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Apollodoro
Inviato

Chi di voi ha mai sofferto ho sentito di aver avuto una dipendenza da parte di lui o di lei? Posto in LTR perché è proprio nelle LTR che si genera. Io so pienamente di soffrirne e sono tornato ad avere una dipendenza molto particolare con una donna.

Volevo creare un post apposito dove parlarne.

Cita

 

Che si tratti di dipendenza da persone, da cose, da sistemi di persone e cose, il motivo conduttore è il medesimo: si cerca di tappare un buco interiore, un vuoto che non si vuole affrontare, mediante la presenza esterna di qualcosa di “consolatorio”.

Tale oggetto esterno è così investito di un enorme potere: puoi accorgerti di essere dipendente quando noti di non poter farne senza. La cosa -o la persona- da cui dipendi è diventata più importante di te. Così, tu non sei padrone di te stesso, ma schiavo di ciò da cui dipendi.

 

Cita

La dipendenza affettiva denota sempre una profonda carenza emotiva, una mancanza risalente all’infanzia, e che da adulti rimane impressa nel nostro bambino interiore.

La dipendenza affettiva ha origine nell’infanzia: da bambini avevamo bisogno dei genitori e ne dipendevamo completamente per la nostra sopravvivenza.

Dentro di noi stiamo ancora aspettando ciò che non abbiamo ricevuto da piccoli, e come adulti non siamo in grado di autogenerarlo, perché proprio le ferite che abbiamo subito, ci hanno fatto perdere contatto con la sorgente interiore dell’amore verso noi stessi. Ecco allora da dove scaturisce il riflesso condizionato a cercare fuori da se stessi qualche forma di appagamento sostitutivo a ciò che ci manca. Ovviamente, non si tratta di vero appagamento, ma di compensazione: ciò che il dipendente può trovare fuori di sé è una bàlia, un placebo, un surrogato, che non solo non porta soddisfazione, ma tende col tempo ad aggravare il problema.

Io potrei dire che in qualche modo ne ero uscito fuori qualche anno fa, poi forse per un cattivo andare del mio "inner game" ci sono ricascato e mi ritrovo in un vero e proprio tunnel. 

Questa forma di dipendenza dalla mia esperienza si rigenera proprio quando qualcosa all'interno di noi inizia a non funzionare più bene (autostima, senso del proprio valore, senso di dominanza, senso di volontà etc.) quando per qualche motivo (lavoro o altro) iniziamo anche a sentirci inferiori agli altri e ci aggrappiamo a qualsiasi legame come se fosse esclusivo e il più delle volte però questo legame è un legame che ci fa soffrire terribilmente. 

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Iced
Inviato

io mi sono sempre reputata/sentita  dipendente, infatti do tutta me stessa in una RTL ...  qualcuno ha qualche esempio  concreto ?

EldrithLeo
Inviato

Il mio. ( almeno credo )

Ho sempre avuto bisogno fin da che ne ho memoria di essere parte di un gruppo. Durante la mia infanzia ho cercato in tutti i modi di avere attorno più amici possibili.

Poi ho scoperto le donne, a 16 anni. Li mi sono reso conto che anche solo avere nel gruppo di amici una o più donne era fantastico. Magari nn ci facevi nulla, ma mi piaceva da matti parlare con loro, farle ridere mi deliziava. La prima cotta a 17 anni, mi ha riempito di emozioni positive, mi sentivo un Dio. All'università ho cercato sempre appartamenti misti, stesso discorso. Alcune delle mie amiche più care le ho conosciute in quel periodo. 

Poi c'è stata la mia LTR dalla quale mi sto riprendendo a fatica dopo 7 anni. Lei, solo lei.... La sua presenza, anche solo virtuale era la mia ancora di salvezza. Ho cambiato città su città perchè tanto c'era lei. Sempre meno amici, sempre meno tempo dedicato a me stesso, sempre meno ME. Solo lei. FIno a qualche mese fa. Dove sono rimasto solo Io.

E ho avuto paura. Una paura folle. Quasi da impazzire. Solo.... ho di nuovo cercato "Qualcuno" con cui condividere me stesso. E' stato qualcosa di estremo, mi sono aperto con persone con cui lo avrei mai fatto. Cercavo "Qualcuno". 

Questa ricerca spasmodica mi ha anche regalato la possibilità di arrivare qui, di conoscere le due ragazze con le quali sto uscendo, e di conoscere una di quelle persone che puoi veramente chiamare amico perchè nonostante non ci conoscessimo quasi per niente lui ha capito, lui c'è stato quando avevo bisogno, e a sua volta si è aperto e confidato con me. 

Ora, fortunatamente sono tornato lucido, è ho capito che devo riempire il vuoto che ho dentro con me stesso. Cerco e chiamo di meno altre persone, sto di più con me stesso. Non ho più così tanta paura.

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Asia
Inviato

Mi chiedo se esistono persone che non si sono mai trovate in situazioni simili.

David201989
Inviato

Io penso che un po' tutti ci siamo passati.

All'inizio la dipendenza affettiva fa provare delle sensazioni e sentimenti fortissimi. Si avverte un forte legame. SEMBRA amore con la A maiuscola.

Invece dopo un po' di tempo (un bel po' di tempo) ci si accorge che è egoismo, mancanza di un qualcosa in noi che vogliamo cercare e trovare in un'altra persona.

Da qui nascono quei rapporti morbosi di forte attaccamento, dove si pretende che la persona che amiamo sia perfetta per noi, che ci dia quel qualcosa che ci manca.

Spesso idealizziamo quella persona e la carichiamo di superpoteri, responsabilità e caratteristiche che invece non ha.

Dopo un po' di tempo arrivano le delusioni e sono bombe atomiche che esplodono vicino: la persona che amiamo, quella che crediamo superperfetta e soprattutto quella che riteniamo possa darci quello che ci manca, in realtà è un essere umano come noi, fallibile, incompleto e soprattutto stanco della nostra dipendenza.

Questo però non è amore. E' una profonda illusione che non può funzionare. Una grande trappola per entrambe le parti coinvolte.

Finché non bastiamo a noi stessi, finché non comprendiamo che abbiamo tutto quello che serve per essere felici e realizzati, finché non creiamo una base solida di autostima, una salda fondamenta....... non saremo in grado di amare gli altri.

Gli altri non sono "bisogni"..... le altre persone devono essere un grande valore aggiunto, ma non la nostra fondamenta dove pretendiamo di costruirci sopra il nostro palazzo. Un palazzo del genere è destinato a crollare.

Solo quando comprendiamo questo saremo in grado di stare davvero bene e AMARE perché vogliamo aggiungere qualcosa di positivo a un'altra persona...... ed è ben diverso dall'essere dipendenti e bisognosi.

Ovviamente ognuno ha il suo vissuto e la sua esperienza... io, dopo essere stato dipendente affettivo in molte occasioni sono giunto alla fine di questo pericoloso circolo vizioso, generatore di rapporti poco sani, una volta compreso quanto sopra.

Non è detto che sia come dico io.... lo è almeno per me e il mio percorso di vita.

  • Mi piace! 1
Inviato

Ci sono passato come tutti, e forse da un certo punto di vista non mi sono ancora ripreso. Complice anche un'altra esperienza diversa ma parimenti determinante mi sono estraniato dalle relazioni tout court a tempo indeterminato. Paura di ricascarci, tempo per riflettere, voglia di non ricommettere gli stessi errori e determinazione nel riscoprire maggiormente le mie fondamenta sono tuttora i principali fattori che mi spingono nel perseguire questa decisione e riscoprire più a fondo me stesso prima di rituffarmi eventualmente in un rapporto futuro. 

Fino ad ora ho avuto forse un solo singolo shift, che però è stato determinante nella sua semplicità e mi ha spinto a capovolgere il punto di osservazione e a riflettere sulla questione in modo differente:  il passaggio dall'interrogativo "Cosa voglio da una donna?" a "Cosa voglio dare ad una donna?".

Apollodoro
Inviato
Cita

 

Quando parliamo di dipendenza affettiva parliamo di un disturbo che ancora oggi è di difficile connotazione anche per il mondo scientifico, in cui numerose determinanti bio-psico-sociali concorrono a modellare la personalità dell’individuo. Tali varianti si combinano insieme in continui processi dinamici tanto da organizzare una rete di complesse sequenze interattive e retroattive, che iniziano dalla nascita e continuano attraverso tutta la vita del soggetto.

E’ possibile quindi identificare le diverse variabili biologiche, psicologiche e sociologiche che concorrono a sviluppare una dipendenza affettiva, mentre resta ancora difficile individuare il diverso peso che ognuna di esse ha avuto in un determinato momento e in precise circostanze. Ciò che però è opportuno considerare è il prodotto di tali interazioni .

Un ruolo importante viene attribuito ad una molecola, la feniletilamina (PEA), costantemente prodotta dal nostro organismo  e che in elevate concentrazioni può indurre effetti simili a quelli delle anfetamine, dato che entrambe agiscono sugli stessi recettori. Ha un suo specifico ruolo nel legame di dipendenza al pari di adrenalina (ormone dello stress generato dal contatto o dalla mancanza dell’altro), dopamina ( ormone del piacere), serotonina (ormone dell’appagamento e regolatore dell’umore).

Questi tre elementi – piacere, mancanza, appagamento – sono presenti quando si instaura una relazione amorosa.
L’esistenza della PEA nel nostro organismo non solo riesce a spiegare perchè desideriamo intensamente l’amore, ma anche perché interrompere una relazione nelle sue fasi iniziali sia così doloroso, anche quando la coppia non si conosce abbastanza a fondo da raggiungere una profonda intimità.

Quando una persona viene respinta il suo livello di PEA  crolla di colpo e proprio come un tossicodipendente cade in uno stato depresso e agitato che ha tutte le caratteristiche di una crisi di astinenza.  L’azione della feniletilamina, con un meccanismo ancora non noto, agisce sul comportamento amoroso regolando la produzione di due ormoni: la dopamina, un neurotrasmettitore che genera sensazioni gratificanti , e la noradrenalina , che provoca eccitazione ed euforia. L’attività della dopamina è strettamente legata ad una rete di neuroni che genera sensazioni piacevoli in seguito a comportamenti che soddisfano stimoli come la fame, sete , desiderio sessuale.

Grazie a questo meccanismo, secondo la teoria dell’apprendimento, nel sistema nervoso rimane impresso il ricordo di un’esperienza positiva. Nel caso dell’innamoramento è l’associazione tra incontro e piacere che spinge il soggetto a ripetere lo stimolo che l’ha determinata, cioè entrare nuovamente in contatto con la persona responsabile dell’iniziale rilascio di feniletilamina (Guerreschi, 2011).

 

Credo di essere entrato in piena astinenza ormai.... 

Apollodoro
Inviato

Lo scrive anche Milan Kundera nel Libro del riso e dell'oblio:

Cita

Gli adoratori o poeti sono da sempre una preda magnifica per le isteriche, che sanno che non le schiaffeggeranno mai. Gli adoratori sono disarmati di fronte alle donne perché non hanno mai superato l’ombra della madre. In ogni donna vedono la messaggera della madre che si stende e le si sottomettono. La gonna della madre si stende su di loro come la volta celeste.

Ci sono volte e spesse volte che vediamo inconsciamente nella persona che amiamo la figura di nostra madre ed è allora che è dipendenza così come lo siamo naturalmentre quando siamo bambini. Gli "artisti" sono i più inclini a questo.

Mai cercare una figura materna. Per non essere dipendenti prima di tutto bisogna essere autonomi e poi cercare una donna che sia esclusivamente donna. 

  • 1 mese dopo...
mimmo1973
Inviato

io sempre stato , negli ultimi anni ci ho lavorato molto . non è facile ma è un dovere lavorarci sia per noi che per i nostri eventuali partner.

 

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