decatron [Élite] 2830 Inviato 8 Marzo 2016 Inviato 8 Marzo 2016 (modificato) Cosa fai o cosa hai fatto in passato per uscire dalla tua zona di comfort? E quale tra le varie esperienze ritieni quella che più ti ha aiutato? Vi lascio una bella storiella: Una volta un re ricevette in regalo due magnifici falchi. Erano falchi pellegrini, i più begli uccelli che avesse mai visto. Diede i suoi preziosi falchi al suo capo falconiere per allenarli. I mesi passarono e un giorno il capo falconiere informò il re che, anche se uno dei falchi era maestosamente volato altissimo nel cielo, l’altro uccello non s’era mosso dal suo ramo dal giorno in cui era arrivato.Il re convocò guaritori e stregoni da tutte le terre per prendersi cura del falco ma nessuno riuscì a farlo volare. Presentò allora il caso ai membri della sua corte, ma il giorno successivo, il re vide attraverso la finestra del palazzo che l’uccello non si era ancora mosso dal trespolo.Avendo provato ogni cosa, il re pensò tra se e se “forse ho bisogno di qualcuno che conosca meglio la campagna per capire la natura di questo problema.” Così chiamò la sua corte e disse “andate e portate un contadino”. In mattinata, il re fu elettrizzato di vedere il falco volare alto sopra i giardini del palazzo e disse ai membri della corte “portatemi la persona che ha fatto questo miracolo!”La corte velocemente andò dal contadino e lo accompagnò di fronte al re. Il re quindi gli chiese “dimmi, come hai fatto a far volare questo falco?” Con la testa inchinata il contadino disse “è stato molto facile sua altezza, ho semplicemente tagliato il ramo su cui l’uccello era seduto”. Modificato 8 Marzo 2016 da decatron Quasiloser, Leopard85, lelle e 4 altri ha reagito a questo 6 1
Questo è un messaggio popolare. Joyfull [Partecipante] 404 Inviato 8 Marzo 2016 Questo è un messaggio popolare. Inviato 8 Marzo 2016 (modificato) Quella che cito adesso è una storia di un libro che ti consiglio particolarmente data la voglia che hai ritrovato ultimamente di metterti in gioco. Tanto più che si parla di recinti... "Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali. Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini. Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune… Ma dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe. Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire. Era davvero un bel mistero. Che cosa lo teneva legato, allora? Perché non scappava? Quando avevo cinque o sei anni nutrivo ancora fiducia nella saggezza dei grandi. Allora chiesi a un maestro, a un padre o a uno zio di risolvere il mistero dell’elefante. Qualcuno di loro mi spiegò che l’elefante non scappava perché era ammaestrato. Allora posi la domanda ovvia: «Se è ammaestrato, perché lo incatenano?». Non ricordo di avere ricevuto alcuna risposta coerente. Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto, e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda. Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta: L’elefante del circo non scappa perché è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo. Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Sono sicuro che, in quel momento, l’elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi. Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perché quel paletto era troppo saldo per lui. Lo vedevo addormentarsi sfinito, e il giorno dopo provarci di nuovo, e così il giorno dopo e quello dopo ancora… Finché un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino. L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare. Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita. E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo. E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più… A volte viviamo anche noi come l’elefante pensando che non possiamo fare un sacco di cose semplicemente perché una volta,un po’ di tempo fa ci avevamo provato ed avevamo fallito, ed allora sulla pelle abbiamo inciso "non posso, non posso e non potrò mai". L’unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci tutto il cuore… tutto il tuo cuore!" Jeorge Bucay - Lascia che ti racconti. Modificato 8 Marzo 2016 da Joyfull Giuseppe Antonio, decatron, 076 e 8 altri ha reagito a questo 11
Giorno_Giovanna [Partecipante] 596 Inviato 8 Marzo 2016 Inviato 8 Marzo 2016 la stessa cosa che fece uno scoppiato Texano quando mi stavo tatuando :" do you know how to controll the tatto's pain? " risposi di no, stavo a pezzi e lui disse " take your balls, can you feel it? you are alive. " e basta. -Zodiac- e Quasiloser ha reagito a questo 2
Barney95 [Partecipante] 49 Inviato 11 Marzo 2016 Inviato 11 Marzo 2016 la stessa cosa che fece uno scoppiato Texano quando mi stavo tatuando :" do you know how to controll the tatto's pain? " risposi di no, stavo a pezzi e lui disse " take your balls, can you feel it? you are alive. " e basta. Breve e pungente.
Quasiloser [Partecipante] 488 Inviato 12 Marzo 2016 Inviato 12 Marzo 2016 Questo thread mi ha fatto subito venire in mente la storia della trappola indiana per le scimmie. La trappola è una noce di cocco svuotata, legata con una catena a uno steccato. Nella noce di cocco c'è del riso, che si può prendere infilando la mano nel buco. Il buco è grande abbastanza per fare entrare la mano della scimmia, ma è troppo piccola per fare uscire il suo pugno pieno di riso. La scimmia infila la mano e resta intrappolata. Ma la cosa interessante, è che la scimmia non resta intrappolata da qualcosa di fisico, perché lasciando il riso potrebbe liberarsi. La scimmia resta intrappolata da un'idea. Non si rende conto che, un principio che fino ad allora le era stato utile (chiudi il pugno se vuoi il riso), è ora divenuto la sua condanna. Preconcetti che troviamo utili in passato, possono impedirci di vedere altri modi migliori di fare le cose. Perché abbiamo grande difficoltà non tanto a non credere a idee nuove, ma più che altro a abbandonare totalmente quelle vecchie. Bellissima discussione comunque, complimenti per l'iniziativa. Joyfull, Kaihō-sha, decatron e 1 altro ha reagito a questo 4
Kaihō-sha [Élite] 3107 Inviato 11 Aprile 2016 Inviato 11 Aprile 2016 Il pugilato mi ha dato una mentalità orientata all'andare fino in fondo nelle cose Il daygame mi ha dato l'abbondanza percepita di donne e la serenità nell'approccio iniziale Il frequentare altri come noi mi ha insegnato a muovermi in autonomia e ad espormi senza timore di giudizio La mia voglia di riscatto e di creare una vita che merito appagante fa da cornice a tutto questo!! Oneden ha reagito a questo 1
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