dottor 90 [Lurker] 3 Inviato 5 Luglio 2017 Inviato 5 Luglio 2017 Una piccola premessa è d'obbligo: nella mia vita mi occupo di Psicoanalisi e Antropologia. Il mio lavoro mi ha insegnato che è sempre tutto relativo, ogni situazione va necessariamente legata a un contesto specifico, senza il quale sarebbe quantomeno inopportuno trarre delle conclusioni. Se non fosse per la relatività ognuno di noi sarebbe un Franco solo grazie alla lettura del suo manuale. Il mio cadere in una One-Itis è, per quanto mi riguarda, emblematico di questo concetto di relatività. Per questioni lavorative mi sono trovato a lavorare sempre tra Francia e Spagna. In questi anni me la sono davvero spassata e ho potuto mettere in atto, senza esserne cosciente, alcune tecniche lette qui sul forum o nei manuali. Eppure, nonostante mi divertissi abbastanza, avevo voglia di condividere la mia vita con una persona incontrata casualmente per i viottoli francesi. Una spagnola con cui sono uscito qualche settimana che poi sarebbe diventata la mia compagna. Qualche mese prima non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una relazione, ma con questa ragazza potevo finalmente essere libero di condividere le mie passioni. Poter vivere con qualcun altro quanto avevo costruito nella mia vita mi rendeva felice e, perché no, orgoglioso. La felicità è però un'arma a doppio taglio e, così, mi sono ritrovato intrappolato nelle sabbie mobili della One-Itis. Proprio oggi leggevo un articolo di Franco sull'argomento e mi rispecchio in ognuno dei punti nevralgici da lui messi in evidenza. L'epilogo è da manuale: lei comincia a essere strana e qualcosa mi dice che forse è il momento di uscire le palle e affrontare la rottura. Ci lasciamo a dicembre dello scorso anno, ero distrutto perché avevo fallito dove non avrei voluto. Gli antichi greci davano una sfumatura interessante alla parola crisi: da una parte era, sì, un momento di rottura però sempre all'interno di un cambiamento. La fine di una storia non può e non deve essere la fine di una vita. È vero, ci si sente come avvolti in una bolla di apatia, però si deve aver la forza di andare avanti. Nei giorni successivi ho letto molto materiale del forum, il che mi ha aiutato a trovare l'unica cosa che avevo perso nei mesi precedenti alla rottura: la consapevolezza di me. Decido quindi di lavorare tantissimo su questo, di distrarmi e mettermi alla prova. Nel frattempo freezo completamente la mia OI e riscopro molti aspetti rimasti latenti della mia personalità grazie al gioco della seduzione, messo in atto quanto più possibile. Sargiare è stato un ottimo analgesico e mi ha permesso di saper prendere le distanze, capire quali sono stati i miei errori e SOPRATTUTTO mi ha consentito di poter vedere i passi successivi nel mio percorso di vita. Il freeze da parte mia si conclude con un'apertura (da parte mia) con una lettera inviatale a casa. Lei è commossa e mi scrive un messaggio molto sentito ma ancora distante. Leggo nelle sue parole un senso di frustrazione nel dover affrontare un sentimento verso il quale non si sente ancora pronta. Tutto ciò a inizio febbraio. Dopodiché, fortunatamente, trovo un lavoro a Madrid. Di tanto in tanto lei mi scrive per sapere come sto e io le rispondo sempre con cortesia ma senza approfondire più di tanto la relazione. A inizio maggio mi scrive di voler venire a Madrid per vedermi, per concludere (a detta sua) con un sorriso. Bella ca**ata! Ma sappiamo come sono le fanciulle... Le dico che per me non c'è nessun problema, di farmi sapere quando pensa organizzarsi. Si arriva quindi al mese scorso. Da quando ci siamo lasciati ci siamo sentiti mediamente una volta ogni 2/3 settimane. Mi ha sempre scritto lei e io ho sempre resistito, rispondendole con cortesia ma senza mai affrontare i punti che mi stavano a cuore. Mi sono sentito come Ulisse di fronte alle Sirene, fortunatamente avevo le fanciulle conosciute a Madrid a tapparmi le orecchie, altrimenti sarebbe stata dura ignorare quel bel canto. Ad ogni modo, dopo mesi di resistenza e freeze vari, ho deciso di scriverle un messaggio. Per la prima volta, i primi giorni di giugno, le scrivo un bel messaggio, sentito, senza resistenze di alcun tipo. Un rischio che ho voluto prendere forse più per istinto che per logica. Il messaggio funziona anche abbastanza bene, lei mi risponde in una forma altrettanto sentita, mi dice che ha voglia di vedermi e che non ne può più di quel modo di messaggiare così amichevole, distante. Da allora ci scriviamo un po' di più, io cerco sempre di equilibrare i miei sentimenti nei suoi confronti in modo da non sembrare né troppo distante né, tantomeno, troppo implicato. Lei mi dice di voler venire a fine giugno a vedermi. Sarebbe la seconda volta da quando ci siamo lasciati. Purtroppo però la prima volta ha perso l'aereo e questa seconda volta sta male. Morale della favola: torno in Italia senza averla vista. Lei mi scrive di essere dispiaciuta per quanto successo, io con tranquillità le dico che sono cose che possono capitare. Fortunatamente questi mesi da solo mi hanno insegnato a mettere sul piatto della bilancia gli avvenimenti e sapere, così, affrontarli con equilibrio. Le dico che abbiamo non una ma ben due occasioni perdute da dover riscattare, le dico che ho già delle idee per un finesettimana insieme, lei mi chiede di parlargliene ma la lascio con il dubbio. Adesso lei sta meglio e io mi trovo in Sicilia, sto valutando il da farsi. C'è da considerare che a settembre ci ritroveremo nella stessa città, in Francia. Tuttavia sento che rivederci a settembre potrebbe essere un rischio per quella fiammellina che ancora sembra unirci. Vi chiedo quindi una vostra opinione e magari anche delle idee per un bel finesettimana eheh Un abbraccio, AD
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