttivo ... starà sempre cercando validazione attraverso il numero.

E la relazione fallirà perche' in attesa del fallimento inconscia.

Per carità, quei libri succitati sono ottime letture ... ma, ripeto, bisogna anche fare un minimo di introspezione (con aiuto o meno) per capire l'origine dell'aspettativa.

Poi è anche un discorso di età ...

Magari a 20 anni è piu' facile :p

Ti straquoto.

Si dice? Me ne frego. Lo conio io.

Se questi meccanismi sono erroneamente installati dal modo di crescerti e dalle esperienze personali. Hai un gigante da affrontare.

Mi viene in mente anche "le correzioni" di Frenzen.

La didattica può offrire tanti spunti. Tu dici "cazzo è vero". Ma quanto più è radicata tanto devi rimboccarti le maniche. A certi livelli i libri poi non arrivano. Alcuni meccanismi viziati in maniera importante necessitano di dialogo psicologico.

Ma qui stiamo espatriando.

Pr quanto mi riguarda se h aperto il post è perché in una certa misura mi appartiene.

Lessi alcuni di questi volumi anni fa, guardandomi dentro ho capito tante cose ma tutttora ogni tanto ci casco. Ma ho un approccio diverso.

Riconosco alcune mie modalità e allo stesso tempo non le condanno.

Basta però su di me che andiamo troppo sul personale... eh eh

Modificato da Frankso

Crea un account o accedi per lasciare un commento

Devi essere un membro per lasciare un commento

Crea un account

Iscriviti per un nuovo account nella nostra community. È facile!

Registra un nuovo account

Accedi

Sei già registrato? Accedi qui.

Accedi Ora
×
×
  • Crea Nuovo...

Informazioni importanti

Il nostro sito usa dei cookie 🍪 per aiutarti a migliorare la tua esperienza di navigazione. Puoi modificare le impostazioni dei cookie, altrimenti puoi accettarli cliccando su "ACCETTA".