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F-Knight
Inviato

Ho un polso rotto (quello che mi serve di meno, thanks God), ma ciononostante sono a lavoro. Tra poche settimane cambierò Studio. Gente nuova, contesto nuovo, vita, in parte, nuova.

Evidentemente al mio boss il mio status di invalido temporaneo fa un po' pena e quindi non mi sta caricando as usual di deal da seguire. Quindi dato che proprio ora ho l'ispirazione, scrivo un 3d su un concetto che da tempo mi tormenta. E' una discussione poco pratica e molto filosofica quindi spero che il lettore non si annoi troppo e decida di seguirmi fino in fondo al mio delirio creativo.

Voglio parlare della metafora che ho chiamato "del Black Jack", fresco come sono di un paio di nottate passate in un Casinò della Svizzera tedesca.

Non mi dilungo troppo in spiegazioni sul famoso gioco di carte; le basi: si gioca contro il Banco; il Banco dà al player 2 carte visibili, una visibile la tiene per sé mentre una resta coperta. Il player guarda le proprie carte, guarda la carta visibile del Banco e sceglie "carta", oppure "sto", in base a cosa ha in mano lui e cosa ha in mano il Banco. Vince chi fra il Banco o il player si avvicina più a 21. Chi lo supera per primo, ha perso.  

Ecco, dopo un annetto ormai trascorso a studiare me stesso e, soprattutto, i fenomeni che governano l'umano pensiero, ho realizzato che la vita sentimentale umana è una costante partita a Black Jack dove noi siamo il player mentre il Banco... beh il Banco è la vita.

In un mondo veloce ed in continuo mutamento come quello attuale, in cui i social spadroneggiano e tutto si fa più semplice ma anche più caduco ed effimero, in cui i valori morali dell'essere sono ormai stati abbondantemente scalzati da quelli dell'apparire, un uomo o una donna mediamente dotati ed interessanti ricevono continuamente sollecitazioni esterne da possibili nuovi partner. Il/la collega, l'amico/a, l'amico/a di amici, il tizio/la tizia della palestra, il/la compagno/a del corso di pittura, bachata, sommelier, whatever sono tante potenziali "carte" che la vita/Banco ci pone inesorabilmente davanti, dandoci la possibilità di scegliere.

OTTIMO direte voi!

Certo, in un'ottica di single che vuole sperimentare quanto più possibile, la logica dell'abbondanza è non solo auspicabile, ma anche essenziale. Ciascuno di noi è il portato delle esperienze fatte. Più se ne fanno più si cresce, diventando consapevole, sicuro, critico, spesso cinico e disincantato, ma, senz'altro, un po' diverso da ciò che si era prima.

MA.....

Ma se si è in coppia? Se si sta con una persona, magari da poco, magari da molto? Come ci si regola?

Arrivato a 35 anni, quando il concetto di matrimonio e di figli si fa ben più reale, ben più normale e diffuso, la domanda che mi pongo è proprio questa: se mi innamoro di una persona e sono ricambiato, se ci scopo bene, ci parlo bene, ci scherzo bene, ci rido bene, ci piango bene... se ci sto bene, insomma, come faccio a sapere che è LEI quella giusta; come faccio a sapere che è arrivato il momento di fermarmi davvero, di scegliere di dedicare la mia vita a lei, a NOI, di sposarla, di averci figli. Come faccio?

E se poi la vita presto o tardi mi mette di fronte una donna con cui potrei stare ancora meglio; potrei essere più felice, sentirmi più appagato, cosa fare? Insomma, tornando alla mia metafora, se ho di fronte un 17 (quindi ottime carte, solo 4 punti sotto l'agognato 21), il Banco/vita ha una figura (che vale 10) e quindi è messa bene e potrebbe facilmente con anche solo una carta vincere, che fare?

Che faccio?

E' una scelta tremendamente difficile, che dipende da numerose variabili, ma anche da un fattore connaturato nella mente del player: la propensione al rischio.

Qualcuno, di fronte ad un 17 non si azzarderebbe mai a dire "carta". Le chance di uscire per superamento del 21 sono soverchianti... perché cazzo rischiare... magari il Banco sbanca, o si ferma a 16 (nei Casinò, normalmente, il Banco arrivato a 16 non può prendere un'altra carta).

Qualcun altro, tuttavia, potrebbe essere più propenso al rischio.... potrebbe pensare "io voglio di più, la vita è una cazzo"... e la sua bocca, le sue corde vocali e l'aria nei suoi polmoni, insieme, potrebbero verbalizzare "CARTA".

A quel punto due sono le possibilità, non esiste una terza via: (i) o ti avvicini ancora di più al 21 e quindi a vincere sul Banco, oppure....

Oppure potresti perdere tutto. Tutto ciò che avevi costruito, tutto ciò che avevi sognato, tutti i progetti fatti. Tutto.

E questo perché in un certo momento della vita hai creduto possibile avvicinarti di più al 21; non hai voluto accontentarti delle "carte" che avevi ma hai voluto, hai preteso, di più.  

E' un dubbio amletico, questo, che mi perseguita da tempo ed esattamente da quando, all'età di 31 anni ho chiuso la mia relazione anzi, tecnicamente, il mio fidanzamento, con una ragazza che per 3 anni mi aveva accompagnato lungo il mio percorso e alla quale avevo chiesto di sposarmi (con tanto di anello, location prenotata, vestito di lei trovato, bomboniere comprate ed altre amenità). Al tempo il me di allora aveva di fronte a sé un bel "16" ma incontrai una persona che mi fece sentire che volevo di più, potevo avere di più. Dissi "carta" alla vita, allora. E vinsi. Ne uscì un bellissimo rapporto di poco meno di 3 anni che tanto mi/ci ha dato e che poi è finito per un mio grave errore di valutazione per il quale, forse, il rimorso serpeggerà in me per tutta la vita.

Allora ho vinto, mi entrò un 2 ed arrivai a 18... molto più che 16, molto meglio di 16. E' stata la scelta giusta e sono stato anche molto molto fortunato.

Tuttavia ora, a distanza di 4 anni, con diverse altre esperienze fatte e/o analizzate, il me di ora si pone (si deve porre) questa domanda: quando è giusto fermarsi. Il Banco mi può sempre mettere di fronte, anche nel momento più inaspettato, qualcuno che, al netto dei sunshines e rainbows delle prime settimane (in cui il nuovo è meglio by definition) è davvero più vicino a me mentalmente, fisicamente, spiritualmente. Ma magari nel frattempo mi sono fidanzato (a 25 anni ste pippe filosofiche non me le farei, sia chiaro, ma a 35 DEVO farmele), sposato, figliato e la mia propensione al rischio potrebbe (oserei dire "spero") non portarmi più a chiedere "carta" ma a dire, finalmente, "sto". Vivrei felice probabilmente; conscio, tuttavia, che un altro me, in un altro universo parallelo, potrebbe esserlo di più, per il solo fatto di avere rischiato....

E allora che fare; non impegnarsi mai e vivere tutto secondo il momento in attesa che arrivi un 19 o un 20? E se non arrivasse mai?

Impegnarsi, fare famiglia, figli etc ma essendo mentalmente pronti a disfare tutto se il 19/20 dovesse arrivare, conscio però che potrebbe essere un 22 e allora avrei sbancato?

Scegliere di "accontentarmi" di un bel 18 robusto che la vita un giorno dovesse mettermi davanti, decidendo di non rischiare più, decidendo che quel 18, per me è un 21 no matter what?

A questo dilemma non ho ancora una risposta, ma vorrei sapere cosa ne pensate

Cheers

F

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gold86
Inviato
4 ore fa, F-Knight ha scritto:

A questo dilemma non ho ancora una risposta, ma vorrei sapere cosa ne pensate

Ho letto "deal" e ho pensato: collega di Milano? Freshfields magari?

Tornando a noi... Metafora suggestiva ma, ritengo, non colga nel segno.

Mi spiego.

Il 18 é poco o no?

non é 21.

e il banco chi é? Contro chi giochi? Contro chi vuoi vincere? E qual'é la posta?

La posta, l'interesse di fondo, é la tua soddisfazione, il tuo appagamento.

Ora, già qualificando quello che hai come 18 ti professi insoddisfatto.

Difatti la carta in piú non la chiedi perché non vuoi sbancare, non perché sei soddisfatto del 18, ma dimentichi che il banco sei tu.

Eh si.

Per come la vedo io, corro il rischio di sbancare, se la posta é la felicità e il mio appagamento.

Se sbanco posso sempre farmi un'altra mano.

IMHO obviously

Cheers

Zupper
Inviato
6 ore fa, F-Knight ha scritto:

decidendo che quel 18, per me è un 21 no matter what?

Ecco. Il senso è questo.

Ricordo quando tempo fa, parecchio tempo fa, persi una considerevole somma a un tavolo verde (nonnricordo quale). L uscita dal casinò fu meno traumatica perchè recuperai parte della somma andata in fumo al tavolo del BJ.

La sensazione di tensione trepidante di quando chiami carta...

 

Sai F...se hai un 17 un 18 è più o meno facile sapere che fare. Ma se hai un cazzo di 5...dio...che palle a chiamare carta restando fermi nella fede quando sai già che dovrai tenere duro a una serie infinita di carte di merda che ti porteranno inevitabilmente a saltare.

E quando puoi fare doppia giocata?! 

 

Il tutto per dire che dipende: un 17 può essere il tuo 17. Tu vedi il fermarti, il non chiamare più carta,come un accontentarsi. È questo secondo me il problema.

Iam Noone
Inviato
5 ore fa, F-Knight ha scritto:

Voglio parlare della metafora che ho chiamato "del Black Jack", fresco come sono di un paio di nottate passate in un Casinò della Svizzera tedesca.

Non mi dilungo troppo in spiegazioni sul famoso gioco di carte; le basi: si gioca contro il Banco; il Banco dà al player 2 carte visibili, una visibile la tiene per sé mentre una resta coperta. Il player guarda le proprie carte, guarda la carta visibile del Banco e sceglie "carta", oppure "sto", in base a cosa ha in mano lui e cosa ha in mano il Banco. Vince chi fra il Banco o il player si avvicina più a 21. Chi lo supera per primo, ha perso. [1]  

Oppure potresti perdere tutto. Tutto ciò che avevi costruito, tutto ciò che avevi sognato, tutti i progetti fatti. Tutto.

E' un dubbio amletico, questo, che mi perseguita da tempo ed esattamente da quando, all'età di 31 anni ho chiuso la mia relazione anzi, tecnicamente, il mio fidanzamento, con una ragazza che per 3 anni mi aveva accompagnato lungo il mio percorso e alla quale avevo chiesto di sposarmi (con tanto di anello, location prenotata, vestito di lei trovato, bomboniere comprate ed altre amenità). Al tempo il me di allora aveva di fronte a sé un bel "16" ma incontrai una persona che mi fece sentire che volevo di più, potevo avere di più. Dissi "carta" alla vita, allora. E vinsi. Ne uscì un bellissimo rapporto di poco meno di 3 anni che tanto mi/ci ha dato e che poi è finito per un mio grave errore di valutazione per il quale, forse, il rimorso serpeggerà in me per tutta la vita.

Allora ho vinto, mi entrò un 2 ed arrivai a 18... molto più che 16, molto meglio di 16. E' stata la scelta giusta e sono stato anche molto molto fortunato.

E allora che fare; non impegnarsi mai e vivere tutto secondo il momento in attesa che arrivi un 19 o un 20? E se non arrivasse mai? [2]

Impegnarsi, fare famiglia, figli etc ma essendo mentalmente pronti a disfare tutto se il 19/20 dovesse arrivare, conscio però che potrebbe essere un 22 e allora avrei sbancato? 

Scegliere di "accontentarmi" di un bel 18 robusto che la vita un giorno dovesse mettermi davanti, decidendo di non rischiare più, decidendo che quel 18, per me è un 21 no matter what? [3]

A questo dilemma non ho ancora una risposta, ma vorrei sapere cosa ne pensate

Cheers

F

1. Penso che in questa similitudine ci sia qualche imperfezione, se posso permettermi. Nella vita, si gioca scommettendo il tempo: tempo per trovare qualcuno, il tempo investito nella relazione. Il tempo non è infinito, non puoi perdere fish contro il banco in eterno (purtroppo, il "surrender" non costa la metà in questo caso). 

Inoltre, il mazzo è truccato. Le carte migliori tendono a uscire dal mazzo col passare del tempo, costringendoti a giocare senza figure e senza assi, con qualche altra carta sfilata di qua e di là. Falsando tutti gli eventuali calcoli mentali che puoi farti.   

2. Io ho una domanda ancora più a monte, sinceramente. Il 21 esiste? Perchè per questione di pre-compatibilità psico-fisica, non credo che oltre un 18 si possa andare. E per 18 intendo la scena da film in cui gli sguardi si incrociano e qualcuno ti legge l'anima, quando l'aria è elettrica e la pelle freme. Quando stare con qualcuno ti trasmette una sensazione di pace assoluta mescolata all'eccitazione.

Il resto [quei 2-3 maledetti punti], secondo me, è intenzione comune e duro lavoro di miglioramento personale e di coppia. Il 21 non si raccoglie da terra, se non dopo aver seminato. Questo, quantomeno, è quanto io ho carpito parlando con quelle coppiette di ultranovantenni che paiono ancora adolescenti innamorati.

3. Ipotizzando che io mi sbagli, e che la mia teoria [2] sulla massimizzazione del punteggio sia pertanto errata, il tuo tempo non è infinito.
- Se il tuo scopo è trovare "l'anima gemella", è ininfluente. Se non la trovi, sarai morto provandoci. In fondo, è quasi poetico.
- Se fra le tue priorità, invece, c'è l'avere una famiglia, dei figli, dei nipoti, allora puoi scommettere contro il banco con un 18 e sperare [leggasi: fare di tutto per] che vada bene. Alla peggio, avrai comunque ottenuto parte dei risultati che ti eri prefisso e che procrastinando all'infinito non avresti mai potuto raggiungere.


P.S. a latere della dissertazione: la perfezione logora chi la ricerca. Le persone non sono perfette nemmeno per sé stesse, come possono essere perfette per qualcun altro? La somma di due errori può annullare l'errore generando un equilibrio perfetto, questo è vero quanto improbabile, ma più probabilmente genererà un errore ancora più grande. L'essere imperfetti, vulnerabili, prima che svalutarci ci rende umani. Potresti amare una persona senza imperfezioni? Potresti sentirti totalmente coinvolto in un rapporto perfetto, in cui nulla è fuori posto? E soprattutto: chi ha detto che il banco abbia mai avuto in mano più di un 18?!

  • Grazie! 1
Aleks89
Inviato

La metafora ci sta in parte.

Come hai detto tu dipende dalla natura della persona, anche se statisticamente più ci si avvicina ai 40 più ci si accontenta, ma questo non è una verità assoluta.

Diciamo che, per restare in tema, quando hai 25 anni è come se hai davanti sei pieno di fiches, sei propenso a rischiare e giocare. Se non lasci il tavolo in tempo però rischi di trovarti corto (35enne o più) ed accontentarti di limitare i danni... quindi non rischi per recuperare.
Ma tutto questo sempre nell'ottima della natura della persona, come hai già detto.

Non esistono scelte "giuste" o "sbagliate". Se sei uno che ama il rischio continui, se non sei amante del rischio ti accontenti.

C'è da dire però che all'inizio pensi di avere sempre tra le mani un 21, è con il tempo (o con l'arrivo di un punto superiore) che ti rendi conto che magari ti sei accontentato di un 17.

Jumpy
Inviato
7 ore fa, F-Knight ha scritto:

In un mondo veloce ed in continuo mutamento come quello attuale, in cui i social spadroneggiano e tutto si fa più semplice ma anche più caduco ed effimero, in cui i valori morali dell'essere sono ormai stati abbondantemente scalzati da quelli dell'apparire, un uomo o una donna mediamente dotati ed interessanti ricevono continuamente sollecitazioni esterne da possibili nuovi partner. Il/la collega, l'amico/a, l'amico/a di amici, il tizio/la tizia della palestra, il/la compagno/a del corso di pittura, bachata, sommelier, whatever sono tante potenziali "carte" che la vita/Banco ci pone inesorabilmente davanti, dandoci la possibilità di scegliere.

Hai praticamente fatto la sinossi di "Amore liquido" di Bauman :)

Siamo diventati tutti più esigenti. Perché impegnarmi con una persona se, magari, stasera esco e ne conosco una che mi piace di più?

Perché fermarmi a conoscere le tipe della mia città se ormai in 2 ore di areo copri quasi tutte Europa?

E l'esercito dei single si affolla.

Le donne perchè, arrivate a 35-40 anni, si accorgono di aver detto di no praticamente a tutti, fino a ritrovarsi sole.

Gli uomini perchè vogliono selezionare (ma l'uomo in natura non è selettivo: si tromberebbe una qualsiasi dal 6 in poi) pensando di poter migliorare sempre.

Ossia, in altre parole, si innesca sempre meno, rispetto a prima, quel desiderio di voler andare avanti, di voler costruire qualcosa con "quella persona".

Quindi si tende a non mettersi più in gioco completamente, sempre con riserva, come se si avesse il piede in due scarpe... anche quando, effettivamente, non ci sono due scarpe. 

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F-Knight
Inviato

Care, cari, grazie per gli spunti davvero interessanti. Il mio vuole essere un open topic per aprire un confronto su un tema chs ahimè non sono ancora riuscito a risolvere. E concordo pienamente sull'imperfezione della metafora: come tale ha l'unica funzione di rendere immediatamente intellegibile un concetto più complesso (almeno per me). La stessa è di per se' fallace perche' come giustamente rilevato da Gold86 (a proposito, non lavoro per uno studio del Magic Circle ma americano, west coast) nella mia metafora il Banco non ha esattamente la stessa funzione che ha nel gioco vero. Nella mia metafora il banco è semplicementa la vita che ti offre delle opportunità; delle carte, appunto, ammesso che il player le chieda cercando di arrivare al suo 21, ma conscio che il rischio sia di sbancare e perdere tutto. Nella mia metafora, a ben vedere, il player non gioca contro il banco ma bensì contro se stesso. Non me ne vogliate di questa imprecisione; la metafora ha solo funzione esplicativa non scientifica. 

In ogni caso, concordo perfettamente sul fatto che 18, 20, 21 siano valori puramente relativi. Si può pensare di aver un 21 fra le mani per poi realizzare che si trattava di un 18 quando si ha avuto l occasione di incontrare qualcuno che per noi è ancora meglio e che parrebbe poterci rendere più felici e completi. Non concordo invece del tutto sull aspetto del tempo. O meglio l'importanza dell'investimento temporale è innegabile ma nella mia scala di valori, per esempio, il fattore del tempo investito è molto meno rilevante di quello della mia felicità personale: se penso di poter esser più felice con qualcun altro posso (o almeno potevo) decidere di buttarmi per inseguire la felicità a discapito di tutto il tempo investito con quello che credevo essere un 21 (peraltro spesso non è così; spesso si sa già in partenza che si sta vivendo con una persona che non è un 21 cioè non ci rende davvero appagati, ma  si decide di stare per paura di star soli o perché si preferisce accontentarsi e così via).

Qui arrivo poi al mio vissuto che da origine a questa strampalata metafora. Come dicevo sopra, mi stavo per sposare con una ragazza che sapevo non essere il mio perfect match; bellina, in gamba, dolce e porca il giusto ma sapevo non fosse il massimo cui potevo aspirare; eppure per mie insicurezze, per pressioni interne ed esterne avevo deciso di sposarla. Poi arriva lei più simile a me, più feeling più sintonia. Lei si avvina al mio 21 (dico ora si avvicina perché poi non mi sono fermato; ma allora quando la vidi quando la baciai, quando ci feci per la prima volta l'amore lei per me era 21) e allora voglio la carta, fanculo il tempo che ho investito, fanculo che sono più vecchio.. Due anni e mezzo favolosi ma poi..,, due persone che fanno la stessa identica vita di merda possono non farcela.., e così fu per noi. I problemi legati al lavoro, i suoi in particolare, presero il sopravvento e da compagno diventai un consultorio permanente...

Nem pieno della crisi arriva quest altra: bellissima, brillante, intelligente, non avvocato e pure ricca da far schifo. Persi la testa per quella che in quel momento credetti essere il vero 21 anzi il black jack della mia vita. Ma.... 

Ma si rivelò ben presto un 22 e io realizzai che per inseguire quel cazzo di black jack avevo perso tutto

 

  • Mi piace! 1
F-Knight
Inviato
33 minutes ago, Jumpy said:

Hai praticamente fatto la sinossi di "Amore liquido" di Bauman :)

Siamo diventati tutti più esigenti. Perché impegnarmi con una persona se, magari, stasera esco e ne conosco una che mi piace di più?

Perché fermarmi a conoscere le tipe della mia città se ormai in 2 ore di areo copri quasi tutte Europa?

E l'esercito dei single si affolla.

Le donne perchè, arrivate a 35-40 anni, si accorgono di aver detto di no praticamente a tutti, fino a ritrovarsi sole.

Gli uomini perchè vogliono selezionare (ma l'uomo in natura non è selettivo: si tromberebbe una qualsiasi dal 6 in poi) pensando di poter migliorare sempre.

Ossia, in altre parole, si innesca sempre meno, rispetto a prima, quel desiderio di voler andare avanti, di voler costruire qualcosa con "quella persona".

Quindi si tende a non mettersi più in gioco completamente, sempre con riserva, come se si avesse il piede in due scarpe... anche quando, effettivamente, non ci sono due scarpe. 

Tristemente e violentemente vero...

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