Edo [Donna] 15361 Inviato 6 Giugno 2016 Inviato 6 Giugno 2016 Domanda profondissima a cui trovare una risposta è importantissimo. Sono scazzato a causa del fatto X se non dispongo di un fatto Y che almeno annulli la condizione di negatività procurata da X. E' questo il punto. Attenzione che non è necessario che il problema X scompaia, ma solo che si trovi un altro stato Y che si sovrappone ad esso almeno annullandolo. Esempio: sono scazzato perchè il mio telefono è caduto a mare, però se arriva valentino rossi e mi dice ti porto a fare un giro dietro la mia moto, tu non sei più scazzato, pur esistendo il problema del telefono rotto (scusate la fantasiosità). Ora essere scazzati è normale, il problema è quando lo si diventa per troppo tempo. Lo scazzamento non può essere eliminato del tutto (come l'ansia d'approccio insomma) ma l'abilità sta nel renderlo il più breve possibile, come? Essendo subito capaci di trovare qualcosa (pensiero, attività ecc.) che ci faccia stare bene. È vero ma a furia di chiodo schiaccia chiodo svaligi la ferramenta e poi? Non sarebbe meglio trovare una tenaglia per sradicare fin da subito il primo chiodo? Kaihō-sha ha reagito a questo 1
Kaihō-sha [Élite] 3155 Inviato 6 Giugno 2016 Autore Inviato 6 Giugno 2016 Mi piace molto questa riflessione. Ti posso dire che per me il percorso si è avviato con un lutto. E ha avuto il suo apice con una separazione. Posso dirti che per me la auto consapevolezza è arrivata da lì. Dall'elaborazione di eventi luttuosi e dal riconoscere che avevo avuto le risorse per farlo. Nella mia testa è scattato qualcosa che mi ha fatto pensare: se ho passato questo, allora posso sopportare tutto. E da lì è stata una discesa. Adesso vedo chiaramente i miei limiti come qualcosa su cui POSSO lavorare (e non più come qualcosa che DEVO sistemare). Ma la carica che mi porto dietro da quella stessa consapevolezza mi consente anche di volermi bene se decido che lavorarci sopra non è la mia priorità, senza sentirmi fallita o rinunciataria. senza nulla togliere agli altri interventi, credo che questo è più vicino alla pratica esperienziale...ti ringrazio black mamba Bellissimo il passaggio dal DEVO al POSSO...sui manuali che studio per specializzazione sembra così facile e lineare...magari trasudassero le lacrime e lo stridore delle dita che grattano le pareti dell'Inferno quando tutto ti sta crollando addosso e perdi qualcosa di importante...se non in quel momento di fondamentale per te.. E' vero...quando te la vedi brutta e getti un occhio in fondo all'abisso...sei a tu per tu con la tua umanità...con un bambino piangente e mai allattato a sufficienza...non sai come sarà la tua vita da quel momento in avanti perchè ti crollano certezze che sembravano pilastri e si sono rivelate invece pontili estremamente instabili La dinamite era già lì bella che pronta...il lutto l'ha accesa e ha fatto fuoco!!! Voglio però andare più giù...e capire..forse anche aiutarti a capire a che laccio hai teso la tua mano durante la caduta...la pietra angolare su cui poi hai fondato la tua trasformazione...quell'area di te, silente..che nessuna esplosione potrà mai scalfire...la nostra parte più sana... Non sei obbligata a rispondere...mi rendo conto che scrivere su un forum non è come confidare i più profondi segreti a una persona di fiducia: quello a cui punto è stimolare la riflessione, che ciascuno farà per sè...e solo se avra voglia condividerà..con tutti i limiti di un approccio online tra emeriti sconosciuti black mamba ha reagito a questo 1
black mamba [Partecipante] 2413 Inviato 7 Giugno 2016 Inviato 7 Giugno 2016 Il laccio a cui ho teso la mano. Paradossalmente è stato l'ultimo laccio che mi scivolava dalle dita. Quando parlo di un lutto mi riferisco alla perdita di un genitore, l'ultimo che ti è rimasto. Sai quando ti chiedono come vorresti morire? E quasi tutti dicono, "di un colpo", "in fretta", "senza accorgermene". Ecco, per noi non è stato così. È stato lungo, in casa, estenuante nel suo lasciarci vedere la fine che arrivava fino a desiderare che arrivasse più in fretta, che liberasse da qualcosa che aveva passato la nostra personale soglia di sopportazione. Quando ti dici che la pietà filiale "deve" avere dei limiti, quando fai i conti con la tua perdita di sensibilità di fronte a certe esperienze, capisci che la perfezione non è di questo mondo, che non ti servono a niente anni di regole e "buone maniere" per venirne fuori, ma solo un'altra fetta di pazienza, di senso pratico, di egoismo anche. Per me è stato questo. Passare in una manciata di mesi da figlio a genitore. Non avere più nessuno su cui poter contare "a prescindere". Vedere come, nonostante gli errori, gli inciampi, le lacrime e il sudore, alla fine ne fossi uscita "bene" anche da sola, senza scegliere la soluzione più facile, senza fare tutto perfettamente da un lato, ma senza mollare il colpo dall'altro. Ecco questo è stato il mio primo passo. Il secondo è stato una conseguenza. Quando tocchi con mano che la vita di coppia non è un porto sicuro nelle tempeste, che la persona che hai affianco non si fa problemi a lasciarti un pizzico del suo piccolo fardello quotidiano, mentre tu stai arrancando sotto il peso del tuo personale macigno, allora la separazione diventa la scelta più logica, più scontata. Più etica, anche. Non ha senso stare con una persona come ripiego. Non ha senso caricare le persone e la vita di coppia stessa, di aspettative. Per quanto male faccia, viviamo una volta sola e abbiamo il dovere di viverla al meglio. E alla fine ho scoperto che c'era ancora un laccio che mi sosteneva, a cui mi ero aggrappata alla cieca senza nemmeno vedere dove stavo andando. E quel laccio ero io. Mi sono bastata. Ho rinunciato alla pretesa di essere impeccabile in ogni situazione, di tenere insieme tutto e tutti. Ho rigettato la convinzione che c'è solo un modo "giusto" per fare le cose e che ci possa essere una strada che ti mette al riparo dalle critiche e dalle osservazioni. Ho smesso di preoccuparmi di quello che possono pensare gli altri. O meglio, non ho smesso del tutto. Ma mi perdòno molto più in fretta Edo, Faith, domy e 2 altri ha reagito a questo 5
Kagan [Élite] 726 Inviato 12 Giugno 2016 Inviato 12 Giugno 2016 abbracciando ciò che sono, non ciò che vorrei essere mi spiego... nella mia fantasia, viaggiare mi piace un casino, viaggi improvvisati, veder tantissimi posti, dormire poco ed esser sempre coinvolti in un'avventura detto così è fantastico ma, nella realtà se viaggio in compagnia, con amici o con una donna, la convivenza forzata mi distrugge, non riesco a regger i ritmi e sono malato e sfatto 3/4 del tempo se invece viaggio da solo, sto da Dio, coi miei ritmi, con i miei tempi oppure, seguendo la community, sentendo discorsi sul diventare imprenditori, uscire dalla ruota del criceto e via così, quasi mi sentivo in colpa per far un lavoro da dipendente senza grandi possibilità di salti di carriera così ho provato a far salti di qualità, a creare qualcosa di mio (in collaborazione con altri), a trasferirmi all'estero............ e io non ce la faccio a star dietro a tutta sta roba. non ho le capacità per gestire il tutto campo bene con un lavoro normale, soddisfo tutti i miei bisogni, non ho desideri di ricchezza (da piccolo ho vissuto a casa di mio zio, uno dei più grandi agricoltori del Nord Italia, roba da villa con piscina ed elicottero privato da grande, quando son diventato area manager per una multiservizi, guadagnavo tra i 7000 - 9000 euro al mese........... lo dico per far capire che il mio non è un discorso da "la volpe e l'uva", conosco, a mio modo, la ricchezza) sto bene così e il mio conto in banca pian piano sta pure crescendo senza far sacrifici... ultima cosa: io sono un timido, introverso, tendenzialmente asociale.................. e lavoro nella vendita ho cercato di diventare il venditore suadente ed affascinante che sa incantare con le parole, che fa magie, fa sognare i clienti, ha la risposta pronta e capacità sociali sopra la media e niente, io non sono quel tipo di venditore sono quello calmo e logico, che spiega le cose per filo e per segno, al massimo uso due metafore, non faccio sognare nessuno ma, i miei numeri li faccio ugualmente e da quando ho smesso coi pipponi su come diventare mr.successo, in una rete di 50 venditori, non sono mai sceso sotto il quinto posto quindi w ciò che sei e fanculo i miti del "tira fuori il miglior te stesso e diventa il re figo col 100% di successi in everything in da fucking world yo!" Piccolo OT: dalle tue risposte, dai consigli, ti avevo sempre immaginato esattamente l'opposto. AALLEEEXXX ha reagito a questo 1
EldrithLeo [Partecipante] 253 Inviato 20 Giugno 2016 Inviato 20 Giugno 2016 (modificato) La discussione che ho seguito è molto interessante, e reputo tutti i commenti estremamente sensati ed interessanti per cui provo a chiedere consiglio a tutti voi sulla mia situazione. Non ho ancora fatto il post di presentazione ma qui trovate la mia storia che è il motivo per il quale mi sono approcciato al forum: http://www.italianseduction.club/forum/t-57595-sono-al-capolinea-con-lei-o-no/ La mia situazione è la seguente: Mi sono sempre accettato per quello che ero, nonostante non fossi oggettivamente attraente (troppo magro, cosa che mi ha causato pali in faccia dall'età di 15 anni), ho comunque un bel viso, occhi che hanno sempre espresso intelligenza e curiosità, un carattere decisamente forte e allegro, giocavo molto di autoironia sul mio aspetto fisico, ho sempre avuto intorno una nutrita cerchia di amici che fino all' età di 19 anni, mi vedevano come colui che organizzava le serate, teneva banco, faceva battute insomma tenevo "ero l'anima della festa". Ho avuto poche ragazze, ma tutte bellissime. Riuscivo ad avere una relazione solo dopo che tali ragazze erano in qualche modo entrate nella mia cerchia di amici, nel pick up diretto non ho mai ottenuto una cippa. Al primo impatto non piacevo mai, forse per via del mio aspetto fisico, ma poi vedendomi muovere con gli amici, conoscendomi, ascoltandole ( credo che questa sia sempre stata una dote innata, ascoltare veramente una ragazza ) ci ripensavano e riuscivo in qualche modo ad "attrale". Anche con la mia ONEIT-IS è stato così (storia di 7 anni da poco finita): qualche mese di conoscenza dopo che aveva chiuso una relazione con un completo imbecille, l'ho fatta mia, mettendole un bicchiere di vodka in testa, sussurrandole "non ti muovere o ti cade tutto addosso" e baciandola. Negli anni in cui sono stata con lei le cose hanno iniziato a prendere una piega diversa. Il punto di rottura è stato quando ho avuto un periodo di ansia e depressione a causa delle pressioni relative a consegnare la tesi in tempo, iscrivermi in un altra città per la specialistica ecc... E in quel periodo il me stesso di un tempo ha iniziato a trasformarsi. Credo di essermi appoggiato a Lei. Ho capito in questo primo mese di inferno che era di fatto lei il motore che mi spingeva e che mi ha fatto arrivare dove sono ora, ma io mi stavo trasformando. Ero sempre meno sicuro di me, sempre meno sociale, sempre meno allegro e divertente, sempre più insofferente ed apatico, fino a quando in questo stato ho dovuto sorreggere in parte anche il peso di due episodi di depressione di Lei. A quel punto qualcosa si è rotto. Sono diventato completamente affettivamente dipendente da lei. Nei giorni direttamente precedenti alla nostra rottura abbiamo parlato e una cosa che lei mi ha detto è stata questa: "Non ti riconosco più, non sei più la persona che ho conosciuto un tempo, ogni tanto ricompare quando siamo insieme ad altre persone, ma quando sei con me non so più chi sei". La rottura con lei è stata una specie di terremoto, seguito da uno tzunami che ha distrutto tutto, che mi ha fatto mettere in discussione ben 5 anni della mia vita. Ora quello che vi chiedo è come ritrovare me stesso, so che il mio vero "Io" è nascosto da qualche parte, sotto una montagna di merda che ho dovuto ingoiare, nascosto da qualche parte nel Buco nero che la separazione mi ha lasciato. C'è e grida di volerne uscire. Come posso iniziare concretamente a ritrovarmi, letture, libri, Corsi di Yoga so un cazzo, qualunque cosa che possa essere usato come strumento per riportare la mia autostima a dei livelli accettabili? Ps: (mi faccio paura da solo a scrivere ste cose... ) Modificato 20 Giugno 2016 da EldrithLeo
Kaihō-sha [Élite] 3155 Inviato 20 Giugno 2016 Autore Inviato 20 Giugno 2016 Aggiornamento: Questo mese ci sto dando dentro con la meditazione consapevole..pratica che avevo praticato saltuariamente e in varie forme già da prima ma che ora sento come miele per la mia bocca... Con quaranta minuti circa al giorno e tanta tanta pazienza abbraccio ciò che mi sta accadendo così com'è...è ancora presto per dire che funziona è che è una strada che consiglierei però voglio riportare un'esperienza che penso importante: Ieri ero a lezione, mi sto specializzando in terapia...il caso che ho portato non andava bene...troppo poco ricco...e manca davvero poco all'esame finale...questa urgenza mi è stata fatta notare, così come certi miei errori nell'impostazione generale... Ho dato poco a vedere..ma quel piccolo cocktail di apprensione, ansia e mortificazione per non aver tenuto "alti i miei standard" mi si è affacciato all'anima piovendo di brutto... Lì...mi sono "ricordato" di accogliere...anzichè respingere queste sensazioni...non che le gradiscs in particolare...ma è stato bellissimo vedere che massimo due ore ed era tutto finito...il cielo rimane tale...con o senza le nuvole!!!!
ganimede [Partecipante] 834 Inviato 20 Giugno 2016 Inviato 20 Giugno 2016 a mio avviso l' avere problemi di autoaccettazione presuppone il dipendere troppo dagli altri e il non essere padroni della propria vita...nell' esatto istante in cui ci si libera di queste catene e si pone come priorità della propria vita il proprio benessere e si vive aderendo alla propria natura ( si potrebbe essere più felici a vivere da accatoni che ad essere manger di successo estremizzando il discorso...ho conosciuto persone povere che vivono serenamente e persone di successo lavorativo ed economico che sono in depressione...i primi sono sicuramente i vincenti ed i secondi i perdenti per quanto mi riguarda...anche se madiamente è ovvio accada l contrario i quanto il benessere economico è sicuramente correlato positivamente con la qualità della vita...) l' autoaccettazione diviene automatica..
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