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Le affinità elettive


DarkAdrenaline
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DarkAdrenaline

Oggi ho finalmente finito di leggere questo libro.

Ho impiegato parecchio tempo perchè ovviamente non è un libro da prendere alla leggera, ma analizza in fondo le dinamiche relazionali, soprattutto riguardo la coppia.

L'ho trovato a tratti un po' pesante, ma con messaggi chiari anche abbastanza attinenti con il tipo di forum che frequentiamo.

Secondo Goethe esistono delle attrazioni fra due soggetti che sono inspiegabili, irrazionali, al quale non si può sfuggire: queste sono appunto le "affinità elettive".

Certo, vengono messi in ballo anche discorsi quali il tradimento coniugale (non per forza fisico), non per forza condivisibili da tutti, che sottostanno appunto a questa legge dell'attrazione.

La mia interpretazione di fondo è che comunque l'essere umano deve essere felice, non si deve accontentare di quello che ha ed una volta che trova la persona verso la quale ha affinità non è possibile allontanarsene facilmente.

"Un cuore che cerca, sente che gli manca qualcosa; ma solo il cuore che ha perduto sento cosa gli manca."

Mi chiedo anche se le affinità elettive dipendano dal nostro vissuto, dalle nostre esperienze, o se davvero in alcuni periodi della vita ci accontentiamo perchè non troviamo chi possa completare le nostre mancanze e i nostri bisogni.

Oltre i quattro personaggi principali, se ne trovano altri di contorno, come Luciane, un personaggio in cui io mi sono in parte identificata, in quanto perfezionista e un po' sulle nuvole.

Non volevo ovviamente fare una recensione, ma mi piacerebbe condividere i vostri pensieri, le vostre interpretazioni e le vostre idee riguardo le relazioni umane in base a questo romanzo.

D.

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Colibrìgioioso

Sembra interessante. Ora vorrei farti una domanda per vedere se ho capito. Ma per affinità elettive intendi il modo in cui una persona guarda il mondo e le sue idee e ideali?

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DarkAdrenaline

No. Secondo Goethe ci sono delle affinità fra due persone che sono inspiegabili e irrazionali, a cui non si può sviare, tanto che nel libro si altera proprio l'equilibrio di una famiglia perché si trovano altre persone con cui si ha maggiore affinità,..

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DarkAdrenaline

Questa è ovviamente una mia interpretazione personale :)

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Colibrìgioioso

Per quanto mi riguarda penso che si sbagli e che ci siano sempre delle ragioni magari molto flebili o inconscie ma ci sono. Non credo che due persone vanno d'accordo senza una ragione magari non ne sono a conoscenza ma c'è. Credo che ogni rapporto umano abbia una sua logica.

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Panoramix79

Dark, ti copio/incollo un illuminante articolo di Galimberti (che stimo moltissimo), che sembra rispondere proprio al tuo quesito di fondo.

Buona lettura:

"Se è vero, come dice Freud, che l’amore è l’unica condizione per poter vivere, non c’è alcun dubbio che amare l’altro è, di fondo, amare se stessi. Questo amore di sé non è da leggere nell’accezione egoistica del termine, non è la soddisfazione dei propri bisogni o dei propri desideri, non è l’autorealizzazione resa possibile dalla dedizione È semplicemente ciò che rende possibile quel dialogo (che molti evitano) tra la propria parte razionale e la propria parte folle, a cui la nostra natura ci invita per giungere a una compiuta espressione di sé.
Amore infatti non è una faccenda dell’Io, ossia della nostra parte razionale. E questo ognuno lo sa quando, interrogato, non sa fornire alcuna spiegazione, a chi gli chiede ragione del suo amore.
Ma ognuno lo sa anche quando, pur essendo consapevole che quell’amore è sbagliato, dichiara di non potersene comunque liberare. Per la stessa ragione nessuno crede fino in fondo all’altro quando dice “Io ti amo”, perché l’altro amore non è una faccenda dell’Io, dal momento che, come ci ricorda Freud: “l’Io non è padrone in casa propria”, perché non conosce le forze che determinano
quelle che l’Io considera sue scelte.
Ma l’abisso folle che ci abita vuole espressioni che sappiano raggiungere le nostre regioni più lontane, più abissali, più indistinte nei loro indiscernibili confini, per assaporare come il piacere si intreccia col dolore, la maledizione con la benedizione, la luce del giorno con il buio della notte, perché da quel fondo tutte le cose appaiono incatenate, intrecciate, innamorate, senza quelle
visibili distinzioni tanto care all’Io razionale, che per questo si difende dall’inoltrarsi negli abissi del cuore.
Finché un giorno incontriamo qualcuno che nel suo volto riflette questi abissi e, come uno specchio, ce li rinvia come domanda inquietante che turba la visione fino allora chiara e lucida che il nostro Io s’era fatto del mondo.
A quel punto, quando il riflesso è reciproco, è amore, come inevitabile messa a nudo di sé tramite l’altro. La scoperta della nostra follia segreta ci attrae e ci inquieta, ma con le sole forze dell’Io non possiamo inoltrarci in quelle regioni che o sono inaccessibili o ci possono travolgere. E allora abbiamo bisogno dell’altro, come Dante di Virgilio per scendere all’Inferno.
Amiamo l’altro perché tramite lui scopriamo noi stessi, e l’altro tramite noi scopre se stesso. Per questo non amiamo chiunque, ma solo chi riflette fedelmente i nostri abissi. Qui è anche l’essenza del pudore che ci vieta di metterci a nudo con chiunque, ma solo con chi è fedele riflesso della parte sconosciuta di noi. Solo con lui o lei possiamo scendere nella nostra follia che ci affascina, sperando di poter riemergere e non restarne prigionieri.
Apparentemente amiamo l’altro, in realtà, tramite l’altro, amiamo le nostre imperscrutate profondità.
Una volta scesi nella nostra follia, grazie alla mediazione dell’altro a cui riconosciamo “di averci fatto impazzire”, “di averci fatto perdere la testa”, non riemergiamo più quali eravamo, perché, dopo esserci concessi al cedimento dell’Io, l’altra parte di noi ci ha contaminato. E per effetto di questa contaminazione, qualunque sia l’esito della vicenda d’amore, noi non siamo più quel che eravamo.
Questa continua rinascita, sia nei segreti della fedeltà sia in quelli del tradimento, è ciò a cui la vita, che non può vivere se non nel continuo rinnovamento di sé, ci invita, con quello sguardo ora seducente ora inquietante che ciascuno incontra in ogni vicenda d’amore, dove però non è l’altro che incontriamo, ma l’abisso della nostra anima che l’altro riflette. Amore dell’altro, quindi, dettato dall’amore di sé.
Di questo era ben consapevole Platone là dove scrive: “Gli amanti che passano la vita insieme non sanno dire che cosa vogliono l’uno dall'altro. Non si può certo credere che solo per il commercio dei piaceri carnali essi provano una passione così ardente a essere insieme.
È allora evidente che l’anima di ciascuno vuole altra cosa che non è capace di dire, e perciò la esprime con vaghi presagi, come divinando da un fondo enigmatico e buio”. (U. Galimberti)
Modificato da Panoramix79
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DarkAdrenaline

Ciao Pamoramix.

Grazie, veramente molto interessante.

Risponde molto alle domande che mi stavo facendo.

E soprattutto non avevo mai letto una relazione in questi termini, devo dire che è abbastanza illuminante :)

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SamO

Io lessi le affinità elettive di Goethe. Mi piacque talmente tanto che riuscii a piazzarlo ad una signora, quando lavoravo in libreria!

Non dimenticare il contesto in cui fu scritto. Siamo nell'epoca del Romanticismo, delle passioni travolgenti ed eterne (pensa a "Cime tempestose").

La nostra epoca è invece più basata sulla razionalità (ahimè).

Sono d'accordo con Colibrì gioioso nell'affermare che le attrazioni abbiano sempre un motivo di fondo, cosa ben esplicata da Panoramix.

Personalmente non condivido l'idea di seguire le attrazioni, poiché in grado di portare la felicità.

Come la mettiamo sul campo sessuale? Penso che ognuno di noi sia attratto sessualmente in maniera assurda da numerose persone, ma soffochi l'attrazione se impegnato in un legame con il partner.

Modificato da SamO
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DarkAdrenaline

Infatti, volevo proprio capire il vostro punto di vista su questo punto :)

In linea di massima la penso come voi

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Connor

Le affinità elettive è uno splendido libro che solo chi sia stato innamorato almeno una volta può capire e amare.

Purtroppo questo è il suo bello e il suo limite. Intendo con questo che, a mio giudizio, fu scritto da un innamorato o da qualcuno (W.G., ovviamente) che ne ricordava e rievocava in modo catartico gli stati d'animo.

Sbagliando.

A mio autorevole (prrrr!) giudizio, le affinità elettive di G. non sono altro che un tentativo razionale di indicare delle cause (ma mi verrebbe da dire colpe) o responsabilità per uno stato d'animo dai più definito irrazionale quando non addirittura folle. E naturalmente a fungere da alibi contro il suo critico più severo e ineludibile: se stesso.

No, le affinità elettive sono tutt'altro.

Chiunque abbia avuto modo di ascoltare i vaneggiamenti di un povero don Qixotte innamorato sa bene che il malcapitato ama tutto nella persona oggetto del suo amore:quei capelli stopposi e artificiali per lui sono chiome fluenti. Quello sguardo da adolescente maleducata diventa la finestra da cui "ella" guarda il mondo.

Ed eccole lì, anche le affinità elettive, che il nostro non mancherà di elencare:

Anche lei è degli anni 80!

È nata a Brugherio, io ho una zia lì vicino!

Ha letto "cime tempestose", anch'io una volta per sbaglio l'ho aperto in una libreria!

È inutile che vi chieda cosa succederebbe a riproporre all'amico in questione i risultati della sua approfondita analisi dopo qualche anno. Si andrebbe a nascondere sotto il letto.

Bene, G. aveva dalla sua una capacità di intellettualizzazione molto più profonda e una capacità di analisi notevole.

Peccato partisse da un presupposto falsato dal suo vissuto.

Galimberti invece è molto più pratico e secondo me si avvicina molto di più alla realtà del fenomeno " innamoramento ", nonostante il linguaggio a tratti troppo aulico.

La vita è cambiamento, è trasformazione, è scoperta. E quale fenomeno è più portatore di cambiamenti e rivoluzioni sul piano personale dell'innamoramento? Allora la domanda da farsi non è perché mi sono innamorato di quella persona ma perché mi sono innamorato ADESSO? Poi naturalmente è anche la persona a fare da catalizzatore, per una serie di mativi ma puntare l'indagine verso le affinità mi pare molto riduttivo, poco meno che incolpare il destino.

A chi fosse interessato all'argomento consiglio sicuramente " innamoramento e amore" di Francesco Alberoni.

"Finché l'inconscio non verrà portato a galla e diventerà conscio, esso governerà le vostre azioni. E lo chiamerete fato." (C.G.J. - cit.)

Modificato da Connor
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