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Il buono, il brutto e il cattivo del rimorchio


The President
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Neos

Bel post!
Condivido e sono convinto che col sarge a freddo non scopi, puoi fartene quattro all'anno se sei in gamba.
E' col circolo sociale che invece riesci a scopare veramente tanto.
Sono convinto però che quello che noi facciamo con i set a freddo (difficili si sa), ci fortifica e ci rende preparati per quei set del social circle.
Ed è per questo che gli approcci a freddo secondo me sono importantissimi, per migliorarsi e acquisire maggior sicurezza di se.
Che sarà mai parlare con una ragazza (come dici tu disponibile a conversare) alla festa del tuo amico, in confronto ad un set per le strade del centro che ti guarda dall'alto verso con le difese alte?

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Satch

Bel post davvero, ma non so quanti siano in grado di apprezzarlo.

Da qul poco che ho letto il "metodo Noyz" da discoteca è un "la va o la spacca" e si basa su percentuali di successo. Nessuna accezione negativa, sia chiaro, ci vogliono due palle così a fare un game del genere, io sono riuscito a farlo nella mia vita solo dopo svariati bicchieri, e con esiti pessimi...

All'interno del circolo sociale ovviamente l'opzione "la spacca" non è gestibile, a meno di non essere disposti ad uscirne.

Esiste, secondo me, una terza via, ed è quella che tu hai sintetizzato ne "la battuta mentre si è in coda in posta".

E' un tipo di game in cui il target non si aspetta di essere approcciato, non è sulla difensiva, non può capire se sei solo un simpatico chiacchierone o se ambisci a scoparla, puoi veramente calibrare il game sulla base dei feedback. Li non esiste il palo, perchè se la persona non è reattiva, o da risposte negative, si nexta subito. Tanto la fila alle poste è lunghissima...

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Hesediel

Grazie per il tuo post, The President. Mi rammarico di aver scoperto il Game solo ora e di non poterti più incontrare a Torino, almeno per ora.

La tua analisi su come le persone rivelino la loro vera faccia nel momento in cui non ci sono legami con altri è una grandissima verità.

Mi ha però fatto ragionare: una persona media, che non sia a conoscenza del gioco o che ne sia a conoscenza ma non lo applica, prende, nella sua intera esistenza, un numero di pali uguali o minore a quelli che un giocatore medio si prende in un mese.

Noi ci mettiamo in gioco, chi in un modo e chi in un altro, ognuno col suo stile, ma la cosa che non cambia mai è che i pali ci sono sempre. Alcune volte non ci toccano minimamente, altre volte è come mandare giù un riccio di mare intero. Però continuiamo a giocare, il nostro game migliora e la nostra solidità aumenta (si spera, altrimenti non fa per noi questa attività).

Nella mia esperienza, più la mia solidità aumenta, più il mio sorriso cresce e così la ragazza di turno si trova una persona molto, molto positiva davanti. Se mi da un palo, mi dispiace per lei. La mia psicologa un giorno mi disse: "se agisci con buone intenzioni, sei gentile e simpatico, e l'altra persona ti tratta male, allora è un problema suo. Mi spiace per lei."

-Hese

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The President

La persona media vive indubbiamente una realtà diversa, perchè abiutato a interfacciarsi unicamente con la parte "buona" delle persone. Infatti interagisce con ragazze che tendenzialmente debbono sottostare alla facciata delle apperenze ponendosi in modo scherzoso, educato, gentile.

Poi ovviamente ci sono le eccezioni alla regola, ragazze mediamente menose anche nei circoli sociali...ma a meno di essere modelle ne fanno poca di strada.
In un certo senso noi vediamo quello che altri vedranno (forse) tra qualche anno.
Diciamo che il nostro percorso è più accidentato e le montagne russe sono all'ordine del giorno. Ci sarebbe un altro topic da aprire sul mondo virtuale e il mondo reale, per sottolineare il fatto che con l'avvento dei social network e della digitalizzazione la difficoltà nel game REALE si impenna anno dopo anno (questo a quanto pare è un problema che non riguarda solo l'Italia). Non oso immagine cosa accadrà da qui a dieci anni.
Ma alla fine ciò che mi dà vigore è sempre il solito ragionamento. Senza essermi messi in gioco, difficilmente mi sarei girato il mondo, avrei vissuto le avventure che ho vissuto, mi sarei interfacciato con delle situazioni talmente strane e difficili da descrivere, e infine trovato le ragazze e gli amici che mi hanno accompagnato in questo percorso.
Forse in questo momento sarei al bar del paesello a lamentarmi della crisi e della carenza di gnocca...con tutto il rispetto per gli avventori di questi luoghi.

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Hesediel

Ci sarebbe un altro topic da aprire sul mondo virtuale e il mondo reale, per sottolineare il fatto che con l'avvento dei social network e della digitalizzazione la difficoltà nel game REALE si impenna anno dopo anno (questo a quanto pare è un problema che non riguarda solo l'Italia). Non oso immagine cosa accadrà da qui a dieci anni.

Con l'avvento dei social e con il loro utilizzo smisurato da parte delle nuove generazioni non è solo il game a essersi inasprito, ma proprio qualsiasi interazione umana. Gente che diventa completamente bipolare, comportandosi in un modo quando è al sicuro dietro alla tastiera e in un altro completamente diverso quando è di presenza, oppure gente totalmente inventata (basta saper mettere foto e info giuste e via Facebook e si ha una vera e propria identità falsa) che non corrisponde alla persona reale.

Tornando In Topic:

Ma alla fine ciò che mi dà vigore è sempre il solito ragionamento. Senza essermi messi in gioco, difficilmente mi sarei girato il mondo, avrei vissuto le avventure che ho vissuto, mi sarei interfacciato con delle situazioni talmente strane e difficili da descrivere, e infine trovato le ragazze e gli amici che mi hanno accompagnato in questo percorso.

Forse in questo momento sarei al bar del paesello a lamentarmi della crisi e della carenza di gnocca...con tutto il rispetto per gli avventori di questi luoghi.

ecco, queste sono le parole che mi sono inciso nella testa: agire, agire, agire, perché non voglio arrivare ai 50 anni e rendermi conto di aver buttato la vita.

O, peggio, non riuscire nemmeno a rendermene conto...

-Hese

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Lubricure
Diciamo che il nostro percorso è più accidentato e le montagne russe sono all'ordine del giorno. Ci sarebbe un altro topic da aprire sul mondo virtuale e il mondo reale, per sottolineare il fatto che con l'avvento dei social network e della digitalizzazione la difficoltà nel game REALE si impenna anno dopo anno (questo a quanto pare è un problema che non riguarda solo l'Italia). Non oso immagine cosa accadrà da qui a dieci anni.

Ma alla fine ciò che mi dà vigore è sempre il solito ragionamento. Senza essermi messi in gioco, difficilmente mi sarei girato il mondo, avrei vissuto le avventure che ho vissuto, mi sarei interfacciato con delle situazioni talmente strane e difficili da descrivere, e infine trovato le ragazze e gli amici che mi hanno accompagnato in questo percorso.

Forse in questo momento sarei al bar del paesello a lamentarmi della crisi e della carenza di gnocca...con tutto il rispetto per gli avventori di questi luoghi.

Sarebbe estremamente interessante aprire un topic sul reale VS virtuale. Lo vedo negli sguardi, nei movimenti. Ci si è scollegati dalla realtà fisica.

In chat è praticamente normale scrivere "Ciao, come va?" ad una sconosciuta, mentre farlo dal vero, è inquietante se fatto a random. Ho provato a farlo ad una alla fermata del pullman che mi aveva mostrato IOI, avreste dovuto vedere la faccia. Era l'incarnazione del disagio. Poi da lì sono riuscito a portare la conversazione ad un livello decente, nonostante tutto.

Preferisco essere proattivo e rischiare, piuttosto che rimanere fermo ed in attesa del nulla. Quando sono in giro mi viene naturale parlare con tutti, dal vecchietto al supermercato che cerca la pasta alla signora che guardando le vetrine, incrocia il mio sguardo. Anche senza il fine di rimorchiare, non è obbligatorio od essere una pressione farlo, per me.

Nella mia esperienza, più la mia solidità aumenta, più il mio sorriso cresce e così la ragazza di turno si trova una persona molto, molto positiva davanti. Se mi da un palo, mi dispiace per lei. La mia psicologa un giorno mi disse: "se agisci con buone intenzioni, sei gentile e simpatico, e l'altra persona ti tratta male, allora è un problema suo. Mi spiace per lei."

La tua psicologa ha totalmente ragione. Il reagire male o maltrattando l'altro senza giustificato motivo lo vedo come un grosso segno di debolezza.

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Fraz

C'è un'altra faccia della medaglia: il brutto del game potrebbe essere visto come il bello.

Apriamo gli occhi e lasciamo stare il nostro Ego (avere reazioni positive) e diamo a noi stessi il valore che abbiamo invece di cercarlo all'esterno. E diventiamo

uomini accettando che la realtà è ben diversa dall'ideale che abbiamo in testa...

Una volta acquisite queste consapevolezze più e più volte ci si può rilassare e fare il massimo che si può.

Il valore ce lo dobbiamo dare da soli. Questo fa di noi degli uomini.

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Noyz

Bel post, caro The, P, come l'ottimo film di Leone.

Ovvio che nel fare game ci sia una parte brutta/non bella che è, appunto, quella quando passi da set in set in modalità caccia, mentre le hb se ne stanno fresche una rosa a ballare o parolattare tra di loro.

Ma, nella maggior parte dei casi, siamo noi a doverci accollare l'onere del primo passo e - vuoi o non vuoi - il tutto è un "male necessario"; il mezzo per un fine.

Il bello naturalmente è quando sei seduto nei divanetti con la sua mano sul tuo pacco, o semplicemente a chiacchierare con una tipa che è davvero interessata a te.

Purtroppo non va sempre così, e le cose tocca guadagnarsele.

Come ci insegne Schwar: No pain no gain.

Infondo, la vita è davvero troppo short per filosofeggiarla, meglio viverla così come viene.

Un abbraccio ;)

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  • 2 settimane dopo...
ube

Bella discussione, e bella la conclusione che invita a migliorare il nostro gioco "a prescindere".

Fondamentalmente è sempre una questione di autostima: più se ne ha, e più si diventa disinvolti nelle diverse situazioni imparando ad improvvisare anche negli ambienti più ostici.

L'autostima va sempre difesa e rafforzata quando serve a farci stare a nostro agio, l'unico limite da porsi è quando si finisce con il danneggiare qualcun'altro che non ci ha fatto nulla di male.

Ebbene questo permette di vedere soltanto una faccia della medaglia. Infatti all'interno di questi gruppi sociali in un certo senso le ragazze (cosi come i ragazzi) debbono seguire delle regole non scritte, sul fatto che bisogna cercare di salvare le apparenze, mantenendo una facciata di gentilezza e buona educazione, per evitare di essere mal visti dalla restante parte del circolo sociale.

Mettiamo che conosci una tua collega di università ad una festa di amici comuni, difficilmente si negherà ad una banale conversazione. Mettete la stessa ragazza in una discoteca high-end, con te stesso che la vai ad approcciare, con la medesima banale conversazione. Il risultato sarà ben diverso.

Non la vedo allo stesso modo su questo punto, quello che chiami il lato brutto del rimorchio.

La discoteca high-end dove tutti ci siamo formati a suon di pali non è altro che un ambiente con regole diverse, regole anche in questo caso definite dal gruppo e/o convenzioni del luogo.

Ma mentre in un circolo di amici comuni la HB di alto livello è costretta dalle convenzioni a dimostrarsi perlomeno cortese con tutti, in discoteca è costretta a comportarsi in maniera opposta, a meno che non possieda una spiccata personalità.

In un ambiente del genere per lei la "buona norma" è ejectare chi non conosce perfettamente le regole della commedia (termine azzeccatissimo), chi cioè non dimostra un alto valore sociale o una abilità di approccio superiore alla media, accompagnata da un aspetto fisico ben curato.

Per come la vedo io, nemmeno questa è la vera faccia di quelle HB.

In discoteca non regalano finto interesse, è vero, ma molte di loro non vorrebbero nemmeno comportarsi così da stronze... il punto è che negli anni hanno imparato che è naturale comportarsi così, così come lo è prestare finta attenzione e interesse ad un amico comune.

Ho fatto close con belle ragazze conosciute al di fuori della discoteca, e sono sicuro che se le avessi approcciate in un ambiente rumoroso e buio mi avrebbero invece tenuto alla larga.

Tante volte mi capita di osservare in discoteca ragazze di medio-basso livello respingere dei bei ragazzi appena questi fanno il minimo errore, oppure di tirarsela talmente tanto da farli allontanare scoraggiati... quando magari le stesse ragazze farebbero i salti di gioia a conoscere un ragazzo così all'università o al lavoro!!!

La discoteca è un ambiente come un altro, con le sue regole e apparenze, ma è un terreno di gioco che non fa per tutti, non per il personaggio medio.

Credo che la vera faccia delle persone si veda invece lontano dagli ambienti famigliari, dove si è cresciuti e formati. Di solito la si può trovare quando si è in viaggio, lontano dalle persone e dai luoghi della quotidianità, dove si perdono molti dei riferimenti comportamentali.

Il bello del viaggio è il senso di libertà e di scoperta che ci regala, e non a caso le italiane quando sono all'estero la danno molto più facilmente...

Un'altra alternativa al viaggio è il rimorchio in Day game della ragazza in solitaria. Anche in questo caso, la ragazza è più lontana dai riferimenti comportamentali tradizionali ed è più facile vedere la sua vera faccia, anche se vanno fatto dei distinguo: in stazione o negli uffici postali di una grande città sarà sempre più facile che nelle strade di un paesino di 5.000 abitanti.

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