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Spaesamento totale.


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Constantine

Ciao a tutti. Vi chiedo scusa fin da ora per la lunghezza del post, purtroppo è una situazione complicata con protagonisti complicati (io e la mia ex) e senza gli adeguati dettagli il quadro d'insieme non sarebbe chiaro. Cercherò di essere meno prolisso possibile.

Sono un ragazzo di 26 anni, sono sempre stato un tipo solare e simpatico, ma negli ultimi sei anni (complice la malattia di mia nonna, alzheimer) la situazione in casa si è fatta parecchio pesante, arrivando a toccare il fondo quando mio padre ha perso il lavoro. Io sono già laureato e ora mi sono iscritto ad un'altra facoltà nella mia città perché, non potendomi muovere da casa per via di mia nonna, e non riuscendo a trovare lavoro qui da me, non mi piace stare con le mani in mano aspettando la classica manna dal cielo. Tutto questo ha però influito sul mio carattere, rendendomi cinico e "incazzato" ogni giorno di più. Totalmente disincantato verso tutto, soprattutto verso le donne, per via di brutte esperienze precedenti, sono rimasto senza il minimo contatto femminile (anche fisico, quindi) per circa tre anni. Ma non è mai stato un problema. Ho imparato a star bene da solo, un po' per forza un po' per scelta, vista la mia progressiva "chiusura" caratteriale. Due anni fa, il periodo più nero, ero diventato praticamente un alcolizzato, e ne sono uscito nel modo peggiore. Un incidente in auto con un tasso alcolemico che avrebbe fatto impallidire il più tosto dei camionisti polacchi, in cui ho quasi ucciso una persona. Dopo aver toccato il fondo comincio a risalire, sviluppando per compensazione una forte avversione all'alcol, e verso chi ne fa uso nella maniera in cui ero solito fare io. (Questa premessa è strettamente collegata alla storia)
Veniamo al punto.
La scorsa estate incontro una ragazza. 20 anni, ne ha 6 in meno di me. Mi colpisce la sua maturità, che spesso anche tante mie coetanee non dimostrano. Parliamo, diventiamo intimi. Anche lei ha una situazione familiare complessa: padre indagato, debiti ovunque, una sorella della mia età che non fa altro che bere, una sorella gemella disabile, una mamma completamente assente. Mi colpisce però il suo "rimanere normale", il suo non farsi abbattere dagli eventi. Ci mettiamo insieme. Era il primo luglio. Comincia una storia bella, non spettacolare. Le nostre situazioni permeano ogni nostra giornata con quell'ovattata malinconia, ma stando insieme riusciamo a farci forza a vicenda, a non pensare. Il sesso è bello, ma lei ha parecchi limiti dovuti ad un tentato stupro subito anni fa. Non me ne curo. Sto bene con lei. A capodanno veniamo invitati ad un matrimonio, ci sembra fantastico. Due giorni per noi, in hotel. Con l'anno nuovo festeggiamo anche i sei mesi insieme. Ero felice, per la prima volta dopo tanto tempo. Nelle due settimane successive ci vediamo pochissimo, avevo un esame pesante il 13 gennaio di quest'anno, lei parecchi impegni a casa. Continuavamo a sentirci per telefono, ma man mano che i giorni passavano la sentivo sempre più fredda e distaccata. Non me ne accorgo. L'esame assorbiva tutte le mie attenzioni. La mattina dello scritto, dopo averlo passato, la chiamo per poterci finalmente vedere. Lei dice che vuole parlarmi, capisco già dove saremmo andati a finire. Complice lo stress, la stanchezza e il riaffiorare della rabbia che avevo accantonato durante quei sei mesi, mi presento in modalità De Niro all'incontro, incazzato non tanto con lei quanto per il fatto che sapevo che a breve sarei tornato nella merda quotidiana che questa relazione aveva messo da parte per un po'. Mi dice che siamo troppo diversi, in tante cose (mai sapute quali nello specifico). MEMO: mai una discussione/litigata in sei mesi. Non è comunque sicura della decisione, le do qualche giorno per pensarci. Mi rifaccio vivo io, lei mi conferma che non vuole stare più con me. La sua situazione a casa è peggiorata, non ha equilibrio, VUOLE STARE DA SOLA. Accetto, rispettando la sua decisione. Lei è distrutta, mi ama ma non riesce a stare con me, sta malissimo. Stiamo malissimo. Le dico di non farsi sentire, che avevo bisogno di tempo per elaborare. Tre giorni dopo, era un sabato sera, la incontro ridente e scherzante con tre facce di merda che non avevo mai visto prima. Indemoniato, faccio finta di niente, per messaggio le chiedo come aveva fatto a superare così velocemente questo momento così brutto (a suo dire). Finiamo per litigare, lei, sincera come forse lo è stata solo una o due volte da quando mi ha lasciato, mi dice: "Io voglio bere, ubriacarmi, fare le 6 del mattino, ridere per cazzate." Sono devastato. Mi ritrovo da solo, cornificato da quella situazione che tanto dolore mi aveva procurato in passato, quello stile di vita dannoso che avevo rifuggito dopo l'incidente. Tutto questo amplifica il dolore. Dopo due settimane la mancanza diventa insopportabile. La contatto. Mi inzerbino, la supplico, la scongiuro. Niente. Non cambia idea, non torna indietro. Le dico che la via che ha scelto (ubriacarsi) non è la via giusta. I problemi sanno nuotare, non li puoi affogare nell'alcol. Lei mi risponde che questo lo sa, ma anche che è l'unica cosa che riesce a fare, in questo momento. Mi dice che è cambiata, che "non diventerò una zoccola o una alcolizzata...ma non lo so".
Sono in preda alla disperazione. Non è più la ragazza che conoscevo. Quella con cui parlavo di Shakespeare e di teatro. E' un'altra persona. Passano altre due settimane. La incontro in un bar con un altro. Lo riconosco. E' un alcolizzato cronico che le sbavava dietro da prima che ci incontrassimo. Non ci vedo più. Il giorno dopo le chiedo spiegazioni. Le dico che il voler "stare da sola" non ha una data di scadenza, che non si sa mai quando si incontra la persona che può farci star bene. Ma le rinfaccio il fatto che mi ha lasciato per via di un peggioramento della sua situazione familiare, che mi aveva detto di voler stare da sola. Lei si incazza, dicendo che è solo un amico, mi fa passare per stalker. Io le rispondo che non mi interessa quello che fa, lei non è mia. Voglio solo sapere la verità per capire che valore avrei dovuto dare a quei sei mesi passati insieme, e alla persona con cui li ho trascorsi. Lei mi conferma che è un amico, che parlano e che vuole star da sola. Le credo.
Sabato scorso li vedo baciarsi.
Le scrivo domenica pomeriggio. Non voglio sapere più niente per lei, per me è morta. Le avevo solo chiesto sincerità, avrei saputo affrontare il fatto che le piacesse un altro. Non mi ha concesso la possibilità di affrontare in maniera chiara un evento che poteva essere fonte di crescita personale. Le ho rinfacciato un paio di cose, facendole male, sapendo dove colpire. Mi dice che sono uno stronzo, che sono una persona cattiva, che ha fatto bene a lasciarmi. Io la ringrazio per avermi preso in giro solo per sei mesi.
La blocco ovunque.

Voi direte: e che vuoi di più? Persone così meglio perderle che trovarle. Sono d'accordo. Quando dico che per me è morta vuol dire veramente che è morta. Mi ha preso il cuore, lo ha infilato in un frullatore e ci ha fatto un bel frappè. Il problema è che questa ennesima delusione mi ha completamente svuotato. Vivo ad inerzia. Ero partito con le migliori intenzioni. Ho applicato il metodo del "migliora te stesso" prima di imbattermi in questo forum. Sono tornato in palestra, ho perso già più di 15 kg (nella maniera giusta, con una dieta adeguata). Ho riallacciato rapporti, fatto nuove conoscenze, anche femminili. Sono appena tornato da un weekend a Bologna, a casa di un amica. Abbiamo dormito insieme, stesso letto. Non ci ho fatto nulla, i presupposti c'erano.
E' diventato tutto piatto. Non riesco più a trovare niente che mi emozioni, o mi dia stimoli. Parliamoci chiaro, ho la mia vita, mi sveglio presto, mangio bene, studio con orari da "lavoratore", mi alleno, leggo moltissimo, ho degli amici con abitudini sane. Insomma, mi prendo cura di me stesso. Ma non riesco a vivere appieno le mie esperienze, quasi fossi un robot.
Un fattore che mi blocca è anche questo alcolismo imperante che è esploso tra i più giovani (e anche i più grandi). Quando nel weekend conosco una ragazza in qualche locale la etichetto automaticamente come problematica, magari invece è una brava ragazza che si concede una birra il sabato sera dopo una settimana in cui ha studiato o lavorato duramente. Avendo ricominciato da capo l'università sono a contatto con ragazzi molto più piccoli di me, freschi di liceo. Ci sono molte ragazze carine, ma il salto generazionale è troppo marcato, non riesco a stare a mio agio in loro compagnia. Tutto questo perché, oltre all'incidente in auto di due anni fa, c'è il fatto di questa ex che mi ha mollato per stare con uno il cui unico obiettivo è stordirsi tra alcol e droga nel fine settimana. Solo quello. Mi pesa tantissimo questa cosa, era arrivata quasi a farmi mettere in discussione ogni mia convinzione su uno stile di vita sano.

Quello che volevo chiedervi è come avete superato quel periodo di fisiologica refrattarietà nei confronti dell'altro sesso, dopo un'esperienza del genere? (Essere lasciati in questo modo).

Ringrazio anticipatamente tutti per i consigli, sono molto benvenuti quelli "a muso duro" e mi scuso se il post ha preso una piega rasente la psicoterapia, ma vi assicuro che la forza che ho sviluppato in questi anni mi è tutt'ora di grande aiuto. La mia unica domanda è quella che vi ho posto poco sopra. Grazie a tutti.

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gelsomino

Non ho capito se vuoi salvarti te oppure vuoi salvare tutti gli altri,NOI, la tua famiglia, i tuoi colleghi piu' giovani d'universita', la tua ex ragazza,la tua amica con cui hai dormito,ma non ci hai fornicato,ecco,io non l'ho capito mi spiace... 8-)

ps.. ti prego non provare a salvare me... :p

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Constantine

Non voglio salvare nessuno, se non me stesso dal tornare ad essere la persona chiusa che ero nei confronti dell'altro sesso.

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gelsomino

Non voglio salvare nessuno, se non me stesso dal tornare ad essere la persona chiusa che ero nei confronti dell'altro sesso.

e,devi uscire dalla oneitis per la tua ex allora.. 8-)

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Constantine

Esatto, ma come? Ho letto quasi tutti i topic di questa sezione, ma molti dei consigli dati ad altri utenti li ho già applicati, e da tempo anche! Ma non sembrano funzionare, o meglio, non sembrano funzionare a pieno, purtroppo!!

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gelsomino

Esatto, ma come? Ho letto quasi tutti i topic di questa sezione, ma molti dei consigli dati ad altri utenti li ho già applicati, e da tempo anche! Ma non sembrano funzionare, o meglio, non sembrano funzionare a pieno, purtroppo!!

allora forse non e' una oneitis standard, e' qualcosa di meno "bibliografico",c'e' qualcosaltro dietro, forse non e' una oneitsi unilaterale bensi bilaterale,da entrambe le parti,bohhhhhhh..qualcuno/a non dice tutta la verita'... 8-)

Modificato da gelsomino
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virgola

Io credo ti serva tempo. Una parte di te non ha ben chiaro cosa fa l'altra parte di te. Una soffre l'altra no. Uno beve l altro no.

Devi ritrovare la tua unicità. Un bel viaggio in un posto dove star da solo? Così. ..per coccolarti con qualcosa di sano

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Constantine

Grazie a tutti per le risposte.

Giusto un paio di punti da chiarire. Io ringrazio ancora quel giorno in cui mi fracassai con l'auto contro un muro, altrimenti non credo che da solo sarei venuto fuori da quella pessima situazione. Semplicemente non me ne rendevo conto. Da li ho ripreso a studiare, a fare attività fisica, a divertirmi in maniera sana. Ma non mi sono trasformato in un monaco di clausura. Quando parlo di "avversione all'alcol" intendo dire che non amo più passare il venerdì e il sabato sera a bere fino a svenire. La mia birretta con quei pochi ma cari amici me la concedo sempre molto volentieri. In altre occasioni anche qualcosa in più (es. Capodanno). Ma cerco sempre di rimanere "lucido". Purtroppo vivo in una città abbastanza piccola e, se vuoi uscire, i locali (pub-bar) sono l'unica meta. Soprattutto in inverno. Ma dopo un periodo di reclusione totale, ho ricominciato a frequentarli, anche se con un approccio molto diverso (e, fondamentalmente, direi più giusto).
Dico questo per chiarire che la mia esperienza non mi ha trasformato in una specie di santo inquisitore alcolico, anzi. Ammetto che l'idea che poteva esser passata era quella, ma ripeto, nessuna missione salvifica da compiere ^_^

@Gelsomino: credo tu abbia proprio colto nel segno. La mia non è una one-itis "classica". Intendo dire, questa ragazza mi ha fatto veramente troppo male, non tanto per il fatto che mi abbia lasciato (ripeto, sono un tipo molto disincantato) quanto per le modalità, le bugie e la quasi certezza che ormai ho che con quel tipo si frequentasse già da tempo. Quindi ecco, non vorrei mai tornare con lei, ma il dolore di questa esperienza (nuova per me) è lancinante. Non riesco a voltare pagina.

@Virgola: hai ragione anche tu. Mi rendo conto (e mi è stato anche fatto notare) che spesso mi trattengo, anche in una semplice uscita fra amici per un caffè. Diciamo che la mia parte "giocosa" se n'è andata un po' a farsi fottere in questi anni, e l'incidente (con tutte le conseguenze) mi pesa, mi fa sentire quasi in colpa ogni volta che passo del tempo a divertirmi, soprattutto se bevo qualcosa (nei limiti).
Il viaggio purtroppo è fuori discussione, a volte capita che mi conceda qualche weekend fuori, ma per limiti sia di tempo che di denaro non posso proprio permettermi lunghe trasferte.

@Purple Pill: quanto hai ragione. Mi rivedo in tutto quello che hai scritto. In effetti ormai a quest'età gli amici un po' "scompaiono", per motivi fisiologici (lavoro, fidanzate, impegni vari) ma ci sono sempre. Può capitare di non vedersi spesso come prima, ma non mi lamento. Non credo di aver riposto troppa fiducia in questo rapporto, nella maniera che intendi tu, anzi, quando ero fidanzato riuscivo a godermi di più i momenti passati da solo con gli amici o da solo in generale. Purtroppo hai preso in pieno il punto: tutto quello che mi è successo, il mio vecchio stile di vita, mi hanno portato ad una "intransigenza" estrema, ma solo perché proietto negli altri gli stessi errori che io stesso ho commesso a suo tempo. Forse è paura di una ricaduta, non lo so davvero. Ma so che questo che ho sviluppato è un grosso limite.

Ero indeciso se scrivere in questa sezione, perché come Gelsomino ha notato, la mia non è una One-itis regolare. Cerco di essere il più chiaro possibile. A me non manca questa ragazza, non per come si è comportata. Purtroppo o per sfortuna, sono il classico "buono" che non conviene far incazzare, e vi assicuro che per portarmi a togliere il saluto a qualcuno come ho fatto con lei devi comportarti veramente male. Ma passo ogni minuto del mio tempo libero a ripensare a quello che è successo, a come si sono svolti i fatti, cercando di capire perché si sia comportata così. Avrei accettato tranquillamente la verità, che le piacesse un altro, che volesse fare uno stile di vita diverso da quello che seguo io. Non sono uno schiavista, non l'ho comprata. Lei è libera di fare quello che vuole. Ma mentendo su tutto, oltre ad allungare i tempi (perché quando li ho visti baciarsi è stato come tornare al giorno in cui mi ha lasciato, tutti gli sforzi fatti fino a quel momento per cercare di andare avanti sono stati vanificati in circa un minuto), mi ha impedito di analizzare in maniera "positiva" la situazione, ripensare ad eventuali errori commessi..insomma, imparare per la prossima volta. E lo avevo fatto, in questi due mesi. Ora invece è tutto annebbiato di nuovo dall'odio, quelle poche certezze si sono volatilizzate. Non capisco se ho commesso errori io o se sia lei ad essere una persona completamente insulsa.
Sono in one-itis con un evento, in sostanza. Mi rendo conto di quanto sia stupido, ma non riesco a chiudere il capitolo, pur avendo concentrato su di me ogni singolo secondo della giornata.

Vi ringrazio ancora della pazienza e dell'aiuto che mi avete dato fin qui. Apprezzo davvero.

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gelsomino

ma quindi che vorresti capire,perche' lo ha fatto? metto una song per dare un po' di "emozione"..

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