kirk [Partecipante] 10 Inviato 8 Settembre 2006 Inviato 8 Settembre 2006 Vi propongo questo interessante articolo apparso tempo fa su Panorama. Secondo me ha molto a che fare con ciò che intendiamo noi col concetto di "maschio alpha", ma rispetto ad altri quadri pone maggiormente l'accento su aspetti come seguire le proprie inclinazioni, fare una cosa perchè ci va di farla (e non perchè "è cool") etc., piuttosto che sul dimostrare qualcosa agli altri. Ne esce (IDEALMENTE) un concetto molto sfuggevole ma intelligente e profondo dell'"essere cool", di qualcosa che comprende nella propria stessa definizione l'impossibilità che si tratti di un modo di fare completamente appreso: in buona sostanza si dice che è impossibile essere veramente cool seguendo ciò che è cool. Il modo d'essere cool di ognuno è quindi unico, ha il copyright ed è tutelato dal suo stesso statuto dai tentativi di sabotazione ed imitazione. La SIAE mi ringrazi per lo spunto :rolleyes0 *** CHE COS'E' COOL. Ovvero di tendenza ma non di moda, fuori dal coro e per nulla snob. Un osservatore speciale viaggia nella quotidianità e spiega perchè si deve andare a Buenos Aires e non ai Caraibi, perchè una bella bici è meglio della Porche Cayenne... Non facciamo mistero con noi stessi: quante volte siamo stati colpiti, magari camminando per la strada, al ristorante, o in treno, in aeroporto, ad un pranzo da amici o al lavoro, da una persona (un lui o una lei) che ci distrae con la forza, che ci piace indugiare a guardare? Non è solo la bellezza, ma qualcosa in più che ha e che agli altri sembra sfuggire, il suo modo di muoversi, di guardare il mondo intorno a sé, di indossare quei vestiti, avere quelle cose: è "cool". Cool, letteralmente freddo, sicuro, coraggioso, distante, sprezzante: dall'americano è tracimato nel parlato degli anni Quaranta dal mondo del Jazz, per descrivere la musica più raffinata, che va oltre, dunque chi conosce e fa tendenza: "fico" per nostrane geenerazioni più giovani e disinvolte. Insomma per intenderci il Marlon Brando di Fronte sul Porto e la sua T-shirt, JF Kennedy e il suo sorriso, Angelina Jolie e la sua sfrontatezza, James Dean e il suo sguardo, Charlize Theron e la sua disinvoltura. Tanto è che in un modo più o meno confessato, tutti, o quasi, vorremmo essere cool. E come tutte le brame pop, anche questa crea interessi ed imitazioni, a cui non c'è vu' cumprà che tenga. Che agitazione! A sentire i pubblicitari e i designer dell'ultimo oggetto di culto, la strada c'è e basta seguire loro, i guru del cool, per coglierne i segreti. I media strombazzano e illudono, attraverso immagini ora patinate ora spiegazzate ad arte, realizzate dal Toscanini di turno propinando al volgo vademecum farciti di formule magiche per volare in quell'Olimpo. Eppure chi cool è veramente va per la sua strada, ed è lui, invero, che viene inseguito da questi ultimi per essere d'ispirazione. Ma, a parte l'attrazione che sentiamo, come si riconosce un vero cool? L'atteggiamento, la disinvoltura, l'apparente distacco, l'essere sempre a suo agio ne sono il fondamento. E' originale, non si confonde, proprio per non curarsi della moda (quella casomai la fa lui), ma non perchè lo vuole. Tende, ma sempre senza darsene pena, al meglio per talento e vocazione, d'altronde chi può biasimarlo: il meglio è meglio. Con naturalezza riesce ad indossare cose che sugli altri farebbero gridare all'orrore. Il vestire è quello che è, l'umore di una sveglia, il divertimento di sentirsi comodo, essenza e semplicità sempre in armonia, affidando il linguaggio della propria personalità agli accessori scelti con cura dell'estetica e della praticità. Il denaro non discrimina, è un mezzo ininfluente per seguire le passioni e la realtà della vita, non si mostra, né se ne rimane attratti, è trasparente; la cosa che conta è ancora una volta l'essere delle persone e delle cose. Fa quello che gli piace, non quello che può mostrare. Si distrae a quello cui tutti vanno pazzi: la Porche Cayenne non è un must, meglio una bella biciletta Colnago per sentirsi in forma. Se ha una personal trainer è perchè è alla ricerca del benessere, non per farne un oggetto di status. Come negli sport, tra vela ed endurance equestre, dove non si domanda se vince o perde, e magari vince. Propone la dolcezza in contrapposizione all'arroganza (sintomo di poca confidenza con se stessi), ma se è il caso mostra la sua determinazione nel perseguire i suoi obiettivi, che sono suoi e non presi a prestito: lì c'è coraggio. Così parla alle regine come agli altri con uguale disinvoltura. Di sé non c'è traccia, se non per il racconto di un'esperienza vissuta che prende l'ascoltatore per l'intensità e non per il narratore. Certo non è modesto perchè è consapevole del suo valore ed è quello che conta. Il viaggio è forse Buenos Aires alla ricerca di un'idea, un percorso, una traccia di storia, la voglia di conoscere. Le spiagge delle Seycelles o di Dubai, l'esotico da depliant, rimangono appannaggio di chi deve dimostrare qualcosa a se stesso o soprattutto ai suoi vicini. Vola generalmente commercial (anche Alitalia!), del private jet se ne infischia. Ed è tutto vero.
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