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TADsince1995
Inviato

questo va stampato a caratteri cubitali ed è il nocciolo di tutte le nostre insicurezze

per non cadere nell'errore di valere soltanto nella misura in cui gli altri ci apprezzano.

In realtà dovremo tatuarci qualcosa addosso che suoni come "prendere o lasciare"

grazie F-Knight

Concordo, grazie F-Knight. Eppure è un concetto così semplice!

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M.Dante
Inviato

Cari fratelli e sorelle di IS, ho riaperto questo 3d che data febbraio, perchè voglio, a distanza di sei mesi, fare il punto su quanto è successo nel frattempo e quanto ho capito di me, anche con l'aiuto di una psicologa cui ho chiesto di accompagnarmi nel mio percorso volto al raggiungimento della consapevolezza (ho scelto la pillola rossa).

Da febbraio ad oggi è successo quanto segue:

1) la ragazza fidanzata (da 5 anni, 4 di convivenza) con cui mi frequentavo da dicembre ha a giugno lasciato il ragazzo per me. Ora ci vediamo ogni tanto, ma senza impegno. Io le ho detto che ho bisogno di ritrovare me stesso e lei mi ha detto che mi aspetta. INSEGNAMENTO: anche le donne fidanzate e convinte del proprio uomo possono decidere di lasciarlo se adeguatamente stimolate (pazienza, fermezza, gelosia instaurata sapientemente in loro);

2) ho conosciuto un'altra fidanzata che inizialmente ha mollato il tipo ma poi dopo un mese e mezzo se l'è andato a riprendere (le ho dedicato il post "quando lei torna dall'ex") INSEGNAMENTI: a) se una persona molla repentinamente il proprio compagno per voi, potreste essere benissimo mollati repentinamente a vostra volta. QUindi prima di buttarvi con la testa e con il cuore in qualcosa studiate attentamente il comportamento della target per capire se e quali pattern mentali segue; b) ho letto nel forum dei coglio-cloni e del fatto che se il presunto coglio-clone (in questo caso, io) ha maggiore "valore" da offrire rispetto al precedente ragazzo (più intelligenza emotiva, empatia, dialogo, profondità, posizione sociale, lavoro, soldi, fascino, età ecc.) l'ex è spacciato. NO non è così: alcune preferiscono comunque persone più semplici e quindi più facilmente gestibili e controllabili;

3) ho conosciuto una collega ungherese ad una cena. Lei il giorno dopo è tornata a Budapest e ci siamo sentiti molto piacevolmente per un paio di settimane. Poi lei sclera dicendo che non ha senso investire in cose senza futuro e mi saluta. INSEGNAMANTO: le donne guardano sempre il loro tornaconto quando agiscono e sono in grado, almeno nelle prime fasi, di tenere a bada il loro lato emotivo;

4) ho conosciuto ad una festa un'altra ragazza (single) amica di amica, parliamo e balliamo anche insieme un pezzo latino (quindi appiccicati). Non mi pareva affatto che sdegnasse la mia compagnia. Abbiamo iniziato a scriverci: due giorni le scrivo io, uno mi scrive lei, chiacchierate molto interessanti. Le chiedo se riusciamo a berci qualcosa prima che parta; "purtroppo prima no" mi risponde, perchè sarebbe partita la sera stessa. Ok ci si vede al ritorno dalle ferie (ossia in sostanza a settembre...). Ieri dopo un paio di giorni le scrivo. Mi risponde dopo 6 ore; messaggio lungo ma di me non chiede nulla (un banalissimo "e tu?" avrebbe funzionato). Le rispondo cortesemente per non fare vedere che me l'ero presa. Lei non risponde più. INSEGNAMENTO: le donne sono mutevoli e lanciano segnali contrastanti. Sta a noi cercare di interpretarli, ma senza uscire fuori di testa. Qui sembravamo partiti bene ma ora lei sembra aver tirato i remi in baraca. Io il mio l'ho fatto ma ora, se vuole, si fa viva lei.

5) La psicologa: da novembre a questa parte, dopo l'enorme batosta presa con una psyco per la quale ho lasciato la fantastica ragazza con cui stavo da 3 anni, ho deciso di andare da una psicologa perchè volevo capire che cazzo stesse succedendo nella mia testa. Seduta dopo seduta scaviamo e scaviamo con enormi mal di testa da parte mia. Analizzando i miei comportamenti e le vicende sopra narrate (ma soprattutto il modo in cui mi sento quando le vivo), arriviamo alla seguente conclusione:

io non seduco affatto per il piacere di farlo, ma esclusivamente per l'inconsio bisogno di avere conferme su di me dal punto di vista soprattutto fisico. Essendo questo il driver che mi spinge, io: (a) carico di enorme importanza il momento del corteggiamento perchè ho BISOGNO di sapere che piaccio alla target di turno; di conseguenza vivo con ansia e frustrazione le attese di un sms, la lettura degli stessi per interpretare il pensiero della target, ecc. In sostanza, durante il corteggiamento io STO MALE non mi diverto affatto, nè la vivo come un gioco. Per me è una cosa tremendamente seria perchè serio è il bisogno da soddisfare; (b) vivo malissimo un rifiuto, che sia subito (come potrebbe essere nel caso sub 4) sopra) o differito (come nel caso sub 2) sopra). Questo perchè, come potrete intuire, qualsiasi rifiuto lo percepisco come una riduzione del MIO valore, una svalutazione della MIA autostima. e mi dico che se non sono piaciuto a loro allora sono brutto sfigato, inutile ecc (con sorrisi increduli della psicologa che mi ha lì, mi vede e non vede affatto uno brutto,sfigato ecc... ma come le anoressiche si vedono grasse, io a volte mi vedo così).

Ma veniamo alla pars construens: dopo aver toccato abbondantemente il fondo, dopo essere ormai in grado di vedere i codici binari (sempre Matrix) che governano il mio comportamento, ho tutto molto chiaro: io sono io, nel bene e nel male. Potevo essere molto peggio, potevo essere molto meglio, ma sono io. Di conferme nella vita ne ho avute pochissime fino ai 26 anni e da lì sempre di più sino agli ultimi due anni dove la gente ha iniziato ad utilizzare aggettivi davvero lusinghieri nei miei confronti (che ancora oggi mi lasciano piacevolmente incredulo). Se così è e se io vivo nel presente e non nel passato, devo accettare che F è quello di ora e che il passato non c'è più. Che prima stavo in un bozzolo e ora la farfalla è uscita fuori e, soprattutto, che il focus delle mie azioni devo essere io, non l'altro: conosco, seduco, intrattengo, frequento ecc. pechè mi da piacere, non perchè l'altro mi deve dare conferme. E questo perchè nella coppia io posso controllare solo me, mai mai mai l'altro a cui altrimenti darei un importanza e un peso nella mia vita che, semplicemente, non merita.

Questo è tutto. Spero possa essere di aiuto a qualcuno che ancora non ha preso la pillola rossa.

Cheers

F

Completamente d'accordo con i punti 4 e 5. Permettimi di aggiungere una riflessione sul punto 5. Purtroppo nel nostro inconscio siamo tutti alla ricerca di conferme, specie se in passato non ci siamo sentiti apprezzati o integrati. Te lo dico in quest'ottica perche' , riflesso nella mia esperienza personale, sono passato da essere il timido/introverso (che addirittura si vergognava a dire ciao) ad essere un po' piu' aperto con le persone e ad avere il piacere di scambiare idee/esperienze ecc.

Tutt'ora questo aspetto ogni tanto si ripresenta, specie nei momenti di squilibrio, quando manca qualcosa (mi ricollego al post di Faust qualche pagina indietro) quando mostro il bisogno di qualcosa.

Credo che una ri-lettura dell'arte della guerra possa far bene a questo punto! B-)

Grazie per aver condiviso questo aggiornamento!

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TADsince1995
Inviato

Nel pattern che scrivi mi ci ritrovo spesso anche io. Argomento e discussione di grandissima importanza per tutti.

superpippo
Inviato

Veramente molto interessante. Sarebbe bello approfondire ulteriormente (se possibile) l'argomento.

Anche se, penso, che la stragrande maggioranza delle persone, alla fine, anche se non lo ammette, abbia lo stesso comportamento che tu hai di sopra ben descritto, riguardo al fatto che quando una non ti risponde entro certi limiti temporali, inizia a farsi un sacco di pippe mentali che alla fine non portano a niente..

Questo in realtà, come dici tu, è il vero problema su cui bisogna lavorare e possibilmente risolvere.

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bruschetta
Inviato

Cara Bruschetta,

mi chiedi come ci stia lavorando (perchè si ci sto lavorando).

(...........)

(............)

Spero che l'esempio sia di aiuto

Cheers

F

Grazie mille per la risposta e per aver condiviso.

Sicuramente la psicologa ti avrá aiutato ma hai una capacità di auto-analisi non indifferente, che ti invidio.

L'esempio che hai portato é estremamente chiarificatore e utile per la community. Spero scriverai ancora perché sono questi i post che mi piace leggere.

Sullo spostare l'attenzione su di sé e non sull'altro sono assolutamente d'accordo. É il primo, piccolo (ma nel contempo enorme) indispensabile passo da compiere. Ad ogni richiesta, in ogni situazione fermarsi e chiedersi "ok, ma IO cosa voglio"?

Azzerare le seghe mentali, abbassare il brusio di sottofondo e ascoltarsi. Sembra facile ma non lo é. Ho notato peró che é sufficiente iniziare ed essere abbastanza motivati per andare avanti, poi quando si entra in questo abito mentale diventa piú semplice, diventa quasi automatico.

Puó capitare di ricascarci, ma una volta attivato questo modo di pensare, dopo un primo iniziale periodo di confusione si riesce a ricalibrarsi su se stessi e a riattivare questa modalitá di auto-ascolto.

Se avrai voglia di condividere ancora passi del tuo percorso sappi che ti leggeró sempre molto volentieri.

Ciao,

Bruschetta

  • Mi piace! 3
Inviato (modificato)

Cara Bruschetta,

mi chiedi come ci stia lavorando (perchè si ci sto lavorando).

Il punto di partenza del ragionamentto è che ogni persona ha delle issue mentali: in ciascuno sono sparse qua e là le tracce del disturbo narcisistico o della bipolarità, o della sindrome ossessivo-compulsiva o dell'ansia generalizzata. La differenza fra una "traccia" e un "problema" sta solo nel modo in cui il soggetto lo vive. Se queste issue non intralciano, o peggiorano significativamente il normale e sano svolgimento della propria vita, ci si convive e basta, spesso neppure accorgendosene (come avere il colesterolo alto o la tendenza a raffreddarsi). Ove invece le stesse siano in grado di alterare in peius la normale quotidianità, siamo di fronte ad un problema e si può scegliere se affrontarlo o meno.

Scegliendo di affrontarlo, il primo passo è capire quale sia il problema e quali i pattern (ossia i percorsi mentali) che il nostro cervello usa per soddisfare il bisogno che nasce dal problema (classico esempio della persona affetta da disturbo ossessivo compulsivo che per dare sfogo al bisogno di controllo verifica n volte in modo sistematico che la porta di casa sia chiusa prima di uscire).

Una volta comprese le forze in gioco (mi ci sono voluti diversi mesi perchè per capirle bisogna individuarne prima le cause), si inizia a conviverci e a studiarsi. Man mano ci si rende conto che alcuni nostri comportamenti "meccanici" sono guidati dalle issue che ci affliggono, in una costante coazione a ripetere di derivazione Freudiana. Questi comportamenti sono i pattern. Una volta individuati, la parte più difficile (su cui sto ancora lavorando) è disinnescare il pattern mentre è in atto; ossia, si tratta di agire in modo diverso da come si agirebbe "naturalmente".

Faccio un esempio relativo al mio punto 4) che forse può chiarire le mechanics:

lunedì scrivo alla tizia di cui sopra. Dato il pregresso sono relativamente ottimista che lavorandoci un pò possa venirci fuori qualcosa di buono. A differenza delle guidelines dei vari PUA, io uso molto il "messaggiare" perchè creo una connessione mentale e preparo il terreno per l'incontro fisico. Aspetto qualche ora (circa 3, in fondo è al mare e magari ha da fare i fatti propri). Dopo che le mie canoniche 3 ore sono passate (tempo per cui il mio cervello tollera e concepisce il "ritardo" nel rispondere) ecco che scatta il bisogno di controllo che è guidato a sua volta dal bisogno di conferma, visto che la conferma (in questo caso la risposta dalla target, segno di un suo potenziale interesse) tarda ad arrivare. Inizio quindi a mettere in atto comportamenti di sfogo del bisogno di controllo, ossia vado su whatsapp e, visto che tra l altro lei ha disabilitao le "spunte blu", cerco di capire se ha letto, se va on line ecc. ok, la vedo on line un paio di volte, ma nessuna riposta.... ansia: la conferma non arriva, il mio cervello fa cosa è abituato a fare ossia si agita e cerca di capire il perchè del silenzio. Inizio quindi a rimuginare sul perchè non risponda visto che nei giorni precedenti non aveva mai tardato. Sposto quindi la mia attenzione da me (che posso controllare) a lei (che invece non posso in alcun modo). Il malessere aumenta man mano che passa il tempo. Io vedo tutte le forze in gioco e vedo chiaramente che sto seguendo il solito pattern ma non riesco a reagire. Dopo 5 ore lei risponde, messaggio lungo ma che non da spazio a una conversazione. Leggo, continuo a chiedermi perchè faccia cosi, perchè non cerchi il dialogo, senza, ovviamente poter dare una risposta vera, visto che non sono nella sua testa, ma solo nella mia. Tuttavia DEVO rimuginare perchè il mio cervello deve convincersi che lei sta agendo così non perchè non è interessata a me ma per qualsiasi alto motivo... A un certo punto, grazie ai mesi di lavoro con la psicologa, mi risveglio e faccio un passo fuori dal pattern, ossia mi fermo un secondo e mi dico "F stai così in ansia perchè è lei ad essere davvero cosi importante per te, o perchè vuoi conferme/controllo?" ovviamente la seconda, in fondo sta ragazza per me è semplicemente una sconosciuta che mi piacerebbe conoscere, ma se non va non muore nessuno; di certo non muoio io, nè a causa SUA devo credere che IO non valgo quanto penso di valere. Tutto mi è più chiaro, l'ansia scende, lo stomaco si tranquillizza, le rispondo per cortesia (e perchè in fondo sono io l'uomo e ci sta che mi esponga un pò di più) ma sono conscio che potrebbe non rispondere più e lo accetto serenamente. Lei effettivamente non risponde ma io non sto più a guardare il cellulare, ad aspettare o simili. Mi scivola addosso... Eppure sono sempre io, quello che prima era agitato ed infastidito. Ho solo cambiato approccio mentale, dando a ciò che stava accadendo il peso (molto basso) che merita. In questo modo ho fatto un primo piccolo passo per costruire un nuovo pattern. Questo non toglie che ovviamente mi farebbe piacere che ad un certo punto mi scrivesse e continuassimo a sentirci,ma sono molto più sereno perchè ora l'attenzione è su di me e non più si di lei.

Spero che l'esempio sia di aiuto

Cheers

F

perdonami se oso...

in tutto questo percorso di riconoscimento del pattern e delle strategie di attivazione dell'ansia e della sua disattivazione

di come il controllo aumenta l'ossessione, le psycotrappole e gli autoinganni..

c'è o c'è stato anche un lavoro sulla coscienza di sè e del proprio valore intriseco?

quello che in parole povere si può riassumere in "in fondo ci perde anche lei a non volermi conoscere?"

mi sembra dalle tue parole che questa parte manchi nel tuo percorso.. o forse sto interpretando male io

Modificato da saekonogami
Inviato

Sono dell'idea che il "lavoro" di attribuire un'importanza relativa alla sua risposta abbia ben piu' valore e piu' frutti che lavorare di autoerotismo sul valore intrinseco.

Il "valore intrinseco" , seghe mentali a parte, usa critiche e complimenti come feedback per calibrarsi e crescere. E sono quindi importantissimi.

Ergersi autonomamente e singolarmente a giudice del proprio valore, significa nella maggior parte dei casi , raccontarsela.

Bisogna imparare ad eliminare gli estremi. Ma il valore è comunque nei "fatti" riconosciuti da terzi, visto che il "valore intrinseco" a cui ambiamo è comunque alla fine uno strumento che vogliamo utilizzare socialmente e non con noi stessi come fine ultimo.

così facendo rischi di nuovo di cadere nel valore che gli altri ti attribuiscono, quando invece tu (dove intendo l'individuo) dovresti avere una consapevolezza del tuo sè, dei tuoi limiti, che non siano in balia della prima ragazza che non risponde al tuo messaggio.

Un mindset che ti permette di dire, va bene, a questa non piaccio ma ad un 'altra probabilmente sì (e forse sarà pure meglio) che quindi esula da qualcosa di errato in noi.

che non significa non riconoscerlo o non volersi migliorare.

va semplicemente compresa la differenza tra quello che possiamo cambiare e quello no e accettarlo.

per quanto riguarda i fatti anche lì è soggettivo.

quello che può essere un successo per un individuo non è detto che lo sia per un altro.

per la nostra famiglia o per il nostro circolo sociale.

una vola che sei fiero di quello che fai tu, e di quello sei tu, viene più facile voler controllare meno la validazione altrui.

my two cents

F-Knight
Inviato

Ottima domanda Saekonagami.

Effettivamente nel mio resoconto il lavoro sulla consapevolezza di sè l'avevo lasciato sullo sfondo, anche se è effettivamente un tassello essenziale per poter cambiare pattern.

Dunque, no anche questo elemento è stato affrontato e sviscerato e la situazione qui è forse ancora più incasinata che quella descritta prima. Proverò a dipengerla con tratti rapidi anche perchè non è la mia materia.

Un punto di partenza ineludibile è il fatto, teorizzato in qualche modo da Sartre, che noi SIAMO ANCHE ciò che gli altri pensano di noi. Quindi le conferme (o le non-conferme) provenienti dall'esterno non possono non influenzare l'immagine interiore ed esteriore che abbiamo di noi stessi (capisco di essere bravo nel mio lavoro, almeno agli inizi, per i feed-back che ricevo, idem capisco di essere simpatico se trascino le persone col mio humor o capisco di essere attraente se attraggo (anche se sull'aspetto fisico ci sono elementi oggettivi come le fotografie che in quanlche modo possono aiutare a mettere qualche punto fermo)).

Una persona non boriosa o piena di sè non può quindi prescindere, nell'auto-qualificarsi, da ciò che pensano gli altri.

Ciò premesso, normalmente l'uomo sviluppa, a seguito dei trascorsi e delle esperienze di vita, una maschera (non parlo di finzione, parlo proprio di una parte inconscia di sè) che rappresenta all'esterno il modo in cui quella persona vorrebbe apparire (anche se intimamente non è così). La maschera ha la caratteristica di non discostarsi troppo dalla realtà intima della persona, ma di modificarne solo alcuni tratti.

Bene, nel mio caso, a causa di un'infanzia e una giovinezza fatte di scarsa accettazione ed integrazione la maschera che si è subito sviluppata era invece marcatamente distante dalla realtà. Si trattava della maschera che chiamerò del gobbo di Notre Dame: l'escluso dal sembiante mostruoso. emarginato, sempre sconfitto e costretto a soffrire. Nel tempo questa mia maschera inizia a cozzare con la realtà (non sono mai stato nè mostruoso nè sconfitto nè davvero emarginato) e inizio a scoprire il vero me. Crescendo tuttavia, soprattutto dal mio arrivo a Milano, dall'aprirmi ad un mondo nuovo con gente nuova e nuovi stimoli, la maschera estrema negativa ha generato, come bilanciamento, una seconda maschera che si è sempre più fatta strada nei rapporti con gli altri (impregiudicata l'altra maschera che però restava relegata alla mia vita privata o ai rapporti con persone davvero strette) che chiamerò di Iron Man. La maschera di iron Man è il modo in cui ora la gente mi percepisce: sicuro, arrogante, forte, brillante etc etc. Anche questa, ripeto, non è finzione: è una parte inconscia di me nata per bilanciare il Gobbo. Nessuno e ripeto nessuno che mi conosce in modo non troppo approfondito, potrebbe anche solo immaginare che uno come me nasconda una maschera da Gobbo e che abbia sviluppato una reale forma di dismorfia per cui, in determinate circostanze, mi percepisco addirittura come fisicamente orrendo, attribuendo i successi con l altro sesso alla sola fortuna. Eppure è così. La maschera di Iron Man tuttavia è un fardello da portare, perchè la gente si aspetta da me una sicurezza e una forza incrollabili e io, schiavo di questa maschera, non posso che adeguarmi, salvo poi lasciare di tanto in tanto spazio al Gobbo quando ne sento l'esigenza.

Questo era il quadro prima dell'inizio del mio percorso.

Cosa sto facendo ora? presa consapevolezza dell'esistenza delle due machere sto iniziando a riscoprire l'F vero ossia quella persona che sta in equilibrio fra le due maschere e che è, in fondo, il punto di incontro tra gli opposti. Purtroppo non è affatto un processo facile.

Un saluto

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Inviato (modificato)

Ottima domanda Saekonagami.

Effettivamente nel mio resoconto il lavoro sulla consapevolezza di sè l'avevo lasciato sullo sfondo, anche se è effettivamente un tassello essenziale per poter cambiare pattern.

Dunque, no anche questo elemento è stato affrontato e sviscerato e la situazione qui è forse ancora più incasinata che quella descritta prima. Proverò a dipengerla con tratti rapidi anche perchè non è la mia materia.

Un punto di partenza ineludibile è il fatto, teorizzato in qualche modo da Sartre, che noi SIAMO ANCHE ciò che gli altri pensano di noi. Quindi le conferme (o le non-conferme) provenienti dall'esterno non possono non influenzare l'immagine interiore ed esteriore che abbiamo di noi stessi (capisco di essere bravo nel mio lavoro, almeno agli inizi, per i feed-back che ricevo, idem capisco di essere simpatico se trascino le persone col mio humor o capisco di essere attraente se attraggo (anche se sull'aspetto fisico ci sono elementi oggettivi come le fotografie che in quanlche modo possono aiutare a mettere qualche punto fermo)).

Una persona non boriosa o piena di sè non può quindi prescindere, nell'auto-qualificarsi, da ciò che pensano gli altri.

. Nel tempo questa mia maschera inizia a cozzare con la realtà (non sono mai stato nè mostruoso nè sconfitto nè davvero emarginato) e inizio a scoprire il vero me. Crescendo tuttavia, soprattutto dal mio arrivo a Milano, dall'aprirmi ad un mondo nuovo con gente nuova e nuovi stimoli, la maschera estrema negativa ha generato, come bilanciamento, una seconda maschera che si è sempre più fatta strada nei rapporti con gli altri (impregiudicata l'altra maschera che però restava relegata alla mia vita privata o ai rapporti con persone davvero strette) che chiamerò di Iron Man.

grazie a te per la risposta...

quello che ho messo in grassetto mi ha fatto venire in mente la profezia che si autoavvera.

nel momento in cui entro in una stanza e penserò che starò sulle scatole a tutti succederà proprio che con il mio modo di fare, i miei pregiudizi ed il fare guardingo starò davvero sulle scatole a tutti.

mentre un altro tipo di atteggiamento può modificare anche la realtà.

quindi quanto siamo noi che influiamo sull'ambiente esterno dal quale dipendiamo a nostra volta?

a te ha creato una nuova maschera.

oserei dire che hai sviluppato un 'altra parte di te

ora

è ovvio che non vivendo da eremiti siamo continuamente sottoposti alla riprova sociale e in base a quella calibriamo noi stessi, ma la costruzione del nostro io non può dipendere totalmente dall'ambiente esterno.

le persone più forti, più intelligenti e più sicure di sè stesse (e che hanno anche più successo) che conosco sono quelle che hanno forte dentro di sè il "fottesega" sull'opinione altrui

concludo dicendo che non è un caso che grandi geni della letteratura o della scienza non fossero a loro agio nella loro epoca

e per fortuna loro e nostra spesso non si abbassavano a consolare chi non poteva capirli.

ci sarà sempre qualcuno pronto a denigrarli ma loro sono rimasti concentrati sulla loro arte e sulle loro capacità

io dico solo questo.

Modificato da saekonogami
  • Mi piace! 3

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