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Alphaness != aggressività (ma a volte mi confondo)


titus
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E' da qualche mese che mi sto applicando a un lavorio su me stesso per evolvermi dalla mia condizione di homo zerbinensis. Non intendo solo in campo amoroso ma, più genericamente in tutto ciò che ha a che fare con i rapporti umani. Sono sempre stato il tipo sottomesso che, per non litigare, subisce un po' tutto quello che gli capita e sta zitto.

Ora, credo di essere migliorato, tranne un paio di questioni. La prima è che normalmente riesco, passatemi il termine, a affascinare le persone appena conosciute ma poi, alla distanza fatico a mantenere la posizione. Nessun particolare problema per questo. Immagino sia solo questione di abitudine.

Il secondo problema, quello per cui vorrei chiedere un parere, è che mi trovo a litigare sempre più spesso e sempre più ferocemente con le persone che mi conoscono da tempo. Quelle che mi trattano sempre con la condiscendenza di chi ha a che fare con un individuo che tanto sta zitto e subisce.

Pochi giorni fa sono addirittura venuto alle mani con un collega. Nulla di significativo: un paio di spintoni e finita lì, ma la cosa mi ha preoccupato. Diventare uno psicopatico che reagisce in modo inconsulto _non_ è una strada che intendo imboccare.

Credo che stia emergendo una radicale differenza tra il modo in cui mi percepisco e in cui mi sono abituato a essere percepito e il modo in cui mi vedono ancora le mie conoscenze di vecchia data, e mi sa che non ho ancora gli strumenti per allineare le vecchie conoscenze alla mia nuova condizione. Quello che è peggio, non avendo tali strumenti, tendo a perdere il controllo e sbandare paurosamente tra due eccessi : ritorno alla passività precedente e sfoghi di rabbia.

Qualcuno è passato attraverso un'esperienza del genere? Pareri? Sradicarmi e ripartire ex novo da un'altra parte sarebbe probabilmente la soluzione più sicura, ma al momento non mi pare proponibile.

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sebastian

La mia esperienza è stata questa: subivo alcue situazioni, ero "abituato" a cose che non avevo scelto io e che stavano lì "per caso" ( = per volere di altri). Il mio percorso mi ha portato ora a non subire più, senza aver bisogno di venire alle mani.

La tua convinzione attuale è che, se tra te e l'altro c'è una discordia, è più forte chi vince con la propria posizione. Questo non è corretto. Una persona forte e sicura di se capisce che la sua opinione è del tutto legittima fuori e DENTRO la sua testa. Una volta uscita e portata in campo poi si confronterà con quella degli altri. Arrivato a questo punto, non sei lì per IMPORRE la tua opinione, NON HAI BISOGNO che il tuo punto di vista sia condiviso. La sensazione sgradevole che ti portavi dietro prima, quella cioè di chi non viene ascoltato dipende puramente da chi dall'altra parte è abituato ad approfittarsi della tua passività.

Mezzi pratici che conosco e posso mettere in lista sono:

Installati la convinzione che le tue idee sono ininfluenzabili se non per tua volontà (le situazioni cambiano, le variabili non sono più le stesse e il tuo modo di interpretarle può cambiare, puoi sempre cambiare idea)

Osserva  il fatto che in realtà non sei tu che arrivi sempre e comunque a voler schiacciare l'altro, osserva che lui spesso cerca di fare lo stesso, guarda da fuori questa situazione e...

Installati la convinzione che, di comunicazione ne sai più tu di lui, quindi sicuramente non è lui a governare il gioco, e se lo sta facendo, puoi sempre cambiarlo quel gioco.

Se mi viene altro, te lo posto

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^X^

Io non mi preoccuperei troppo dei singoli episodi. Per poter calibrare, devi almeno una volta testare gli estremi... anche solo per poi decidere di restarne lontano.

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kirk
E' da qualche mese che mi sto applicando a un lavorio su me stesso per evolvermi dalla mia condizione di homo zerbinensis. Non intendo solo in campo amoroso ma, più genericamente in tutto ciò che ha a che fare con i rapporti umani. Sono sempre stato il tipo sottomesso che, per non litigare, subisce un po' tutto quello che gli capita e sta zitto.

Ora, credo di essere migliorato, tranne un paio di questioni. La prima è che normalmente riesco, passatemi il termine, a affascinare le persone appena conosciute ma poi, alla distanza fatico a mantenere la posizione. Nessun particolare problema per questo. Immagino sia solo questione di abitudine.

E' questione di contenuti e di tecnica. La tecnica consiste nel capire come trasmettere quello che hai, sai e sei - possibilmente senza svenderlo, che è l'errore più comune. Infatti se dai tutto all'inizio, rimane troppo poco per dopo (mistero). Se dai troppo poco all'inizio, devi recuperare poi.

Tutto questo è però alla lunga impossibile se non hai veri contenuti. Cioè puoi reggere il gioco all'inizio, ma poi la mancanza di spessore prima o dopo emerge. Ovvio che non è il tuo caso.  

Il secondo problema, quello per cui vorrei chiedere un parere, è che mi trovo a litigare sempre più spesso e sempre più ferocemente con le persone che mi conoscono da tempo. Quelle che mi trattano sempre con la condiscendenza di chi ha a che fare con un individuo che tanto sta zitto e subisce.

Pochi giorni fa sono addirittura venuto alle mani con un collega. Nulla di significativo: un paio di spintoni e finita lì, ma la cosa mi ha preoccupato. Diventare uno psicopatico che reagisce in modo inconsulto _non_ è una strada che intendo imboccare.

Imho e' una supercompensazione la tua aggressività. E' normale che il risveglio di uno che è stato sottomesso per anni passi attraverso una fase così. Perchè pensi di dover fare uno sforzo enorme per sollevare quel macigno che ti ha tenuto schiacciato per anni. Solo che questo non ti fa apparire alpha, bensì uno con poca self-confidence. E la self-confidence è il primo ingrediente dell'attrazione. Ricorda che la dimensione del macigno (per es. un collega che ti manca di rispetto) non è assoluta, ma dipende da come noi lo percepiamo: per un alpha è un sassolino.

Infatti la reazione di un alpha in certe circostanze può essere più simile (apparentemente) ad un comportamento remissivo che ad un comportamento aggressivo.

Perchè l'alpha è ego-centrato. Le parole degli altri possono ferirlo solo se LUI lo vuole. Se lui non lo vuole, si gira dall'altra e se ne va. Molto semplice. Pertende rispetto, ma se il collega gli manca di rispetto, quello che ci perde è il collega, perchè si vede tagliati i ponti con lui. 

L'aggressività come risposta ad un attacco verbale deriva dalla convinzione che l'altro abbia un grande potere ed una grande influenza su di noi, in virtù della quale le sue opinioni su di noi possono intaccare la nostra autostima. E questo noi vogliamo impedirlo. Ma questo significa semplicemente che la nostra autostima è vacillante. Se avesse delle basi interne solide, se fosse ego-centrata, quello che tu vedi come un attacco alla tua fortezza ti sembrerebbe il tentativo malriuscito di manipolazione da parte di un adulto-bambino.

Credo che stia emergendo una radicale differenza tra il modo in cui mi percepisco e in cui mi sono abituato a essere percepito e il modo in cui mi vedono ancora le mie conoscenze di vecchia data, e mi sa che non ho ancora gli strumenti per allineare le vecchie conoscenze alla mia nuova condizione. Quello che è peggio, non avendo tali strumenti, tendo a perdere il controllo e sbandare paurosamente tra due eccessi : ritorno alla passività precedente e sfoghi di rabbia.

La rabbia è contro di te che non ti perdoni d'aver chiuso gli occhi per così tanto tempo. Ma ripeto è normale reagire così, quindi non pensare di avere qualcosa di sbagliato, solo tieni bene presente che l'obiettivo, cioè il fine del percorso di crescita, non è un alpha aggressivo ma un alpha risoluto e con elevata self-confidence.

L'aggressività immotivata è davvero beta, perchè significa che la tua debole autostima ti fa percepire ogni cosa come se fosse qualcosa dalla quale doverti difendere.

Qualcuno è passato attraverso un'esperienza del genere? Pareri? Sradicarmi e ripartire ex novo da un'altra parte sarebbe probabilmente la soluzione più sicura, ma al momento non mi pare proponibile.

Leggiti Xuma (in inglese, te lo scarichi da dove sai - cloppete cloppete-) che è strardinario per inquadrare queste cose in una prospettiva realistica e corretta. Inoltre io darei un occhio anche a "Alla ricerca delle coccole perdute" di Giulio cesare giacobbe (il titolo non rende minimamente giustizia al contenuto del libro ;) )

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Grazie a tutti.

Sì, probabilmente mi  manca ancora la fiducia in me stesso per gestire queste situazioni con la necessaria tranquillità.

Mi studierò Xuma (l'inglese non è un problema per fortuna) e vedrò di rimuginare un po' sui consigli che mi avete dato.

Interessanti le considerazioni di kirk anche sul primo problema. L'aspetto del "mantenere il mistero" è uno di cui avevo letto e cercato goffamente di mettere in pratica con le hb appena conosciute, ma credo che quel commento mi abbia aiutato a metterlo un po' più a fuoco.

Intendo andare avanti. Un po' per volta metterò a punto anche le (parecchie) cose che ancora non vanno.

Grazie ancora. Mi siete molto d'aiuto.

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kirk
Grazie a tutti.

Sì, probabilmente mi  manca ancora la fiducia in me stesso per gestire queste situazioni con la necessaria tranquillità.

Mi studierò Xuma (l'inglese non è un problema per fortuna) e vedrò di rimuginare un po' sui consigli che mi avete dato.

Interessanti le considerazioni di kirk anche sul primo problema. L'aspetto del "mantenere il mistero" è uno di cui avevo letto e cercato goffamente di mettere in pratica con le hb appena conosciute, ma credo che quel commento mi abbia aiutato a metterlo un po' più a fuoco.

Intendo andare avanti. Un po' per volta metterò a punto anche le (parecchie) cose che ancora non vanno.

Grazie ancora. Mi siete molto d'aiuto.

Ti faccio un paio di esempi.

Mistero non significa tanto dirle: "ho da dirti un segreto" e poi non dirglielo.

Significa per esempio che tu conosci molto bene un argomento (che so: Kant), ma glielo passi poco alla volta, facendole capire ad ogni assaggio che tu ne sai di più di quello che le hai già dato. Senza fare lo sborrone. Non le fai una lezione accademica per farle capire Kant, ma le passi qualche "pillola" che sta bene nel contesto in cui siete. Lo scopo non è far sì che Kant sia un libro aperto per lei, è far sì che Kant sia un libro chiuso che lei vuole aprire. Non so se mi sono spiegato.

E tu "sei" Kant, nel momento in cui le parli di quello.

Significa anche non rendere troppo palesi le proprie intenzioni. La sensazione è di dover sempre rendere conto di quello che si fa. Invece qualche volta allontanati dal gruppo senza dire niente, o fai altre cose fuori dal coro in modo che la gente si chieda cosa stai facendo e perchè. Anche a rischio di passare per un tipo strano.

Non parlare in modo *troppo* chiaro, cioè lascia agli altri possibilità di interpretazione, non indirizzare troppo il loro pensiero. Fai domande "importanti" e lascia che siano gli altri a chiederti di specificare meglio cosa intendi (hai presente Marzullo?  :rolleyez:  -sto scherzando).

Non temere l'incoerenza tra passato e presente. Se la gente ti dice con tono misto stupito/rimprovero: "Ma, come, non è da te!" significa che vai bene (sempre che quello che hai fatto sia giusto per te).

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sebastian

quoto kirk e aggiungo solo un dettaglio, quando ti comporti da figo, CREDICI, non c'è miglior attore di chi piange di lacrime vere  :)

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kirk
quoto kirk e aggiungo solo un dettaglio, quando ti comporti da figo, CREDICI, non c'è miglior attore di chi piange di lacrime vere  :)

Allora io quoto sebastian  :rolleyez: e ti rifilo una bella citazione.

Alla domanda se Hitler "ci era" o "ci faceva", cioè se era o meno un ingannatore, lo storico Bullock intervistato da un giornalista rispose con una citazione di Nietzsche:

<< "Ah!" disse Bullock. "Hitler era un grande attore che credeva nella parte che recitava. Questa è l’unica cosa che si può dire di lui. Era un grande attore, ma... aspetti, c’è una magnifica citazione di Nietzsche che ho sottomano."

Da un altro scaffale del suo studio prese un volume di Nietzsche e lesse ad alta voce un passo (da “Umano, troppo umano”) che sembrava racchiudere la sua nuova, riveduta visione dell’universo mentale di Hitler:

“In tutti i grandi ingannatori è degno di nota un fenomeno al quale essi devono il loro potere. All’atto dell’inganno vero e proprio, fra tutti i preparativi, come l’orrendo nella voce, nell’espressione e nei gesti, in mezzo all’efficace messa in scena, sopravviene in loro la fede in se stessi: è questo che poi parla così miracolosamente e convincentemente a coloro che stanno intorno. ... Giacché gli uomini credono alla verità di tutto ciò che viene manifestamente creduto con forza

F. Nietzsche" >>

Hitler a parte, credo non sia difficile volgere queste potentissime parole a "fini buoni", che sono quelli che perseguiamo noi  :)

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seduttore

solitamente più si è insicuri e più si è aggressivi.

è un modo per mascherare la cosa, un po' come le ragazze timide che fanno finta di essere stronze ;)

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Grazie ancora a tutti. Anche solo il fatto di avere un forum di persone con cui parlare di queste cose è già di per sè un aiuto e i vostri consigli mi sembrano ottimi. Lavorerò sulla fiducia in me stesso.

Se prossimamente mi vedete invadere la polonia (con tre carroarmatini dall'europa meridionale) vuol dire che ci sono riuscito  :D.

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