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Oneden
Inviato (modificato)

All'inizio di Agosto, seguendo quello che avevo letto su No More Mr Nice Guy, avevo deciso di lasciare andare tutto quello che sentivo, sia emozioni positive che negative. Il problema è che mi sono accorto che non riesco a lasciare andare le emozioni, e alcune volte mi sembra di non sentirle affatto.

E' come se, quando cerco di lasciarmi andare, rientrassi sempre negli schemi che mi sono fatto: cioè, fino a prima dell'università, che sto facendo adesso, ho vissuto le superiori in modo apatico, perchè non avevo legato con nessuno in classe, non avevo amici, e non ho avuto storie d'amore.

I giorni si riducevano ad alzarsi la mattina, andare a scuola, praticamente non parlare fino alla fine delle lezioni, tornare a casa, giocare al computer/ guardare la tv/ fare i compiti, dormire. La domenica di solito stavo a casa. Tutto questo dalla prima alla quarta, poi in quinta è andata un pò meglio perchè ho iniziato a fare palestra e a fare la patente. Tutto questo perchè alle medie ho vissuto un periodo di m***a dovuto al fatto che in classe mi prendevano in giro e i miei genitori cercavano di darmi una mano ma il risultato era l'opposto (non gliene faccio una colpa per questo). Anche qui, se fosse stato per bullismo da parte di una o due persone non ci avrei dato peso, ma tutta la gente che conoscevo mi trattava come se fossi quello "diverso".

Il punto è che credo di avere interiorizzato un modo per non permettermi di esprimere le emozioni. E credo che sia dovuto al fatto che ho smesso di fidarmi delle persone, e che sia tutto legato all'ansia di non voler soffrire.

Penso che sia l'ansia il modo in cui si manifesta la paura che ho di soffrire, perchè, soprattutto quando sono con le persone, sento che ho il respiro corto e non sono tranquillo...

Ad esempio, settimana scorsa sono andato alla fiera dell'Artigianato a Milano con gli amici che mi sono fatto all'università, poi ho provato ad andarci da solo due giorni dopo alla fine delle lezioni. Quando ero da solo mi sentivo più tranquillo, mentre quando ero con gli altri ero agitato, tanto che ho a uno che mi ha chiesto se volevo portare a casa un paio di mozzarelle ho risposto con un "no" secco, ma era una risposta che non volevo dare, cercavo di evitare una discussione, invece quando sono andato da solo parlavo tranquillamente con gli espositori, anche se non ero sciolto.

Fino a un pò di tempo fa pensavo che il problema fosse la timidezza, ma non è così, perchè ho scoperto di non essere timido andando all'università. Però arrivo alla sera che sento sempre un grandissimo senso di insoddisfazione e frustrazione, sento che non sono stato me stesso e di avere indossato una maschera tutto il giorno.

Ho scritto queste frasi per sfogarmi e per farmi un'autoanalisi, perchè sono stanco, questa situazione va avanti da anni..

Qualcuno ha avuto esperienze simili?

grazie ha chi usato il suo tempo per leggere

Modificato da Oneden
Inviato

Sei troppo concentrato su l immagine negativa che hai di te in questo momento e ti fai le domande sbagliate.

Poniti degli obiettivi attivi su cosa vuoi diventare e mettili in pratica.

Domande come "non riesco ad essere me stesso che fare?" non ti portano lontano.

Decidi chi vuoi essere e fai di tutto per diventarlo. Sarà un po macchinoso all inizio e per niente facile ma almeno avrai una percorso concreto su cui muoverti.

Chi ti piacerebbe essere da qui a qualche tempo, cosa ti piacerebbe poter riuscire a fare?

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Oneden
Inviato

Come unico obiettivo a lungo termine ho di finire l'università possibilmente senza andare fuori corso. Poi vorrei iniziare a muovermi con la seduzione dato che sono stato fermo per troppo tempo, ho già iniziato ad approcciare in palestra e all'università, però vedo che, nonostante riesco ad aprire abbastanza facilmente con le ragazze, che dovrebbe essere lo scoglio maggiore, dopo nella conversazione do troppa importanza a ciò che dicono e ciò che fanno senza focalizzarmi su me stesso e vivere serenamente il momento. Sento proprio l'ansia che mi stringe il petto dopo che inizio a parlare.

Voglio essere più sicuro di me stesso, meno negativo, più indipendente, è così che vorrei vedermi tra qualche anno, felice. Poi in secondo piano saperci fare con le ragazze.

Ho passato molto molto tempo a cercare di diventare così, cercando di cambiare me stesso, ma sento che non è cambiato molto, mi sento lo stesso di qualche anno fa. Però credo di avere sbagliato il modo in cui cercavo di cambiare perchè mi concentravo in parte sull'immagine che gli altri avevano di me, e cercavo di migliorare anche quella.

Non è sbagliato cercare di migliorare se stessi pretendendo di essere come si vuole essere? Nel senso, facendo così, e ponendosi degli obiettivi tipo "entro due settimane voglio essere più sciolto a parlare con gli altri" non si è "costretti" a cambiare una parte di sè che poi ci si rende conto che non fa parte di noi?

Non sarebbe più giusto pensare al presente e cercare di essere sè stessi in ogni momento?

Lab
Inviato

Non è sbagliato cercare di migliorare se stessi pretendendo di essere come si vuole essere? Nel senso, facendo così, e ponendosi degli obiettivi tipo "entro due settimane voglio essere più sciolto a parlare con gli altri" non si è "costretti" a cambiare una parte di sè che poi ci si rende conto che non fa parte di noi?

Non sarebbe più giusto pensare al presente e cercare di essere sè stessi in ogni momento?

Amico mio, quello che intendi tu con queste poche righe io la chiamo Rassegnazione.

Il momento in cui ti risvegli, il momento in cui analizzi la tua vita e giungi alla conclusione che puoi cambiare, può essere il momento più bello della tua vita, come il più brutto.

Una volta lessi una frase, non mi ricordo di chi, che più o meno recitava "Il tuo pensiero è la somma dei pensieri delle persone con cui trascorri più tempo".

Prendendo come assioma il fatto che i pensieri si trasmutano in azioni, allora, banalmente, se frequenti persone close-mind, senza ambizioni, che si sconfortano al minimo fallimento senza riprovare, allora non ti aspettare di essere diverso da loro.

Cosa voglio dire?

Che la persona che sei adesso, quella che vedi allo specchio è solamente il riassunto di tutti i pensieri che ti hanno inculcato in testa; genitori, amici, mass media e Co.

Quando capisci questa situazione puoi fare essensialmente 2 cose:

1. Accettare quello che sei

2. Prendere in considerazione che la tua vita non è come la vorresti, prendere in considerazione il cambiamento.

Hai tutte le capacità per cambiare la situazione che stai vivendo. Non ti servono magie o pozioni magiche, ti serve solo una spinta e la motivazione di andare avanti.

Non cominciare con le solite lagne da perdente ("Ma tu non capisci quello che provo, soffro di questa ansia da quando sono piccolo, è più forte di me bla bla bla")

perchè sono solamente CAZZATE.

Anche io ero quello che non parlava mai, quello che non prendeva il telefono quando squillava a casa perchè avevo paura (true story..), quello che quando una persona gli rivolgeva la parola non vedeva l'ora di scappare....

Adesso è tutto cambiato... Quei momenti sono solo ricordi, vecchi ricordi lasciati alle spalle.

Quindi, amico mio, se decidi di non voler cambiare perchè è contro natura allora non farlo, goditi l'ansia fino ai prossimi anni, gli anni in cui capirai che ti resta poco da vivere. Forse in quel momento capirai di essere stato uno sciocco e deciderai di cambiare.... ma sarà quasi troppo tardi.

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Dani89
Inviato

All'inizio di Agosto, seguendo quello che avevo letto su No More Mr Nice Guy, avevo deciso di lasciare andare tutto quello che sentivo, sia emozioni positive che negative. Il problema è che mi sono accorto che non riesco a lasciare andare le emozioni, e alcune volte mi sembra di non sentirle affatto.

E' come se, quando cerco di lasciarmi andare, rientrassi sempre negli schemi che mi sono fatto: cioè, fino a prima dell'università, che sto facendo adesso, ho vissuto le superiori in modo apatico, perchè non avevo legato con nessuno in classe, non avevo amici, e non ho avuto storie d'amore.

I giorni si riducevano ad alzarsi la mattina, andare a scuola, praticamente non parlare fino alla fine delle lezioni, tornare a casa, giocare al computer/ guardare la tv/ fare i compiti, dormire. La domenica di solito stavo a casa. Tutto questo dalla prima alla quarta, poi in quinta è andata un pò meglio perchè ho iniziato a fare palestra e a fare la patente. Tutto questo perchè alle medie ho vissuto un periodo di m***a dovuto al fatto che in classe mi prendevano in giro e i miei genitori cercavano di darmi una mano ma il risultato era l'opposto (non gliene faccio una colpa per questo). Anche qui, se fosse stato per bullismo da parte di una o due persone non ci avrei dato peso, ma tutta la gente che conoscevo mi trattava come se fossi quello "diverso".

Il punto è che credo di avere interiorizzato un modo per non permettermi di esprimere le emozioni. E credo che sia dovuto al fatto che ho smesso di fidarmi delle persone, e che sia tutto legato all'ansia di non voler soffrire.

Penso che sia l'ansia il modo in cui si manifesta la paura che ho di soffrire, perchè, soprattutto quando sono con le persone, sento che ho il respiro corto e non sono tranquillo...

Ad esempio, settimana scorsa sono andato alla fiera dell'Artigianato a Milano con gli amici che mi sono fatto all'università, poi ho provato ad andarci da solo due giorni dopo alla fine delle lezioni. Quando ero da solo mi sentivo più tranquillo, mentre quando ero con gli altri ero agitato, tanto che ho a uno che mi ha chiesto se volevo portare a casa un paio di mozzarelle ho risposto con un "no" secco, ma era una risposta che non volevo dare, cercavo di evitare una discussione, invece quando sono andato da solo parlavo tranquillamente con gli espositori, anche se non ero sciolto.

Fino a un pò di tempo fa pensavo che il problema fosse la timidezza, ma non è così, perchè ho scoperto di non essere timido andando all'università. Però arrivo alla sera che sento sempre un grandissimo senso di insoddisfazione e frustrazione, sento che non sono stato me stesso e di avere indossato una maschera tutto il giorno.

Ho scritto queste frasi per sfogarmi e per farmi un'autoanalisi, perchè sono stanco, questa situazione va avanti da anni..

Qualcuno ha avuto esperienze simili?

grazie ha chi usato il suo tempo per leggere

Ho un'esperienza simile alla tua, anche se un altro carattere. Ti posso capire.

Fino a qualche anno fa anch'io non controllavo bene nemmeno il tono della voce e davo più di qualche "No" troppo secco.

Ti dico solo: lascia andare il passato.

Fino a che te lo ricordi può essere un alibi o un autoflagellazione. In entrambi i casi è inutile.

Ti sei sentito attaccato e ti sei difeso erigendoti un muro attorno.

E non lo smonterai da oggi a domani.

Ma convincitene: i mongoli sono passati. Hanno galoppato oltre.

Magari non avevano nemmeno intenzioni bellicose. Era una compagnia sbandata di passaggio.

Non importa.

Comincia a smontare il muro.

Come hai scritto anche tu, tiene fuori ma trattiene anche dentro.

Pensa invece ad un fossato con tanti ponti levatoi. Lo sguardo è libero, e puoi aprire a chi vuoi. Tutti possono vedere il tuo vero io.

Per i veri attacchi della vita, quelli che supereranno agilmente il fossato e ti farebbero franare addosso le fortificazioni, ti dovrà proteggere la tua corazza.

La tua miglior corazza è la consapevolezza di te, di quello che vali.

Se tutti i giorni ti insultano e ti dicono che non vali nulla, o ti trattano come se non vali nulla, finisci per crederlo anche tu, più o meno inconsciamente, specialmente se hai un certo carattere.

È su quello che devi lavorare, su una corazza che ti calzi a pennello e ti protegga, ma lasciandoti libero nei movimenti.

Smontare il muro è solo pratica... Una pietra dopo l'altra.

Una mattina ti alzi in piedi e vedi l'esterno

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Kaihō-sha
Inviato

All'inizio di Agosto, seguendo quello che avevo letto su No More Mr Nice Guy, avevo deciso di lasciare andare tutto quello che sentivo, sia emozioni positive che negative. Il problema è che mi sono accorto che non riesco a lasciare andare le emozioni, e alcune volte mi sembra di non sentirle affatto.

E' come se, quando cerco di lasciarmi andare, rientrassi sempre negli schemi che mi sono fatto: cioè, fino a prima dell'università, che sto facendo adesso, ho vissuto le superiori in modo apatico, perchè non avevo legato con nessuno in classe, non avevo amici, e non ho avuto storie d'amore.

Quando..per una ragione o per l'altra..ci neghiamo per tanto tempo di manifestare alcune nostre emozioni...finiamo per pensare che siano andate perdute per sempre.

Erigiamo un muro talmente spesso e impenetrabile che se da un lato è servito/serve a proteggerci da tutta una serie di cose - come gli sfottò degli "amici", il giudizio di persone più o meno care - quando non siamo ancora sufficientemente robusti per affrontarli a muso duro, dall'altro ci vieta di provare anche tutti quegli aromi di vera e profonda passione che albergano in ognuno di noi.

La tua storia è molto simile alla mia da questo punto di vista...ed è molto vero il fatto che la prima difficoltà è quella di non sentire cosa proviamo davvero e di sconnetterci dalla nostra natura.

Forse è il caso di partire dal basso...di esulare per un istante dal sarge puro...e di valutare se quella tendenza che ci hai riportato riguarda anche altri aspetti della vita...io temo fortemente di si..

Ora..se la guardiamo a 360° ci sarà SICURAMENTE un momento in cui quel muro si incrina...dove alcuni segnali di disturbo fanno il loro ingresso...non so che forma abbiano ma una cosa è certa..lì lo senti e senti uno stacco con il momento precedente

Parti da lì...prova a osservare quello che ti capita..cosa senti..se passa qualche immagine, suono ecc. e dai un nome a queste sensazioni...paura, rabbia, impotenza..

La consapevolezza di chi siamo veramente è il primo passo...quando ci rendiamo conto di cosa abbiamo bisogno allora possiamo agire in modo per noi sensato

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Oneden
Inviato (modificato)

Grazie per le risposte, mi avete dato punti di vista diversi per vedere la situazione, e sono sollevato per il fatto di non essere l'unico e che qualcuno è riuscito a uscire da questa cosa.

Non è sbagliato cercare di migliorare se stessi pretendendo di essere come si vuole essere? Nel senso, facendo così, e ponendosi degli obiettivi tipo "entro due settimane voglio essere più sciolto a parlare con gli altri" non si è "costretti" a cambiare una parte di sè che poi ci si rende conto che non fa parte di noi?

Non sarebbe più giusto pensare al presente e cercare di essere sè stessi in ogni momento?

Amico mio, quello che intendi tu con queste poche righe io la chiamo Rassegnazione.

Ho posto male la domanda, ma forse è vero che mi sono inconsapevolmente rassegnato come scrivi tu.

Con "me stesso" intendevo la personalità che avrei adesso senza i cambiamenti negativi che la società mi ha imposto, provo a spiegarmi meglio, perchè ci ho ragionato un bel pò su questo punto e vorrei sapere l'opinione di qualcuno che ci è già passato:

Io penso che l'essere umano solo durante i primissimi anni di vita, nel modo di interagire con il mondo esterno, possa considerarsi davvero "se stesso", nel senso che dà ascolto solo ai propri istinti, poichè non è influenzato dalle abitudini della società. Ad esempio se un neonato si mette a piangere improvvisamente sta solo rispondendo a un suo istinto, non si chiede se sia il momento giusto per piangere perchè "potrebbe disturbare qualcuno".

Crescendo, entra in atto un meccanismo di sopravvivenza che gli permette di osservare e apprendere ciò che fanno i suoi simili e ciò che gli insegnano gli adulti, tramite l'educazione soprattutto. E' un meccanismo di sopravvivenza perchè, se fossimo nella savana milioni di anni fa, fare ciò che fanno quelli che sono sopravvissuti (ad esempio i genitori) ti permetterà di sopravvivere a tua volta, quindi è una cosa naturale.

L'educazione sarebbe un modo per controllare gli istinti e permetterti di entrare nella società.

Io credo che l'educazione sia:

- "costruttiva" quando per affrontare la vita hai la facoltà di decidere quando seguire i tuoi istinti e quando adattarti alle regole della società

- "distruttiva" quando non hai facoltà di scelta ma ti senti obbligato a seguire le regole sella società.

Ad esempio quando si dice "grazie" oppure quando si saluta qualcuno, alcuni lo fanno quando sentono di voler ringraziare o salutare, altri lo fanno perchè "sono stati educati a fare così".

Con quello che ho scritto intendevo che per me sarebbe più utile togliere la parte di educazione "distruttiva" che è stata inculcata dalla società cercando di ritornare ed essere "sè stessi", cioè ascoltare di più i propri istinti, piuttosto che cambiare parti della personalità quando si è ancora influenzati dai dogmi e dai pensieri della società, rischiando di diventare qualcuno che non si è veramente.

Per esempio se adesso io credessi che per migliorarmi dovrei essere più religioso e facessi di tutto per raggiungere l'obiettivo, potrei rendermi conto sul percorso che non ho fatto nessun miglioramento, che nonostante gli sforzi mi sento quello di prima, e quindi ritornare al punto di partenza.

Con questo non voglio dire che non dovrei provare a fare cose che credo che possano migliorarmi, voglio dire che per me è più utile adesso fare due passi indietro e poi fare i passi in avanti: nel senso che vorrei capire cosa voglio veramente prima di incominciare a cambiare.

Per fare questo avevo pensato appunto di fare un periodo (Agosto - adesso) in cui mi sarei lasciato andare cercando di ignorare l'educazione della società e dando più peso ai miei istinti e alle emozioni, per capire cosa voglio veramente da me e quindi quali parti della mia vita cambiare. Il problema è che ho capito di essere bloccato dall'ansia che mi impedisce di fare tutto ciò.

Spero di essermi spiegato meglio, e scusate per il papiro e per i tratti psicologici/filosofici, ma non ho mai trovato nessuno con cui parlare di queste cose, più che altro per mancanza di interesse degli altri.

Come dicevo all'inizio, potrei essermi rassegnato inconsapevolmente, ma farei veramente di tutto per non vivere un altro giorno così, sono determinato a cambiare.

Quello che non so è come fare.. mi servirebbe una guida che mi dica cosa fare e quando per lasciarmi andare. Per il periodo dopo capodanno andrò tre giorni da solo in un ostello per andare a sciare (è la prima vacanza che faccio da solo), per vedere se allontanandomi da qui cambia qualcosa. Credete che potrebbe aiutarmi?

Voi come avete fatto a "togliere le pietre dal vostro muro"? (Ho già letto altre discussioni su questo punto, ma vorrei sapere anche la vostra se volete)

Modificato da Oneden
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Lab
Inviato

Adesso ho capito quello che intendi.

Vuoi sapere come fare? Continua su questa strada!

Avere la consapevolezza di voler cambiare aspetti che non ci piacciono è la prima cosa da fare.

La seconda è essere determinati e mi pare che fin qui ci siamo.

La terza e ultima cosa è spingerti sempre oltre. Niente di preoccupante; da quello che hai scritto lo stai già facendo (vacanza da solo).

Devi arrivare ad un punto in cui quello che ti spaventa deve diventare un comportamento automatico, come bere un bicchiere d'acqua. Per fare ciò devi procedere gradualmente, fare dei piccoli step e passare oltre solo quando lo step affrontato farà parte della tua zona di comfort.

Piccoli passi portanto al successo. Ricordalo sempre.

Comunque, per superare i miei problemi sociali, la chiave universale è stata la seduzione in particolare l'inner game.

Con un inner game di titanio puoi sare tranquillo che la tua ansia sarà solo un brutto ricordo.

Lettura consigliata: BadBoy lifestyle (lo trovi tradotto in ita su questo forum). Studialo attentamente e capisci a fondo ogni minima parola.

Buona serata

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morfeo68
Inviato

emana positivita' e tutto andra' di conseguenza

sorridi e la vita ti sorridera'

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Oneden
Inviato (modificato)

Ieri mi è successa una cosa che mi sta facendo riflettere e volevo condividerla:

Alla fine delle lezioni, mi sono trovato in aula studio con i miei amici dall'università e altri della classe per festeggiare l'ultimo giorno di lezione prima delle vacanze di Natale. Come al solito l'ansia non si è fatta mancare, ho tentato di concentrarmi sul respiro facendo respiri più lunghi e intensi, e per qualche attimo sono stato meglio, ero meno nervoso, sono anche riuscito a fare un paio di battute. Sono stato con loro per circa due ore. Sono dovuto andare via un pò prima degli altri per il treno, li ho salutati e me ne sono andato.

Quando sono arrivato a casa ho sentito una grande energia dentro. Il fatto è che sentivo che questa energia non era positiva, non era quell'energia che ti rende migliori le giornate e che rende gli occhi più luminosi, era più quell'energia che si ha quando si è frustrati e non si capisce come tirarsi fuori dallo stato di frustrazione: volevo fare a botte con chiunque mi fosse passato davanti, per rendervi l'idea.

Allora ho deciso di andare in palestra per scaricare tutta questa tensione. Mi sentivo molto carico, se qualcuno incrociava lo sguardo con me non abbassavo mai gli occhi (di solito capita il contrario). Dopo due ore a fare esercizi (alcuni con sovraccarico) mi sentivo meglio e sono tornato a casa più tranquillo.

Io ho interpretato la cosa in questo modo:

- In università: ho notato che, oltre ad avere una barriera verso gli altri che non mi permette di ascoltare le mie emozioni e le emozioni che mi trasmettono, do ancora troppa importanza a ciò che gli altri pensano di me. Cioè cerco ancora di farmi vedere nel migliore dei modi in cui gli altri mi percepirebbero, e non nel migliore dei modi in cui io mi percepirei, che è ciò che ho fatto sempre fatto dopotutto. Tutti questi fattori hanno aumentato il mio stato d'ansia e mi hanno fatto crescere quell'energia negativa di cui parlavo prima.

- In palestra: mi sono concentrato di più su me stesso attraverso la cura del corpo , non dovevo parlare con quasi nessuno quindi non mi importava dell'immagine che davo agli altri e infine facevo sforzo fisico. In questo modo ho esaurito la tensione e abbassato lo stato d'ansia.

Mi era già successa più volte una cosa del genere ma non di questa intensità..

(Inoltre il fatto che ci abbia messo quasi un'ora a scrivere le righe sopra dimostra che penso troppo.. dovrei concentrarmi più sul presente)

Ho incominciato a interessarmi al libro "Le vostre zone erronee" di Wayne W. Dyer e credo che lo comprerò.

@Lab: Ho guardato il libro che mi hai consigliato, la prima parte mi sembra interessante. Stavo pensando di incominciare a fare street game, non per farmi dare il numero dalle tipe, ma per attenuare l'ansia che ho verso gli altri cercando di prendere più scherzosamente le relazioni con gli altri e comunque per fare nuove esperienze (in un post precedente dicevo che non ho paura dell'approccio ma mi sono reso conto che non è proprio così :nea: ). Tu cosa ne pensi?

Modificato da Oneden

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