comeback [Partecipante] 3069 Inviato 14 Marzo 2015 Inviato 14 Marzo 2015 (modificato) A parte la seduzione, i manuali, il vostro lavoro attuale o il percorso che state seguendo, cosa vi sentite di essere davvero? Quale sentita sia la vostra reale vocazione? A volte il nostro vivere quotidiano ci impone di essere qualcosa che forse non siamo davvero, e che releghiamo a quella parte di vita che chiamiamo privata, o agli hobby. Ad esempio, cosa : artisti, scrittori, musicisti, cantanti, sportivi, fotografi, poeti, avventurieri... Modificato 14 Marzo 2015 da comeback
alphabeta [Banned] 1556 Inviato 14 Marzo 2015 Inviato 14 Marzo 2015 ti rispondo io il mio lavoro e la mia aspirazione coincidono , in questo sono fortunato - non sto guadagnando ancora i milioni però guadagno e faccio davvero quello che mi piace - in campo artistico (per privacy non dico cosa , ne parlai già tempo fa ricordo ) le soddisfazioni compensano tutte le amarezze che ci tocca sopportare nella vita di tutti i giorni perciò se avete una vocazione , un sogno , se volete essere qualcosa semplicemente : fatelo in questo fu fondamentale il libro di Anthony Robbins che lessi già prima di conoscere il IS : mi diede una carica pazzesca - in pratica diceva di annotare su un foglio i vostri sogni o progetti , anche quelli più assurdi , e poi di iniziare a lavorarci sopra perché si avverassero - all'inizio questa cosa mi faceva sorridere , non riuscivo a farla ma poi provai - feci proprio un foglio con le cose che volevo realizzare - e da allora non ho più smesso non mi ritengo un PUA , non mi sento realizzato al 100% però ho raggiunto bei traguardi e cerco sempre di non farmi spezzare dagli eventi cerco sempre di andare avanti in maniera positiva vi consiglio di fare lo stesso se avete un progetto portatelo avanti , assumetevi la responsabilità di questo come dice il libro di Robbins non dovete scalare montagne enormi , ma essere un po coraggiosi giorno per giorno in gamba
dickinson1 [Partecipante] 2641 Inviato 14 Marzo 2015 Inviato 14 Marzo 2015 cosa ci sentiamo di essere ,in senso di alternativa o in modo fantasioso? Io vorrei essere un attore di film d'azione,di quelli dove ci si rincorre in macchina. L'eroe del bene,non un super eroe pero'. Nessun super potere. Un essere umano non solito,di quelli che trova la soluzione dove gli altri non riescono.
Paolo1986 [Partecipante] 396 Inviato 14 Marzo 2015 Inviato 14 Marzo 2015 (modificato) Sent di essere uno che vale,uno intelligente, con potenzialita e che merita di più di quanto sto raccogliendo. ...ma putroppo sono cresciuto in una regione dove c'è troppa gente ignorante/chiusa che non capisce al meglio i miei punti di forza ..per questo finita l'uni e dopo avermi creato una base economica addio Calafrica. Insomma sento di essere uno che vale che però è cresciuto nella regione sbagliata, infatti a volte penso che risultati avrei raggiunto se fossi cresciuto nel Lazio o al nord Modificato 14 Marzo 2015 da Paolo1986 comeback ha reagito a questo 1
comeback [Partecipante] 3069 Inviato 14 Marzo 2015 Autore Inviato 14 Marzo 2015 Sent di essere uno che vale,uno intelligente che merita di più di quanto sto raccogliendo. ...perch putroppo sono cresciuto in una regione dove c'è troppa gente ignorante che non capisce al meglio i miei punti di forza ..per questo finita l'uni e dopo avermi creato una base economica addio Calafrica APRO UNA PARENTESI, POI LA CHIUDO. Non amo mai parlar male, tanto meno farlo di realtà che mi appartengono, ma essendo esposto sulla finestra di ciò che si può definire EUROPA, non posso che non dire che nascere in certi posti è più una penalità che una fortuna. Chiaro, potevi nascere invalido o normodotato nel centro d'Afirca e ti sarebbe andata molto peggio, ma sicuramente nascere in certe realtà non aiuta affatto, anzi distrugge tutti i giorni persone con grosse potenzialità o con capacità normali che vogliono sviluppare. Il mio consiglio, quello che ti do, è di andar via. La Calabria per la cronaca è una delle regioni più povere d'Europa, è una regione dove mancano persino le strutture di collegamento, siamo davvero all'ABC di quelli che potremmo definire presidi di normalità. Inoltre la mentalità diffusa è quella della provincia. Io stimo molto le generazioni passate, quelle dei miei nonni ad esempio, vero che loro sono anche in parte responsabili della conservazione di alcuni caratteri (a mio parere molto negativi) strettamente locali, ma è anche vero che bene o male erano (quelli onesti) una generazione di persone con dei valori di vita, che oggi difficilmente esistono. A mio parere certe aree mancano totalmente di civiltà, gente che fa la seconda e la terza fila con l'auto, ostruendo il passaggio magari quando ne hai necessità, e se li richiami sei anche quello in torto. Parliamo di aree dove il ruolo della donna è ancora casa-fornelli&prole, e la cosa che maggiormente amareggia è che specie le donne che iniziano ad essere più attempate, siano totalmente d'accordo con questa visione. Parliamo quindi di aree che non hanno ancora raggiunta una emancipazione sociale, siamo all'assurdo. Parliamo di aree con scuole che scopri piene di materiali tossici o i soffitti si sgretolano sui banchi, e scopri anni dopo che hanno speculato anche li'. Parliamo di comuni commissariati, non tanto a causa delle mafie, ma dalla diffusione della cultura dell'illegalità. La legalità guardate che è fondamentale. Parliamo di aree dove il ricco ostenta sul povero, perchè nella miseria culturale fa figo mostrare agli altri che hai di più di loro. Parliamo di strette di mano ai politici e agli amministratori locali per prendere un posto di lavoro. Parliamo di giovani che non hanno visto il mondo, non sanno cos'è l'Europa, ma trovano il tempo si bruciare centinaia di euro nei punti gioco e nelle slot. Parliamo di zero strutture sportive, di 15/20 km per fare una sessione di nuoto, di nessun campo da tennis, di un campo da calcetto per patate ogni svariati km. Parliamo di aree senza treni ad alta velocità. Potrei continuare. Andar via non è facile per uno del posto, perchè per molti anni ti hanno convinto che quello sia il mondo e te lo sei fatto piacere, ecco perchè specie in Calabria molti partono specie per la Germania, dove c'è una robusta comunità di calabresi, per poi rientrare o rimanere all'estero a fare piccole little-Italy. onirius ha reagito a questo 1
Paolo1986 [Partecipante] 396 Inviato 14 Marzo 2015 Inviato 14 Marzo 2015 (modificato) APRO UNA PARENTESI, POI LA CHIUDO. Non amo mai parlar male, tanto meno farlo di realtà che mi appartengono, ma essendo esposto sulla finestra di ciò che si può definire EUROPA, non posso che non dire che nascere in certi posti è più una penalità che una fortuna. Chiaro, potevi nascere invalido o normodotato nel centro d'Afirca e ti sarebbe andata molto peggio, ma sicuramente nascere in certe realtà non aiuta affatto, anzi distrugge tutti i giorni persone con grosse potenzialità o con capacità normali che vogliono sviluppare. Il mio consiglio, quello che ti do, è di andar via. La Calabria per la cronaca è una delle regioni più povere d'Europa, è una regione dove mancano persino le strutture di collegamento, siamo davvero all'ABC di quelli che potremmo definire presidi di normalità. Inoltre la mentalità diffusa è quella della provincia. Io stimo molto le generazioni passate, quelle dei miei nonni ad esempio, vero che loro sono anche in parte responsabili della conservazione di alcuni caratteri (a mio parere molto negativi) strettamente locali, ma è anche vero che bene o male erano (quelli onesti) una generazione di persone con dei valori di vita, che oggi difficilmente esistono. A mio parere certe aree mancano totalmente di civiltà, gente che fa la seconda e la terza fila con l'auto, ostruendo il passaggio magari quando ne hai necessità, e se li richiami sei anche quello in torto. Parliamo di aree dove il ruolo della donna è ancora casa-fornelli&prole, e la cosa che maggiormente amareggia è che specie le donne che iniziano ad essere più attempate, siano totalmente d'accordo con questa visione. Parliamo quindi di aree che non hanno ancora raggiunta una emancipazione sociale, siamo all'assurdo. Parliamo di aree con scuole che scopri piene di materiali tossici o i soffitti si sgretolano sui banchi, e scopri anni dopo che hanno speculato anche li'. Parliamo di comuni commissariati, non tanto a causa delle mafie, ma dalla diffusione della cultura dell'illegalità. La legalità guardate che è fondamentale. Parliamo di aree dove il ricco ostenta sul povero, perchè nella miseria culturale fa figo mostrare agli altri che hai di più di loro. Parliamo di strette di mano ai politici e agli amministratori locali per prendere un posto di lavoro. Parliamo di giovani che non hanno visto il mondo, non sanno cos'è l'Europa, ma trovano il tempo si bruciare centinaia di euro nei punti gioco e nelle slot. Parliamo di zero strutture sportive, di 15/20 km per fare una sessione di nuoto, di nessun campo da tennis, di un campo da calcetto per patate ogni svariati km. Parliamo di aree senza treni ad alta velocità. Potrei continuare. Andar via non è facile per uno del posto, perchè per molti anni ti hanno convinto che quello sia il mondo e te lo sei fatto piacere, ecco perchè specie in Calabria molti partono specie per la Germania, dove c'è una robusta comunità di calabresi, per poi rientrare o rimanere all'estero a fare piccole little-Italy. E si tutte queste cose le so, infatti l'unica cosa buona della Calabria è la nostra cara università a Cosenza, che assicuro è veramente buona e nota a livello italiano (potete vedere su internet). Forse Cosenza è la città migliore (ma per essere precisi la zona di Rende dato che c'è l'uni) dove c'è stato un certo sviluppo. Per il resto concordo che mi trovo male con la mentalità del luogo, chiusa e provincialista quindi i miei punti di forza non verrebbero capiti. Ma si dai...chissà un giorno lavorerò come traduttore di videogiochi per la Electronic Arts. Ma poi qua in calabria la cosa peggiore è proprio la mancanza di persone interessanti con le quali mi trovo a mio agio e poter condividere esperienze/passioni/discorsi, mi sento sprecato qui :-). Mentre invece nella stessa Italia nelle altre regioni trovo una mentalità più aperta, gente mediamente più educata ed interessante e sicuramente gente con la quale condividere più passioni di nicchia, che non hanno la visione della vita "nella vita ci si accontenta l'obbiettivo è lo sposalizio e mettersi le pantofole" Modificato 14 Marzo 2015 da Paolo1986
comeback [Partecipante] 3069 Inviato 14 Marzo 2015 Autore Inviato 14 Marzo 2015 (modificato) In fin dei conti ognuno fa quel che vuole della vita, le mie origini sono un conto, poi le mie prospettive sono altre. Tieni conto che andar via ha anche i suoi contro, è una questione personale se riesci a reggere questo passo. Personalmente io non ho mai avuto nostalgia. Modificato 14 Marzo 2015 da comeback
alphabeta [Banned] 1556 Inviato 14 Marzo 2015 Inviato 14 Marzo 2015 forse non avevo capito bene la domanda se parliamo di sogni o di aspirazioni a me ora piacerebbe vivere a Los Angeles o San Francisco..anche se non ci sono mai stato - cmq sud California come mai ? il clima è simile a qui , mi piace quel mix di culture , messicana , inglese , etc. un mix assurdo di gente e cucine - penso mentalità aperta al massimo non so se li funziona tutto , magari ci sono le gang e altri casini , la vita forse è costosissima però mi attira poi non sarà come nei film , ma un posto con una così alta percentuale di attrici , modelle , artisti , penso che le feste ci scappano per forza e poi un posto dove praticamente ogni giorno vedi facce nuove , questa è la cosa migliore inoltre mi danno l'idea di posti con un sacco di single e dove essere single non è un problema , anzi quindi se ho capito la domanda , aspiro a fare quello che faccio però magari potendomi spostare per lunghi periodi li
comeback [Partecipante] 3069 Inviato 14 Marzo 2015 Autore Inviato 14 Marzo 2015 Rispondo alla domanda. Io mi sento un artista, forse eccedo nel termine, mi sento uno scrittore, un pensatore. La mia indole artistica mi porta a scrivere e a sentire il bisogno di comunicare, ma a parte qualche concorso di scrittura, ho deciso di essere altro nella vita. Forse in parte ho anche scelto di non essere. Ho sempre visto lo scrittore come un animo introverso, chiuso, col fisico gracile e la schiena curva, quasi come a rifugiarsi nel suo mondo per non essere ciò che vorrebbe essere all'esterno. La mia idea di scrittore era comunicare una mancanza interna. Io mi sentivo totalmente diverso, tanto che a quei pochi concorsi di scrittura ho partecipato senza dirlo a nessuno, ho preferito che gli altri mi guardassero mentre facevo sport, mentre ero ribelle, piuttosto che condividere la mia intimità. Questo è quanto. onirius ha reagito a questo 1
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