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Caraibika
Inviato
2 ore fa, purple pill ha scritto:

 

infatti, leggevo che nei paesi anglofoni alcune aziende effettuano test comportamentali anche per individuare le personalità con tratti antisociali, in modo da tenerle particolarmente d'occhio, visto che in un setting aziendale (come in ogni contesto collettivo che richieda un'azione sinergica e coordinata) molte di queste persone esercitano un'influenza che non è possibile definire in altro modo che "tumorale".

ovvero dove passano c'è tizio che litiga con Caio, Caio che diventa nemico giurato di Sempronio, Sempronio che si allea con Asdrubale per metterlo in saccoccia ad Ermenegildo, e il lavoro di team nel frattempo va a farsi fottere, il tutto, generalmente, a unico beneficio dell'antisociale di turno. 

 

Però va anche detto che, per avere un vero lavoro di squadra efficace, come si ripete spesso qui, la leadership dovrebbe agire come un direttore d'orchestra illuminato: per cui le menti indagatrici indagano, gli affabulatori affabulano, i giocolieri giocano, i tecnici smontano e rimontano, i motivati motivano, e le bestie da soma - se c'è qualcuno che ha davvero quell'indole (e io non ne ho mai conosciuto uno che non ci sia stato costretto dalle circostanze e dalla mancanza di fantasia) - ogni tanto vengono messe bene a riposo con tante coccole e una razione extra di biada.  Dalle tue parte t'è mai capitato di vedere qualcosa del genere?

perché a me risulta che oggi - un po' ovunque nel mondo - le aziende continuano a lavorare su protocolli rigidi e poco mutabili nel tempo, che non favoriscono affatto la valorizzazione delle individualità, ma chiedono a ogni corda della chitarra di suonare a unisono lo stesso Do diesis (che per chi mastica un minimo di musica significa, di solito, controfase).  

però poi ti arriva un Richard Branson che ti rivoluziona tutti i protocolli aziendali universalmente accettati e in una manciata di mesi ha un terzo di produttività in più. 

 

tu stesso parli di un individuo che debba essere al contempo dotato dal punto di vista sociale e intellettuale, che sappia assumersi dei rischi e che sappia vivere anche per lunghi periodo al minimo delle gioie della vita, compensate dal puro piacere di seguire una missione.

Ma infatti questo individuo lo chiamiamo imprenditore.

il problema è che poi l'imprenditore l'impresa deve farla con gente normale, che sta in mezzo alla gaussiana, alla quale non può essergliene fatta una colpa della propria normalità, che invece è esattamente quello che sta succedendo oggi, con risultati disastrosi.

perché se tu prendi un tizio che non ha alcun interesse a fare il salmone controcorrente tutta la vita - ma che comprensibilmente vuole lavorare quel tanto che basta a poter coltivare il suo giardinetto, guardare la formula 1 la domenica e portare la famiglia a Gardaland - e gli dici che invece siamo tutti una squadra e mo dovemo pedalà, e sticazzi che mai una gioia... non ottieni un problem solver, ma un alienato. Che se va bene, tra un anno gli viene un colpo di sonno e casca sui binari della metro mentre va lavoro. Se va male, secca qualcuno in ufficio con una matita ben temperata.

Io ho background simile al tuo, nel senso che ho passato una vita a fare il social justicer da due spicci - poi ho capito che la media della collettività stessa, al netto delle chiacchiere, la giustizia la vuole ciascuno per sé e si fotta il fratello - e sono passato ad abbracciare una concezione miniarchica non troppo dissimile dalla tua, anche se credo che lo Stato Nazione sia inesorabilmente sulla strada di un fallimento che sarà inutilmente violento e doloroso, e quindi faremmo molto prima a riorganizzarci subito per comunità.

sta di fatto che Ayn Rand è stata geniale nel comprendere che l'individuo creativo e motivato - non avendo altro interesse che il progresso della sua collettività - spesso andrebbe protetto in primis dalla collettività stessa... ma per il resto era solo una romantica banalmente accecata dal suo privilegio e dalla sua levatura intellettuale, sulla quale pretendeva di modellare l'universo mondo

 

 

 

 

 

Il problema, in questo caso specifico come in molti altri che riguardano le persone, è l'aspettativa. Se un imprenditore si aspetta che i propri dipendenti siano copie-carbone di sé stesso, capaci di sopportare le stesse privazioni e sacrifici che si impone lui pur di arrivare al successo, evidentemente non è poi tanto illuminato. Le persone che hanno la sua stessa mentalità sono i suoi concorrenti, che cercano continuamente di fargli il culo.

Un imprenditore non può pensare che se lui è in grado di lavorare 16 ore al giorno e tenere la rotta per mesi in vista dell'obiettivo finale, allora anche il dipendente ci riuscirà. Se il boss, o comunque la sua azienda, alla fine del periodo infernale otterrà un mega-contratto o un compenso che gli permetterà di arricchirsi e ingrandire l'attività, il dipendente al massimo guadagnerà qualcosa dagli straordinari o qualche piccolo bonus, al prezzo di uno stress che non è in grado di gestire e serie ripercussioni in ogni ambito della propria vita. E' chiaro che la struttura mentale e il premio finale permettano all'imprenditore di sopravvivere al periodo difficile, mentre il dipendente finirebbe distrutto. Per avere successo bisogna essere consapevoli di cosa si possa pretendere dalle persone, dei loro limiti e delle loro qualità, per poter utilizzare nel modo più efficiente possibile le risorse a disposizione dell'azienda.

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Bozzarelly
Inviato
13 minuti fa, ^'V'^ ha scritto:

La stessa dipendente fosse stata assunta da un'azienda che ti fa 18 colloqui per entrare, che devi essere bravissima e che poi ti fanno scoppiare fino a che non molli tu, sarebbe stata al gioco. Per via del loro posizionamento. 

 

giuseppe90
Inviato (modificato)
1 ora fa, ^'V'^ ha scritto:

l'imprenditore che se lo sta piantando tanto in culo da solo che Macron in confronto sembra un'attivona.

😂😂

Tutti lì a cercare un perché del fatto che difendesse un signor nessuno come Benalla (e del fatto che giovanissimo occupasse quella posizione) quando la spiegazione è facile facile...

Modificato da giuseppe90
robinbreak
Inviato
13 hours ago, purple pill said:

 

infatti, leggevo che nei paesi anglofoni alcune aziende effettuano test comportamentali anche per individuare le personalità con tratti antisociali, in modo da tenerle particolarmente d'occhio, visto che in un setting aziendale (come in ogni contesto collettivo che richieda un'azione sinergica e coordinata) molte di queste persone esercitano un'influenza che non è possibile definire in altro modo che "tumorale".

ovvero dove passano c'è tizio che litiga con Caio, Caio che diventa nemico giurato di Sempronio, Sempronio che si allea con Asdrubale per metterlo in saccoccia ad Ermenegildo, e il lavoro di team nel frattempo va a farsi fottere, il tutto, generalmente, a unico beneficio dell'antisociale di turno. 

 

Però va anche detto che, per avere un vero lavoro di squadra efficace, come si ripete spesso qui, la leadership dovrebbe agire come un direttore d'orchestra illuminato: per cui le menti indagatrici indagano, gli affabulatori affabulano, i giocolieri giocano, i tecnici smontano e rimontano, i motivati motivano, e le bestie da soma - se c'è qualcuno che ha davvero quell'indole (e io non ne ho mai conosciuto uno che non ci sia stato costretto dalle circostanze e dalla mancanza di fantasia) - ogni tanto vengono messe bene a riposo con tante coccole e una razione extra di biada.  Dalle tue parte t'è mai capitato di vedere qualcosa del genere?

perché a me risulta che oggi - un po' ovunque nel mondo - le aziende continuano a lavorare su protocolli rigidi e poco mutabili nel tempo, che non favoriscono affatto la valorizzazione delle individualità, ma chiedono a ogni corda della chitarra di suonare a unisono lo stesso Do diesis (che per chi mastica un minimo di musica significa, di solito, controfase).  

però poi ti arriva un Richard Branson che ti rivoluziona tutti i protocolli aziendali universalmente accettati e in una manciata di mesi ha un terzo di produttività in più. 

 

tu stesso parli di un individuo che debba essere al contempo dotato dal punto di vista sociale e intellettuale, che sappia assumersi dei rischi e che sappia vivere anche per lunghi periodo al minimo delle gioie della vita, compensate dal puro piacere di seguire una missione.

Ma infatti questo individuo lo chiamiamo imprenditore.

il problema è che poi l'imprenditore l'impresa deve farla con gente normale, che sta in mezzo alla gaussiana, alla quale non può essergliene fatta una colpa della propria normalità, che invece è esattamente quello che sta succedendo oggi, con risultati disastrosi.

perché se tu prendi un tizio che non ha alcun interesse a fare il salmone controcorrente tutta la vita - ma che comprensibilmente vuole lavorare quel tanto che basta a poter coltivare il suo giardinetto, guardare la formula 1 la domenica e portare la famiglia a Gardaland - e gli dici che invece siamo tutti una squadra e mo dovemo pedalà, e sticazzi che mai una gioia... non ottieni un problem solver, ma un alienato. Che se va bene, tra un anno gli viene un colpo di sonno e casca sui binari della metro mentre va lavoro. Se va male, secca qualcuno in ufficio con una matita ben temperata.

Io ho background simile al tuo, nel senso che ho passato una vita a fare il social justicer da due spicci - poi ho capito che la media della collettività stessa, al netto delle chiacchiere, la giustizia la vuole ciascuno per sé e si fotta il fratello - e sono passato ad abbracciare una concezione miniarchica non troppo dissimile dalla tua, anche se credo che lo Stato Nazione sia inesorabilmente sulla strada di un fallimento che sarà inutilmente violento e doloroso, e quindi faremmo molto prima a riorganizzarci subito per comunità.

sta di fatto che Ayn Rand è stata geniale nel comprendere che l'individuo creativo e motivato - non avendo altro interesse che il progresso della sua collettività - spesso andrebbe protetto in primis dalla collettività stessa... ma per il resto era solo una romantica banalmente accecata dal suo privilegio e dalla sua levatura intellettuale, sulla quale pretendeva di modellare l'universo mondo

 

 

 

 

 

 

11 hours ago, purple pill said:

infatti questa è la stessa ragione per cui, due giorni fa, Emmanuel Macron - quello che in Europa ancora viene spacciato come argine ultimo al populismo - ha diradato ogni dubbio circa il fatto d'essere un coglione.  

casomai ancora ce ne fossero, di dubbi.

no perché dico: tu puoi essere d'accordo o meno sulle rivendicazioni dei Gilet Gialli, che per quanto mi riguarda, dal loro punto di vista (e non solo dal loro, in molti casi) sono quantomeno comprensibili.

Puoi essere d'accordo o meno.

ma se dopo sei mesi di crisi sociale violentissima te ne esci con un ragionamento del genere - ragionamento che a quella stessa collettività è costato 12 MILIONI DI EURO - allora vuol dire che sei masochista o sei coglione e basta. In ogni caso, quello che hai fatto è ordinare una croce al falegname.

"«Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un'azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un'azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più.»

questa cosa la scrisse Ulrike Meinhof, personaggio di cui non condivido ideologia, metodi e azione politica.

sta di fatto, però, che è una realtà autoevidente. 

E allora, noi qui dentro stiamo tanto a parlare di "ultimo metro quadro d'Europa", ma l'Europa è esattamente quel posto dove il popolo non vuole passare la vita a produrre ma ama radunarsi nei caffè, nei luoghi d'aggregazione, ed è abituato ad avere stati che ne garantiscano saldamente il welfare.

Il fatto di cercare di trasformarci tutti in Yankee, non se lo inventa certo Macron. In Europa sono 30 anni che ci stiamo provando. C'è stato chi, almeno in teoria, ha cercato di farlo in modo più illuminato come Craxi e chi in modo cretino come sta facendo Manuelito.

Ma il dato di fatto è che Yankee non lo siamo diventati, non abbiamo la loro affabilità, la loro voglia di lavorare e rischiare, di riunirci anche ottusamente attorno agli stessi simboli che travalicano le divisioni di partito: non abbiamo nessuna delle loro prerogative, abbiamo solo perso le nostr.e 

Ci siamo solo incattiviti e inariditi, molto più di quanto non lo sia mai stato un qualsiasi Yankee o Canadese.

ed è per questo che, per come la vedo io, non è escluso che qui inizi a saltare il coperchio alla gente com'è avvenuto negli stati arabi e poi, beh, Dio ce la mandi buona.

che magari, per carità, ce la manda buona sul serio, com'è successo ai tunisini.

ma magari invece no, per niente

 

Queste considerazioni sono perle rare che ogni tanto a questo forum capita di produrre.

E sono il motivo per il quale continuo a bazzicare su italianseduction da piu' di una decade.

Caraibika
Inviato
13 ore fa, ^'V'^ ha scritto:

Ho già sentito questo discorso, ma c'è un altro fattore da tenere a mente. 

Quanti altri vogliono quel lavoro? 

Senza toccare la Apple, senza toccare aziende tra le prime 4 in Europa nel loro settore, che sono affogate di curriculum di geni pronti a lavorare 7 su 7 e portarsi il lavoro a casa, con una paga da stage, perché il loro scopo reale è avere quell'azienda sul curriculum...

Ricordo i negozi della Benetton. 

Quando gestivo negozi di abbigliamento, il mio socio, molto più esperto di me nel settore, mi diceva che se viene una che ha scritto Benetton nel curriculum, è da prendere al volo pure se dislessica. 

Perché fanno loro un culo assurdo, le addestrano come robot, hanno dei livelli di stress e pressione altissimi, per una paga da apprendista aiuto commessa, e pure la domenica sono in magazzino. 

Ora, se io chiedessi lo stesso assurdo impegno e di sostenere la stessa pressione, una ragazza che cercava da fare la commessa lo sosterrà? 

No. 

Però questo non accade perché io Tarzan lei Jane, io imprenditore lei dipendente. 

Accade perché io non esisto. 

La stessa dipendente fosse stata assunta da un'azienda che ti fa 18 colloqui per entrare, che devi essere bravissima e che poi ti fanno scoppiare fino a che non molli tu, sarebbe stata al gioco. Per via del loro posizionamento. 

Dopo due anni avrebbe avuto nel curriculum un lasciapassare per qualsiasi lavoro. 

E' l'unico esempio contrario alla dinamica tarzan/jane? 

No, pensa agli animatori dei villaggi turistici. 

Gente che lavora 14 ore al giorno per 300 euro al mese, stipati in sei in un appartamento, a litigare perché uno non ha lavato il bicchiere. 

Sono persone povere che avevano come unica alternativa il cucire palloni in Cina? 

No, sono persone che possono sopportare qualunque stress, per la semplice ragione che ho visto un tizio che forse nella vita non ha mai scopato una che fosse del tutto consenziente, che non fosse davvero ubriaca, e che come animatore invece ne ha scopate sei diverse in un mese. 

E c'è gente che parla di una ogni giorno o due. 

E quando nella tua città scopi una nuova ogni sei mesi ma proprio se ci provi con tutte ed esci tutte le sere, e dove hai quel lavoro scopi ogni settimana roba fresca, che l'imprenditore guadagni mille o perda diecimila (casistica molto più probabile in qualunque settore) mentre tu prendi 300 e lavori sempre, sotto stress e di corsa... non ti importa. 

Pertanto. 

A parte gente che proprio va bene solo per fumarsi delle canne sulle panchine, se parliamo di gente normalmente motivata e sana, credo che spesso la discriminante tra i livelli di stress che può reggere l'imprenditore e quelli dei dipendenti siano dovuti a 

1) Posizionamento - cosa rimane nel mio curriculum per aver passato questo stress, o quanto mi sento figo a far parte di questa organizzazione (si pensi allo stress sopportato per due dollari mensili dai Navy Seal) 

2) Cosa si chiava 

3) Dove sta l'inculata - si chiamerebbe gioco e non lavoro se non ci fosse l'inculata. A volte questa è rivolta ai clienti e i dipendenti ne godono, ma la pacchia finisce appena l'imprenditore finisce i soldi: clienti che tornano, pochi. A volte si rispetta il cliente, ma questo incula chi lavora, ad esempio ti scordi il week end già prenotato con la fidanzata se c'è un ordine da consegnare per forza martedì. 

Se questo decidere di non inculare i clienti ma i dipendenti, ha vantaggi solo per l'imprenditore e non c'è riconoscimento degli sforzi profusi anche in orari fuori contratto, succede che i migliori si guardano intorno e i peggiori rimangono perché privi di alternative. Il che è un'inculata per l'imprenditore. 

Se c'è un premio in punti 1) e/o 2), i migliori stanno lì il week end senza fiatare e senza sentirsi inculati. 

Se i punti 1) e/o 2) mancano, come nella stragrande maggioranza dei casi (normalmente non si lavora per il meglio del meglio e pure chiavando grazie al lavoro) allora il premio e le lodi devono assolutamente far parte della dottrina aziendale, premi che possono essere in denaro ma anche in promozioni, benefit, riconoscimenti in pubblico o bonus regalo. 

Ci sono due casi in cui l'imprenditore che non possa soddisfare i punti 1) e/o 2) si esime dal ricompensare il carico di stress ed impegno straordinari. 

A) Un caso è quello dell'imprenditore che se lo sta piantando tanto in culo da solo che Macron in confronto sembra un'attivona. 

Perderà i migliori. Tratterrà in azienda solo i peggiori e più inutili lavoratori. Chiuderà. 

B) Un caso è quello in cui il tuo ruolo è sostituibile, se non ti va bene ce ne sono cento che sanno fare quello che fai tu e che bussano alla porta per avere il tuo posto. Non è un problema per l'azienda perderti. Non sei tra i migliori. 

Da quello che mi è parso di capire negli anni, essendo da entrambe le parti, esiste una parte politica che per rastrellare voti nel bersaglio grosso della massa, deve sempre dire alle persone nella situazione B che la loro è una situazione di cui al caso A. 

Il fatto è che la maggior parte delle volte la situazione è la B. 

Diciamo che i benefici che il dipendente otterrà stringendo i denti, che siano curriculum più lungo, chiavate servite o premi/bonus produzione, hanno una grossa importanza nel permettergli di sopportare quel tipo di stress. L'altra componente, come dicevo sopra, è l'effettiva capacità fisica e mentale di sopportare lo stress, che da quanto vedo in giro non è affatto cosa per tutti. Alcuni non ci riescono proprio, altri ci riescono al prezzo di un esaurimento nervoso e il bisogno di staccare per un pò, altri ancora lo sopportano senza troppe conseguenze. Sta all'azienda saper scremare e selezionare gli individui più adatti al compito, che è una delle caratteristiche più importanti per mantenerla competitiva.

Sfondi una porta aperta sul fatto che la maggior parte delle persone sia sostituibile, purtroppo in molti ancora credono che con 7 miliardi di persone che competono globalmente per accumulare risorse il lavoro sicuro, semplice e ben retribuito sia un diritto scolpito nella pietra...questa idea di essere tutti "unici e speciali" ricorda un pò uno dei mantra più diffusi nel genere femminile, uno di quelli più nocivi in assoluto.

Caraibika
Inviato (modificato)
21 ore fa, purple pill ha scritto:

infatti questa è la stessa ragione per cui, due giorni fa, Emmanuel Macron - quello che in Europa ancora viene spacciato come argine ultimo al populismo - ha diradato ogni dubbio circa il fatto d'essere un coglione.  

casomai ancora ce ne fossero, di dubbi.

no perché dico: tu puoi essere d'accordo o meno sulle rivendicazioni dei Gilet Gialli, che per quanto mi riguarda, dal loro punto di vista (e non solo dal loro, in molti casi) sono quantomeno comprensibili.

Puoi essere d'accordo o meno.

ma se dopo sei mesi di crisi sociale violentissima te ne esci con un ragionamento del genere - ragionamento che a quella stessa collettività è costato 12 MILIONI DI EURO - allora vuol dire che sei masochista o sei coglione e basta. In ogni caso, quello che hai fatto è ordinare una croce al falegname.

"«Se uno lancia un sasso, il fatto costituisce reato. Se vengono lanciati mille sassi, diventa un'azione politica. Se si dà fuoco a una macchina, il fatto costituisce reato. Se invece si bruciano centinaia di macchine, diventa un'azione politica. La protesta è quando dico che una cosa non mi sta bene. Resistenza è quando faccio in modo che quello che adesso non mi piace non succeda più.»

questa cosa la scrisse Ulrike Meinhof, personaggio di cui non condivido ideologia, metodi e azione politica.

sta di fatto, però, che è una realtà autoevidente. 

E allora, noi qui dentro stiamo tanto a parlare di "ultimo metro quadro d'Europa", ma l'Europa è esattamente quel posto dove il popolo non vuole passare la vita a produrre ma ama radunarsi nei caffè, nei luoghi d'aggregazione, ed è abituato ad avere stati che ne garantiscano saldamente il welfare.

Il fatto di cercare di trasformarci tutti in Yankee, non se lo inventa certo Macron. In Europa sono 30 anni che ci stiamo provando. C'è stato chi, almeno in teoria, ha cercato di farlo in modo più illuminato come Craxi e chi in modo cretino come sta facendo Manuelito.

Ma il dato di fatto è che Yankee non lo siamo diventati, non abbiamo la loro affabilità, la loro voglia di lavorare e rischiare, di riunirci anche ottusamente attorno agli stessi simboli che travalicano le divisioni di partito: non abbiamo nessuna delle loro prerogative, abbiamo solo perso le nostr.e 

Ci siamo solo incattiviti e inariditi, molto più di quanto non lo sia mai stato un qualsiasi Yankee o Canadese.

ed è per questo che, per come la vedo io, non è escluso che qui inizi a saltare il coperchio alla gente com'è avvenuto negli stati arabi e poi, beh, Dio ce la mandi buona.

che magari, per carità, ce la manda buona sul serio, com'è successo ai tunisini.

ma magari invece no, per niente

 

Il pretendere che spagnoli, italiani e greci abbiano la stessa struttura mentale e produttività dei tedeschi è uno dei principali motivi per cui l'UE, per come vogliono impostarla oggi, non può funzionare. Non serve un genio per osservare che i paesi di tradizione calvinista/protestante sono quelli con una cultura del lavoro e del successo personale più radicata, solitamente favorita anche da un clima più austero e rigido. Germania, Inghilterra (e di conseguenza USA, dove gran parte di quelli che hanno tirato su, guidato e tracciato i valori del paese erano gli immigrati inglesi delle prime 13 colonie), Benelux, paesi scandinavi fanno parte di questa categoria.

I paesi latini e di tradizione cattolica, comprendenti Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e quasi tutto il Sud America, sono in genere piagati da pigrizia generale, corruzione diffusa, minore spinta alla realizzazione lavorativa, bisogno più marcato di godersi la vita (favorito da clima più caldo e mite). Il rovescio della medaglia è che in questi paesi le persone sono generalmente più felici e meno stressate che in quelli dal clima rigido, dove a parte ubriacarsi e lavorare c'è veramente poco da fare.

Modificato da Caraibika
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^'V'^
Inviato
8 ore fa, Caraibika ha scritto:

Diciamo che i benefici che il dipendente otterrà stringendo i denti, che siano curriculum più lungo, chiavate servite o premi/bonus produzione, hanno una grossa importanza nel permettergli di sopportare quel tipo di stress. L'altra componente, come dicevo sopra, è l'effettiva capacità fisica e mentale di sopportare lo stress, che da quanto vedo in giro non è affatto cosa per tutti. Alcuni non ci riescono proprio, altri ci riescono al prezzo di un esaurimento nervoso e il bisogno di staccare per un pò, altri ancora lo sopportano senza troppe conseguenze. Sta all'azienda saper scremare e selezionare gli individui più adatti al compito, che è una delle caratteristiche più importanti per mantenerla competitiva.

Sfondi una porta aperta sul fatto che la maggior parte delle persone sia sostituibile, purtroppo in molti ancora credono che con 7 miliardi di persone che competono globalmente per accumulare risorse il lavoro sicuro, semplice e ben retribuito sia un diritto scolpito nella pietra...questa idea di essere tutti "unici e speciali" ricorda un pò uno dei mantra più diffusi nel genere femminile, uno di quelli più nocivi in assoluto.

C'è un altro mantra femminilizzante che sta facendo marcire le aziende. 

Giustamente fai notare che bisogna scremare in base alla sopportazione dello stress. 

Fino a qualche anno fa i nuovi arrivati venivano sovraccaricati proprio per vedere come si sarebbero comportati quando poi c'è il mese di fuoco. 

Perché?  

Beh ad esempio ho lavorato per un'azienda il cui carico di lavoro per tutto l'anno era ridicolo. 

Però lo stipendio lo tiravano lo stesso. 

Poi a settembre c'era una fiera per cui fine agosto e inizio settembre c'era da lavorare a ritmi pesanti e continuati. 

Se uno non lo hai bench tested a febbraio, a settembre può farti saltare l'unico mese che paga lo stipendio di tutti il resto dell'anno. 

E certo che a settembre tre lavoratori in più sarebbero serviti. 

Ma se devi pagargli lo stipendio tutto l'anno perché servono ad agosto - settembre... Chiudi. 

Una volta questa era la norma. 

Tutti sapevamo che appena arrivati da qualche parte, ci avrebbero testato sotto stress acuto e cronico, sovraccaricandoci. 

Poi sono riusciti a far chiamare questo rito di iniziazione obbligatorio, che si chiamava gavetta, "mobbing". 

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Xeniade
Inviato

E se uno non ha la capacità di sopportare lo stress?

Boulevard
Inviato (modificato)
1 hour ago, ^'V'^ said:

 Poi sono riusciti a far chiamare questo rito di iniziazione obbligatorio, che si chiamava gavetta, "mobbing". 

Più che altro qual è il confine tra la gavetta/rito di iniziazione, giustissimo e sacrosanto, e il "mobbing"?

Perché capita spesso di avere colleghi frustrati e caga cazzo, che ti rompono solo per il puro gusto di farlo e non in modo costruttivo (anche quello sacrosanto) quando è giusto farlo.

Quindi in questo rito di iniziazione fa parte anche l'essere trattati da stronzi da un coglione frustrato che ti vuole mangiare in testa?

No, per capire.

Quindi se non sto al gioco e non mi faccio prendere a pesci in faccia vuol dire che non so reggere lo stress?

Perché è normale che quando arrivi in un posto di lavoro nuovo provano a vedere di che pasta sei fatto e giustamente, come rispondi alle situazioni stressogene, ma da qui ad avere il diritto di trattare il dipendente da stronzo, beh, ce ne passa...

 

Modificato da Boulevard

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